PENSIERI E CONSIDERAZIONI SPARSE intorno ai primi tre capitoli del TESTO DI WOLFGANG I. SCHÖLLHORN (Institute for Sport Science Johannes Gutenberg-University Mainz, Germany) e AGNĖ SLAPINSKAITĖ-DACKEVIČIENĖ (Department of Sports Medicine, Faculty of Nursing, Medical Academy Lithuanian University of Health Sciences Kaunas, Lithuania) e AA.VV.

Due strade divergevano in un bosco d’autunno e dispiaciuto di non poterle percorrere entrambe,
essendo uno solo a viaggiare, a lungo indugiai
fissandone una fin lontano che potevo fin dove si perdeva tra i cespugli;
poi presi l’altra, che era ugualmente giusta e aveva forse l’aspetto migliore
perché era erbosa e meno calpestata
sebbene il passaggio le avesse rese quasi uguali,
ed entrambe quella mattina erano ricoperte di foglie che nessun passo aveva annerito
Oh, mi riservai la prima per un altro giorno
anche se dubitavo che sarei mai tornato indietro.
Lo racconterò con un sospiro, da qualche parte, tra molti anni: due strade divergevano in un bosco ed io – io presi la meno battuta, e questo ha fatto tutta la differenza. (Sir Robert Frost)

Tra i regali di Natale ricevuti quest’anno, vorrei raccontarne uno davvero sorprendente: il testo imperdibile “DIFFERENTIAL LEARNING IN PHYSIOTHERAPY” ultima fatica editoriale di Wolfgang I. Schöllhorn, Agnė Slapinskaitė-Dackevičienė ed AA.VV.
Ringraziando così anche pubblicamente per il gradito dono il Professor Wolfgang Schöllhorn che gode di smisurate stima e ammirazione rivolte al genio innovativo e all’accuratezza scientifica con cui approccia il suo campo di ricerca, entro subito in argomento, dicendo che il taglio che è stato dato al DIFFERENTIAL LEARNING all’interno dell’opera, è visto non solo in ambito sportivo ma in relazione e in funzione della Fisioterapia e di molto altro. Anche in virtù di tale scelta ciascun allenatore, educatore, insegnante di Scienze Motorie potrà, leggendolo e studiandolo con cura, apprendere con chiarezza ed in chiave preventiva i diversi aspetti che questo approccio percorre in una visione olistica che sintetizza in sé vari saperi influenti la sua caratterizzazione.
Il testo rappresenta lo snodo importante, decisivo, di un cammino intrapreso dal Professore Wolfgang Schöllhorn già prima degli anni ‘90 ma che prosegue ogni giorno con lo stupore della scoperta e la meraviglia della prassi. Coinvolgendo professionisti di settori altri, scienziati, studenti, insegnanti, allenatori. Sarebbe però un errore ricercare la perfezione o l’esaustività nel testo, che vuole, fin dalle premesse, essere interlocutorio, un discorso in evoluzione, un dialogo, una serie di provocazioni e proposte non prescrittive. Il filo logico che lega i capitoli tra loro è ovviamente il Differential Learning che crea una continuità intrinseca e armonica. Si narrano lavori e ricerche di altri ma contemporaneamente si parla a ciascun lettore, all’altro che è in noi, offrendo, grazie alla sintesi e alle domande poste a margine di ogni capitolo, una efficace sospensione, un time-out di introspezione che si rivela disamina sul proprio lavoro, riflessione, autoconsapevolezza nel rumoroso e in qualche modo ordinato avvicendarsi degli eventi della vita. E ancora nuove domande, l’esplorazione di nuove possibilità.
La felice filosofia che trapela come un leitmotiv dalle pagine del libro è quella della Decostruzione di Jacques Derrida, un profondo SCETTICISMO NEI CONFRONTI DELLE STRUTTURE RIGIDE DEL PENSIERO, che supera, come già detto per altri filosofi as Damasio, il dualismo del questo e del quello che tanto condiziona le nostre azioni quotidiane. La verità va decostruita e fatta dialogare, non è mai completamente accessibile. Quel Derrida che METTE IN DISCUSSIONE CATEGORIE CONSOLIDATE proiettandoci verso il futuro, verso l’altro, verso ciò che non può essere completamente compreso o contenuto.

