Ho letto molti commenti sulla elezione del nuovo presidente della FIGC, ho ormai riposto da tempo le speranze in un domani migliore e pertanto accolgo con rassegnazione ogni novità che si profila all’ orizzonte. Ho letto con molto interesse la dichiarazione dell Dottor Marani, sul fatto che vada cambiata l’ aria viziata, meno cognomi e più curriculum.
Va benissimo ma lo dite ora che è tutto finito, è vero come dice Marani che non ha funzionato nulla in questi trent’anni, ma è troppo comodo accorgersene adesso.
Io penso che la situazione sia a un punto tale di degrado che non sia più recuperabile, a meno di interventi a gamba tesa da rosso diretto, ma questo non avverrà mai.
Chi mi legge sui social dal 2009 può andarsi a rileggere quello che ho sempre scritto e chi ho allenato sa quello che dicevo a loro nei primissimi anni 2000 e lo può confermare anche su queste pagine.
Io non sono stupito di quello che è accaduto nel calcio italiano, anzi sarei stato stupito del contrario, in questi quaranta anni di attività ho visto persone incapaci, improvvisate, tese solo al proprio interesse, senza nessuna considerazione del bene del calcio, ovviamente non tutte, ma tutte quelle che contavano.
Le persone competenti irrise, emarginate e in molti casi boicottate, chi come me annunciava la tempesta è stato bollato come polemico, matto, ingestibile e potrei continuare.
Ogni volta a un potere se ne è sostituto un altro, gli amici degli amici, i parenti, i figli, un poltronificio insomma di persone da sistemare.
Io mi sono rinchiuso nella mio piccolo orticello e cerco di fare del mio meglio per i ragazzi, solo ed esclusivamente per l’ amore che ancora nutro nonostante tutto per questo meraviglioso sport.
La vera grandezza sarebbe stata quella di rendersi conto del problema quando c’era il brodo grasso (sinonimo di abbondanza, ricchezza), ma non interessava a nessuno.
E ora il problema risolvetevelo da soli ammesso che ne siate capaci.

BIO: Alessandro Zauli classe 1965.
Allenatore UEFA A.
Collaboro con la rivista Il Nuovo Calcio dal 1993 per il quale ho scritto anche 4 libri.
Ho allenato e alleno in settori giovanili dilettantistici/professionistici dal 1985.
Lavoro anche come istruttore sportivo presso la Casa Circondariale di Ravenna e coi ragazzi della salute mentale.
Dal 2009 inoltre svolgo l’ attività di osservatore per i campionati di C e D











Una risposta
Analisi amara ma concreta a puntuale. Il calcio non è altro che un pezzetto di un Paese che da decenni, almeno 5, ha “visto persone incapaci, improvvisate, tese solo al proprio interesse, senza nessuna considerazione del bene” del Paese, “ovviamente non tutte, ma tutte quelle che contavano.
Le persone competenti irrise, emarginate e in molti casi boicottate; chi annunciava” il declino “è stato bollato come polemico, matto, ingestibile e si potrebbe continuare. Ogni volta a un potere se ne è sostituto un altro, gli amici degli amici, i parenti, i figli, un poltronificio insomma di persone da sistemare”. Sostituendo ‘calcio’ con ‘Paese’ il prodotto non cambia. La proprietà transitiva di un Paese alla stregua del Titanic, completo di orchestra e iceberg