La Spagna ha vinto il Mondiale. Da anni offre un calcio che qualcuno, me compreso, porta ad esempio. Oggi molti, non tutti, celebrano la Spagna. Spesso quando si parla di Spagna si pensa al Real Madrid e al Barcellona. In verità le realtà che andrebbero osservate e studiate sono molteplici. In una serie di articoli scritti da Vincenzo D’Aniello proviamo a vedere quale sia l’approccio metodologico di alcuni Club che, pur con le loro diversità, possono considerarsi un riferimento per la Federazione spagnola (RFEF). Il secondo appuntamento è con l’Athletic Club Bilbao. (Filippo Galli)
ATHLETIC CLUB BILBAO – LEZAMA: L’IDENTITÀ PRIMA DEL TALENTO
A pochi chilometri da Bilbao sorge uno dei laboratori calcistici più riconoscibili d’Europa, un centro nel quale il talento rappresenta soltanto il punto di partenza di un percorso che mette al centro l’identità, il senso di appartenenza e la comprensione del gioco. Dal 1971, anno della sua inaugurazione, Lezama è diventata il cuore pulsante dell’Athletic Club. Non è semplicemente il quartier generale del settore giovanile, ma il luogo in cui il club custodisce e rinnova la propria filosofia. In un calcio sempre più globalizzato l’Athletic continua a distinguersi per una scelta unica: costruire la prima squadra attingendo quasi esclusivamente a calciatori legati al territorio basco. Una politica che molti considerano un limite e che invece, nel corso dei decenni, si è trasformata nel principale punto di forza del club.

Per sostenere un modello così particolare non bastano lo scouting o la tradizione. Serve una metodologia capace di accompagnare il giocatore dalla scuola calcio fino al professionismo senza perdere coerenza. È qui che Lezama mostra tutta la propria forza. Ogni categoria lavora seguendo principi condivisi, ogni allenatore parla lo stesso linguaggio e ogni seduta è pensata per sviluppare il calciatore nella sua totalità. La tecnica è importante, la tattica è indispensabile, ma nessuna delle due viene separata dalla crescita umana. Il giovane viene educato a prendere decisioni, a collaborare con i compagni, a comprendere il gioco e a rappresentare i valori del club ancora prima di indossare la maglia della prima squadra.
Negli ultimi anni questo percorso è stato ulteriormente rafforzato dall’arrivo di Sergio Navarro, uno dei metodologi più apprezzati del panorama spagnolo. Dopo l’esperienza maturata al Villarreal, Navarro è stato chiamato a dirigere Lezama con un obiettivo preciso: preservare l’identità dell’Athletic, aggiornandone al tempo stesso i processi formativi. La sua idea di calcio parte da un concetto semplice quanto rivoluzionario: Formazione e risultato non sono due mondi separati.
Crescere un giocatore e costruire una squadra competitiva possono e devono procedere insieme. È una visione che supera la tradizionale contrapposizione tra vincere e insegnare e che restituisce all’allenatore il ruolo di educatore del gioco. Questa filosofia prende forma ogni giorno sul campo. Le esercitazioni non vengono costruite per ripetere meccanicamente un gesto tecnico, ma per ricreare le situazioni che il calciatore incontrerà in partita. Il gioco diventa il principale strumento di apprendimento. Ogni rondo, ogni gioco di posizione, ogni superiorità numerica costringe il giocatore a osservare, interpretare e scegliere.
L’obiettivo non è eseguire correttamente un esercizio, ma sviluppare la capacità di leggere ciò che accade intorno a sé. È questa continua relazione tra percezione, decisione ed esecuzione che caratterizza il modello metodologico di Lezama. Anche la formazione degli allenatori occupa un ruolo centrale. Il club investe costantemente nell’aggiornamento dei propri tecnici, promuove il confronto tra le diverse categorie e favorisce una cultura condivisa che permette al giovane di trovare continuità durante tutto il proprio percorso. Cambiano l’età, gli obiettivi e il livello di difficoltà, ma non cambia il linguaggio calcistico. È questa coerenza a rendere il passaggio da una categoria all’altra un’evoluzione naturale e non una frattura metodologica. Il lavoro di Lezama, inoltre, non si esaurisce all’interno del centro sportivo.
L’Athletic ha costruito negli anni una rete di società affiliate distribuite sul territorio basco, trasferendo principi, metodologie e percorsi formativi ben oltre i confini della propria cantera. In questo modo il club non si limita a reclutare giovani talenti, ma contribuisce direttamente alla crescita dell’intero movimento calcistico locale. È una strategia che rafforza il legame con il territorio e garantisce una continuità culturale difficile da replicare. I risultati raccontano meglio di qualsiasi slogan il valore di questo modello. Generazioni di calciatori come Julen Guerrero, Joseba Etxeberria, Andoni Iraola, Iker Muniain, Unai Simón, Nico Williams e molti altri hanno raggiunto il calcio professionistico attraversando lo stesso percorso formativo. Ogni epoca cambia interpreti, ma non modifica i principi. È questa la differenza tra un vivaio capace di produrre una buona generazione e una cantera in grado di rigenerarsi nel tempo.

Forse è proprio questa la lezione più importante che arriva da Bilbao, Lezama continua a dimostrare che il vero vantaggio competitivo nasce dalla capacità di rimanere fedeli a un’identità senza rinunciare all’innovazione. Il metodo evolve, gli strumenti cambiano, gli allenatori si aggiornano, ma i valori restano gli stessi.
È per questo che Lezama non rappresenta soltanto il settore giovanile dell’Athletic Club. Rappresenta uno dei modelli educativi più riconoscibili del calcio europeo.
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BIO: Vincenzo D’Aniello è nato ad Aversa (CE) il 25-5-1985 . È in possesso della licenza di allenatore UEFA/B e ha allenato in diverse categorie e in diverse scuole calcio della provincia di Caserta e Napoli.










