SPERARE L’INSPERABILE

“Se non speri l’insperabile, non lo troverai mai” (Eraclito)

Una Federazione che alza bandiera bianca ma che ancora indica percorsi dopo 12 anni che non si va ai Mondiali. Che arranca tentando di avviluppare i suoi disperati tentacoli alla nostalgia di un passato glorioso quanto decadente, dal quale far riemergere, in questo teatrino delle illusioni, una narrazione che è il nostro vanto. Un vanto avvolto da ragnatele però, congelato nella propria ingannevole fissità, ormai anacronistica.

Una federazione che prova ad intortarci accarezzando l’idea che ricominciare ad insegnare nelle scuole calcio il cucchiaio di Totti o i dribbling di Novellino e Cassano piuttosto che quelli di Roberto Baggio o di quel Claudio Sala che fece la fortuna di Pulici e Graziani, possa costituire la panacea del fallimento di questi ultimi anni. Il presidente Gabriele Gravina senza ritegno, non sufficientemente pago degli sfaceli sinora inanellati, affida ancora a Maurizio Viscidi, responsabile dal 2010, il futuro dei giovani calciatori del paese come se i sedici anni di insuccessi del nostro, non avessero dimostrato abbastanza.

Come se fosse logico far risolvere i problemi a chi li ha causati o almeno non arginati. Lo nomina addirittura direttore e coordinatore del Settore Tecnico, di quello Giovanile Scolastico e del Club Italia, lo interfaccia con i responsabili di progetto dei tre settori per” armonizzare al meglio il programma di rilancio dei vivai e rispondere alla crescente domanda di valorizzazione del talento nel calcio italiano”. E lo stesso Viscidi sottolinea: “Bisogna toccare di più la palla”. Ma dove siamo, al Bar Sport? O in Soccer with Zombies?

Può darsi. Ma nella moderna FIGC il nemico non è mica esterno, è proprio interno. L’estrema lentezza della presa di coscienza ecologista, sistemica, complessa del gioco calcio, palese se osserviamo il disastro europeo, è vergognosamente disturbante ormai. Induce conati. Non è per niente servito dunque il ritrovarsi sul bordo dell’abisso dei mondiali mancati, del declino della competitività internazionale, dall’incapacità di sviluppare talenti di alto livello, del preoccupante numero di giovani vite di aspiranti calciatori sacrificate inesorabilmente, di campionati inverminati dal var, per indurre questi personaggi a girare sui tacchi della loro palpabile incapacità e riuscire a guadagnare a testa bassa l’uscita: niente, neanche il riflesso vitale è scattato.

IRRIDUCIBILI.

Ho letto in questi distaccati giorni tutto il leggibile: il progetto U14 del Club Italia, rari pezzi di commento davvero centrati, l’auspicata da più parti (quanto tardiva però) riesumazione di “Rinnovare il futuro” di Roberto Baggio,

le amare verità di Alessandro Del Piero, decine di articoli e post che definire qualunquisti gli si fa un complimento.

Non mi aggiungo dunque al codazzo. Da almeno una ventina d’anni le mie idee, studi e riflessioni in campo metodologico, circolano gratis anche in questo blog ma dalla squadra della mia città che ristagna quasi sempre negli ultimi posti della classifica spendendo fortune fino alla decomposizione calcistica nazionale lo scenario continua a permanere comunque scoraggiante.

Non si incide, se non in rari, illuminati, avanzati contesti e scuole calcio con le quali si è aperto un felice dibattito. Fossi in Gravina rapidamente organizzerei, si, una task force federativa per tentare di recuperare il tempo perduto, per diffondere i principi e tradurre in una pratica calcistica comprensibile ai più il Differential Learning di Wolfgang  Schöllhorn https://www.filippogalli.com/2026/01/15/pensieri-e-considerazioni-sparse-su-differential-learning-in-physiotherapy/. A mio avviso, in questo momento storico, ben supera ideologicamente e per efficacia il CLA che con i suoi vincoli specifici si allontana dal campo dell’alta imprevedibilità e quindi della specificità aspecifica. Va bè. Ho detto in questo momento storico perché ben sappiamo che il calcio oscilla tra tradizione ed evoluzione: quella che a volte è sembrata una rivoluzione repentinamente è diventata regola ovvia, per poi trasformarsi in facile punto di attacco e fragilità, facile boccone per squadre avversarie.