Fin dalle premesse si comprende come l’idea della DECOSTRUZIONE abbia influenzato la genesi dell’opera, offrendo una nuova prospettiva, trasformando le recenti scoperte scientifiche in prassi fisioterapica e formativa, sottolineando quanto in questi settori ci si sia a lungo ed erroneamente basati su presupposti tradizionali, su assunti scontati. Un testo che affonda con rispetto ma con decisione nella storia dei saperi di ispirazione da cui si riemerge con idee da lavorare, deformare, trasformare, rendere prassi quotidiana, senza lasciarsi risucchiare dal pericoloso vortice del “si è sempre fatto così”.
Ecco, pensare Wolfgang I. Schöllhorn, pensare Agnė Slapinskaitė-Dackevičienė significa per me ri-pensare al Yona Friedman di una mostra al MAXXI di ROMA e alle sue UTOPIE REALIZZABILI.

Wolfgang Schöllhorn ha influenzato in modo significativo i campi della scienza dell’allenamento, della biomeccanica e dell’apprendimento motorio. Dottorato di ricerca in Biomeccanica nel 1990, seguito da un’abilitazione in Dinamica dei Sistemi nell’apprendimento motorio nel 1995, Professore di Scienze dell’Allenamento Applicate presso l’Università di Lipsia (1996-2000) e di Cattedra di Scienze dell’Allenamento presso l’Università di Münster (2000- 2007). Dal 2007, ha assunto la Cattedra di Scienze del Movimento e dell’Allenamento presso l’Università di Magonza, dirigendo contemporaneamente l’Istituto di Scienze dello Sport fino al 2020. Wolfgang Schöllhorn apporta alla sua ricerca un’eccezionale ampiezza di competenze pratiche. Come atleta di alto livello ha gareggiato a livello nazionale e internazionale nella pallamano, nel decathlon e nel bob a quattro. Per oltre quindici anni ha allenato atleti e squadre d’élite a livello nazionale e internazionale. Questa rara combinazione di competizione d’élite e allenamento a lungo termine permea costantemente il suo lavoro scientifico. Il suo concetto di Apprendimento Differenziale ha ottenuto riconoscimenti internazionali, ottenendo il PremioMiyashita dall’International Society of Biomechanics (1999) e il Deutsches Werkbund-Label (2006).

Agnė Slapšinskaitė-Dackevičienė, fisioterapista e dottore di ricerca, ha intrapreso il suo percorso accademico conseguendo una laurea triennale in Fisioterapia (2012) e una laurea magistrale in Salute e Riabilitazione attraverso l’Esercizio Fisico (2013) presso la Lithuanian University of Health Sciences (LSMU). Vince una borsa di dottorato presso l’Università di Barcellona nel 2014. Annovera soggiorni di ricerca approfonditipresso istituzioni come la Pontificia Università Cattolica del Rio Grande do Sul, in Brasile (2015), e l’Università Johannes Gutenberg di Magonza, in Germania (2017) ed un ruolo post-dottorato presso la Beijing Sport University, in Cina (2019). Il suo contributo si è esteso a progetti di grande impatto come BaltCityPrevention (2018-2020) e HealthyBoost (2019- 2021), entrambi nella regione del Mar Baltico.

Già nel primo capitolo l’Apprendimento Differenziale (DL), l’autore CONTESTA due presupposti essenziali della fisioterapia e del training :
- la nozione di un MODELLO di movimento- model IDEALIZZATO, indipendente dalla persona e dal tempo, come obiettivo finale;
- la convinzione che la RIPETIZIONE sia il motore principale del successo terapeutico ed educativo. Si è spesso evidenziato infatti, fin dai lavori di Kast e Leukel quanto l’apprendimento ripetitivo possa avere un effetto dannoso sull’apprendimento di nuovi movimenti. In linea di principio, ripetizioni identiche non contengono alcuna informazione.
Poiché un processo di apprendimento è inteso come un CAMBIAMENTO PERMANENTE NEL COMPORTAMENTO O NELL’ATTEGGIAMENTO, l’apprendimento deve contenere, per definizione, nuove informazioni.

I protocolli quindi vengono discussi all’interno dell’opera per la loro intrinseca fissità, come anche le programmazioni prescrittive. La decostruzione del primo capitolo parte quindi dai concetti di INDIVIDUALITÀ DEBOLE e INDIVIDUALITÀ FORTE (Burdack et al. 2023) da cui emerge l’idea di DIVERSITÀ ARRICCHENTE E DIALOGANTE generatrice o utilizzatrice di RUMORE: siamo lontani anni luce dalla rappresentazione di uno stesso trattamento o di una stessa proposta di allenamento da somministrare a persone diverse ma anche a stessi pazienti e giocatori in tempi diversi: da qui l’emergenza di un’AUTO-ORGANIZZAZIONE – Ashby (1947) e Von Foerster (1960). AUTO-ORGANIZZAZIONE non intesa in ottica CLA, la modalità cioè di guidare pazienti e giocatori verso una soluzione induttiva, verso un movimento ottimale grazie a vincoli pensati ad hoc: questione che consente solo di trovare lo stile individuale di una tecnica di movimento esternamente determinata e pensata. AUTO-ORGANIZZAZIONE in senso scientifico in cui SOLO L’ENERGIA DIFFUSA INTRODOTTA IN UN SISTEMA CONSENTIRÀ DI TROVARE IL PROPRIO ORDINE (Polani et al.2013). Quale tipo attività quindi avrà il maggiore impatto sul trasferimento ci chiede l’autore? Non un movimento standard idealmente perfetto, ma uno PROVOCATO PER INSIGHT, che produrrà, per capirci ‘il “MOMENTO AHA!”, il riconoscimento

di pattern orientati al processo in un sistema motorio capace di adattarsi ad una multi-varietà di situazioni.

In un ardito quanto raffinato itinerario storico-pedagogico esperienziale che prende inizio dai filosofi classici e poi da Rousseau, Fröbel, Dewey, Montessori, Steiner, Kolb, Metallidou e Platsidou dalla saggezza di Eraclito “non si entra mai due volte nello stesso fiume”, del Lao Tze di “l’unica costante è la variazione”, e della “ripetizione senza ripetizione” di Bernstein 1935 riveduta e corretta però, si ribadisce l’importanza della variazione sia nella METRICA( più grande, più piccolo, più lento o più veloce, ritmica diversa)) che nella TOPOLOGIA (angoli diversi, condizioni ambientali alterate) del movimento, non come errore da evitare o deviazioni dal comportamento atteso.

Saranno proprio queste variazioni infatti a stimolare il Sistema nervoso nella ricerca di nuove soluzioni personalizzate che renderanno l’apprendimento permanente ed efficace proprio nei momenti imprevedibili di un match.

Nonostante la necessità di dare una sistemazione alle conoscenze tramite tabelle grafici e classificazioni per chiarezza e rispetto dei lettori, per rigore scientifico, l’autore cita Afriat, Duhem e Quine: “nessun sistema di teorie può essere verificato o falsificato in modo definitivo, poiché è sempre possibile aggiungere un nuovo elemento escluso dalle osservazioni precedenti”.
Sia nella fisioterapia che nella formazione non si possono trarre conclusioni definitive sulle conseguenze specifiche di alcun interventi perchè ci sarà sempre un aspetto ulteriore da comprendere. Questo vale per il processo di terapia, apprendimento e allenamento. Il più piccolo aspetto trascurato potrebbe impedire il successo, ma potrebbe anche renderlo possibile grazie all’ apertura e alla disponibilità a sperimentare.
È giunto dunque il momento, ed è chiarissimo, di coltivare AMBIENTI DI APPRENDIMENTO CHE RIFLETTANO LA COMPLESSITÀ DEL MOVIMENTO UMANO E ACCETTINO LA VARIABILITÀ INTRINSECA CHE LO DEFINISCE.
Il nostro sistema neuro-muscoloscheletrico è soggetto infatti a continui cambiamenti già per sua natura, (Bauer e Schöllhorn 1997) e il movimento successivo da eseguire, anche dopo migliaia di ripetizioni, CONTERRÀ SEMPRE QUALCOSA DI NUOVO che non è mai apparso prima nello stesso contesto.
Alla luce di queste evidenze un modello che basato sulla ripetizione, indipendente dal tempo, dallo spazio, dalla quantità e dalla qualità per interventi fisioterapici o sportivi di successo diventa INSOSTENIBILE.
Se ogni movimento è intrinsecamente unico, REPLICARE UNO SCHEMA DI MOVIMENTO “PERFETTO” RISULTA IMPOSSIBILE, vieppiù durante la crescita, in cui continui cambiamenti anatomici introducono rumore nel sistema ma anche con l’avanzare dell’età, quando il tessuto perde rigidità e i cambiamenti anatomici aumentano.

