“Gentili ascoltatori buon pomeriggio. Un cordialissimo saluto dal vostro Roberto Bortoluzzi” e via, iniziavano così le domeniche da ragazzo tifoso della generazione dei cosiddetti “boomer”! Ho evitato di cadere nell’azzardo della onomatopea che potesse richiamare a mente la sigla tipo “boom boom boom”, ma tanto sono quelle cose che saltano immediate quando apri i cassetti della memoria.
Dal 1960 ad oggi la stessa trasmissione radiofonica, con più o meno la stessa formula, ha significato però moltissime cose diverse. È ancora oggi un ponte immaginifico che collega numerose generazioni diverse del calcio nostrano, ognuna con la sua propria forma e i propri modi. E “Tutto il calcio minuto per minuto” che ne è sempre stato il megafono privilegiato ha sempre saputo adattarsi ai cambiamenti, come un tessuto pregiato ha la grazia di fare su corpi tanto diversi. Non è questo il luogo adatto per una ricerca di storia radiofonica, tantomeno sono io un giornalista. È solo un tributo di uno che come me ha goduto a piene mani di quelle emozioni.
E come ogni semplice uomo normale ho la pretesa di affermare che “Tutto il calcio” che ho vissuto io sia stato ovviamente il migliore, fatto dai migliori interpreti che avevano dalla loro anche la grande fortuna di raccontare le gesta di campioni immensi. Ho 50 anni quindi potete capire bene a che periodo mi riferisco, quella dozzina di anni che parte dalla metà degli anni ’80. Ah buon cielo. Ameri, Ciotti, Provenzali, Cucchi, Corsini, Bortoluzzi, Dotto, Ferretti, Gentili, Orlando, Raffa. Allenatore il mitico Ezio Luzzi. Ma che formazione sarebbe venuta fuori? Una congerie di voci cui associavi ben poche facce, che spuntavano tutte insieme dalla radiosveglia o dalla radiolina, che spostavi in giro per la stanza alla ricerca della migliore ricezione.
Enrico Ameri col suo profluvio speditissimo a raccontare sempre con la partita di cartello, Sandro Ciotti con la sua inconfondibile voce roca e gli straordinari poetici intro pre-partita collegato spessissimo da San Siro. La dizione perfetta di Claudio Ferretti, il caldo afflato di Alfredo Provenzali, la professionalità di Riccardo Cucchi e i roboanti interventi da remoti campi di B di Ezio Luzzi, che pareva avesse segnato il Flamengo al Maracanà e invece era il pareggio della Triestina a Catanzaro. Ma in questo sommesso e confuso vociare da agorà, il suono che scorre nelle vene è quello senza identità dell’esultanza degli spalti, che di punto in bianco cadeva nel mezzo di una qualunque azione, proveniente da un altro campo.
Lì iniziava il batticuore e dicevi “ecco il Milan!” e poi, tutto in un lasso di secondo, facevi due calcoli per pensare che il rumore troppo forte era per un gol di una squadra di casa e la tua, maledizione, giocava fuori. E magari però in un campo di una provinciale erano più milanisti che tifosi di casa. Tutte queste congetture fino a che piombava come un’aquila sulla preda la voce di turno che ti esaltava o ti raggelava o ti cacciava fuori un “machissenefrega!”.
E a volte capitava, apoteosi della sofferenza, che quella frazione di secondo dove tutto poteva essere diventava più lunga, che quasi non reggevi l’emozione; e allora veniva fuori la personalità del padrone di casa, Enrico Bortoluzzi che sottolineava quasi ce ne fosse bisogno col suo monumentale annuncio: “rumore in cuffia…”. Quella frase e quell’attesa era l’epica del tifoso, la grammatica della domenica pomeriggio, quando sazio del pranzo di famiglia, ancora non educato al bicchierino di liquore, abbandonavi i non tifosi alla “Domenica In” di Rai1 e scendevi in un mondo magico, che nessuna diretta del calcio spezzatino di oggi, saprebbe nemmeno emulare. Perché alla fine di tutto, quello che ti raccontavano dovevi comunque immaginarlo e ricostruirlo nella mente almeno fino alle 18.10 quando Paolo Valenti finalmente ti mostrava tutto. Ma questa è un’altra storia. Altrettanto meravigliosa. Ma pur sempre un’altra storia. Sempre da “boomer”, vecchi incalliti romanticoni coi lucciconi agli occhi ogni volta che sentono qualcuno dire “notti magiche”.