Voglio però condividere la mia inquietudine per il diffondersi di questa barbarie, il timore di questa che considero una recessione pedagogica, il mio allarme per la possibilità degli insuccessi futuri. Ma anche il fatto che non ho perso del tutto la speranza, che siamo in tanti a dire NO a questa deriva e per citare Tommy Dal Santo che cita Wallace, provare a considerare, a capire com’è quest’acqua in cui, come pesci, siamo tutti immersi. Aspettare l’inatteso e prevedere che l’imprevedibile possa accadere.

Per difendersi sarebbero necessarie armi davvero speciali, e un buon coraggio. E indispensabili ingredienti:

1. LA BELLEZZA NON SI PUÒ DISGIUNGERE DALL’EFFICACIA.

Siamo nel Marzo 2026 e ancora non riusciamo proprio a liberarci di Cartesio, dall’ottica duale. Ne ”La terza stanza” ho già scritto di quanto il gesto tecnico, principio attivo del gioco, debba essere considerato ed esperito nella sua complessità, mai isolato dal contesto di cui rappresenta inscindibile presupposto. Non è mai fine a sé stesso un gesto tecnico, è generativo di scenari futuri e nell’ esercitarlo in un contesto “tattico” in cui il rumore di fondo è elevato (secondo Schöllhorn) si possono ottenere notevoli vantaggi utilissimi poi in partita. Basta anche dunque con l’insistere sulla contrapposizione dell’analitico-globale, sulla parcellizzazione percezione-azione e su tutte queste coglionerie che rendono sterile il gesto sportivo e che appartengono solo a chi tenta di voler spiegare l’inspiegabile a noi poveri mortali, dall’alto della sua scienza e delle sue forbite citazioni che si può anche infilare in quel famoso posto.

2. APOGEO ED IPOGEO

Basta anche con l’ottica duale del Noi Federazione e VOI Allenatori. Dello stare di qua o di là. Del noi che tutto possiamo e azzecchiamo e voi “istruttoriintrattenitori”, umanità precipitata nella parte bassa della ruota della fortuna, che nelle vostre scuole calcio non pensate ad altro che alla “vittoria perfino nel 3 contro 3 tra due squadrette di piccoli amici…voi che basate le vostre sedute su training copiati da Guardiola”. Basta si.

Basta con questa sudditanza, con questo abbassare la testa di fronte a corsi di aggiornamento obsoleti, pagati e subiti, con le lezioni out-of- date ma che arrivano da Coverciano, sopportate e ingurgitate perchètantochefaibisognafarloperprenderel’attestato. Perché i falsi miti siamo noi a crearli, ogni volta che postiamo la fotina davanti al portone di Coverciano, che selfiamo con l’improbabile special guest di turno e ogni volta che al ritorno da un corso di aggiornamento ci riempiamo la bocca con un “l’ha detto lui”.

Ricollochiamo dunque gli allenatori al centro del villaggio. Questi Gravina’s friends si sono impossessati del centro dell’arena perché noi quell’arena l’abbiamo lasciata vuota, non abbiamo avuto contezza della nostra forza, della forza delle nostre idee e della nostra esperienze: i bambini ed i ragazzi, quelli veri, quelli che giocano a calcio li viviamo ogni giorno, loro quando?

3.SOPRAVVIVENZA ECOLOGICA

Da tempo circola in ogni dove l’idea che l’individuo vincente sia quello che si autorganizza per adattarsi e sopravvivere. Ma togliamoci subito dall’imbarazzo: è solo una favola bella. Perchè nel calcio, come in ogni dove, adattarsi non basta. E suscitare l’intelligenza contestuale non significa solo adattarsi. Il progetto che l’Allenatore deve avere in mente per quel giocatore lì non è solo quello di sostenerlo nella risoluzione dei problemi ma assecondarlo affinchè possa farlo in maniera originale: quella che gli appartiene, che appartiene solo a lui.

Quello che davvero fa DIFFERENZA è la GENERATIVITÀ. Ma essere generativi costa, perché saper cogliere le affordances, farne qualcosa di buono ed utile per sé e per tutta la squadra è davvero faticoso a meno che non si parli di talenti geniali. Si rischia inoltre di non essere compresi, di creare conflitti, di dover sbattere porte in un mondo e in un calcio votato all’ omologazione. Nel quale a volte neanche i cinesini vengono messi a caso. Non basta sopravvivere insomma, bisogna tentare di vivere. Ma è tanta fatica.

4.IL GIOCO E’ GRATIS

Tutto ciò che riguarda il gioco fa parte di quei saperi liberi da qualsiasi finalità utilitaristica, saperi che per loro natura gratuita e disinteressata, lontana da vincoli pratici e commerciali, innalzano la nostra crescita civile e culturale e aiutano i calciatori stessi a diventare migliori. Ma la logica del profitto o del potere che questi signori evidenziano, mina alla base qualsiasi cosa voglia essere educativo, che non abbia cioè la capacità di produrre guadagni o benefici pratici.

Amo Il gioco del calcio perché sfida le leggi del mercato. Quando si gioca si crea un sistema in cui ci si arricchisce tutti, si tocca con mano l’utilità dell’inutile. Fa male quindi leggere e ascoltare le parole di Viscidi che viene promosso a responsabile nonostante gli insuccessi e i tanti soldi spesi per un naufragio tutto suo, che non riesce a sentire la bellezza che pulsa nelle vite dei ragazzi che giocano e si divertono anche mettendo in atto dei dribbling lontani dal calcolo e dalla fretta.

5.LA SCHIENA DRITTA VA BEN OLTRE LA COMPETENZA

Chi legge e studia sa che non basterebbero cento vite per riempire lo zaino, conoscere il necessario per insegnare, per allenare. But not panic. Si può anche conoscere 100 cose più degli altri, acquisire attestati, diplomi, master, ma SE LA SCHIENA NON È DRITTA non si sarà mai buoni allenatori. Se si ostentano titoli farlocchi perché per il mondo conta l’apparenza più che la sostanza, mai si potrà essere buoni educatori.

Se nonostante gli insuccessi evidenti non si lascia la poltrona e ci si barcamena in varie spregevoli azioni quali adulare, lisciare, leccare, strisciare, entrare nelle grazie, nei circoletti esclusivi, si potrà entrare nella compagnia di quei “mezz’uomini, ominicchi, ………” che accuratamente descriveva Sciascia. I tempi di crisi chiedono figure credibili. Richiedono figure significative. Perché chi gioca una partita è chiamato a scegliere in ogni momento sia con la palla che senza. E si sceglie la cosa migliore non per sé ma per tutti.

6. L’INSIGNIFICANZA”

È presente anche dove nessuno la vuole vedere: negli orrori, nelle battaglie cruente, nelle peggiori sciagure. Occorre spesso coraggio per riconoscerla in condizioni tanto drammatiche e per chiamarla con il suo nome.”MK

L’insignificanza non è un’alternativa a La Pennicanza di Rosario Fiorello. Ma quando la RICERCA diventa residuale, l’INSIGNIFICANZA prende campo e quindi accade che si ripercorrano nostalgicamente esercitazioni datate e riduzioniste spacciate per novità. Test lineari sui 30 metri anche. Investire sulla formazione, sullo sviluppo precoce delle professionalità sia che si parli di giocatori che di allenatori, si deve. E creare le condizioni perché questi talenti possano crescere, possano affermarsi. Abbiamo uno straordinario bisogno di recupero.

