Tutelare la tradizione, la ragione di stato e l’arroccamento nel passato è da sempre il miglior modo per mantenere lo status quo da parte di chi da anni occupa le stanze del potere decisionale: nelle prime dichiarazioni di Claudio Ranieri, nuovo Direttore Tecnico della Nazionale, si riscontra l’ennesimo atto di una narrazione politica che rifiuta sistematicamente la complessità del calcio moderno. L’approccio mediatico della FIGC, specchio di una governance ancorata a vecchi, preistorici retaggi, preferisce affidarsi agli slogan populisti e alla retorica consolatoria piuttosto che a una diagnosi profonda di un movimento in crisi strutturale dopo tre Mondiali consecutivi vissuti da spettatori.
Nei giorni immediatamente successivi alla nomina, la retorica del “riportare i bambini al calcio abbassando i prezzi delle scuole calcio” è diventata il manifesto istituzionale. Una visione che un’analisi numerica oggettiva smentisce senza appello: calcolatrice alla mano, una retta media di 700 euro annuali per circa 240 ore di attività equivale a un costo orario di appena 2,91 euro. Una cifra che copre a stento i costi operativi delle società dilettantistiche — tra impianti, energia, materiali e istruttori — e che dimostra come il fattore economico non sia la reale causa dell’allontanamento dei giovani dal gioco.
« Io voglio capire bene tutto, come funziona il settore giovanile scolastico » , ha dichiarato il neo DT, sintetizzando in poche parole – con tutto il rispetto – l’assenza di un progetto preventivo e strutturato: si scelgono profili di grande prestigio umano, ma che entrano in carica per “informarsi e capire”, anziché figure dotate di una conoscenza capillare del movimento e di idee programmatiche già pronte per essere attuate.
Traspare di fondo l’incapacità di concepire il calcio come un vero e proprio sistema variegato, con il rifiuto perentorio della valorizzazione dell’innovazione scientifica e metodologica come reale svolta per il futuro del movimento: non servono proclami nostalgici, ma competenze. Come sottolineato con lucidità in questo blog dal suo fondatore, il dibattito federale continua a evitare qualsiasi confronto con gli studi più recenti, le teorie dell’apprendimento motorio, le neuroscienze, l’allenamento mentale nelle leve giovanili e le scienze sociali. Invece di adottare un approccio sistemico capace di abbracciare la complessità del gioco e la trasformazione delle nuove generazioni, le istituzioni preferiscono rifugiarsi nel mantra rassicurante del “si fa così perché si è sempre fatto così”, isolando la formazione tecnica dal contesto scientifico internazionale.
C’è poi una riflessione collaterale che suscita l’analisi di chi il campo e la formazione li vive quotidianamente: la distanza siderale tra la percezione istituzionale e la realtà. La scelta di non affrontare le cause profonde del disinteresse giovanile — legato alla rigidità dei modelli di allenamento e all’assenza di spazi di espressione libera — svela una classe dirigente che gestisce la politica del consenso anziché la riforma tecnica. L’ennesima delusione per chi auspicava una rottura epocale con i fallimenti del recente passato e un’apertura verso i linguaggi della modernità.
La vicenda dell’ennesimo insediamento al vertice del settore tecnico dimostra quanto il rifiuto della scienza e della complessità continui a frenare la crescita del calcio italiano che si nasconde dietro all’ “abbiamo sempre fatto così”; il prestigio delle persone non basta se non è accompagnato dalla volontà politica di rinnovare strutture e metodologie. Attraverso il costante rinvio delle riforme e l’incapacità di uscire dalla propria zona di comfort, la FIGC ci dimostra che gli slogan passano, ma la miopia ideologica, coltivata anno dopo anno, rimane il vero ostacolo all’evoluzione del nostro gioco.

Bio: Francesco Borrelli
Francesco è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è continuare ad aiutare i giovani calciatori, anche rossoneri, dal suo ufficio a Milanello, di fianco alla “palestra delle leggende”.
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2 risposte
Ti ringrazio, riflessione impeccabile. L’ennesimo alibi da dare in pasto alla stampa per giustificare il fatto che anche questa volta ci proveremo volta prossima.
Bell’articolo che c’entra perfettamente i problemi della nostra nazionale.