LETTERA ALLA FIGC

SALVIAMO IL CALCIO ITALIANO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

Vi scrivo con amarezza, con rabbia, ma soprattutto con un profondo senso di delusione.

Martedì é maturata l’ennesima disfatta sportiva del nostro calcio e ormai non è più un episodio isolato. È il segnale evidente di un sistema che da anni continua a scivolare sempre più in basso.

Una Nazionale che per tre volte consecutive resta fuori dal Mondiale non è solo un fallimento sportivo, è la punta dell’iceberg di un problema molto più grande.

L’ennesimo scivolone della nostra Nazionale, oggi non sorprende più nessuno, perché ci siamo “abituati” a perdere e per un Paese come il nostro, é il segnale più grave.

Chi ha giocato a calcio sa benissimo che la sconfitta fa parte del gioco, ma smarrire identità, orgoglio e appartenenza no.

Non tiferò mai contro l’Italia e se scrivo questa lettera è proprio per difenderla e per far sentire in qualche modo anche il mio supporto.

Il campionato italiano deve tornare a essere il più bello del mondo e gli azzurri devono tornare protagonisti nel proprio campionato, prima e nella nazionale poi.

È tempo di cambiare davvero.

Ripartiamo dalle giovanili.

Ripartiamo dai bambini.

Ripartiamo dalla base.

Ricostruiamo tutto da zero se necessario ma non ripetiamo più gli stessi sbagli.

Servono uomini di calcio, uomini veri, esempi autentici.

Uomini che rappresentino valori prima ancora che risultati.

Persone come Maldini, Baggio, Totti, Del Piero, Cannavaro, Nesta, Tardelli, Rivera, Zoff, Zola, Mancini, Vierchowod, Baresi, De Rossi ecc.

Figure che hanno incarnato il senso profondo della maglia azzurra e del nostro calcio.

E poi…aprite le scuole calcio a tutti.

Rendetele accessibili, inclusive, vere.

Togliete le classifiche nelle categorie dei più piccoli e cercate di formare e di selezionare educatori e istruttori, adatti al ruolo.

Sennò non ha senso chiamarle “Scuole Calcio”.

Infine un monito di speranza.

Riportate i bambini a giocare.

Nei campi, nei quartieri, nei cortili.

Restituite dignità a quei campetti di periferia abbandonati, con l’erba alta due metri e le porte arrugginite.

Basta poco per ridare vita a tutto questo.

Serve coraggio.

Serve responsabilità.

Serve iniziare a guardare in faccia la realtà.

Perché non siamo italiani solo nelle vittorie.

Siamo Italiani anche e soprattutto nei momenti difficili.

Salviamo il calcio italiano.

Prima che sia troppo tardi.

Con amarezza, ma ancora con speranza.

🖊️Daniele Colasuonno

Bio: Daniele Colasuonn – Tecnico CSI, nato nel 1981 a Cernusco sul Naviglio. Laureato in Scienze Infermieristiche nella facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano. Dal 2018 si occupa di narrativa sportiva e sociale. Scrive racconti dall’età di 14 anni e oggi, a 45, continua a farlo con la stessa passione di allora.

3 risposte

  1. Buongiorno Daniele, condivido il suo articolo.
    Frase per frase, riga per riga, parola per parola, lettera per lettera.
    L’articolo più valido che abbia mai letto su questo blog.
    Su una sola cosa ho da dire: a differenza di lei, a cui va tutta la mia stima, non sono deluso e sa perché?.
    Semplice, me lo aspettavo che non c’è l’avremmo fatta.
    Tutto qui.

  2. Daniele ho apprezzato il tuo articolo. Non so se riusciremo a dare ai ragazzi la periferia con i campetti in erba. Credo di no. Comunque credo saranno inefficaci rispetto al problema. La società moderna, per traffico, egoismo e cattiveria, ora anche per i telefonini, è diventata molto pericolosa e asociale.

    Lo dico perchè, ho ottanta anni, ed ho avuto la fortuna di salire i gradini della ricostruzione, dello sviluppo della crescita tecnica e della medicina, ed ora prossimo al mio tramonto posso, grazie a questo potente strumento di comunicazione, vivere ancora in società.

    Negli anni 50 andammo ad abitare in un quartiere nuovo. In tutto il quartiere c’erano 4 automobili. La strada era nostra e si giocava, con i giochi che si praticavano per fasce di età. I fratelli o le sorelle più grandi seguivano i più piccoli. Tutto l’anno sciamavamo dalle case verso la strada alle 17 per giocare. Non avevamo una lira in tasca, quindi dovevamo organizzarci con giochi in assenza di costo. Ho avuto anche la fortuna di avere il mare a 100-200 metri da casa mia. La finisco qui.

    Questo per dire, che oggi con l’attuale traffico, la micro delinquenza, la droga e quant’altro di negativo, i bambini “non sciamano” più nella strada sotto casa.

    Ma anche gli oratori, che a prescindere dallo scopo religioso, erano importanti per favorire la socialità tra le persone.

    Questo per dire che, guardando al calcio, le “scuole calcio” sono una manna per favorire lo sport e la crescita fisica e morale. Costano? Sicuramente! Ma il livello del reddito medio oggi rispetto agli anni 50 e tutt’altra cosa. Una famiglia normale (se fortunata) mangiava carne 2 volte la settimana, non eravamo denutriti ma sicuramente senza problemi di obesità.

    Ecco, dobbiamo prendere coscienza del mondo di oggi, darci degli obiettivi e strutturare una programmazione rispetto agli obiettivi, in funzione dei mezzi disponibili.

    Il più grande serbatoio per indirizzare allo sport e alla socialità è la scuola! Lì dobbiamo seriamente programmare per costruire cittadini e sportivi.

    Comuni e scuole si devono organizzare anche per fornire le strutture in cui consentire la pratica sportiva. I giochi della gioventù, almeno per quello che mi risulta, non sono la conclusione di un anno di lavoro dedicato dalla scuola all’attività sportiva, ma un evento isolato.

    Buona Pasqua a tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *