BRILLA SEMPRE LA STELLA DI RIVERA

Da quando uscì dal Milan e si diede alla politica, non ci eravamo più incontrati. Pochi attimi a San Siro prima o dopo qualche partita di addio, la presentazione di un suo libro anni fa a Milano. Più nessuna intervista, nessun convivio. 

All’improvviso due serate insieme, casi della vita: ha raccolto tutte le foto della sua carriera, migliaia di immagini della sua storia, e ha pubblicato un altro volume: “Autobiografia di un campione – Dall’infanzia ad oggi”, curato dalla moglie Laura Marconi. Prima a Biella in gennaio, poi a Manfredonia poche settimane fa, mi hanno chiamato a presentarlo e così ci siamo seduti insieme sul palco. 

Sorprende, Gianni Rivera. Sorprende ancora. Gli è sempre riuscito in campo e nella vita, nel bene e nel male: stupisce, emoziona. Il 18 agosto compirà 83 anni ed è fisicamente perfetto, sembra invecchiare grazie all’intelligenza artificiale con i suoi capelli bianchi folti come allora, la sua voce identica nel tempo e la “erre” inconfondibilmente arrotata, le rughe composte, lo sguardo acuto. Soprattutto ravviva la sua ironia, colpiscono la pacatezza con cui ancora punge fantasmi del passato e i colpi piatti della sua spada combattiva: ricorda, racconta, scherza, non fa cadere nel vuoto nessuna domanda, nessuna battuta. È sempre Gianni Rivera, è sempre quel Gianni Rivera. Non è stanco.

Non scema l’amore che lo circonda in mezzo ai tifosi, gli occhi lucidi della generazione che ha iniziato ad amare il calcio, non solo il Milan, grazie a lui, alle sue danze eleganti con il pallone tra i piedi, il suo incedere sinuoso, grazie alle tempere e agli acquarelli con cui dipingeva. Gianni Rivera sorride camminando e stringendo mani, si siede, è pronto ad aprire i suoi cassetti per rileggere le molte pagine di un mondo che è stato e purtroppo nei suoi difetti non è cambiato. Si è deteriorato, anzi. Ha allontanato la passione, la purezza, la poesia. Resta però l’amore incrollabile della gente a supportare questo sport e la leggenda di alcuni miti come lui, sopravvivono per fortuna la memoria, l’affetto, l’attaccamento. La speranza che un giorno sì, qualcosa cambierà. Migliorerà, crescerà.

Rivera ripassa le sue battaglie in Nazionale, il gol alla Germania, i mille trionfi in rossonero elencando compagni e rivali, gli arbitri e un sistema che rimane imperfetto. Racconta ai giovani le sue gesta in maglietta e calzoncini, le sue barricate in giacca e cravatta, sfiorando un presente che lo interessa poco e lo affascina ancora meno. È sferzante verso le proprietà straniere, sarcastico con quelle americane che si occupano di uno sport, un mondo che non conoscono, non gli appartengono. 

Non è stanco, ho detto, infatti a Biella si trattenne fino a notte fonda dopo la presentazione, la visita al museo della birra, la cena, la torta, gli applausi. Non è stanco, ho detto, infatti a Manfredonia dopo la presentazione ha voluto cenare rapidamente per poi tornare al Milan Club per guardare Lazio-Milan, seduto in prima fila, in mezzo a tanti tifosi. Scuotendo il capo.

Ero bambino quando mio cugino Antonio, milanista, mi portò per la prima volta a San Siro. Non ero tifoso, volevo solo vedere una partita nello stadio della mia città perché già amavo il pallone che inseguivo ogni pomeriggio per ore, sulla terra battuta, la ghiaia e la polvere dell’oratorio. Non ho mai ricordato che partita fosse e con quale risultato finì, ma non ho mai dimenticato i brusii, le scosse elettriche, le vibrazioni ogni volta che Rivera toccava il pallone. Antonio mi comprò un suo poster all’uscita, in uno di quei baracchini sul piazzale: lo appesi in camera e rimase appiccicato a quel muro per molti decenni. 

Non ho più niente di quel bambino né di quel ragazzo, Rivera invece è rimasto uguale: riconoscibile e riconosciuto come un mito che stringe mani e punge con arguzia, fuori dal campo non ha mai dribblato niente e nessuno. Non è questo però il motivo della nostalgia con cui oggi scrivo, non è nemmeno il tempo. Mi conforta piuttosto la gioia che ancora Gianni è capace di suscitare in chi lo incontra: allora tutto sembra rimasto immobile, come allora, e posso sorridere. 

