GLI EROI PER CASO DEL DERBY DI MILANO
Ritorna il campionato e lo fa con la partita più attesa dai milanesi e dai tifosi di mezza Italia, il Derby della Madonnina, che quest’anno profuma di alta classifica. La memoria va direttamente ai grandi uomini delle due squadre, campioni che hanno lasciato la propria firma in questa partita, come i marcatori primatisti Shevchenko e Nordahl da una parte, Nyers e Meazza dall’altra; o all’eterna sfida tra Mazzola e Rivera o alle leggendarie partite dal forte sapore continentale tra i Tre Tulipani berlusconiani e i Tre Tedeschi della scuderia Pellegrini; non sono mancati gesti o faccia a faccia che hanno meritato di essere immortalati in epiche coreografie o in murales e poi ci sono stati gli allenatori che hanno reso celebre la rivalità tra le due squadre come Rocco ed Herrera, Sacchi e Trapattoni, Ancelotti e Mourinho, giusto per citarne alcuni, perché il derby di Milano è molto più di una partita, è la storia del calcio italiano. Tante volte la stracittadina è stata un fondamentale crocevia sulla strada che conduce al titolo, altre volte ha significato per l’una o per l’altra – se non per entrambe – un obiettivo platonico nel particolare contesto di una stagione difficile e senza successi. Ma Inter – Milan è anche la sfida di eroi assurti agli onori della cronaca quasi per caso, che con il loro gol hanno deciso il derby.
In questo articolo ricorderemo alcuni di loro, calciatori poco avvezzi alla ribalta o nella fase calante della loro carriera, ma che hanno indelebilmente marchiato la storia di questa partita.
UNA DOPPIETTA VERSIONE MUNDIAL
Non ce ne voglia Pablito da lassù, ma questa carrellata di carneadi da derby parte proprio dalla doppietta realizzata da Paolo Rossi nel match del 1 dicembre 1985.
La Juve del Trap vola in classifica, Inter e Milan arrancano, appaiate a 14 punti, a sei punti dai bianconeri. È un derby bellissimo quello che le due squadre giocano, come gli stessi giornali definiscono il giorno dopo. In attacco Virdis è affiancato da Rossi che per un giorno sembra essere quello che il 5 luglio del 1982 aveva lasciato una traccia indelebile nella partita del Sarrià tra Italia e Brasile. Proprio come in Spagna, Pablito sblocca la partita dopo 5’: scorribanda sulla fascia di un Evani effervescente che mette in mezzo per Virdis che serve Rossi, pronto a battere Zenga con un tocco delicato. L’Inter riesce a pareggiare con un altro eroe di Spagna ‘82, Spillo Altobelli e, su rigore, a portarsi in vantaggio con Brady. Il Milan allora prova a riprenderla e sugli sviluppi di un calcio d’angolo il tiro di Di Bartolomei viene intercettato magneticamente da Rossi che in uno spazio ristrettissimo si gira e infila Zenga per il definitivo 2-2. Tutta la contentezza di Pablito nelle parole di fine partita: “Se l’Inter avesse le maglie gialle come quelle del Brasile forse avrei fatto tre gol…Ma va bene così, non ricordo nemmeno io quando realizzai l’ultima doppietta. Questo, però, deve essere soltanto l’inizio”. In realtà è tutto ciò che l’attaccante toscano possa offrire in quel particolare momento della sua carriera. Per Rossi saranno i suoi unici gol in maglia rossonera e a fine stagione andrà a chiudere la carriera al Verona.
LA PRIMA DI BERLUSCONI
È il 6 aprile 1986.
