“La classe immensa,
il fiero sguardo io canto
del colpitore di palloni Atlide,
che tante meravigliando addusse
sfere impetuose in rete, e di portieri
orrenda strage solea far nel campo.
Come l’erba a calcar venne di Sirio
or dinne, Musa, e in quante guerre
ei fe’ stupende prove fino al giorno
che ‘l suo destin la cruda Parca oppresse.
…
In tuono orrendo allor sua ferrea voce
alta levò nel cielo il divo Atlide:
“D’ognun che mi contrasti ecco la fine:
io questo v’imprometto, né fia vano”.
Disse così, e dell’estinto al capo
un calcio diede di cotal possanza
che da le spalle lo svellendo netto
scagliollo turbinoso di fra i pali
cui presiedeva Zenghio lunga frangia:
sferzato n’andò l’aere tutt’intorno
dal vorticar volubile del cranio
che il sangue fea spicciar dal mozzo collo:
indietreggiò Zenghione al fero obbietto,
sì che poteron gli occhi di Sabazio
quetarsi stralunati in fondo al sacco.
In ovazion proruppe Eritromelia
al punto nuovo che mai pria fu visto,
né decretar l’annullagion fu oso
il Bassanide araldo Agnolineo,
poi che lo sguardo vide minaccioso
del distruttor di reti immenso Atlide”.
Michele Mari, “Dalla cripta”, “Atleide”.
L’Atleide, strutturato in endecasillabi sciolti, è un poema epico scritto da Michele Mari tra il 1985 e il 1986 (poi incluso nella raccolta Dalla cripta, 2019) che narra l’esperienza calcistica dell’attaccante Mark Hateley in chiave mitologica, attraverso un registro alto e aulico, alla stregua di un eroe omerico o virgiliano.
Mari trasforma la leggendaria istantanea del gol di Hateley nel derby del 1984, contro l’Inter del malcapitato e sovrastato Fulvio Collovati, in una battaglia epica tra dei e guerrieri.
Una trasfigurazione intima, introspettiva, recondita, quarantennale, denudata sovente in poesia, che si identifica, ora, nelle gesta (rare) di Mark Hateley (l’eponimo Atlide), centravanti (non del tutto virtuoso) del Milan nella metà degli anni ottanta.
ll quale, alla stregua di Achille, è destinato a vita (sportiva) fugace e gloriosa (principalmente per merito dell’autore, in questo caso).
Un accostamento che rientra nella capacità di Mari ( tifoso milanista) di nobilitare la cronaca sportiva attraverso la grande tradizione letteraria italiana (endecasillabi sciolti), celebrando la “gloria” calcistica come gloria epica e altresì compiendo, così, un’impresa letterariamente sublime.

BIO: ANDREA FIOR
Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.










2 risposte
Mark Hatley se tu fossi un eponimo di certo non troveresti un un valido sinonimo!
Ma in memoria di quell’epica stracittadina proveremo a pugnar per render
l’avversaria sempre più piccina!
Collovati non c’è ma Bastoni e Barella faran di certo una guardia più che attenta!
Sarà Leao e la banda tutta a far scordar anche quel casciavit
che mal si lamenta!
E se alla fine si vincesse con un colpo di testa
Avremmo ben ricordato il grande Mark, l’eponimo!
Con fervente gioia, rinnovata
fede e tanto bollore d’animo!
Massimo 48 ❤️🖤
Applausi!