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di  Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

10 risposte

  1. Buongiorno Luca, bel dipinto del più forte (secondo me) calciatore italiano, anche se fare confronti tra epoche diverse è molto complicato. Quantomeno, del Milan che ho visto io, Gianni Rivera rappresenta un caso unico, per tutto quello che è stato per il Milan e per i suoi appassionati.
    Un Gianni Rivera che a causa della sua intelligenza, è stato ostacolato in tutti i modi dagli organi federali e dalla stampa, o quantomeno, da parte della stampa.
    Un Gianni Rivera che è stato successivamente “oscurato” da chi era invidioso di lui.
    Eppure, Gianni Rivera, a distanza di anni provoca ancora quei “brividi” come per un primo amore: quando leggo qualche sua intervista, sempre più rara, mi abbevero come se arrivassi dal deserto.
    Quando lo sento parlare sul calcio, dice sempre cose mai banali.
    Lui e Zoff, avrebbero meritato una considerazione diversa nel mondo del calcio e soprattutto, incarichi importanti, ricoperti oggi, da personaggi che sono sulla bocca di tutti: persone di sport, persone che al di la del carattere, hanno sempre dimostrato serietà in campo e fuori; persone che sono uscite in punta di piedi, pensionate troppo presto, in un mondo, quello del calcio, che con loro, sarebbe cresciuto diversamente.
    Gianni Rivera, sono orgoglioso, grazie a lei e a mio papà, di essere un appassionato milanista.

  2. Luca S. & Gianni R. 2 persone overperformanti nelle loro 2 grandissime carriere, leggendo questo meraviglioso articolo, ho rivissuto la mia indanzia di bambino rossonero, quanto nostalgia, oggi a 65 anni mi emoziono ancora, e, provo brividi a pensare a quello che fu, grazie Luca, una lacrima mi sta rigando il viso.

  3. Caro Luca, caro Filippo sono Antonio e faccio parte del Direttivo del Milan Club Manfredonia, ma so di scrivere anche a nomi del resto del direttivo e di tutti i nostri soci, voglio ringraziarvi perché la vostra presenza sia fisica che con il pensiero e fonte inesauribile di orgoglio per tutti noi, avervi conosciuto è stata per noi tutti un qualcosa che va al di là dell’essere Milanisti, ci avete fatto scoprire cos’è davvero il Milan, essere Milanisti e quando sia grande la responsabilità anche per noi tifosi di rappresentare con i nostri gesti e con le parole il blasone e la storia della prima squadra di Milano, ma vi avete anche insegnato il rispetto per i valori di questo magnifico sport, per gli avversari che restano tali in quei novanta minuti su un rettangolo verde, con uomini come Voi questo sport che si chiama calcio che noi amiamo profondamente avrà sempre un futuro perché i semi che piantate in noi tifosi cadono in terreno fertile che produce sempre più appassionati nonostante le discutibili società che oggi gestiscono le squadre di calcio come rimarcato in maniera ironica ed elegante dal mito Gianni Rivera. Il nostro non è solo un grazie ma un arrivederci perché il nostro Club è casa nostra ed ogni volta che ci date la possibilità di avervi con noi è sempre un momento bello per la nostra comunità fatta non solo di milanisti ma anche di tifosi di altre squadre che amano il calcio così come lo amate Voi. Con affetto, stima un abbraccio ad entrambi e sempre e solo FORZA MILAN.

    1. Eccellente articolo Luca, Chapeau! Possiedi la maestria di condensare in pochi minuti di lettura 20 anni di carriera di un mito rossonero nonché primo Pallone d’Oro italiano che ho avuto il piacere di osservare alcuni anni fa a Roma al Circolo Tor di Quinto dove assieme a Sormani in veste di istruttore impartiva preziose movenze di calcio agli adolescenti: che spettacolo!…ha fermato il tempo…palleggiando esattamente come più di mezzo secolo prima quando all’Olimpico, correva domenica 25 Febbraio 1962 in un Roma Milan lo vidi giocare per la prima volta e che portò il Milan del Paron, di lì a breve, alla conquista del suo 8° Scudetto per poi aprire un ciclo semplicemente monumentale!! Me ne innamorai, strappai la tessera della Roma Junior Club per abbracciare da ben 64 primavere (ma ne conto 78, sic!) il fuoco del nostro Diavolo dove alle volte mi son bruciato…ma per innumerevoli lustri…ho goduto come un riccio!!
      Grandissimi i nostri Gianni col suo pallone immortale e Luca giornalista dalla penna unica e sopraffina!!
      Un caro saluto.

