LA COMPLESSITÀ E L’ILLUMINISMO ERETICO DI FILIPPO (E DEL BLOG)

Potrei sembrare indubbiamente di parte (se non fosse che l’onestà e conseguentemente l’identità intellettuale veicolano e rappresentano il pilastro fondante della mia essenza, visto e considerato che credo non ci sia nulla di più offensivo che non rispettare la qualità e l’approdo delle proprie, purissime, riflessioni) ma credo sia ragionevole affermare, declinando preliminarmente ogni possibile smentita, quanto Filippo si collochi agli antipodi rispetto alla gestione politica e conservatrice del calcio italiano, rappresentando un’eccellenza metodologica rara che contrasta nettamente con l’immobilismo del sistema.

Mentre figure istituzionali e tecniche come Giovanni Malagò e Roberto Mancini possono essere oggetto di discussione per una gestione legata a logiche di potere, personalismi o a una progettualità dalle tutt’altro che rivoluzionarie velleità, Filippo ha nel corso degli anni dimostrato che esiste una via alternativa basata su pilastri scientifici, pedagogici e strutturali.

Mentre la “governance” politica rincorre infatti la “vittoria domenicale”  per auto-preservarsi, la visione di Galli richiede tempo, accettazione dell’errore e semina culturale.

Il suo metodo fonde neuroscienze, pedagogia attiva e analisi dei dati, trasformando il campo da gioco in un laboratorio educativo permanente.

In un sistema che rifiuta la rivoluzione culturale e strutturale per proteggere le proprie rendite di posizione, il lavoro di Filippo emerge come un’isola di straordinaria, potenziale, lungimiranza.

Laddove i vertici si limitano a gestire il declino o a cercare capri espiatori dopo ogni fallimento, la sua figura dimostra che le competenze per rifondare il movimento italiano esistono già.

Il vero limite del sistema non è la mancanza di idee innovative ma il timore politico di applicarle su scala nazionale e al di fuori di vetuste e deleterie logiche precostituite.

La complessità concettuale di Filippo ( e del blog)  spicca perché non si limita a “selezionare” o “gestire”, ma struttura il pensiero dietro al gioco.

Ha introdotto nel calcio italiano concetti di derivazione psicopedagogica, legati alla complessità, alla lateralità, e alla centralità del giocatore come “sistema aperto” capace di auto-organizzarsi.

Il suo metodo unisce la crescita tecnica a quella scolastica, emotiva e culturale.

Credo possa essere paragonato a una figura di intellettuale silenzioso, a un curatore saggio, come un bibliotecario meticoloso o un filosofo, per il suo modo di intendere il calcio prima con la mente che con la forza, alla stregua di quanto esibiva sul terreno di gioco: era un difensore cerebrale, non si affidava a interventi disperati o alla foga agonistica, ma alla perfetta lettura del posizionamento e all’applicazione rigorosa del sistema di gioco.

Il suo modo di difendere rifiutava gli eccessi, privilegiando la pulizia dell’intervento e la grazia stilistica, proprio come i canoni estetici neoclassici votati alla bellezza ideale.

Leggeva le azioni con una calma glaciale e un senso della posizione impeccabile, riducendo il caos del campo a un esercizio di pura geometria difensiva; il suo rendimento si inseriva in un’architettura di squadra rigorosa, dove ogni movimento rispondeva a un canone prestabilito, un neoclassicismo tendente all’illuminismo: come gli illuministi cercavano di ordinare il mondo attraverso leggi razionali, Galli coordinava i propri movimenti con precisione millimetrica, rendendo la difesa un meccanismo scientifico.

Nella letteratura classica, l’individuo acquisisce valore solo quando è inserito in un sistema armonioso che serve la comunità e questo è esattamente ciò che sostiene, tecnicamente, tatticamente e umanisticamente: dentro e fuori dal campo, come un autore classico che rispetta rigorosamente le metriche e le strutture poetiche, Filippo ha subordinato il proprio raggio di luce individuale per la perfetta riuscita del “poema collettivo”.

Il suo impegno nello studio della complessità del gioco, anche attraverso questo blog, e nella formazione dei giovani, lo accosta a un maestro di scuola antica o a un pedagogista, convinto che il talento debba essere coltivato attraverso le relazioni umane, la disciplina e la comprensione del sistema collettivo.

E molto altro.

Ma potrei essere tacciato di essere di parte.

Del resto se non pensassi e sostenessi ciò che ho sciorinato, affatto avrei potuto decidere di comparire come firma all’interno di questa, or dunque condivisa, complessità.

Mi pare tautologico.

Qui non riecitiamo una parte.

E non ci limitiamo ad osservare e valutare la complessità in parte.

Sarebbe ossimorico.

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

2 risposte

  1. condivido. come tifoso di Filippo quando era in campo con la nostra maglia e da ultimo come lettore di queste pagine. Per cui ringrazio Filippo, te e tutti quanti contribuiscono a questo interessantissimo blog.

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