Studiando e lavorando tanto si può recuperare. Bisogna scegliere accuratamente però cosa studiare. L’offerta è aumentata in maniera esponenziale a danno della qualità perché con l’IA scrivere e pubblicare cose (praticamente riassunti delle puntate precedenti) è diventato sport nazionale. Diffidare dunque di chi sforna articoli e libri a getto continuo. Di sicuro in quella robaccia non c’è il tempo della fatica dello studio e della ricerca. Se si investono fondi propri, che lo si faccia con oculatezza.

7.NON E’ IL COSA MA IL COME

Viviamo tempi di ambiguità, drifugio nel privato. Il Covid che ci siamo lasciati alle spalle ha cambiato i nostri connotati sociali. Ma tra tanto buio si sono create anche delle comunità virtuali di incontro scambio e  ricerca. Alcune ancora eroicamente resistono a titolo, tra l’altro, del tutto gratuito. Cito RETE DEI MISTER per tutti. Ma non è l’unica. Da un popolo di allenatori ridotto al niente sono nate public arene che continuano a dar voce ad allenatori che portano il sé in trasmissione, una pedagogia lacrime e sangue, un proprio modo in cui il gioco calcio viene declinato.

Scambi utilissimi per la FORMAZIONE, non sempre filtrati da accademici federali, ma che, come minimo comune multiplo evidenziano l’ossessione per la qualità dell’attività in campo, la passione di un lavoro fatto bene che ci permetta di lasciare un mondo migliore di come lo abbiamo trovato. Una frase che ho scritto tanti anni fa sulla mia pagina Facebook e che è ancora li per ricordarmi che si può e si deve fare ancora molto.

STAY TUNED

Bio: SIMONETTA VENTURI

Insegnante di Scienze Motorie.

Tecnico condi-coordinativo in diverse scuole calcio e prime squadre del proprio territorio ( Marche )

Ha collaborato con il periodico AIAC L’Allenatore, con le riviste telematiche Alleniamo.com, ALLFOOTBALL.

Tematiche: Neuroscienze, Neurodidattica

24 risposte

    1. …ho letto con calma durante la pausa pranzo e ho rivisto la mia giornata lavorativa, si lavorativa, perché la passione ha dovuto cedere il posto all ossessione di portare, ogni singolo giorno avulso da qualsiasi programma ciclico , il miglior me stesso verso i miei atleti capendo che gli stessi miei piccoli o grandi atleti sono il mio aggiornamento perpetuo in questa mia parte del vita quotidiana parallela alla mia famiglia, al mio primo lavoro, ai miei problemi che sono un po’ di tutti…nessuno ha parlato ancora di investire in spazi liberi e nel tempo a disposizione per chi deve praticare qualsiasi sport come avveniva fino alla fine degli anni 90 per strada, poi è arrivata la PlayStation ed anche i nostri giovani campioni di serie A non vedevano l’ora di rientrare in camera per giocarci e divertirsi, sì divertirsi,durante il ritiro precampionato.E nessuno dei colletti bianchi che comandano la giostra e neanche tanto, e più fortunati di noi ,i campioni dello Sport che hanno taciuto su questo disaffezionamento generale, sentenziando a dx e manca su di noi, piccoli allenatori di quartiere che non riusciamo a sfornare talenti giovani quando sappiamo benissimo che ci sono a profusione ma a mancare è lo Spazio che è carente e caro da trovare, e il Tempo per dedicare tutto me stesso giorno giorno all educare ogni singolo elemento del mio gruppo alla pratica sportiva!….noi nel Mud a sporcarci le mani e vedere il declino ma sempre alla Don Chisciotte , non di certo a subire o adeguarsi,ma combattere per lasciare qualcosa di migliore ai miei ragazzi! Savino Seccia, all.Uefa B dal 1996, se questo conta ancora.

