BUON COMPLEANNO, SINDACO KALADZE

K’akhaber K’aladze, italianizzato senza apostrofi perché apostrofi Kakha Kaladze non ne ha nemmeno nella vita: tira dritto, senza interruzioni, nella vita come nel calcio e poi in politica. Nessun apostrofo, poche parole e poche frasi una via l’altra, esattamente come i fatti. Come è abituato. Domani, venerdì 27, festeggia il suo 48° compleanno: 11 anni vissuti in Italia, 9 al Milan e 2 al Genoa da cui si separò nel 2012, lasciando sul tavolo i soldi di 12 mesi di un contratto che scadeva nel 2013. La sua Georgia lo chiamava. 

Per entrare in politica, dovette dismettere tutti gli impegni imprenditoriali e umanitari (la “Kala Foundation” che aveva aperto sia nel nostro Paese che nel suo) in cui aveva profuso molte risorse personali.

Il primo ricordo che ho di lui è un’intervista in un assolato pomeriggio milanese, nel giardino di un bar pochi giorni dopo il suo arrivo al Milan. Aveva imparato la nostra lingua a tempo di record, arrivava da 3 anni alla Dinamo Kiev di Lobanovsky, consigliato a Galliani da Andriy Shevchenko che aveva giocato con lui in Ucraina. Finita la chiacchierata, mi chiese: “Cosa fai stasera? Ceniamo insieme?” Andammo nel locale del centro di Joseph Gaphios, del quale sarebbe diventato socio anni dopo al “Giannino”. Conversammo come se ci conoscessimo da anni, raccontandoci anche le cose più intime: la famiglia, gli amici, il lavoro. Nessuna barriera tra giornalista e calciatore, nacque un legame fortissimo. 

Kala incontrò la splendida Anouki, dolce e forte donna dell’Est soffusa come una luce rassicurante, divenuta moglie e madre di Levan, Kalhaber, Vache e Nicolos. Levan… Il primogenito, 17 anni, ha esordito nel luglio scorso tra i professionisti con la maglia del Samtredia, la stessa del debutto di papà dal quale ha ereditato anche l’essere mancino e – per il momento – giocare da difensore. Levan… È lo stesso nome che aveva il fratello di Kakha: in georgiano significa Levante, Est, dove sorge il sole, dove nasce un nuovo giorno. L’omonimo zio fu rapito nel 2001 all’uscita dell’università di Tbilisi, la capitale di cui Kakha è sindaco dal 2017 dopo essere stato per 5 anni ministro dell’Energia e delle Risorse naturali. Di Levan non si seppe più nulla, se non attraverso continue richieste di denaro in cambio di informazioni che si rivelavano sistematicamente fasulle e che costarono a Kakha centinaia di migliaia di euro. Levan fu trovato morto solo nel 2006: si scoprì che era stato ucciso pochi giorni dopo il sequestro perché aveva riconosciuto uno dei delinquenti, amico di famiglia. Tutti i responsabili sono stati arrestati dall’FBI  e condannati, ma la ferita è rimasta, il solco è profondo. 

Ho un ricordo emozionante nel 2020 in pieno lockdown: gli chiesi una diretta su Instagram, volle farla all’alba mentre – in tuta gialla e stivali – accompagnava i mezzi che effettuavano le disinfestazioni per le strade di Tbilisi. Una città che conosco bene, ci sono stato una mezza dozzina di volte: Georgia-Italia valevole per gli Europei, la presentazione della Fondazione, la sua partita di addio… L’ultima nel settembre 2024 quando Kaladze ha organizzato l’ennesima amichevole tra vecchie glorie per l’ennesima raccolta fondi, in occasione del 125° compleanno della Dinamo Tbilisi. C’erano Dida, Cafu, Panucci, Costacurta, Oddo, Ambrosini, Montolivo, Serginho, Kakà, Rivaldo, Seedorf… Quando Khala chiama, il Milan risponde. 

Da Zaccheroni ad Ancelotti, vincendo uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, 2 Champions, 2 Supercoppe europee, un Mondiale per club oltre ai trofei conquistati in Georgia e in Ucraina con le Dinamo di Tbilisi e Kiev, un percorso da terzino e da centrale, non sempre valutato per i suoi meriti effettivi: potente, grintoso, affidabile, è stato una colonna della sua Nazionale diventando il più grande calciatore della storia georgiana, affiancando Kobiashvili e insidiato ora da Kvaratskhelia.

Di giocatori come lui ci sarebbe sempre bisogno, in ogni grande squadra. Di uomini come lui avrebbe bisogno tutto il pianeta, dai posti più piccoli e sperduti fino ai grandi continenti. Lo spessore e l’umanità di Kakha Kaladze sono superiori, per testimonianza diretta e non solo per affetto, l’una naturale conseguenza dell’altra. 

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di  Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

5 risposte

  1. Pezzo emozionante, ricordo il suo gol vittoria nel derby del Venerdì Santo del 2006 e una solida prestazione qualche anno prima, nel 2002, contro il Real Madrid. È vero: “ci sarebbe sempre bisogno, in ogni grande squadra. Di uomini come lui avrebbe bisogno tutto il pianeta, dai posti più piccoli e sperduti fino ai grandi continenti.”

    Vincenzo

  2. Di Khala ricordo il 1° derby vinto da spettatore pagante a San Siro.
    Era un venerdì Santo del 2006, sono passati 20 anni.
    Ma bellissimo il capitolo dedicatogli da Marco Dell’Acqua nel suo libro, quando lui vinse la sua partita per la vita e in sottofondo racconto’ di quel derby.
    Kaladze quando venne a conoscenza di quella vicenda, gli regalo’ la sua maglia.
    Alto spessore umano. 👏

    1. Grazie della bellissima testimonianza Luca! Kaladze è stato un giocatore di grande qualità e spessore, arcigno e volenteroso ma soprattutto un uomo onesto, rispettoso che lo ha condotto a divenire un politico esemplare e sempre dedito ai giusti aiuti umanitari.
      Buona giornata!

      Massimo 48 ❤️🖤

  3. Ho avuto la fortuna di conoscere Kala e di frequentarlo per qualche anno quando giocava al Milan.
    Umile, sempre disponibile, benvoluto da tutti, generoso e con un cuore davvero grande.
    Ne conservo davvero un bel ricordo come uomo al di là che fosse un giocatore del ns amato Milan.
    Quando andammo a Tbilisi per un capodanno capii quanto fosse Importante e rispettato e quanto lui fosse legato alla sua terra e alla sua gente. Molti avrebbero trascorso un “rilassante” post vita da calciatore “senza impegni” lui invece si e messo a disposizione per la sua nazione/popolo; già solo questo vale piu di mille parole.

    Tanti tanti auguri.

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