Gli autori in tutta onestà ci avvertono però che non tutto è compiuto, introducendo rumore e variabilità nei nostri approcci: infatti la personalizzazione del movimento e la risposta ad un intervento sono due cose completamente diverse. Classica conseguenza di quanto detto è il rischio di sovrallenamento in alcuni giocatori, una stagnazione persistente o addirittura un calo delle prestazioni NONOSTANTE l’aumento del volume o dell’intensità. D’altro canto insufficiente rumore o variabilità immessi nel sistema corrisponderanno a una maggiore rigidità affatto utile in un ambiente dinamico.
Nel secondo capitolo Wolfgand Schöllhorn delinea una panoramica decisamente puntuale delle diverse discipline scientifiche che hanno influenzato la teoria dell’Apprendimento Differenziale:
- la TEORIA GENERALE DEI SISTEMI (GST) di BERTALANFFY,
- lA CIBERNETICA DI WIENER,
- lA TEORIA DELLA SEGNALAZIONE DI SHANNON E WEAVER,
- lA PEDAGOGIA CIBERNETICA O CIBERNETICA DI SECONDO ORDINE DI VON FOERSTER,
- lA NEUROFISIOLOGIA
- lA PEDAGOGIA DELLA RIFORMA,
- lA CONOSCENZA DELLE RETI NEURALI ARTIFICIALI (RNA).
Applicando ad esempio i principi della dinamica dei sistemi l’autore delinea chiaramente osservazioni e ricadute pratiche per il DIFFERENTIAL LEARNING (Schöllhorn 1999b,c, 2000, 2003). Si riconosce infatti che:
- Le fluttuazioni sono una componente essenziale dei sistemi viventi (Prigogine e Nicolis 1971).
- L’intervallo delle fluttuazioni fornisce informazioni sulla stabilità relativa di un movimento (Schöner et al. 1986).
- Le fluttuazioni delle fasi relative corrispondono a specifici cambiamenti qualitativi nei pattern di movimento (Kelso et al. 1986b).
- Le fluttuazioni possono aumentare nella transizione da uno stato stabile a un altro (Kelso et al.1986)
- L’aumento delle fluttuazioni porta all’instabilità e a un processo di auto-organizzazione (Ashby 1947; von Foerster 1960).
- Gli studi sull’apprendimento motorio hanno avviato il processo di apprendimento in aree instabili (Kostrubiec et al.2012; Schöner et al. 1992; Zanone e Kelso 1992).

- Gli studi sull’apprendimento motorio definiscono una fase relativa concreta senza utilizzare l’auto-organizzazione (Kostrubiec e Zanone 2002; Zanone e Kelso 1992).
Tali assunti sono stati interpretati nell’approccio DL (Schöllhorn 1999b, 2000,2003) in modi diversi e nuovi e possono essere raggruppati in quattro aree.
A. Lo sfruttamento delle fluttuazioni per l’apprendimento
B. L’influenza dell’instabilità durante la transizione
C. Una quantificazione più generale dei cambiamenti qualitativi utilizzando l’approccio di riconoscimento di pattern precedentemente sviluppati, basati su dati orientati al processo per quantificare la topologia del movimento.
D. L’individualità identificata nei movimenti ad alte prestazioni mediante l’auto-organizzazione Per mia formazione ho molto apprezzato l’onestà intellettuale dell’autore e la sua attenzione al dettaglio e alla sintesi storica proposti in chiave educativa per evidenziare che il DL si colloca come un approccio dalle basi ben solide ( neuroscientifiche, fisiologiche, pedagogiche, fisiche, biomeccaniche).