      1. Simonetta Venturi
        16:42 (22 minuti fa)
        a “zeman2@libero.it”

        Per me conta infinitamente. Anzi se proprio devo dirla tutta, quando mi alzo presto la mattina per studiare ho in mente allenatori come lei che pervicacemente e con tutta la passione del mondo ritagliano ancora spazi e tempi preziosi per aggiungere qualcosa di buono al movimento calcio. Che vorrebbero davvero, ma non hanno tanto tempo di approfondire perché ci deve entrare tutto in quella vita lì. Allora provo a far circolare le idee più nuove ed efficaci( e non quelle stantie obsolete e polverose, copie di tanti riassunti) filtrate attraversol’unica cosa che non mi manca:tanta esperienza pregressa sui campi e un amore smisurato per gli aspetti pedagogici che possono modificare anche parecchio l’alveo della vita sportiva dei nostri ragazzi. Il vostro impegno è necessario, commovente. Non molli. Buon lavoro

  1. Sicuramente in questo calcio “malato” è pieno di persone che improvvisano ci vorrebbero persone come lei!
    Ma si sa i “diversi” ma sopratutto quelli preparati danno fastidio ….complimenti

    1. Carissimo Max, quando parla di calcio malato non sbaglia perchè ci vorrebbe si un calcio sano, che si prendesse cura al meglio dei giocatori, degli allenatori e dell’intero sistema. Perchè il numero degli abbandoni, dei sogni infranti, delle carriere bruciate ma anche del rifiuto e delle diseducazione sta diventando esponenziale. Ma il prendersi cura presuppone a volte di essere in accordo con chi,a qualsiasi livello, detiene il potere, e altre volte non essere in accordo. E dirlo. Ma questo dire da fastidio sempre. Poi ci sono anche dei leader illuminati che ripensano riflettono e rileggono il disaccordo come sostegno. Ma la maggior parte delle volte così non è. O avviene troppo tardi. Anche grazie al folto gruppo di yesmen che si infilano nei pertugi resi scivolosi dalla loro bava e che rendono poi complicato l’ interfacciarsi di nuovo con il potere. Buon lavoro e grazie

  2. Buongiorno
    Studiare le neuroscienze non dovrebbe convincere di essere neuroscienziati. Chi è interessato alla materia può attingere direttamente a evidenze e reviews. Gli articoli divulgativi verificateli attentamente.
    Buono studio

    1. Buongiorno Daniela Zeni, trovando le sue frasi generiche (a cosa si riferisce?) strumentali e vagamente giudicanti sotto quelli che definisco sempre”pensieri sparsi” (cose che non hanno cioè l’ardire di essere altro) in cui non si parla (in questo caso) di neuroscienze, deduco che il suo commento possa essere riferito a me. Poichè non ci conosciamo, la tolgo subito dall’empasse: nonostante la mia prolungata frequentazione con diversi neuroscienziati, lo studio profondo delle loro idee e intuizioni fondamentali per comprendere uno sport di invasione come il calcio,mi sono sempre sentita infinitesimale ma anche bene in fondo nel mio ruolo di Insegnante di Scienze Motorie, non volendo ambire ad essere altro. Ma ragionando alla pari apportando il punto di vista del campo alla discussione, nella convinzione che il meticciamento dei saperi possa fare un gran bene allo sport in generale e al calcio in particolare. In tutti gli articoli i contenuti riportati e puntualmente virgolettati” sono stati accompagnati sempre dall’invito di andare alle fonti. Inoltre stia pur tranquilla, gli articoli divulgativi quando escono con la mia firma sono verificati. Nonostante questo, c’è sempre chi verifica, e chi li verifica ha competenze per farlo, quelle che lei, in maniera poco opportuna mette in dubbio con le sue poco avvedute affermazioni

  3. Mi chiedo come sia possibile affidare il “cambiamento” a due ex campioni del mondo.
    Su quali basi psicopedagogiche verranno costruiti i loro suggerimenti per far evolvere il calcio giovanile italiano?
    Viene spontaneo pensare che il loro approccio poggerà principalmente sulle esperienze personali, ma oggi, in una visione meno cartesiana e più complessa, questo non è sufficiente.
    Non si può considerare esclusivamente l’aspetto tecnico-tattico: è necessario ampliare il focus e partire da una comprensione più profonda di chi sono realmente i ragazzi di oggi, con i loro bisogni, contesti e modalità di apprendimento.

    1. L’educazione è affare serio. Mi piace molto il rigore che trapela dalle sue righe, un mondo-universo di accurata preparazione. Ha ragione, non si può navigare a vista perché di errori ne sono stati fatti già tanti e di quelli da cui non ti risollevi, perché bruciare potenzialmente le carriere di tanti ragazzi, non proponendo nelle sedute cose utili indispensabili per affrontare l’imprevedibilita’della partita è peccato non veniale. Occorre a questo punto prendere del coraggio e operare nel dissenso, riportando, come ho scritto, gli allenatori relegati a marginalità al centro del villaggio. Questo blog, fondato da un fiero atleta nazionale pluridecorato( perché non tutti sono uguali e si avvalgono dei proivilegi) ci aiuta nello scambio delle idee e ci affitta gratuitamente delle zattere di salvataggio di quei valori indispensabili per educare nello sport. Teniamoci stretti e a vista. Buon lavoro

  4. Sempre un piacere leggerla.
    Contenuti importanti e una cosa a me molto cara una lucida follia. Grazie Grazie Grazie.

    “Se nonostante gli insuccessi evidenti non si lascia la poltrona e ci si barcamena in varie spregevoli azioni quali adulare, lisciare, leccare, strisciare, entrare nelle grazie, nei circoletti esclusivi, si potrà entrare nella compagnia di quei “mezz’uomini, ominicchi, ………” che accuratamente descriveva Sciascia. I tempi di crisi chiedono figure credibili.”

  5. Purtroppo questa bella analisi, resterà lettera morta come tutto quello che non arriva dai soloni. Non siamo neppure capaci di copiare, per esempio dai francesi che hanno dedicato gli ultimi trent’anni alla crescita dei ragazzi. Cordialmente, Riccardo.

    1. Ho avuto modo in questi giorni, in seguito all’articolo di scambiare idee pareri e opinioni con tanta gente. Parlo di gente perché dal mio punto di vista idee brillanti spunti e intuizioni possono venire sia da giovanissimi allenatori che da studiosi fisiologi navigati. E questa per me è cosa viva. Vivissima.

  6. Purtroppo questa bella analisi, resterà lettera morta come tutto quello che non arriva dai soloni. Non siamo neppure capaci di copiare, per esempio dai francesi che hanno dedicato gli ultimi trent’anni alla crescita dei ragazzi. Cordialmente, Riccardo.

  7. Guardare la realtà da un certo punto di vista ma senza filtri potrebbe aiutarci a prenderne coscienza aggiungendo man mano un proprio pezzetto per ritornare ad un calcio bello educativo sognato. Buon lavoro

