Nel 1994 Bora Milutinović era l’allenatore dell’US National Team. All’epoca, il calcio negli States era un esercizio di improvvisazione e fantasia. In un’intervista al canale istituzionale della FIFA, il santone serbo diceva che aveva dovuto pescare i suoi calciatori dal circuito universitario e allenarli nei grandi parchi delle città.
Dopo trentadue anni gli Stati Uniti tornano ad essere il centro del mondo del calcio, seppur questa volta in una coalizione tutta nordamericana con Messico e Canada.
Cosa è cambiato in questi anni?
Tanto, abbastanza, forse poco.
Qualcuno annunciava la crescita esponenziale del calcio in America. È nata la MLS, ma non è forse riuscita a competere con le quattro leghe professionistiche principali. Il soccer ha una doppia missione: dimostrare all’esterno la sua crescita, farsi annoverare tra gli sport più popolari all’interno.
Gli Stati Uniti hanno ottenuto un terzo posto nella prima edizione dei Mondiali. Nel 1950 Joseph Édouard Gaetjens, haitiano d’origine, suggellò il trionfo degli americani nella sfida contro gli inglesi più accreditati vinta per 1 a 0. La vittoria fu così clamorosa che passò alla storia come il “Miracolo di Belo Horizonte”. Nell’epoca degli allenamenti nei parchi, gli Stati Uniti furono deludenti a Italia ’90, ma capaci di rendere dura la vita alla nostra Nazionale (1-0 Giannini). Fu allora che la federazione americana si affidò all’uomo dei miracoli: Bora Milutinović. Nel mondiale di casa gli americani si qualificarono agli ottavi di finale, dove riuscirono a tenere sulle spine il Brasile. Malissimo in Francia, miracolosi in Corea e Giappone dove sfruttarono la débâcle delle grandi potenze del calcio. Il cammino degli americani si fermò ai quarti di finale contro la Germania. Decise Ballack. Gli Stati Uniti hanno mancato clamorosamente la qualificazione nel 2018, mentre nel precedente mondiale si sono fermati agli ottavi di finale, dove sono stati sconfitti dall’Olanda.
Gli Stati Uniti non hanno giocato il torneo di qualificazione perché ammessi di diritto in quanto paese ospitante. Si sono preparati al Mondiale giocando le amichevoli. I due test di marzo non sono stati soddisfacenti. Contro il Belgio gli Stati Uniti hanno subito una pesante sconfitta per 5 a 2 tra le mura amiche di Atlanta. Lo scorso 1 aprile è arrivata la seconda sconfitta consecutiva contro il Portogallo per 2 a 0. Qualche giorno fa, la vittoria contro il Senegal ha risollevato il morale. Indicativo può essere il cammino della nazionale a stelle e strisce nella Gold Cup, dove è arrivata in finale lo scorso anno contro il Messico, che ha vinto il trofeo.
A guidare la compagine americana nel suo secondo mondiale in casa è il commissario tecnico Mauricio Pochettino. Straordinarie sono state le sue stagioni con il Tottenham, dove ha raggiunto risultati considerevoli. Oltre agli ottimi piazzamenti in Premier League, nel 2019 ha portato gli Spurs alla finale di Champions League persa contro il Liverpool. Paris Saint-Germain e Chelsea hanno preceduto la sua esperienza con gli Stati Uniti, che guida dal 2024.
Ora il USMNT, come amano chiamarlo gli americani, non si allena più nei parchi.
Pochettino ha avuto molta più fortuna di Bora Milutinović. Può contare su centri di allenamento all’avanguardia e su una base di giocatori professionisti impensabile ai tempi dell’allenatore slavo.