Viene messa IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA DI UN MODELLO CORRETTO (indipendente dalla singola persona). In una prospettiva tradizionale, infatti le fluttuazioni verrebbero interpretate come “errori” sempre connotati negativamente come anche nella pedagogia scolastica tradizionale si usa fare.
Trattare gli errori come esempi negativi – “cosa non fare” – anche nell’approccio guidato dai vincoli (CLA; Handford et al. 1997) reintroduce la dicotomia giusto-sbagliato che l’approccio DL pretende di superare: gli “errori” vengono interpretati come deviazioni né positive né negative, non esiste un giudizio di merito, ma vengono piuttosto amplificati attivamente per RENDERE IL SISTEMA INSTABILE nell’avvio di un processo di apprendimento, facilitando come detto il RAGGIUNGIMENTO DI UN NUOVO STATO IN MODO AUTO-ORGANIZZATO.
Un rumore di fondo aumentato sotto forma di varie fluttuazioni amplificate viene dunque applicato continuamente per mantenere pazienti e giocatori adattivi in grado di affrontare i disturbi che si verificano comunque anche amplificati in partita. In questo caso, è importante tenere presente che l’uso continuo del rumore non ha lo scopo di far sperimentare al giocatore cosa non dovrebbe fare in futuro, come nei modelli originali di CLA o in MAE ma PER RENDERE IL SISTEMA PIÙ ROBUSTO RISPETTO ALLE CONDIZIONI INTERNE ED ESTERNE IN CONTINUO CAMBIAMENTO.

Passando alla inscindibile coppia percezione-azione, il Prof. Schöllhorn inserisce un’ulteriore classificazione come fondamento per variare la pratica dell’intervento e per consentire il trasferimento sistematico dei risultati: quattro aspetti principali della neurofisiologia e delle aree correlate che hanno influenzato l’Apprendimento Differenziale come confermato in altri studi (Schöllhorn 1997, 1999a, b, c; 2000; Schöllhorn e Bauer 1998b).
Le impressioni provenienti dall’ambiente percepito possono essere strutturate come (Schmidt 1985):
1. Spazialità, 2. Temporalità, 3. Qualità , 4. Quantità.
L’adattamento al complesso processo di apprendimento di una persona non è semplice ed i risultati più significativi si verificano durante le prime tre stimolazioni: è per questo motivo che per l’approccio DL

sono state raccomandate solo fino a tre ripetizioni. Se ipotizziamo che, durante l’apprendimento per ripetizione, il movimento la prima volta che viene eseguito sia completamente nuovo per l’allievo, da allora a ogni ripetizione il giocatore o il paziente acquisiscono sempre più familiarità con esso.
Di conseguenza, le informazioni soggettive del giocatore diminuiscono gradualmente a ogni ripetizione: la ridondanza aumenta e, di conseguenza, il tasso di apprendimento diminuisce. Inoltre la legge di potenza dell’adattamento suggerisce che i miglioramenti più significativi nelle prestazioni motorie si verificano entro le prime ripetizioni.
Ciò significa che la fase iniziale dell’apprendimento motorio è cruciale per la definizione di schemi neurali di base. E il DL CERCA PROPRIO DI CREARE NUMEROSE “SITUAZIONI DI FASE INIZIALE” OFFRENDO COSTANTEMENTE NUOVE SITUAZIONI E APPUNTO NON PIÙ DI TRE RIPETIZIONI. La legge di potenza dell’adattamento e la plasticità neurale evidenziano inoltre la necessità di adeguati periodi di riposo tra le sessioni di allenamento, per consentire il consolidamento neurale e l’ottimizzazione delle competenze apprese.

È sabato sera e in Tv è in onda la puntata di Caro Marziano in cui Pif fa visita al romano Sergio Basili, rumorista, figura essenziale nel cinema, sebbene poco nota. 20 professionisti in tutto in Italia. No, per dire. Mi colpisce moltissimo la fine sensibilità di Basili quando descrive in modo poetico le variazioni infinite che si possono cogliere e riprodurre in un unico rumore, di come la perfezione acustica sia stata raggiunta provando e riprovando diverse campionature.