      Massimo 48 ❤️🖤

  4. Come ho scritto in precedenza, io sono tifoso della Fiorentina, ma il calciatore che più mi ha legato a sè è stato Gianni Rivera.

    Ricordo ancor i filmati della “domenica sportiva” lui diciasettenne con la maglia dell’Alessandria giocare in Serie A.
    Poi, l’ho visto di persona, nel 1966 a Napoli in una partita dell’Italia: sono rimasto affascinato dal suo stile, dalla sua sapienza e intelligenza calcistica.
    Lui , Hamrin, Antognoni e Baggio sono i calciatori che più ho nel cuore.
    Ma convengo con Luca che anche da non calciatore mai è stato banale.
    Grazie Luca.

  5. Bellissimo articolo, divorato da me che all’età di 5 anni fui portato dal papà a San Siro e vedere un Milan Brescia in cui mi innamorai del Milan e di Gianni Rivera, idolo indiscusso di tutta la mia vita anche adesso che si è ritirato dal calcio.

  6. Grazie Luca delle bellissime parole, che ho letto due volte di seguito: non dirmi niente, il tuo modo di scrivere scorre talmente bene, è fluente come un valzer viennese, che non riesco a non leggerlo, e poi rileggerlo come se fosse la prima volta. E leggo con in mente la tua voce e il tuo incedere (so che sintatticamente non è corretto, volevo scrivere intercalare ma non mi piaceva l’idea di mettere “quelli là” in una parola… 🤣🤣🤣). Sono strano? Eh, lo so…
    Di te abbiamo goduto nella nostra cena di fine anno al Milan Club Siena: eri insieme ad Abbiati ed è stata una serata indimenticabile. Gianni Rivera invece era da noi sabato scorso, e leggendo le tue parole mi è sembrato di rivivere quella serata: il suo fare pungente, la sua ironia, i suoi racconti. Ci ha confessato che il gol del 4-3 alla Germania, in quella che è stata definita la partita del secolo, era convinto di averlo segnato di sinistro: solo riguardando le immagini in tv si rese conto di averlo segnato di destro. Il suo rapporto con il Paròn, Nereo Rocco, il famoso ristorante “L’assassino”, i suoi rapporti con i compagni di squadra.
    La cosa bella è stata vedere molti giovani, mica vecchi come me che lo avevano visto giocare, che avevano pianto dopo il 5-3 di Verona del 1973, che avevano pianto ancora, ma stavolta di gioia, per la stella del 1979: no, loro avevano solo sentito parlare di Rivera, e andavano da lui per fare le foto, farsi autografare il libro, insomma cercare di capire chi era, e chi continua ad essere, il Golden Boy del calcio italiano, il vate del pallone di quegli anni, il primo pallone d’oro italiano, vincitore di una Coppa dei Campioni a soli 20 anni, passato dall’Alessandria al Milan a soli 17 anni. Gianni Rivera ha calamitato la serata con disinvoltura, e ci ha regalato momenti di grande emozione e gioia.
    Grazie per le tue bellissime parole, e forza Milan sempre!!’ ♥️🖤

  7. Grazie Luca del bellissimo,vecchio, ricordo che mi hai aperto. Io ho solo 3 anni meno di te, e mi sono innamorato del Milan (in casa mia erano tifosi del Toro) tramite l’amore infinito che avevo per un “mandrogno” come Rivera. Il suo è stato in primo poster che ho attaccato in camera, era alto come me e tutte le sere, per parecchi anni, gli ho augurato la buonanotte. Come lui, soprattutto come intelligenza calcistica, non c’è più stato nessuno. Uno che non le ha mai mandate a dire. Forse ha sbagliato sul giudizio troppo affrettato che diede all’arrivo di Silvio Berlusconi, ma li credo ci fosse qualcosa di caratteriale che si e visto poi anche in seguito nelle posizioni che hanno preso in politica. Con la sua intelligenza però sarebbe un grande presidente della FIGC. Peccato solo per le ormai prossime 83 primavere.

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