Ho letto con molto interesse le parole pronunciate in conferenza stampa sui settori giovanili dal Mister del Genoa Daniele De Rossi.
In sintesi ha affermato che coi ragazzi c’è bisogno di allenatori che seminino, persone che si “sacrifichino” per costruire i presupposti per il futuro dei giovani calciatori.
Persone quindi che lavorino nell’ombra, facendo si che altri, successivamente, raccolgano i frutti della semina.
Ha aggiunto che purtroppo tutto ciò si scontra con la valutazione che le società fanno, ovvero solo e solamente quella del risultato, testimoniata dai tanti esoneri che tutte le settimane avvengono nei settori giovanili, dalle risse, espulsioni, squalifiche e le aggressioni agli arbitri delle quali sono piene le cronache.
Chi sa di settore giovanile, sa che molte volte si devono svolgere lavori che nell’ IMMEDIATO non danno vantaggi alla squadra, ma sono INDISPENSABILI per la crescita del ragazzo.
L’ allenatore di settore giovanile dovrebbe avere VISIONE, non pensare alla prossima partita ma fare in modo di creare gli strumenti e le esperienze che consentano al bambino di crescere.
Non ci si rende conto che se migliora il SINGOLO automaticamente migliora il COMPLESSO, non viceversa.
Il lavoro sicuramente non darà frutti immediati, potrebbe anche non darli, ma se non si semina non c’ è neanche la minima POSSIBILITÀ di avere un raccolto.
L’ allenatore di settore giovanile dovrebbe essere una scelta filosofica, un oscuro costruttore nell’ombra, per poi lasciare ad altri il compito di RIFINIRE ciò che è stato preparato.
In questo società del “tutto e subito” tutto ciò è utopistico, ognuno vuole essere “rampante”, ” vincente” , si vuole “apparire”, non importa come e se si pestano i piedi agli altri tanto meglio.
L’allenatore di settore giovanile dovrebbe essere un amanuense, come quei monaci che, con pazienza e in silenzio, ricopiavano i vecchi testi per tramandarli ai posteri.
Ma a chi interessa oggi essere così?
Detto ciò complimenti a Daniele De Rossi.

BIO: Alessandro Zauli classe 1965.
Allenatore UEFA A.
Collaboro con la rivista Il Nuovo Calcio dal 1993 per il quale ho scritto anche 4 libri.
Ho allenato e alleno in settori giovanili dilettantistici/professionistici dal 1985.
Lavoro anche come istruttore sportivo presso la Casa Circondariale di Ravenna e coi ragazzi della salute mentale.
Dal 2009 inoltre svolgo l’ attività di osservatore per i campionati di C e D











Una risposta
Sempre interessanti e ricchi di spunti i suoi scritti. Il discorso che fa De Rossi è giusto sotto tanti punti di vista. Chi sta alla base della piramide dovrebbe vedersi un po’ come il primo frazionista di una staffetta, che non taglierà il traguardo col testimone in mano, ma avrà creato i presupposti affinché quel risultato fosse possibile. Per questo dico sempre che lavorare nei settori giovanili è una vocazione. Purtroppo è vero che in tante società, si guarda prima al risultato ed anzi, spesso solo a quello; salvo poi lamentarsi che il movimento non sforna giocatori di livello internazionale e che siamo in crisi e negli altri paesi emergono talenti come funghi in un bosco dopo una notte di pioggia. Questo è il male del nostro movimento. Un abbraccio