HO AMATO IL MILAN PER 41 ANNI. OGGI LO LASCIO

Ci sono amori che sembrano eterni. Quello per il Milan, per me, lo era.

Avevo sei anni quando il rossonero è entrato nella mia vita. Da allora ho vissuto tutto: vittorie leggendarie, sconfitte amare, notti europee indimenticabili e stagioni difficili. Ho difeso questi colori sempre, anche quando farlo era complicato. Perché il Milan non è mai stato solo una squadra di calcio: era un pezzo della mia identità.

Oggi, a 47 anni, con un dolore che non avrei mai immaginato di provare, scelgo di dire basta.

Non è una decisione presa dopo una sconfitta o un mercato sbagliato. È la conseguenza di anni in cui ho visto svuotare il significato di un club che ha fatto la storia del calcio mondiale. La stagione appena trascorsa è stata il punto più basso di un progetto che considero fallimentare, figlio di scelte discutibili, improvvisazione e di una gestione che ha allontanato il Milan dalla sua storia.

La delusione non nasce solo dai risultati. Nasce soprattutto dalla sensazione che questa società abbia smesso di rispettare i propri tifosi. Chi ama il Milan non pretende di vincere ogni anno. Pretende serietà, competenza, rispetto e una visione degna di un club con sette Coppe dei Campioni in bacheca.

Invece abbiamo assistito a decisioni incomprensibili, dichiarazioni fuori luogo e a un’arroganza che sembrava voler zittire qualsiasi critica. Chi avrebbe dovuto incarnare i valori del Milan è finito per dividerne il popolo, alimentando rabbia e sfiducia.

Il Milan non può essere trattato come un semplice marchio da amministrare. È una storia costruita da campioni, dirigenti illuminati e milioni di tifosi che hanno sacrificato tempo, denaro ed emozioni per questi colori.

Oggi non mi riconosco più in questa società.

Per questo scelgo di allontanarmi. Non perché abbia smesso di amare il Milan, ma perché amo troppo quello che il Milan è stato per accettare in silenzio ciò che è diventato.

Finché questa proprietà e questa dirigenza continueranno a guidare il club con questo modo di operare, il mio sguardo non incrocerà più il rossonero. È una forma di protesta silenziosa, forse l’unica che un tifoso possa mettere in atto quando sente tradita la propria passione.

Un giorno, forse, tornerò.

Tornerò quando rivedrò un Milan che metta al centro la sua storia, la sua dignità e il rispetto per chi lo ama davvero.

Fino ad allora resterà soltanto un’enorme tristezza. Perché perdere una squadra non è come cambiare una passione.

È come salutare una parte della propria vita.

BIO: Michele Chiariello è nato a Barletta l’ 08 aprile 1979. Cresciuto con il Milan nel cuore, ha calcato i campi da calcio sino all’Eccellenza, ma all’età di 27 anni ha dovuto smettere perché colpito da Sclerosi Multipla. Negli ultimi anni si è dedicato al giornalismo freelance e all’opinionista in trasmissioni sportive.

Nell’ estate del 2022 la sua grande passione  per i colori rossoneri l’ha portato a fondare, insieme ad altri soci  il ” Milan Club Paolo Maldini di Barletta “

Ha pubblicato numerosi libri autobiografici dove tutto il ricavato lo devolve all’ Aism.

Una risposta

  1. Buongiorno Michele, capisco la delusione, che fa parte di tanti tifosi rossoneri.
    Più si ama più si rischia di restare delusi.
    Io faccio parte di quel nutrito gruppo di tifosi che “fini’ in serie B”: la delusione fu enorme, grazie anche (ma non solo) a quella “Faccenda Castellinata”!.
    Eppure, ho provato più amarezza in questi ultimi anni, dove la proprietà ed alcuni giocatori ci hanno reso ridicoli in tutto il mondo perché, quando si parla di Milan è un attimo varcare i confini nazionali.
    Direi però, di concedere un’ultima opportunità al Milan, visto che Cardinale ha deciso di impegnarsi in prima persona e, suppongo, non voglia perdere la faccia.
    Di Amorin dicevo qualche settimana fa, che aveva accettato anche perché era l’unico a non essersi opposto a certi “ruoli societari”: eppure, ad oggi, ho sbagliato e ne sono contento; di quel “ruolo” al momento non si parla, per fortuna!.
    Detto ciò però, dicevo anche, che, Amorin, nonostante i risultati negativi a Manchester, è un buon allenatore, con idee positive e con una mentalità europea, che è ciò che serve al nostro calcio, ancor più dei soldi.
    Così mi sento di dire: tifiamo ancora il nostro vecchio Milan!

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