SANDRO PICCININI E L’ARTE DELLA TELECRONACA

“Proprio lui!”, “’ccezzionale!”, “sciabolata morbida!”, “mucchio selvaggio!” e “non va!”. Queste sono alcune delle espressioni che rendono immortali le telecronache di Sandro Piccinini, uno dei più famosi (e stimati) giornalisti italiani che con la sua voce racconta le partite di calcio dalla metà degli anni Ottanta a oggi.

Romano, figlio d’arte (il padre Alberto è stato, negli anni Quaranta e Cinquanta, giocatore, tra le tante, di Roma, Juventus e Milan), ancora oggi è la “voce” per antonomasia del nostro calcio.

Dopo un inizio da calciatore, a livello giovanile, con la Lazio (dopo un provino non andato a buon fine con la Roma sotto la visione di Liedholm, ex compagno di papà Alberto ai tempi del Milan), Piccinini si butta a capofitto sul giornalismo, iniziando nelle tv romane TVR Voxson e Teleroma 56, dove si cimenta nel racconto dei derby romani (anche in trasferta, con mezzi di comunicazione di fortuna) e delle partite del Tor Sapienza, in Promozione romana. È grazie a mamma Anna Maria che, “stanca” di sentire il figlio raccontare partite di calcio come se le avesse viste, si avvicina al giornalismo e, soprattutto, alle telecronache.

La sua bravura è attenzionata da Fininvest che nel 1984 lo porta a Cologno Monzese iniziando una storia d’amore con la tv berlusconiana chiusasi il 15 luglio 2018 commentando la finale del Campionato mondiale di calcio di Russia 2018 tra Francia e Croazia. Il punto più alto della sua carriera.

La sua “vita” a Cologno Monzese non riguarda solo il racconto delle partite, ma anche la conduzione di alcuni programmi di successo come “Guida al campionato” e, soprattutto, “Controcampo”: competenza, simpatia e (soprattutto) audience alle stelle.

Piccinini lascia Mediaset nel 2018 per passare a Sky, dove è opinionista di “Sky Calcio Club”, condotto dall’amico-collega Fabio Caressa. Nell’agosto 2021 lascia Sky per approdare a Amazon Prime Video, raccontando, dopo anni, le partite di Champions League (non solo di squadre italiane). A questo, si unisce la collaborazione con “Repubblica” dove settimanalmente racconta i temi calcistici nazionali e non. Il suo spazio sul quotidiano ha un nome iconico nel lessico picciniano: “Sciabolata”.

Fin qui la parte, diciamo, biografica di Sandro Piccinini, ma questo giornalista è anche altro. Piccinini, innanzitutto, è la “voce” del calcio italiano sin da quando il calcio italiano comandava a livello europeo e mondiale. Erede di Nando Martellini e Bruno Pizzul (anche se il “nostro” ha commentato una sola partita della Nazionale italiana, l’amichevole contro l’Ungheria del 1° giugno 1996), Piccinini si è formato ispirandosi a Enrico Ameri, voce storica di “Tutto il calcio minuto per minuto” e, soprattutto, voce radiofonica sportiva italiana riconoscibile e apprezzata.

Piccinini è partito dal raccontare le gesta del Tor Sapienza per arrivare, mercoledì 28 maggio 2003, all’apice della sua carriera con la telecronaca del primo (e finora unico) derby italiano in una finale di Champions League, quel Milan-Juventus di Manchester in quel “teatro dei sogni” che è Old Trafford.

Piccinini ha trasformato il concetto di telecronaca: se fino ad allora tutto era istituzionalizzato, con lui la telecronaca cambia registro, vengono usati termini basilari, si parla il giusto anche per non annoiare lo spettatore che, a rispetto di chi ascolta la radio, già vede la partita e non serve dare informazioni in più: mister “Proprio lui!” in questo è ancora oggi un maestro.

Può essere un azzardo, ma Sandro Piccinini sta alla telecronaca come Federico Buffa sta alla narrazione sportiva. Entrambi hanno dato una svolta alla loro carriera dopo un rifiuto: Buffa dopo che gli era stato negato di commentare la finale olimpica di basket maschile di Londra 2012 tra Spagna e Stati Uniti aveva preso in seria considerazione l’idea di lasciare tutto per andare a vivere in Giappone, salvo poi quell’estate essere chiamato da Paola Ellisse, responsabile basket di Sky, per raccontare brevi storie di basket che avrebbero occupato intervalli e i time out delle partite NBA per poi “spiccare il volo” e diventare il punto di riferimento nazionale dello storytelling sportivo; Piccinini, dopo aver saputo che non avrebbe fatto la telecronaca di Juventus-Ajax del 22 maggio 1996 (dove si sfidavano i campioni d’Europa uscenti contro la squadra in cui aveva militato di più il padre, oltretutto nella “sua” Roma), si licenziò da Fininvest, tornò a Teleroma 56 per essere poi richiamato, due anni dopo, da Ettore Rognoni (allora direttore di SportMediaset) chiedendogli di condurre il nascente programma tardo-serale domenicale “Controcampo”. Da una delusione (anche lavorativa) si può sempre risalire e dare una svolta alla propria carriera. Proprio come Piccinini e Buffa: garbati entrambi, competenti e maestri nelle cose che fanno.

E poi il legame incredibile (quasi assurdo, a pensarci) tra Piccini e Maurizio Mosca: Piccinini pacato e garbato accanto ad un personaggio che trascina e che era l’opposto di lui: con loro (e non solo) “Guida al campionato” e “Controcampo” hanno superato (soprattutto il secondo programma) la programmazione domenicale della Rai guidata da “La Domenica Sportiva”.

Sandro Piccinini ha attraversato tante ere del calcio: dalle prime telecronache con mezzi di fortuna, all’uso di telefoni a gettoni, i collegamenti improvvisati fino a passare a Fininvest/Mediaset ed arrivare alle nuove piattaforme, dall’analogico al digitale. Piccinini ha creato intorno a sé un vero personaggio: mai banale, sempre sul pezzo e amante del racconto del gioco del calcio nelle sue tante sfaccettature. E poi quella voce inconfondibile, quel racconto della partita usando termini entrati nel linguaggio comune, usando passione ed emozione. E quel garbo che gli ha permesso di entrare nelle case degli italiani (e sedersi, idealmente, sui divani di tutti) raccontando le partite più belle delle notti europee o raccontare i casi di moviola. Rimangono per questo iconiche le imitazioni che gli hanno fatto, nel tempo, Andrea Perroni e Neri Marcoré: imitazioni che sono sempre piaciue al giornalista romano.

Piccinini ha fatto scuola: sono tanti i telecronisti (di grido come quelli che lavorano a livello regionale o provinciale) che si sono formati o ispirati al suo modo di raccontare le partite. Ma non esisterà mai un “Piccinini II” perché ogni telecronista è a sé, sotto ogni punto di vista.

Questo era, è, e sempre sarà Alessandro Piccinini detto “Sandro”, romano del ‘58, segno zodiacale “ariete”: chi nasce sotto questo segno è, tra gli altri, competitivo, rigoroso, entusiasta, passionale e sicuro di sé. Tutti tratti che caratterizzano Sandro Piccinini, senza se e senza ma. E pensare che voleva fare il calciatore avendo come mito Omar Sivori. Tutti gli amanti del calcio ringraziano mamma Anna Maria che lo ha spinto a fare il giornalista.

BIO Simone Balocco: Novarese del 1981, Simone è laureato in scienze politiche con una tesi sullo sport e le colonie elioterapiche nel Novarese durante il Ventennio. Da oltre dieci anni scrive per siti di carattere sportivo, storico e “varie ed eventuali”. Tifoso del Novara Calcio prima e del Novara Football Club dopo, adora la sua città e non la cambierebbe con nessun altro posto al Mondo. Collabora da tempo con la redazione sportiva di una radio privata locale e ha scritto tre libri, di cui due sul calcio. I suoi fari sono Indro Montanelli e Gianni Brera, ma a lui interessa raccontare storie che possano suscitare interesse (e stupore) tra i lettori. Non invitatelo a teatro ma portatelo in qualunque stadio del Mondo e lo farete felice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *