CONTINUARE CON SILVIO BALDINI

Il mio stile è di solito misurato, e delle polemiche farei volentieri a meno. Non ho simpatia né per le invettive, né per le difese d’ufficio. Eppure, in questo caso, una piccola petizione mi sento di avanzarla: Silvio Baldini va lasciato dov’è, cioè in panchina da commissario tecnico della Nazionale. Rimedio e Adani, in telecronaca, si sono spinti fino a suggerire alla Federazione di prendere seriamente in considerazione una sua conferma: e lo hanno fatto a ragion veduta, perché Baldini, sebbene CT ad interim nelle due amichevoli contro Lussemburgo e Grecia, ha ottenuto due vittorie limpide, entrambe per 1-0, entrambe convincendo.

Va poi considerato un dettaglio tutt’altro che secondario: il tecnico toscano ha scelto di portare con sé la sua Under 21, aggiungendovi soltanto il 27enne Donnarumma. Ne è uscita una squadra di sbarbatelli capace, per larghi tratti, di mettere in seria difficoltà la Grecia. E, per quanto possa valere, gli ellenici stanno parecchie posizioni avanti rispetto alla Bosnia, la squadra che ha eliminato l’Italia di Gattuso nello spareggio. Se, al netto del rosso a Bastoni, la nazionale balcanica — composta quasi interamente da calciatori nati e cresciuti tra Germania, Svizzera e Austria — ha tenuto il pallino del gioco per gran parte del match, non si può certo dire altrettanto della Grecia, sorpresa invece dall’avvio debordante dei ragazzi di Baldini. Prima del gol di Esposito, gli azzurrini trapiantati in nazionale maggiore hanno costruito diverse occasioni, dominato il possesso e mostrato una superiorità tecnica e di gioco davvero disarmante davanti a una nazionale che pure poteva vantare più d’una individualità di spessore.

Io ho sempre amato Gattuso da calciatore, e da tecnico avevo intravisto, nei suoi primi passi a Milan e a Napoli, qualità propositive non banali. I gol arrivavano a grappoli, ma bisognava anche rifinire gli equilibri, limare la gestione dei dettagli, mettere ordine dove il talento, da solo, non basta. Poi sono venute alcune scelte infelici, e la sua carriera in panchina ha conosciuto più d’una battuta d’arresto, fino a quando la Federazione lo ha chiamato a sostituire Spalletti per provare a portare l’Italia ai Mondiali dopo due edizioni fallite. E purtroppo il tecnico di Corigliano ha finito per dare ragione a quel vecchio detto, “non c’è due senza tre”: siamo sì usciti ai rigori, ma lo abbiamo fatto dopo aver giocato in dieci per un errore individuale di Bastoni e con un arbitraggio assai casalingo a Zenica, contro i bosniaci. Nessuna attenuante regge, sia chiaro. Quel 3-5-2, vulnerabile e perforabile, era sotto gli occhi di tutti; e al di là delle difficoltà fisiche della Nazionale e della crisi del movimento, la squadra di Gattuso non ha mai davvero convinto.

In Italia abbiamo il pessimo vizio di giudicare tutto dal curriculum, come ha ricordato lo stesso Baldini in un’intervista a margine del match con gli ellenici. Il tecnico toscano, con la consueta franchezza, ha detto: “Non sono uno scappato di casa, il destino mi ha portato qui”. E la nostra inclinazione da gerontosari ha portato molti a irridere in anticipo la sua nomina a CT, come se gli azzurri(ni) fossero già spacciati contro la Grecia. E invece abbiamo visto un bel 4-3-3, lo stesso modulo che Mancini impiegò quando vincemmo gli Europei nel 2021.

Baldini ha messo i calciatori nei ruoli giusti, restituendo equilibrio e solidità; la squadra è parsa compatta, coesa, e ciascuno ha gettato il cuore oltre l’ostacolo. Splendidi i rientri di Koleosho, ma anche quello di Fini, nella breve mezz’ora che ha potuto disputare prima di essere sacrificato sull’altare degli equilibri dopo il rosso a Reggiani. L’Italia è apparsa solida, tanto che anche in dieci per quasi mezz’ora ha concesso poco o nulla. Ricordo quel palo, nato più da una mischia che da un vero assedio. Non c’era il catino di Zenica, ma uno stadio Pankritio non gremito in ogni ordine di posto; eppure i greci non si sono sottratti. E men che meno gli azzurrini, che lottavano su ogni pallone, definiti da Adani “cani randagi”. Le ammonizioni, il furore di ogni contrasto, la lotta quasi indemoniata su ogni pallone hanno dimostrato l’unione di questo gruppo che, almeno in parte, andrebbe trapiantato in nazionale maggiore.

Purtroppo c’è chi ha provato a ridurre Baldini a un meme. Si è partiti da quel calcio rifilato a Di Carlo per arrivare a certe espressioni colorite pronunciate in conferenza stampa, come se un uomo potesse essere racchiuso in pochi secondi di filmato o in un titolo ad effetto. La verità è che il tecnico toscano non è un personaggio banale. Non le manda a dire, non coltiva l’arte del compromesso e, soprattutto, fa seguire i fatti alle parole. Aveva annunciato: «Per queste due amichevoli porto l’Under 21 più il capitano Donnarumma, che mi ha dato la disponibilità fin dal principio». E così è stato.

