IL PUNTO SUL CAMPIONATO – ATALANTA: DECISAMENTE PIÙ OMBRE CHE LUCI

E il motivo era facilmente preventivabile.

 Reduce da un decennio trascorso ad incantare i confini nazionali e ad issare incredibilmente il proprio vessillo sul suolo continentale, con l’iconica eroina (ebbene sì, Atalanta non era una dea nella mitologia) altezzosamente trionfante in quel di Dublino, la compagine bergamasca è stata costretta a mutare drasticamente la propria identità.

Abbandonato il vademecum gasperiniano ( oltremodo perpetrato nei principi anche dai “discepoli” Juric e Palladino, alternatisi alla guida della società orobica durante la scorsa annata e dunque immediatamente dopo il maestro di Grugliasco), la famiglia Percassi ha affidato a Giuntoli il compito di inaugurare un progetto tecnico che nel dato di fatto possa rappresentare quanto meno continuità di competitività, pur discostandosi dai dettami puramente tattici della gloriosa epoca in corso.

L’ex direttore di Napoli e Juventus, facendo ricadere la propria scelta su Sarri, ha sentenziato che l’Atalanta dovesse affrontare un  passaggio inevitabile fra due modi opposti di intendere il gioco nella totalità delle sue fasi.

Dall’uomo contro uomo a tutto campo, da una fase offensiva verticale e travolgente nonché da un’impostazione difensiva basata sul riferimento e sull’aggressione del dirimpettaio, i giocatori ( seppur ovviamente molti non facenti parte dell’epopea antecedente) sono ovviamente ancora costretti ad assorbire una rivoluzione concettuale che richiede tempo: Sarri ha accettato la sfida di Bergamo, consapevole di dover andare incontro ad una vera e propria rivoluzione culturale e strutturale che sta altresì evidenziando i limiti storici del suo “credo” dogmatico nel calcio moderno.

Con Sarri si lavora di reparto e il riferimento è la palla.

II “Sarrismo” storico si fonda sul calcio di posizione, sulla ricezione nello spazio e su combinazioni rapide e codificate a tocchi ridotti.

Oggi la maggior parte delle squadre adotta una pressione orientata sull’uomo a tutto campo.

Contro la marcatura a uomo le posizioni fisse e i binari rigidi di Sarri faticano: per scardinare questi sistemi servirebbero continui interscambi di posizione liberi o l’abilità nell’uno-contro-uno isolato, dinamiche che vanno in contrasto con la rigidità posizionale del tecnico toscano.

Sarri resta fedele alla difesa a zona e ai movimenti di reparto coordinati, un approccio che nel calcio contemporaneo fatica a neutralizzare  le pressioni individuali.

II fitto giropalla orizzontale e verticale, arma letale del suo passato, perde efficacia quando ogni ricevitore viene seguito e francobollato individualmente dall’avversario senza che il sistema preveda continui contromovimenti o scambi di posizione imprevedibili.

Sarri esige una difesa di reparto rigorosamente a zona, che si muova in modo sincrono avendo come riferimento la palla e senza rompere mai la linea.

Una linea difensiva efficace non si limita a seguire la posizione del pallone: deve leggere continuamente ciò che accade intorno.

Posizione della palla, compagni, spazio da proteggere e intenzioni dell’avversario determinano il comportamento dell’intero reparto.

Tra i principi fondamentali sicuramente primario è quello rappresentato dai compiti da sciorinare in base alla gestione altrui della palla, che sia scoperta e  coperta ( un fattore che determina l’altezza esecutiva dell’intero reparto), oltre alla coordinazione nelle uscite: quando un difensore esce, infatti, il resto della linea deve reagire di conseguenza, modificando posizione, distanze e compiti per mantenere la protezione della porta e dello spazio più pericoloso.

La proposta di Sarri, in un calcio sempre più intenso e sempre meno posizionale, è ormai obsoleta?

L’Atalanta è sì nei primi posti per passaggi effettuati e completati ma il possesso medio è al di sotto del 50%.

I palloni fanno fatica a filtrare e, nonostante le prime due vittorie, gli orobici sono, per xG, la seconda squadra meno pericolosa del campionato.

L’attesa che caratterizza la fase difensiva consegna un dato incontrovertibile: l’Atalanta è al penultimo posto anche per PPDA (una statistica avanzata che misura l’intensità del pressing: quando è alto significa che la squadra lascia più spazio e tempo agli avversari, preferendo un blocco basso o un posizionamento difensivo più prudente e arretrato senza aggredire immediatamente la trequarti opposta) ed è fra le compagini che concedono di più nonché quella che ha subìto più conclusioni.

Il Sassuolo avrebbe meritato evidentemente qualcosa di più nell’esordio stagionale, alla stregua del Bologna (anch’esso ingiustamente uscito sconfitto dalla trasferta lombarda) che ha dettato l’andamento dell’incontro pur risultando didascalico e scolastico benché pulito e disinvolto nel possesso.

Il gol allo scadere di Samardzic contro i felsinei aveva momentaneamente placato il sorgere di constatazioni già evidenti.

Dopodiché tre tonfi consecutivi: non inganni il minutaggio delle marcature della Roma all’Olimpico, decisive ai fini del risultato finale e della sconfitta di Ederson e compagni, arrivate dopo una partita dominata dai giallorossi con l’inconcepibile (letteralmente, che non può essere concepito) dato statistico di quasi quaranta conclusioni effettuate dalla squadra guidata dall’ex profeta.

E poi l’amara debacle casalinga contro il Cagliari, resosi protagonista di una gara architettonicamente impeccabile, giusta nelle esecuzioni dei tempi e nell’occupazione degli spazi con e senza palla, perennemente propria nella sensazione emotiva, convinta e adornata dalla maestria talentuosa di Romano (giocatore di livello superiore, proprietario intellettualmente delle dinamiche, semplice seppur in possesso di giocate acutissime, corretto nel supporto, nelle ricezioni orientate, negli scarichi, nelle letture offensive e difensive).

Infine il ko allo Stadium che ha globalmente confermato quanto di negativo emerso nelle precedenti quattro apparizioni.

Or dunque, il rigido sistema posizionale della struttura di gioco e i suoi  automatismi (che appaiono lenti nella strettissima contemporaneità) sono ormai diventati un modello tattico superato e prevedibile per i ritmi del calcio moderno, o si tratta, per il momento, di un contesto inevitabilmente figlio della mancanza di una sufficiente disponibilità temporale, necessaria per poter adempiere ad un remunerativo anno di costruzione?

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

2 risposte

  1. Il sistema posizionale della struttura di gioco non è affatto superato. La Spagna ha appena vinto il mondiale e l’ultimo europeo. Il Como ha fatto un campionato stupendo l’anno scorso con questo sistema. A me sembra piuttosto che Sarri abbia delle difficoltà a trasmettere la sua idea di gioco a giocatori che hanno quasi sempre conosciuto i sistemi con marcature a uomo e moduli 3421/343/352 (moduli che hanno fatto sparire i veri registi per medianacci atletici). All’epoca del Napoli aveva avuto subito a disposizione diversi giocatori già adatti al suo credo calcistico (Insigne, Mertens, Jorginho, Callejon…) mentre all’Atalanta le cose si fanno molto più complicate. Il problema è che pochi club di serie A hanno educato i propri giocatori al 433/4231 posizionale. E’ proprio per questa ragione che il Como ha comprato i suoi calciatori quasi esclusivamente dall’estero, purtroppo.

  2. Sono d’accordo, come è specificato nel pezzo anche…il punto è che fare calcio posizionale non significa esprimere lo stesso gioco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *