Da noi in Italia diventò famoso il fratello John grazie a Teo Teocoli. Si era innamorato del suo cognome, del suo modo dinoccolato, dei suoi errori goffi, del suo incedere sgraziato. Lo fece diventare una star inconsapevole di “Mai dire gol” urlando “Fashi! Fashi”. Andò persino in Inghilterra a girare qualche gag con lui.
John era un po’ scarso, Justin Fashanu aveva un anno in più: non proprio il prototipo di fuoriclasse, ma era un buon giocatore. Figli di una famiglia problematica, quando i genitori divorziarono furono mandati, insieme, in una casa famiglia ed in seguito adottati. Justiin esordì nel Norwich, lontano 1979, primo giocatore di colore ad essere valutato più di un milione di sterline quando nel 1981 passò al Nottingham Forest allenato dall’icona Brian Clough.
L’allenatore lo prese di mira, il rendimento fu sempre molto ondivago nella sua carriera. In Justin c’era qualcosa che non andava, che non piaceva. Qualcosa che fu chiaro a tutti quando Clough, irritato dalla sua inaffidabilità professionale, lo apostrofò in allenamento, davanti a tutti: “Fottuto finocchio!”
Il tecnico aveva saputo che di sera il suo attaccante frequentava pub per gay. Fashanu confessò la sua omosessualità, primo calciatore professionista della storia. Non solo il mondo dello sport, ma la comunità nera inglese accolse la confessione con malcelata ostilità: “Un affronto, un danno d’immagine! Patetico e imperdonabile!” La comunità nera inglese aveva dimenticato di colpo quanto prestigio i Village People, gli Immagination e tanti altri gay neri, avevano dato a loro grazie alla musica. Per esempio. Ipocriti come e più dei bianchi.
Lo stesso fratello John lo rinnegò pubblicamente e le reazioni ebbero un effetto devastante su Fashanu, che confessò di sentirsi «solo e disperato». Il suo rendimento sportivo calò ulteriormente, in quella che sembrava una spirale discendente senza fine. Alla ricerca di un ingaggio, Fashanu cambiò, di nuovo, continente e nell’autunno del 1995 giocò per breve tempo ad Atlanta, nelle serie minori statunitensi: “Fu sospeso per i playoff per non aver rispettato i termini del contratto. Dopo il ritiro dall’attività agonistica, si spostò a Ellicot City per allenare i Maryland Mania Club, una “nuova squadra professionistica”, dice la sua biografia.
Nel 1998 un 17enne lo accusò di molestie sessuali. Fashanu si difese strenuamente parlando di rapporto consensuale, ma fu condannato.
Per la cronaca, Ashton Wood dichiarò poi alla Polizia che si era svegliato nel letto di Justin Fashanu, dopo una serata passata a bere alcolici e a fumare marijuana assieme, accusandolo di averlo narcotizzato per poterlo violentare mentre era incosciente. Il ragazzo ammise di essere andato di sua spontanea volontà a casa di Fashanu, dopo averlo accompagnato in giro per la città sulla macchina dello sportivo, e un barista testimoniò di avere venduto loro della birra. Justin Fashanu fu interrogato dalla polizia il 26 marzo, ma, poiché offrì la massima collaborazione, dopo l’interrogatorio non fu ritenuto necessario il carcere preventivo.
“Quando, però, il 3 aprile gli investigatori tornarono per prelevare i campioni biologici di Fashanu, necessari per il test del DNA e per perquisire l’appartamento, lo trovarono vuoto, abbandonato dal giorno successivo all’interrogatorio. Fashanu era tornato in gran fretta in Inghilterra, dove sarebbe rimasto per le due settimane seguenti sotto falso nome, cercando, senza successo, di contattare amici ed ex agenti per organizzare una difesa. Ma era ormai diventato un “paria” e non riuscì a trovare il sostegno che cercava”, fonte ufficiale.
Infine, la mattina del 3 maggio 1998 il corpo di Fashanu fu trovato, impiccato, in un garage del quale aveva forzato l’ingresso la notte prima, a Shoredich, Londra. Poco prima Fashanu era stato visto in una sauna gay. Lasciò scritto nella sua lettera di addio: «Desidero dichiarare che non ho mai e poi mai stuprato quel giovane. Sì, abbiamo avuto un rapporto basato sul consenso reciproco, dopodiché la mattina lui mi ha chiesto denaro. Quando io ho risposto “no”, mi ha detto: “Aspetta e vedrai”. Spero che il Gesù che amo mi accolga: troverò la pace, finalmente.»

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.










2 risposte
Ciao Luca.
Grazie per il tuo racconto, però che triste vicenda… chissà quanto avrà sofferto quel ragazzo, solo per il fatto di essere omosessuale. Ha dovuto cercare pace nella morte quando poteva trovare felicità in vita: perché? Queste cose non riuscirò mai a comprenderle, mai…
Mi auguro che adesso tu possa aver trovato la pace, Justin.
siamo andati sulla luna già 56 anni fa, quasi 57, ciononostante abbiamo ancora tantissima strada da fare. grazie per questa triste testimonianza.