Qualcuno sosteneva che sarebbe stato più giusto schierare i reduci di Zenica, quelli che avevano mancato la qualificazione, quasi a voler impedire loro di andare in vacanza in anticipo. Sarebbe servito a poco o a nulla. In compenso avremmo sottratto a questo splendido gruppo la possibilità di disputare due partite vere contro nazionali maggiori. La prima avversaria era il Lussemburgo, che non molto tempo fa non era certo uscito travolto dalla Germania. Ma molti continuano a ragionare con le categorie del calcio del secolo scorso. Il pallone, nel frattempo, si è livellato.

Le piccole nazionali possono contare su giocatori che militano nelle grandi squadre europee, su strutture organizzative serie, su idee e lavoro. Le Fær Øer hanno palleggiato in faccia alla Macedonia, dominato il Montenegro, battuto la Repubblica Ceca e perso soltanto 3-1 contro una potenza come la Croazia. Lo status quo non è più quello di venticinque anni fa e non è nemmeno quello di cinque anni fa. Prenderne coscienza è un obbligo!

Bisogna poi comprendere un altro aspetto. Il lavoro di un commissario tecnico è profondamente diverso da quello di un allenatore di club. Il CT non costruisce automatismi quotidiani ma fiducia, identità, appartenenza. Baldini questo lo ha fatto. Ha creato un gruppo e ci ha messo la faccia quando ha sostenuto che diversi ragazzi della sua Under 21 sono prontissimi per la Nazionale maggiore. Il CT degli azzurrini ha indicato una strada, un po’ come fece Azeglio Vicini nell’avvicinamento ai Mondiali del 1990. Forse non disponiamo del talento abbondante di quegli anni, ma possediamo qualcosa che nel calcio moderno conta quasi altrettanto: una base, un’ossatura, un gruppo.

E qui arrivo alla conclusione. La mia speranza, che è la parola più importante del vocabolario umano quando si parla di futuro, è vedere Baldini confermato. Non soltanto perché lo considero un modello come uomo e come tecnico, ma perché lo ritengo l’uomo giusto per ripartire. Per accompagnare questi azzurri(ni) fino al Mondiale, passando per l’Europeo e magari persino per le Olimpiadi, come accadde nel 2004 quando l’Argentina affidò al CT della nazionale maggiore la guida dei propri giovani.

L’ossatura c’è. Il CT pure. Naturalmente nessuno propone di rottamare in blocco la Nazionale maggiore. Calafiori e Tonali sono nati negli anni Duemila e giocano ad altissimo livello in Premier League. In alternativa a Esposito esiste Moise Kean. Si parla dell’inserimento di profili del 2003 come Vergara o Doumbia. E gli stessi giocatori dell’Inter, finiti nell’occhio del ciclone dopo Zenica, non sono certo da pensionare per decreto. La forza di Baldini, semmai, è proprio questa: non guarda la carta d’identità. Se nel 2030 un quarantenne fosse ancora un leader e avesse dimostrato il proprio impegno verso la Nazionale, lo convocherebbe senza esitazioni. E allo stesso modo non avrebbe paura di lanciare un diciassettenne in rampa di lancio.

Per questo la domanda alla Federazione è semplice. Siete davvero sicuri di voler lasciare il certo per l’incerto? Di tornare magari a un tecnico dalle idee antiche o a un modulo poco funzionale per questi ragazzi? Diciamolo senza giri di parole. L’unico motivo serio per vacillare — vacillare, non necessariamente scegliere un altro CT — sarebbe ricevere una telefonata da Pep Guardiola. In caso contrario, perché rinunciare a un allenatore che sta portando idee, gioco, solidità, coesione, passione e amore per la maglia? Sono ingredienti semplici, persino antichi. Ma nel calcio sono proprio quelli che fanno la differenza. E a dirla tutta, sono anche ingredienti che negli ultimissimi anni, per usare un eufemismo, non sempre abbiamo avuto il privilegio di vedere in azzurro.

BIO: VINCENZO DI MASO

Traduttore e interprete con una spiccata passione per la narrazione sportiva. Arabista e anglista di formazione, si avvale della conoscenza delle lingue per cercare info per i suoi contributi.

Residente a Lisbona, sposato con Ana e papà di Leonardo. Torna frequentemente in Italia. 

Collaborazioni con Rivista Contrasti, Persemprecalcio, Zona Cesarini e Rispetta lo Sport.

Appassionato lettore di Galeano, Soriano, Brera e Minà. Utilizzatore (o abusatore?) di brerismi.

Sostenitore di un calcio etico e pulito, sognando utopisticamente che un giorno i componenti di due tifoserie rivali possano bere una birra insieme nel post-partita.

2 risposte

  1. Mister Baldini è un grande Allenatore,un pedagogo moderno,ha formato un gruppo compatto, orientato al piacere di giocare insieme con orgoglio per la maglia azzurra. Bravo anche nella comunicazione, nel mantiene le distanze, integerrimo, misurato nei toni e nell’entusiasmo.

  2. Condivido pienamente l’analisi di Filippo Galli,che corrisponde proprio con il mio pensiero in merito alla nomina del nuovo CT. Mister Silvio Baldini e’ da sempre un tecnico lungimirante e controcorrente,con la visione a n×360 gradi di come allenare una squadra e rapportarsi ai calciatori,in particolare con i giovani!

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