La qual cosa ci introduce nel terzo capitolo strettamente dedicato al Differential Learning e di come questo approccio sia stato utilizzato con successo in diversi ambiti riabilitativi e sportivi. Esso sostiene lo sviluppo dell’intelligenza tattica e del processo decisionale dei giocatori, è capace di ricondurre all’ordine il sistema caotico instabile della partita senza fornire informazioni concrete su una soluzione: il sistema ha avuto l’opportunità di trovare un assetto nuovo stabile e più efficace non prescritto dall’esterno: il rumore è CONDIZIONE per l’auto-organizzazione. Se il livello di rumore è scarso non ci saranno sufficienti informazioni disponibili per l’apprendimento, tutte quelle che sarebbero necessarie per il progresso (Newell et al. 1993).

Allora alla fluttuazione esistente si aggiungeranno rumori, variazioni spazio-temporali o quanti-qualitative che potranno stressare i margini della situazione al fine dell’auto-organizzazione e della risoluzione: la risonanza stocastica è considerata un fenomeno in cui un segnale aggiuntivo amplifica la risposta di un sistema rispetto ad un segnale debole, sotto soglia. Il sistema umano ad esempio deve riconoscere, elaborare e trasmettere segnali in un ambiente rumoroso, il che suggerisce che sia un buon candidato per l’uso della risonanza stocastica (Schöllhorn 2003; Vázquez-Rodríguez et al.2017).
Il rumore aggiuntivo dovrebbe quindi CONTRIBUIRE AD AFFINARE IL MOVIMENTO DA APPRENDERE, “filtrando” i disturbi e sintonizzandolo sul segnale del giocatore. Il rumore generato dal numero e dalla frequenza delle variazioni degli esercizi non deve essere né troppo grande né troppo piccolo, ovvero ottimale, e il rumore generato dalla selezione delle esercitazioni può essere adattato alla risposta del paziente o del giocatore che può variare anche a causa di emozioni, affaticamento, ecc. Un rumore eccessivo porta al rischio di sovraccaricare e destabilizzare il sistema bloccandolo completamente. Un rumore troppo scarso significa che non ci sono sufficienti informazioni disponibili per l’apprendimento (Newell et al. 1993). L’apprendimento differenziale può anche declinarsi in GRADUALE e CAOTICO. Nell’apprendimento differenziale CAOTICO vi è un livello maggiore di disordine, imprevedibilità e incertezza nell’allenamento, il che stimolerà maggiormente le funzioni cerebrali e la capacità di adattamento in condizioni di stress come ad esempio in partita.

Nell’apprendimento differenziale GRADUALE le oscillazioni saranno proporzionali alle capacità del giocatore o alle condizioni del paziente. La terapia o l’allenamento dovranno quindi essere personalizzate. Il rumore quindi può essere aggiunto utilizzando approcci diversi e variabili: che venga aggiunto dal terapista o dal Mister attraverso compiti aperti con o senza attrezzature ausiliarie è di interesse secondario; la capacità degli educatori e dei rieducatori di vedere lo straordinario è tutta qui: ciò provocherà altre fluttuazioni straordinarie instabili e quindi potenzialmente ulteriore fonte di apprendimento.
Ben presto, il numero di cambiamenti diventerà troppo grande per ricordarli tutti e cercare di correggerli. Diventerà sempre più difficile per il paziente, l’atleta o l’allievo effettuare confronti consapevoli con i movimenti precedenti o riconoscere gli errori, il che porterà relativamente rapidamente a una situazione in cui ci si concentrerà solo sui movimenti del momento e, nel tempo, SI SVILUPPERÀ l’ATTEGGIAMENTO DI “ESSERE NEL MOMENTO” con grande CONSAPEVOLEZZA.

Il detto orientale “IL CAMMINO È LA META” ma anche “SI FA STRADA CAMMINANDO” come scrive Marco Strona, assume anche un significato aggiuntivo con le differenze da prova a prova. Non impariamo quindi NONOSTANTE i molti errori, ma SOLO GRAZIE AD ESSI.
La citazione cinese: “SE VUOI ESSERE INFELICE, CONFRONTA” riportata dall’autore ci dà un altro motivo per procedere senza feedback e modificando i movimenti il più spesso possibile per evitare questi confronti. Se i movimenti non vengono più eseguiti in modo soddisfacente (deviazione eccessiva) in più prove, il livello di difficoltà va nuovamente abbassato, oppure il numero di ripetizioni va aumentato fino a tre “ripetizioni” secondo la legge di potenza dell’adattamento, includendo brevi esercizi aerobici per un recupero più rapido del sistema nervoso centrale o la sessione di allenamento o di terapia può essere interrotta.

