IL PUNTO SUL CAMPIONATO – BOLOGNA: L’ANNO ZERO

Si devono essere abituati bene, a Bologna, in questi anni. I rossoblù hanno toccato picchi che li hanno riportati ai ricordi più belli, agli anni della squadra che faceva tremare il mondo e delle vittorie di coppe e scudetti. Merito di una società lungimirante, che parlava di Europa quando forse pochi ci credevano, e di allenatori in grado di far giocare bene la squadra, come Thiago Motta e Vincenzo Italiano. Seguendo un’idea di gioco offensiva, sono arrivati i successi: la qualificazione alla Champions League e la vittoria della Coppa Italia, cinquantuno anni dopo l’ultima volta.

La scorsa stagione la squadra di mister Italiano ha evidenziato più ombre che luci.

Partita per riconfermarsi tra le squadre in lotta per le posizioni che garantivano la qualificazione alle coppe europee, i felsinei hanno pagato il cammino in Europa League, che ha forse tolto energie fisiche e mentali. Dopo aver vinto il derby italiano contro la Roma, i rossoblù hanno dovuto pagare dazio contro l’Aston Villa, vincitrice del torneo. Il Bologna ha chiuso il campionato all’ottavo posto e non è riuscito a difendere il trofeo vinto l’anno precedente: la Coppa Italia. Al termine della passata stagione Vincenzo Italiano ha deciso di lasciare l’Emilia per una sfida affascinante sulle rive del Bosforo, alla guida del Beşiktaş, dove è già idolo dei tifosi.

A Bologna era arrivato Domenico Tedesco, giovane allenatore dalla buona esperienza internazionale.

Era partita la rivoluzione.

Il tecnico italo-tedesco, nato a Rossano, in Calabria, ma cresciuto in Germania, era arrivato a Bologna con tante aspettative e un palmarès che vantava una Coppa di Germania con il Lipsia (2021) e una Supercoppa turca con il Fenerbaçeh (2025). Era stato anche allenatore del Belgio, che aveva guidato nel campionato europeo del 2024.  Se Italiano prediligeva un calcio aggressivo soprattutto nella fase di non possesso, Tedesco aveva provato a costruire il suo Bologna sfruttando il gioco sugli esterni. L’unica sua certezza tattica era la difesa a quattro. Del resto, nella conferenza stampa di presentazione, il tecnico italo-tedesco aveva messo in chiaro la sua incertezza tattica: “Sistema di gioco? Non è fondamentale. Mi piace il gioco fluido e offensivo, con giocatori coraggiosi, il mio calcio è propositivo.”

Ma la rivoluzione è fallita o, forse, non è mai iniziata.

Pochi giorni fa, un comunicato scarno, come di solito avviene in queste occasioni, ha annunciato la fine del rapporto tra la società emiliana e Domenico Tedesco: “Il Bologna FC 1909 comunica di avere sollevato dall’incarico di allenatore della Prima squadra Domenico Tedesco, cui va un sentito ringraziamento per il lavoro svolto con professionalità e competenza. A lui e ai suoi collaboratori il Club augura le migliori fortune professionali.” Al suo posto è arrivato Raffaele Palladino, che dovrà risollevare subito il morale dell’ambiente. Dovrebbe partire dalla difesa a quattro, probabilmente con un 4-3-3, pur avendo nella sua carriera utilizzato molto il 3-4-2-1. La scelta sembra legata soprattutto alla rosa che si trova a Bologna. È stato lo stesso Palladino a confermarlo: “Nel mio percorso ho fatto tre sistemi di gioco, anche quattro: flessibilità è una parola che mi appartiene; penso che questa squadra possa giocare anche con la difesa a tre, ha ottimi interpreti di fascia, può essere una squadra camaleontica.”

Costruzione dal basso, intensità, ampiezza, catene laterali, verticalità e trequartisti/esterni capaci di muoversi tra le linee sono i principi su cui si fonda il nuovo corso, la controrivoluzione con la quale il tecnico campano proverà a risollevare le sorti del Bologna.

Il calciomercato estivo, intanto, ha portato novità importanti.

Orsolini resta il punto di riferimento e ci si aspetta tanto dalla classe di Bernardeschi, due elementi su cui costruire le fortune della squadra. Nella bilancia qualitativa tra acquisti e cessioni, questa pende forse maggiormente verso le uscite. Il club di Saputo si è privato di una delle bandiere del recente passato, Santiago Castro, venduto alla Roma. Le cessioni di Lucumì alla Juventus e di Rowe all’Atalanta sembrano confermare la sensazione che, dal punto di vista della qualità, la squadra abbia perso qualcosa. A questi si aggiungono Freuler, Dallinga, Fabbian, Aebischer e altri giocatori usciti dalla rosa. Il mercato ha quindi prodotto un forte saldo positivo, ma ha inevitabilmente ridotto alcune certezze tecniche. Il Corriere di Bologna parla di oltre 90 milioni incassati dalle cessioni e di circa 40 milioni investiti. Manca un regista che sostituisca Freuler nel mezzo, che in questi anni è stato fondamentale per il club.

È arrivato Dovbyk, una scommessa rischiosa ma ponderata. Dopo una stagione difficile a Roma, il possente attaccante cercherà di ripetere l’exploit della stagione 2023/2024 con la maglia del Girona. In un ambiente meno pressante di quello della Capitale, potrebbe ritrovare quella confidenza con il gol, che è mancata la scorso anno. Anche per lui si può parlare di anno zero. Finora ha segnato una sola rete.

Sono arrivati diversi calciatori che hanno rimpinguato la rosa. Dalla Fiorentina è stato acquisito il cartellino di Piccoli ed è stato riscattato dal Milan Pobega. Theate è rientrato al Bologna, così come il promettente Mbangula, lo scorso anno al Werder Brema, che aveva fatto parlare di sé agli esordi con la Juventus. Potrebbe essere l’anno della maturazione di Vitìk, calciatore che il Bologna ha acquistato lo scorso anno dallo Sparta Praga con grandi attese.

Il Bologna ha ottenuto solo due punti, frutto dei pareggi interni contro il Sassuolo e il Torino. Sono arrivate già tre sconfitte.

Contro la Lazio, all’esordio stagionale, la squadra di Tedesco non è riuscita a fare punti. Pur giocando a tratti un buon calcio, il Bologna ha trovato in Mandas un baluardo inaccessibile. Il subentrato Frattesi ha segnato il gol decisivo.

Anche le altre sconfitte sono state per 1-0. Beffarda quella di Bergamo: l’Atalanta ha vinto all’ultimo respiro grazie a un tiro di Samardžić, sul quale pesano le responsabilità di Skorupski. “Perderla così è molto difficile da digerire. Già lo 0-0 mi stava deludendo e sarebbe stato imbarazzante, poi addirittura prendiamo gol. Mi è rimasta un po’ sullo stomaco. Andiamo avanti” aveva detto a caldo Tedesco.

Contro il Napoli è arrivata la terza sconfitta in quattro gare, con un’involuzione anche a livello di gioco, su un campo dove comunque non è mai facile vincere. Dopo questa sconfitta, la società ha deciso di correre ai ripari: “Abbiamo avuto una riunione con Tedesco e alla fine è uscito un quadro un po’ confuso. Siccome eravamo preoccupati dell’andamento della squadra, e la squadra si è sempre comportata in maniera corretta, abbiamo agito: quel che vedevamo in allenamento non si concretizzava in partita.”

L’avvio di stagione di Skorupski, uno dei leader della squadra, è stato da dimenticare. Contro i partenopei è stato sostituito da Pessina per ragioni disciplinari, dopo essere arrivato in ritardo alla riunione tecnica, e contro il Torino, all’esordio di Palladino, si è ripetuto in negativo con la papera che ha favorito il pareggio dei granata. In vantaggio con il gol di Bernardeschi, i rossoblù hanno rischiato pure di perdere la contesa.

Cosa attendersi dal Bologna in questa stagione?

Le aspettative restano alte, ma riconfermarsi sui livelli degli anni passati sarà difficile. Per il Bologna sarà complicato lottare per le posizioni che garantiscono l’accesso alle competizioni europee. Palladino avrà bisogno di tempo e la società, che ha preso una decisione inusuale, dovrà dargli la possibilità di esprimersi al meglio in questa stagione che, per il Bologna, rappresenta l’anno zero del nuovo corso.

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

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