AMORIM E GLI ALLENATORI STRANIERI IN ITALIA

La recente esperienza con Fonseca prima e Conceiçao dopo, nella stagione 2024-2025, non ha inibito la proprietà del Milan: il nuovo allenatore rossonero è Rúben Amorim, portoghese come i due che lo hanno appena preceduto prima di Allegri. Uno straniero. Cominciamo con lo sfatare un luogo comune: non è vero che da noi gli stranieri non vincono mai. Iniziò proprio Edward Kilpin al Milan, sebbene avesse un po’ tutti i ruoli (fondatore, presidente, giocatore…) ed è stato emulato da 16 tecnici stranieri come dal prospetto che propongo alla fine dell’articolo.

Al di là delle statistiche, personalmente credo che i nostri allenatori siano senza dubbio tra i più preparati del mondo, dal punto di vista tattico e gestionale: lo dimostra anche il grande successo che hanno riscosso all’estero molti di loro. Nulla vieta però che uno straniero possa invece arricchirci con la sua cultura, le sue idee, la sua esperienza, sebbene conoscere a fondo la Serie A sia cosa tutt’altro che semplice anche per un navigato lupo di mare. Quindi nessuna chiusura e nessun pregiudizio. L’osservazione circoscritta a questo momento storico, invece, impone che – straniero o no – l’allenatore dia più spazio, credito e fiducia ai giocatori italiani.

È un momento di sofferenza e di crisi, della Nazionale maggiore e del sistema, dove una delle cure è certamente, indiscutibilmente la formazione e la crescita dei nostri calciatori. Nella Liga il 57% dei militanti è spagnolo, da noi in Serie A la forbice di italiani è compresa tra il 33 e il 38 per cento. Un altro dato interessante nel confronto con la Liga è il minutaggio durante le partite: il 65% viene giocato da stranieri in Italia, il 38% in Spagna che naturalmente ho preso come termine di paragone dopo il suo successo ai Mondiali. Da quando seguo il calcio, non posso non ricordare che tutti gli allenatori provenienti dall’estero e che hanno vinto lo scudetto, avevano anzitutto – in molti casi, non tutti – esperienza nel nostro campionato come giocatori, ma soprattutto hanno lasciato un segno indelebile dal punto di vista della personalità, del carisma, della storia.

Dei due Herrera, solo omonimi, (sebbene Helenio sia stato di gran lunga più bravo e vincente di Heriberto) a Liedholm, da Boskov a Eriksson fino a Mourinho e Chivu, sono stati fonte di ispirazione e condivisione professionale e spesso umana. Amorim deve confermare altrove, dopo l’esperienza decisamente non molto positiva a Manchester, le cose buone fatte in patria con Braga e Sporting Lisbona. Idee, empatia, gestione quotidiana, la curiosità di conoscere anche il lavoro del suo staff, possono essere un arricchimento: sull’altra sponda c’è un tecnico straniero che ha appena vinto lo scudetto dopo i trionfi di Allegri, Conte, Spalletti, Inzaghi, Pioli negli ultimi lustri. 

I brasiliani sono insorti contro Carlo Ancelotti dopo la delusione mondiale, sostenendo che a un CT che fosse stato loro connazionale non sarebbe stata concessa la conferma e il tedesco Tuchel (dopo Capello anni fa) non è mai stato molto gradito agli inglesi tanto quanto. È possibile che noi, esterofili per natura, sulla panchina della Nazionale azzurra accetteremmo di miglior grado Guardiola rispetto a Pirlo o al ritorno di Mancini – al quale personalmente non concederei mai l’opportunità dopo le sgradevoli modalità del suo addio – e che Pep abbia un impatto migliore, guarda caso, proprio con i nostri giovani. È presto per saperlo. Ribadisco in ogni caso che preferirei alzare di molto la percentuale di italiani tra i giocatori che discettare sul passaporto degli allenatori: casomai, sarebbe ora di iniziare a trattare meglio chi lavora nei settori giovanili. Economicamente, professionalmente ed eticamente: è la loro passione il nostro vero, grande patrimonio. 

Allenatori stranieri che hanno vinto almeno uno scudetto in Italia

  • William Garbutt (Inghilterra) – Genoa (3 scudetti)
  • Hermann Felsner (Austria) – Bologna (4) 
  • Tony Cargnelli (Austria) – Torino
  • Árpád Weisz (Ungheria) – Inter e Bologna (4)
  • Alfréd Schaffer (Ungheria) – Roma
  • Leslie Lievesley (Inghilterra) – Torino
  • Jesse Carver (Inghilterra) – Juventus
  • Ettore Puricelli (Uruguay) – Milan
  • Ljubiša Broćić (Jugoslavia) – Juventus
  • Heriberto Herrera (Paraguay) – Juventus 
  • Helenio Herrera (Argentina, poi naturalizzato francese) – Inter (3)
  • Nils Liedholm (Svezia) – Milan e Roma
  • Čestmír Vycpálek (Cecoslovacchia) – Juventus
  • Vujadin Boškov (Jugoslavia/Serbia) – Sampdoria
  • Sven-Göran Eriksson (Svezia) – Lazio
  • José Mourinho (Portogallo) – Inter (2)
  • Cristian Chivu (Romania) – Inter

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di  Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

2 risposte

  1. Concordo in pieno Luca! Siamo un popolo di esterofili e con il vizio della scarsa memoria come nel caso, giustamente da te rimarcato, dell’ingenerosa modalità di commiato dalla Nazionale scelta da Mr. Mancini.
    Se valesse la regola di Amazon…di quel pacco non potremmo più farne il reso!
    Ad maiora!

    Massimo 48 ❤️🖤

  2. Buongiorno.
    Mi sembra che Amorin abbia il merito, al momento, di aver dato un filo di entusiasmo all’ambiente; questo entusiasmo dovrà essere uno degli elementi per poter tornare ad avere buoni risultati.
    Mi sembra che il mister abbia le idee chiare, al punto che certi giocatori li abbia voluti testare di persona, nonostante fossero già con un piede e mezzo fuori da Milanello (Estupinan, per esempio).
    Gli allenatori bravi e non, ci sono dappertutto, soprattutto oggigiorno.
    Dall’elenco fatto, ci sono alcuni fuoriclasse ed altri buoni; ammetto di non conoscerne alcuni, ma nel complesso è un elenco “positivo”.
    Alcuni hanno ottenuto risultati apprezzabili con materiali non di prim’ordine.
    Per la Nazionale si parla anche di Guardiola: ben venga uno come lui, ma noi siamo “attrezzati” (e non parlo dal punto di vista economico) per accoglierlo?.
    Forse, più che i nomi che sento circolare (uno è veramente incredibile dopo quello che ha fatto), proverei a dare fiducia a Baldini, un po’ come successe dopo il fallimento di Germania ’74, con l’obiettivo, non del prossimo europeo, ma del mondiale 2030.
    Mi sembra che Baldini abbia lavorato bene coi ragazzi: potrebbe essere una soluzione anche per riavvicinare gli sportivi alla maglia azzurra.
    Ma soprattutto i giocatori…procuratore o no!

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