Ah, ho parlato di abiti e della capacità di questa trasmissione di rifarsi il trucco ogni volta coerente coi tempi che corrono. Oggi tra partite in diretta tv o magari allo stadio e app sul telefonino, non ascolto più “Tutto il calcio”. Ma quando il Milan vince cerco la telecronaca e la recupero sulla rete, nella speranza di sentire la voce di Francesco Repice. Degno, degnissimo erede di quell’undici di signori col microfono di cui sopra, perfetta evoluzione di un romanticismo calcistico legato alle parole e non alle immagini. Quando dice: “ha segnato il Miiiiiilaaaaaaannnnn” beh un sorriso venato di nostalgia mi scappa sempre. Chissà come avrebbe raccontato bene i quadri avanguardisti di sua maestà Marco van Basten da Utrecht…

BIO: Marco Calabrese nasce nel dicembre ’76 ad Avezzano, Abruzzo, dove vive con la moglie Federica e due figli. Laureato in Giurisprudenza e Lettere Classiche, lavora dal 2004 alla gestione dei progetti di cooperazione internazionale e di scambio gestiti dall’Università degli Studi dell’Aquila. Ha collaborato col quotidiano “Il Messaggero” come pubblicista. Ama viaggiare, leggere, la montagna e il Milan. Membro del direttivo del Milan Club Avezzano “M. van Basten”.











4 risposte
Cosa dirti carissimo Marco, ho figli della tua età, sono milanista dal ’62, dopo aver visto Gianni Rivera giocare all’Olimpico, amo la radio da sempre tant’è che con la storica Scuola Radio Elettra ne costruiti una rudimentale, a galena, e con una cuffietta da carrista ascoltai il mio primo “Tutto il calcio minuto per minuto” godendo come un bambino col suo giocattolo quando s’inserí Tonino Carino da Ascoli interrompendo Bortoluzzi al goal del Milan segnato da Altafini!
Mi sta scendendo una lacrima, mi hai commosso per questo tuo articolo Amarcord, Chapeau!
Con tutta la mia stima!
Massimo 48 ❤️🖤
Buongiorno Marco, io ho diversi anni in più, ma sono figlio di “Tutto il calcio… a cura di Guglielmo Moretti con Roberto Bortoluzzi”.
La capacità di questi signori era di riuscire a fari immaginare perfettamente lo svolgersi dell’azione, anche Ferretti che mi perdonerà, era un po troppo giallorosso.
Ricordo Ciotti nel derby di Rummenigge (quello di andata fu quello di Hateley), racconto in diretta il gol iniziale di Virdis: quando a 90esimo minuto (grande Paolo Valenti) fecero vedere il gol, io lo avevo già visto alla radio.
Ma, se memoria non m’inganna, il ricordo più dolce è la voce in ritardo di 26 minuti di Everardo Dalla Noce, che annuncia la Stella del Milan, l’ultimo atto di Gianni Rivera ed il primo di Franco Baresi.
Buona domenica.
Memorie analoghe.
Ricordo un derby vinto 3-0. 8 novembre 1970, stagione 1970-71, quinta giornata d’andata: Biasiolo, Silvano Villa e Rivera.
Ero al cinema dell’oratorio. Intervallo tra il primo e il secondo tempo (del film!) e corsa dai preti, che ascoltavano Tutto il calcio minuto per minuto, per sapere come stesse andando il derby.
3-0!
Il secondo tempo (del film) fu un dolcissimo esercizio d’immaginazione, con quei gol da rivivere nella testa in attesa di 90° Minuto.
Tutto il calcio minuto per minuto lo associo alle prime domeniche di ottobre: quelli più grandi, con la radiolina all’orecchio, in una mano, e quella della fidanzata nell’altra. L’estate ormai finita, la scuola che ricominciava e, insomma, un nuovo anno che partiva, mai scandito dalla notte di San Silvestro.
E ricordo un pomeriggio al Parco Lambro:
«Scusi, sa cosa ha fatto il Milan a Pisa?»
«3-1, Donadoni, Gullit e Van Basten».
Da lì in poi è cambiato tutto.
Mi correggo: Claudio Ferretti era laziale, soltanto che prendevo spunto da un Roma Milan, dove segnalo’ diversi errori arbitrali a favore dei rossoneri.
Per il resto nulla da dire: grande professionista come i suoi splendidi colleghi.