Pochettino sta lavorando sulla testa dei calciatori. Vuole costruire una squadra in grado di affrontare e vincere contro qualsiasi avversario, analizzando pregi e difetti delle prestazioni dei suoi uomini. Le recenti sconfitte rappresentano uno sprone per migliorarsi e provare a farsi trovare pronti per l’esordio contro il Paraguay, la partita più importante dell’immediato futuro. Gli Stati Uniti devono stare tranquilli, perché saranno guidati da un allenatore esperto, navigato e capace di portare le proprie squadre a considerevoli risultati. Attento alle due fasi, in costruzione il suo USMNT dovrebbe disporsi con un 1-4-2-3-1, con un pressing costante in fase di non possesso. Ognuno sa quello che deve fare, anche le riserve, costantemente istruite da Pochettino, per coprire ruoli differenti. Versatilità, adattamento e intraprendenza sono le basi sulle quali si poggia l’assetto tattico degli Stati Uniti. Il portiere Freese ha poi il compito di ribaltare subito l’azione con i suoi lunghi lanci.
La stella è senza dubbio Christian Pulisic. Capitan America ha in realtà perso la sua prerogativa di capitano dopo le recenti frizioni con Pochettino. La fascia sarà indossata dall’anziano Tim Ream. Non viene da una stagione esaltante. Dopo un avvio straordinario, Pulisic si è progressivamente spento. L’ultima rete in campionato è arrivata contro il Verona lo scorso 28 dicembre 2025. L’involuzione di tutto il Milan e i problemi fisici l’hanno pesantemente condizionato. Il Mondiale può essere il palcoscenico per la sua rinascita e nell’ultima amichevole giocata ha segnato, rompendo il lungo digiuno. Discorso un po’ diverso per McKennie. Elemento eclettico e dinamico, è stato forse tra i migliori della Juventus dove spesso ha trovato la via del gol. Già detto dell’importanza tattica del portiere Freese, il terminale offensivo è Balogun che gioca nel Monaco. Tra le vecchie conoscenze del nostro calcio e del Milan ricordiamo Sergiño Dest, anche lui a segno contro il Senegal, e Weah che aveva disputato un buon torneo quattro anni fa in Qatar.
Dove può arrivare la nazionale a stelle e strisce?
Presumibilmente, tra le prime sedici. Oltre, non si sa.
Pochettino dice che la sua nazionale vuole puntare alla vittoria della Coppa del Mondo. Sognare non costa nulla, forse una buona dose di fantasia. Ma intanto sappiamo che gli americani hanno la capacità di mettere in difficoltà qualsiasi nazionale.
Trentadue anni fa Bora Milutinović allenava i suoi giocatori nei grandi parchi americani. Oggi Pochettino allena una squadra ricca di talento, strutture e ambizioni. Forse il USMNT non vincerà il Mondiale, ma potrebbe raccontare un nuovo capitolo nella storia del soccer a stelle e strisce.
Gli Stati Uniti esordiranno contro il Paraguay il 13 giugno. Poi giocherà contro l’Australia il 19 giugno e la Turchia il 26 giugno.
I CONVOCATI
Portieri: Chris Brady (Chicago Fire), Matt Freese (New York City FC), Matt Turner (New England Revolution).
Difensori: Max Arfsten (Columbus Crew), Sergino Dest (PSV), Alex Freeman (Villarreal), Mark McKenzie (Tolosa), Tim Ream (New England Revolution), Chris Richards (Crystal Palace), Antonee Robinson (Fulham), Miles Robinson (FC Cincinnati), Joe Scally (Borussia Monchengladbach), Auston Trusty (Celtic).
Centrocampisti: Tyler Adams (Bournemouth), Sebastian Berhalter (Vancouver Whitecaps), Weston McKennie (Juventus), Giovanni Reyna (Borussia Monchengladbach), Cristian Roldan (Seattle Sounders), Malik Tillman (Bayer Leverkusen).
Attaccanti: Folarin Balogun (Monaco), Ricardo Pepi (PSV), Christian Pulisic (Milan), Timothy Weah (Marsiglia), Haji Wright (Coventry City), Alejandro Zendejas (Club America).

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