Indipendentemente dalla strategia di variazione utilizzata nella pratica, gli esercizi e le sequenze di esercizi sono principalmente intesi a stimolare i sistemi presumibilmente responsabili dell’apprendimento negli esseri umani attraverso i loro meccano-sensori (tattile, cinestetico e propriocettivo) e le strutture delle reti neuronali, in combinazione con modelli di attivazione muscolare versatili, sempre in chiave auto-organizzativa (De Arcangelis et al. 2006).

Attività EEG dopo l’apprendimento basato sulla ripetizione, dell’interferenza contestuale, differenziale graduale e differenziale caotico.
Dopo aver fornito esempi concreti della varietà di opzioni di intervento in vari campi come pallavolo(lo studio sulla battuta), pallamano, basket, atletica, calcio” senza alcuna pretesa di completezza”, il Professor Schöllhorn ribadisce l’importanza degli educatori e rieducatori nel loro ruolo di scaffolding, anche se spesso sono stati proprio gli operatori i primi a ignorare i limiti e i presupposti latenti e la naturale curiosità dei giocatori e dei pazienti di scoprire qualcosa di nuovo.
A volte sarebbe utile suscitarla, la curiosità, invece di rendere il paziente, l’atleta o l’allievo dipendenti da istruzioni e feedback costanti. “La variazione dell’esecuzione del movimento e l’imprevedibilità nell’allenamento possono avere un impatto significativo sull’attività cerebrale e sui processi di apprendimento tattico.
Adattare le condizioni di esercizio, come cambiare attrezzatura, superficie o vincoli di movimento, potrebbe incoraggiare i giocatori a esplorare e sviluppare nuove strategie di movimento, consentire di auto-organizzare i propri schemi di movimento aumentando la variabilità e sovraccaricando le strutture cerebrali correlate al controllo, piuttosto che affidarsi esclusivamente a istruzioni esterne e alla ripetizione senza ripetizione favorendo la risoluzione dei problemi, l’indipendenza e l’apprendimento a lungo termine incoraggiando la curiosità e l’esplorazione.
Progettando compiti che variano sistematicamente carico, direzione e tempistica il SN del giocatore sarà in grado di esplorare in modo alternativo e selezionare l’opzione più funzionale ed efficace per il momento”. Modificando periodicamente cadenza, pendenza, postura del corpo/estremità, durezza delle calzature, ecc., si indurrà un rumore biomeccanico moderato capace di migliorare la sensibilità propriocettiva e l’efficienza aerobica. Non dimenticando però che una variabilità insufficiente potrà portare a sindromi da sovraccarico e stagnazione, mentre un eccesso potrà causare caos e prestazioni incoerenti; solo una professionale sensibilità di regolazione dell’intensità del rumore e il monitoraggio dell’affaticamento manterranno la variabilità entro una finestra temporale favorevole.”
La ricerca in corso sta tentando di combinare l’approccio DL con altri modelli complessi nella prospettiva della dinamica dei sistemi non solo per lo sport ma anche per la neurofisiologia, per la biomeccanica e per altri campi.
Il testo continua sempre con le sue caratteristiche di rigore scientifico e riflessività con altri 5 capitoli relativi all’applicazione del DL in campo musicale, al recupero post-ictus, alla riabilitazione dell’LCA, al ri-allenamento dell’equilibrio e all’utilizzo del DL nell’allenamento HIIT, fornendo un quadro davvero esaustivo delle possibilità applicative di un approccio talmente originale che dalle pagine della rivista Leistungssportnel 1999 a quelle del testo DIFFERENTIAL LEARNING IN PHYSIOTHERAPY di oggi risulta una delle espressioni più fresche innovative ed efficaci in circolazione. Io ho ancora molto molto da studiare e da meditare. Grazie ProfWolfgang I. Schöllhorn.
STAY TUNED.


BIO: SIMONETTA VENTURI
Insegnante di Scienze Motorie.
Tecnico condi-coordinativo in diverse scuole calcio e prime squadre del proprio territorio ( Marche )
Ha collaborato con il periodico AIAC L’Allenatore, con le riviste telematiche Alleniamo.com, ALLFOOTBALL.
Tematiche: Neuroscienze, Neurodidattica