Non è una domenica come tante perché va di scena alla Scala del Calcio il Derby della Madonnina, ma soprattutto trattasi del primo scontro cittadino della presidenza Berlusconi. Il Milan vuole regalare al suo nuovo presidente la prima gioia nella stracittadina. Alla vigilia, Berlusconi aveva dato la carica per questa partita: “Questo derby s’ha da vincere perché le due milanesi, nel dopoguerra, vivono oggi i loro derby sul filo di una perfetta parità: 24 vittorie e 100 gol a testa. Bene, se questo Milan staccherà i nerazzurri, di certo il mio nuovo Milan non si farà raggiungere”. Perde Berlusconi, vince Pellegrini, per la prima volta. Dimenticate il derby d’andata, qui la noia la fa da padrona e il Milan ci mette molto del suo. La prova del Diavolo è fiacca e impalpabile. Non è che l’Inter faccia molto, ma ha il merito di mostrarsi sicura e ci prova più dei cugini. Dalla mischia di un calcio d’angolo, e forse verrebbe da dire di un pomeriggio sonnolento, spunta il piedone di Minaudo, subentrato al 46’ al posto di Marangon, che da due passi deve solo mettere in rete la palla che ha colpito il palo su colpo di testa di Mandorlini. È il gol partita, il primo del giovane ragazzo della Primavera portato in prima squadra da Mario Corso. Altri due gol con l’Inter, poi un pellegrinare su è giù per lo Stivale, ma resta nella storia come colui che diede il primo dispiacere al Cavaliere.
SENO E IL MIRACOLO A MILANO
Questa volta il titolo lo prendo in prestito dalla copertina del Guerin Sportivo, uscito nei giorni successivi al derby del 15 aprile 1995. È una stracittadina speciale perché il capitano rossonero della partita è un ragazzo di Villasanta nato a Monza (lo conoscete?), ma è anche il primo derby della presidenza Massimo Moratti che vorrebbe iniziare ad emulare il padre Angelo vincendo all’esordio. L’impresa pare complicata perché il Milan è tambureggiante e asfissiante e mette i nerazzurri alle corde. Eranio centra il primo dei tre pali milanisti, ma da un calcio d’angolo arriva all’improvviso, come una folgore, la testa bionda di Andrea Seno che batte un Rossi non proprio impeccabile. Il Diavolo continua a fare la gara ma capitola prima con Jonk, poi con Berti che al volo, (con la complicità della schiena di Seba Rossi) chiude i conti, dopo il gol del momentaneo 2 a 1 di Stroppa. Andrea Seno segna con l’Inter la bellezza di…tre gol, uno proprio al Milan.
PAGANIN NON RIPETE
Il derby di andata della stagione 1995/1996 vede un grande favorito: il Milan. Non v’è dubbio, vinceranno i rossoneri di Weah, Savićević e Baggio (che parte dalla panchina). L’Inter, che non si dà per spacciata, è autrice di una partita gagliarda, da cuore nerazzurro, e mette in difficoltà i futuri campioni d’Italia passando persino in vantaggio con un coniglio estratto a sorpresa dal cilindro: Paganin. Il difensore, classe 1970, gioca ben 107 partite con i nerazzurri e può annoverare una rete, prestigiosa e sanguinosa, proprio in questo derby, nel quale il Milan di Capello spreca e rischia anche di perdere (dubbio un intervento in area su Zanetti a fine partita). Il Milan riacciuffa con i denti una partita messa male grazie a un colpo di biliardo del Genio Savićević che gioca una partita importante. Paganin, intanto, come il suo quasi omonimo musicista, non si ripeterà in maglia nerazzurra.
COMANDINI COME PABLITO
Nella storia del Diavolo c’è una data passata alla storia: 11 maggio 2001.
Il nuovo millennio si è aperto con le milanesi che arrancano e che vivono all’ombra delle romane e della Juventus. A San Siro l’Inter ospita un derby che si trasforma in un incubo. Complice un giovane attaccante, atteso per una consacrazione che fa fatica ad arrivare: Gianni Comandini. È lui che apre la notte più bruttadella storia della Beneamata con una doppietta indimenticabile, che con questi colori non ripeterà più. Sappiamo poi come finisce il derby 248 della storia, che entra di diritto nel novero delle partite indimenticabili, un’onta insopportabile che ancora oggi i tifosi nerazzurri faticano a dimenticare.