  8. Ti ringrazio Simonetta per la citazione nell’articolo. È sempre arricchente leggerti…riprendo Wallace allora: nuotiamo forse su traiettorie parallele, esplorando territori quali il Differential Learning, il CLA, l’enattivismo radicale per quanto mi riguarda, territori poco frequentati a quanto pare da chi avrebbe la responsabilità e il dovere di farlo. Nuotiamo forse controcorrente, in uno scenario dove il qualunquismo e la polarizzazione la fanno da padrona. Riprendo un passaggio che mi colpisce e mi tocca: “Diffidare dunque di chi sforna articoli e libri a getto continuo. Di sicuro in quella robaccia non c’è il tempo della fatica dello studio e della ricerca”. Ci pensavo proprio mentre scarabocchiavo l’unico articolo buttato giù negli ultimi sei mesi: è il tempo della chiacchiera, del Sì impersonale (si dice così, si fa così …) per dirla con Heidegger, del rumore, di echo chambers che si gonfiano ed esplodono con la stessa durata di una bolla d’aria (a questo scenario si sono adeguati anche i responsabili di cui sopra). Spazio al campo e alla ricerca continua, possibilmente in un circolo virtuoso.

    1. Tommy, maestro, grazie, ma quante storie, non è mica la prima volta che ti cito nei miei articoli😀! Ti ringrazio però perchè ci sei, esisti in mezzo a quella categoria di allenatori dadaisti che riescono a mettere in campo innovativi inaspettati pensieri rendendoli prassi. Che sostengono la crescita di squadre in cui ciascun giocatore è attenzionato e curato per nessun motivo che non quello che trapela da questo frammento di Starobinski che ho ricercato e ritrovato all’uopo.“Niente di ciò che è bello è indispensabile alla vita. Se i fiori venissero eliminati, il mondo non ne soffrirebbe materialmente; chi vorrebbe tuttavia che non ci fossero più fiori? Rinuncerei più volentieri alle patate che alle rose, e credo che soltanto un utilitarista potrebbe essere capace di distruggere un’aiuola di tulipani per piantarvi dei cavoli. Io, e non dispiaccia a questi signori, sono uno di quelli per i quali il superfluo è necessario, e amo le cose e le persone in ragione inversa dei servizi che mi rendono. A un certo vaso che mi serve preferisco un vaso cinese, cosparso di dragoni e mandarini, che non mi serve affatto” Jean Starobinski “Portrait de l’artiste en saltimbanque” p. 28. Dalla felice aiuola del movimento calcistico italiano, nostra fierezza, sono stati estirpati svariati tulipani e piantato cavoli visto che, nonostante la determinazione di Gattuso, siamo qui a temere di affrontare nel loro stadio bomboniera una Bosnia da rispettare certamente ma che occupa la 71ma posizione nel ranking mondiale. Buona serata

  9. Buongiorno,
    Anche se condivido quanto ha scritto credo che una riforma reale del calcio non può non passare e non deve tralasciare il ruolo che hanno enti (comuni, regioni,ecc…) e società.
    Partendo da un fatto reale che a calcio si gioca meno e guardando le nazioni che oggi vengono prese come esempi per la crescita, il ruolo delle società non può essere dimenticato.
    A molte società gli mancano gli spazi per proporre allenamenti “utili”, mancano campi al coperto o strutture come possibili gabbie per consentire un allenamento continuo e che non obblighino gli istruttori ad inventarsi esercizi e soluzioni oppure ci sono Società che hanno strutture fatiscenti perchè sono in gestione ad Enti . Inoltre sarebbe doveroso in qualche modo garantire la continuità sia degli allenamenti e delle partite ai ragazzi che iniziano la stagione con sogni ed aspettative e magari a metà stagione si trovano a non avere più una squadra perchè la loro società l’hanno ritirata dal campionato per mancanza di risultati oppure perchè è stata affidata ad istruttori che a metà stagione non sono soddisfatti dal gruppo squadra.
    Situazioni che risolte permetterebbero si poi di concentrarsi su progetti tecnici di un certo rilievo che possano portare ad esaltare le qualità dei giovani atleti e di riscoprire il piacere di giocare a calcio.

  10. Come non essere in accordo con lei. Le sue riflessioni mi inducono a scrivere un piccolo articolo di getto in merito alla questione per risponderle in maniera esauriente. Grazie e buon lavoro in ogni caso

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