Analizzando i nuovi intendimenti e le modalità organizzative del Settore Tecnico FIGC, emerge un quadro che fa riflettere sulla direzione intrapresa per la formazione dei nostri tecnici.
Dietro proclami e facciate istituzionali, la realtà dei fatti racconta di un sistema che sembra rispondere più a logiche economiche che alla reale crescita del calcio giovanile.
Ecco i punti chiave di questo cortocircuito:
Un ricarico ingiustificato
Il corso propedeutico sarà anche a costo zero, ma l’esame costa 250 euro e il corso UEFA C arriva a 1000 euro.
Il totale sale così a 1250 euro rispetto agli 800 scarsi del passato… ben 500 euro in più per un percorso di fatto identico.
Le lezioni “registrate” e il paradosso dell’interazione
Ci si ritrova con corsi online rigidi basati su video registrati, come quelli in cui si affronta il tema dell’allenamento dei giovani, senza alcuna possibilità di dialogo, confronto o interazione diretta con i docenti.
Il giro d’affari tra esami e visualizzazioniIl sistema genera introiti notevoli tra quote d’esame e pacchetti di video scaricati (con stime che parlano di decine di migliaia di euro derivanti unicamente dalle visualizzazioni obbligate).
Graduatorie a imbuto e numeri ridotti
Con questo impianto è probabile che il numero dei patentati rimanga invariato o addirittura diminuisca, ma a raddoppiare sono i margini e i costi scaricati direttamente sui partecipanti.
Il risultato di tutto ciò?
Si continua a predicare la qualità e il rinnovamento, ma si alzano barriere economiche e burocratiche che finiscono per penalizzare chi vuole formarsi seriamente per il campo, lasciando spazio a un modello autoreferenziale…
Se gli aumenti indicati saranno confermati, sarà doveroso chiedere trasparenza e comprenderne le ragioni. Tuttavia, ciò che maggiormente mi interroga riguarda il modello formativo che intendiamo proporre a chi, domani, avrà la responsabilità di accompagnare bambini e ragazzi nella loro crescita calcistica e umana.
Da neo allenatore, mi chiederei come si possa parlare di innovazione della formazione senza interrogarsi profondamente su cosa significhi realmente apprendere.
La conoscenza non coincide necessariamente con la competenza e, soprattutto, non basta acquisire informazioni per diventare capaci di interpretare la complessità del gioco e delle relazioni che lo rendono possibile.
Inoltr la Fenomenologia Enattiva ci ricorda che la conoscenza emerge anche dall’interazione tra individuo e ambiente, mentre il pensiero della Complessità ci invita a superare quella frammentazione dei saperi che troppo spesso continua a caratterizzare l’insegnamento del calcio.
È proprio da queste considerazioni che nasce la mia riflessione sul Campo Senziente, nel quale la tecnica non può essere separata dalla tattica, intesa innanzitutto come collaborazione, e dove l’apprendimento prende forma attraverso l’esperienza, le relazioni, le scelte e i significati che emergono dal gioco.
Non sono contrario alla tecnologia né alla formazione a distanza, che possono rappresentare risorse importanti, mi preoccupa, piuttosto, l’eventualità che si confonda la trasmissione dei contenuti con la formazione delle competenze, riducendo il confronto, la ricerca e l’esperienza vissuta a elementi secondari.
Un allenatore non dovrebbe essere formato soltanto per conoscere le risposte corrette, ma soprattutto per imparare a porsi le domande giuste, osservare senza anticipare ogni soluzione e riconoscere il valore di ciò che emerge spontaneamente dalle relazioni tra i giovani calciatori.
Se chiediamo agli allenatori di educare all’autonomia, alla creatività, alla collaborazione e alla capacità di decidere, dobbiamo innanzitutto domandarci quanto queste dimensioni abitino il loro stesso percorso formativo.
Per questo credo che il vero interrogativo non sia soltanto quanto costi diventare allenatori, ma quale idea di allenatore stiamo formando.
Perché il futuro del calcio giovanile non dipenderà semplicemente dal numero di patentini rilasciati, ma dalla qualità delle persone e delle competenze che quei patentini sapranno rappresentare.
E forse, prima ancora di riformare i corsi, dovremmo avere il coraggio di ripensare il significato stesso della formazione.
Voi cosa ne pensate di questo sistema di formazione?
È uno strumento utile allo sviluppo del calcio o un ulteriore ostacolo per chi vive la passione della base..?

BIO: Carlo Piraino, originario di Palermo, è stato allenatore UEFA B. Attivo fino a due anni fa, ha allenato prime squadre e formazioni giovanili, ricoprendo incarichi di responsabilità tecnica e metodologica, tra cui negli ultimi anni al Crema 1908, all’Agazzanese ed al Sangiuliano City.
Nella sua ultima esperienza è stato referente tecnico della Lombardia per la Lega Nazionale Dilettanti, come osservatore delle Nazionali Giovanili.
In passato ha collaborato a progetti del Settore Tecnico e dell’A.I.C.
Inoltre ha integrato le proprie competenze, attraverso esperienze in altri paesi europei, tra le quali Svezia e Germania.
In questi ultimi anni si è dedicato alla scrittura di due manoscritti sul Calcio e Disciplina e sul Calcio Senziente.











4 risposte
Carlo hai detto la cosa giusta: farsi le domande migliori, che è il mio mantra anche fuori dai campi di calcio!
I corsi, per come sono strutturati, oltre ai difetti che hai elencato, non insegnano davvero un metodo.
Buon giorno
Come si fa ad iscriversi?
Dal sito del settore tecnico. Da novembre. Leggi la data.
Io ho la Licenza D. Il bando dice che è utile anche per me. Devo dire che, avendo solo giocato fino agli Allievi Nazionali, non ho punti da assommare e ho sempre fatto fatica ad accumulare punti per accedere al Corso Uefa C. Soprattutto perché, vivendo a Roma, le graduatorie sono davvero serrate. Non so se farlo o meno. Anche perché è vero che il corso C è poi aumentato di costo. Davvero sono molto incerto.