In un’intervista a CESENA TODAY l’ex attaccante rossonero ricorda quella serata: “In quel momento il grande pubblico del calcio si è accorto di me. Il fatto della doppietta, e un risultato storico, mi ha dato grande visibilità, è stato l’apice della mia carriera e spesso mi ricordano ancora in tv.”
SCHELOTTO E OBI, GOL IN DERBY PLATONICI
Gli anni 10 nel nuovo secolo sono complicati per le due compagini milanesi, anche per merito della Juventus che conduce una spietata tirannia.
Il derby di ritorno della stagione 2012/2013 vede il Milan di El Shaarawy e Balotelli favorito. Infatti, il Faraone la sblocca subito con un tiro di esterno. Handanović è più di una volta miracoloso e compie parate decisive su Super Mario che non riesce a emulare Ibrahimović, che segnò alla sua ex squadra qualche anno prima con la maglia rossonera. Il Milan non la chiude e come da copione nelle stracittadine l’Inter pareggia con Ezequiel Schelotto, che fa addirittura meglio di Paganin: gioca dodici partite e segna un unico gol con la maglia nerazzurra. La sua ribalta dura davvero poco, cambierà tante volte terre e casacche.
Sono anni difficili a Milano quelli che seguono. Moratti ha ceduto la sua amata Inter a Thohir, mentre Berlusconi sta ragionando sul futuro e non si getta più in investimenti folli, come avveniva solo qualche anno prima. Il derby è sempre il derby, ma sono partite di second’ordine, che non sono importanti per la conquista del campionato, come la sfida di andata del 2014/2015. È una bella partita, tuttavia, e Jeremy Menez apre le marcature con un bel tiro di piatto, al volo. È lui il nostro carneade? No, perché il francese segna parecchio in quella stagione. Sarà forse El Niño Fernando Torres, che gioca titolare, ve lo ricordate?
Macchè, segna solo un gol, ad Empoli, ma non nella partita contro i cugini.
Il protagonista è il nigeriano Obi, che con l’Inter è al suo secondo gol. Il centrocampista nerazzurro beffa con un tiro preciso Diego Lopez e fissa il risultato su un salomonico 1-1.
Chi sarà il prossimo protagonista tra Pulisic e Martinez, tra Leao e Thuram? Forse il destino ha deciso che un altro eroe per caso aggiunga il suo nome a questa lista di carneadi da derby. Lo sapremo tra non molto, intanto buon derby!

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










2 risposte
Gran bell’articolo Vincenzo, Chapeau! Sinceramente per domani non vedo nessuno dei
“Carneadi” che hai ben descritto divenire protagonisti del derby della Madonnina dove, secondo la meteo, potrebbe calare come ai vecchi tempi, qualche candido fiocco di neve. Nonostante nelle due squadre ci siano campioni indiscutibili quali Lauturo e Leao, i personaggi che hai elencato nel tuo pezzo avevano un altro spessore, quasi un peso specifico diverso sia col pallone ma soprattutto nella mente dei tifosi!! Per numerosi lustri l’Inter è stato Mazzola ed il Milan è stato Rivera!!…Ecco!…di questo sano dualismo ne siamo incolpevolmente succubi ed orfani!
Buon weekend …e buon Milan!!
Massimo 48 ❤️🖤
Grazie come sempre, carissimo Massimo! Il derby è la partita che si attende per tutto l’anno e che da tifoso non vuoi perdere. Domani mi attendo un grande Milan, anche se vedo l’Inter in forma e sono convinto che la loro sarà una prestazione gagliarda. Hai avuto la fortuna di vedere Mazzola e Rivera, altra caratura, altri uomini. Il calcio è cambiato parecchio, nella mia mente iconici sono stati i derby dei Tre Olandesi con van Basten che bucava spesso Zenga che solitamente protestava sempre motivo. Dall’altra parte c’erano i panzer, Matthaus si tutti. Bei tempi…domani non ci saranno carneadi, ma sarebbe bello vincere il derby con un gol del giovane Bartesaghi…
Buon derby
Vincenzo