Sono ormai trascorsi diversi anni dalla pubblicazione del documento che, va da sè, ha cambiato per sempre la storia di “Calciopoli”, certificando manchevolezze ed errori della repentina inchiesta del 2006: passata alla storia come “Relazione Palazzi”, dal nome del procuratore federale che l’ha stilata (peraltro lo stesso delle velocissime sentenze del 2006), è, in sostanza, l’ideale requisitoria che sarebbe stata pronunciata durante un processo se quel processo ci fosse stato.
Invece, come ormai largamente riconosciuto, le intercettazioni riguardanti alcune società emersero e furono prese in considerazione troppo tardi per evitare la prescrizione.
E se la Relazione di Stefano Palazzi non ha potuto consentire un’applicazione equa della giustizia ha se non altro avuto il merito di riscrivere un romanzo già mutato in alcuni capitoli fondamentali successivamente all’udienza penale, con il Tribunale di Napoli che ha certificato illo tempore la mancata alterazione sportiva del campionato 2004-05 (unico ad essere sotto inchiesta: quello successivo, appartenente alla stagione 2005-06, non è mai stato soggetto ad indagini ma è suo malgrado coinvolto nelle sanzioni poichè disputatosi e conclusosi in concomitanza dello scandalo e dunque il solo suscettibile di revisioni in termini di classifica…è per questo motivo che l’epiteto di “cartone” non è esclusivamente una rivendicazione goliardica e sbeffeggiante fra opposte tifoserie da associare al titolo consegnato all’Inter quale terza classificata e poi “vincitrice” , bensì l’amara sottolineatura di un tricolore collocato in bacheca appartenente ad una stagione regolare e mai soggetta ad indagini).
Dal 4 luglio del 2011 non è stato più possibile ignorare che per la giustizia sportiva anche, e soprattutto, l’Inter era passibile di un processo con la più grave delle accuse, ovvero la violazione dell’art.6, “illecito sportivo”, che, per dire, non fu imputata alla Juventus: ” è il caso di rilevare che la società Internazionale F.C. di Milano, oltre che essere interessata da condotte tenute dal proprio Presidente che, ad avviso di questa Procura federale, presentano una notevole rilevanza disciplinare per gli elementi obiettivamente emergenti dalla documentazione acquisita al presente procedimento, risulta essere, inoltre, l’unica società nei cui confronti possano, in ipotesi, derivare concrete conseguenze sul piano sportivo, anche se in via indiretta rispetto agli esiti del procedimento disciplinare…
…Dalle carte in esame e, in particolare, dalle conversazioni oggetto di intercettazione telefonica, emerge l’esistenza di una fitta rete di rapporti, stabili e protratti nel tempo, intercorsi fra il Presidente della società Internazionale F.C. ed entrambi i designatori arbitrali, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, fra i cui scopi emerge, fra l’altro, il fine di condizionare il settore arbitrale. La suddetta finalità veniva perseguita sostanzialmente attraverso una frequente corrispondenza telefonica fra i soggetti menzionati, alla base della quale vi era un consolidato rapporto di amicizia, come evidenziato dal tenore particolarmente confidenziale delle conversazioni in atti…Pertanto alla luce delle valutazioni sopra sinteticamente riportate, questo Ufficio ritiene che le condotte in parola siano tali da integrare la violazione oltre che dei principi di cui all’art.1, comma 1, CGS, anche dell’oggetto protetto della norma di cui all’art.6, comma 1, CGS, in quanto certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale F.C., mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei princìpi di alterità, terzietà, imparzialità ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale”.
Tutto questo, e naturalmente altro ancora, scriveva Palazzi, sollevando inevitabilmente l’idea di ripensare all’assegnazione voluta da Guido Rossi (ex componente del CDA dell’Inter e presidente di Telecom dopo i fatti di Calciopoli successivamente alle dimissioni di Marco Tronchetti Provera, volto storico della società nerazzurra indagato nell’inchiesta sul sistema “Radar” che, installato da Telecom nel 1999, consentiva l’estrazione di tabulati telefonici di qualunque utenza senza che restasse traccia di chi aveva interrogato il sistema) dello scudetto del 2006, consegnato all’Inter senza che peraltro le regole federali premessero in quella direzione.
Dopo due decenni il tricolore della discordia è ancora nell’albo d’oro ufficiale dell’Inter.
E la Relazione Palazzi negli archivi della FIGC.
Senza allargare ulteriormente il raggio a situazioni delicate verso le quali è doveroso che la storiografia giudiziaria sia l’unica depositaria (intercettazioni, pedinamenti e attività di intelligence assortite che hanno riguardato calciatori come Vieri, arbitri e dirigenti) per non addentrarsi in particolari che potrebbero riempire un’enciclopedia di non pregevole fattura ( con fantomatici personal computer di alcuni soggetti chiave apparentemente ben “custoditi” ed occultati, video di sorteggi ipoteticamente taroccati ridotti ad una sequenza di fotogrammi indistintamente ricavata che svaniscono nei meandri della Procura di Napoli, arbitri mai chiusi in stanze calabresi ed ammonizioni che avrebbero dovuto non permettere a Petruzzi e Nastase di marcare Trezeguet, arbitri appartenenti ad una presunta “cupola” con cui però la media punti della società di cui doveva goderne i benefici è più bassa rispetto al resto del campionato), è certo che l’accusa principale dell’inchiesta del 2006, basata sull’esclusività dei rapporti fra i soli dirigenti delle società immediatamente punite e i designatori, è inesistente poichè Bergamo e Pairetto erano soliti colloquiare con molti esponenti e le telefonate dissepolte dall’abile opera del pool di Penta hanno fatto emergere la verità: gli esiti delle partite risultano non essere mai stati falsati e le frodi contestate sono rimaste ipotesi astratte; le sentenze sportive parlavano della possibilità di alterare la classifica prescindendo dall’alterazione dello svolgimento del risultato delle singole gare, un abominio dialettico che da solo basta a giustificare la definizione di aborto giuridico della vicenda frettolosamente messa in atto (e, udienza dopo udienza, riscritta dalla IX sezione del Tribunale di Napoli davanti alla giudice Casoria).
In sostanza, sorvolando dettagli parimenti decisivi dibattuti nelle sedi competenti, l’Inter gode di uno scudetto mai suo, che mai sportivamente avrebbe dovuto essere suo (appartenente ad un campionato, repetita iuvant, non soggetto ad indagini la cui classifica, è doveroso ribadire, è stravolta poichè ultima graduatoria su cui applicare le sanzioni e le penalità), ancora oggi custodito successivamente all’emergere di quei fatti che hanno sentenziato come la società nerazzurra avrebbe dovuto subire un processo che avrebbe potuto condurla in categorie inferiori ( se la Juventus è andata in B senza che le venisse mossa l’accusa di aver violato l’art.6, è logico supporre che, eventuale processo permettendo, almeno la stessa destinazione sarebbe toccata all’Inter):una prescrizione che ha evitato non solo di poter giudicare e verosimilmente punire l’Inter ma di mettere in discussione lo scudetto assegnato a tavolino per “motivi etici” prima che emergesse quanto occultato.
Or dunque: perché non vennero trascritte le telefonate che coinvolgevano i dirigenti di altre squadre non indagate, e come avrebbe cambiato il quadro accusatorio l’ascolto dell’interezza delle conversazioni?
Se la Cassazione ha stabilito l’assenza di griglie arbitrali predefinite e partite truccate con arbitri corrotti, su quali basi oggettive si è definita la “frode sportiva”?
Quanto la pressione mediatica e il clima sociale dell’estate 2006 hanno influenzato la rapidità e l’entità delle sentenze di primo grado?
Perché i Carabinieri scartarono migliaia di telefonate considerandole “non rilevanti”, telefonate che poi si sono rivelate cruciali per dimostrare che i designatori arbitrali parlavano regolarmente con i dirigenti di tutti i club?
Le intercettazioni telefoniche alla base del processo furono realizzate da Telecom Italia. All’epoca, il presidente di Telecom era Marco Tronchetti Provera, contemporaneamente amministratore delegato di Pirelli (storico sponsor dell’Inter) e grande azionista e consigliere d’amministrazione del club nerazzurro.
Il processo sportivo è stato adempiuto in poche settimane nel luglio del 2006 per consentire l’iscrizione delle squadre alle coppe europee. Questo “processo lampo” ha violato il diritto di difesa dei tesserati?
In quel frangente la Serie A era ancora il miglior campionato al mondo, con una finale di Champions League esclusivamente nostrana svoltasi nel 2003 e una coppa del mondo vinta proprio in concomitanza dei fatti narrati: da quel momento il declino internazionale risulta pressoché inarrestabile.

BIO: ANDREA FIORE
Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.











2 risposte
“Da quel momento il declino internazionale risulta pressoché inarrestabile.” Complimenti per l’articolo, carissimo Andrea. Quella vicenda ci ha rovinato. Il campionato vinto dall’Inter l’anno successivo, praticamente senza rivali, ha segnato la fine di quell’esclusività che aveva reso la Serie A il campionato più affascinante del mondo. Sarà difficile dare una risposta a tutte quelle domande.
Grazie Vincenzo…facendo leva sul buon senso non è difficile dare una risposta a tutte quelle domande. Hai detto bene, vincere senza rivali. Campionati che, intercettazioni alla mano, probabilmente non avresti disputato se parimenti processato.