Se provate a scrivere su Google un qualsiasi riferimento a Mattia Liberali, noterete con sorpresa come, accanto a link su Margaret Thatcher o a teorie macroeconomiche, emergano diversi trend topics sul “perché Liberali non giochi” o sul fatto che non abbia rinnovato il contatto al Milan in scadenza nel 2026.
La sua storia è attualmente uscita fuori con veemenza e attenzione dell’opinione pubblica, che dopo aver “bollato” la scelta di approdare a Catanzaro alla corte di Mister Aquilani come fallimentare, ai limiti dell’autolesionismo, ha attualmente invertito la propria direzione di marcia fino a nuovo ordine. Adesso il “carro” del talento brianzolo 2007 è affollatissimo di tuttologi e talent scout lungimiranti, che “già sapevano” …
Cerchiamo di indirizzare la riflessione su un tema estremamente sentito e che in questi venti giorni che ci separano dai playoff Mondiali 2026, anima trasmissioni e podcast, vale a dire quello relativo alla possibile assenza di talenti nel nostro paese. Sì, il paese delle quattro stelle, dell’urlo di Tardelli, dell’”alzala in alto Capitano”, di Pozzo, di Meazza, di Roberto Baggio. Qualcuno sostiene che in una nazione di quasi sessanta milioni di abitanti, con un milione di tesserati FIGC e oltre novecentomila nei settori giovanili… manchino i talenti. Proprio così.
Non vogliamo paragonarci a paesi ultimamente sulla cresta dell’onda (Norvegia su tutte, ma anche Croazia ed Est Europa in generale) dove le abilità di campo pullulerebbero come materie prime da estrarre dal sottosuolo, ma pensare che numeri come quelli citati riguardino una carenza tecnica diffusa è a dir poco grottesco e ridicolo: possiamo parlare di minori ricavi rispetto ai top team europei, possiamo parlare di invasione di campioncini provenienti dall’estero e da paesi in via di sviluppo. Questo sicuramente sì. Ma prima di tutto dovremmo riflettere sul “collo di bottiglia” esistente fra prime squadre e cantere affollatissime, tradizione e crescente specializzazione, fiore all’occhiello di un settore giovanile all’avanguardia a livello federale, che sforna prospetti capaci di relazionarsi in competizioni mondiali ad alti livelli fra pari età ma che ne teme il lancio nel “mondo dei grandi”, a dispetto di altri paesi Europei (Spagna, Germania e Francia su tutti). Nel 2024 l’Italia Under 17 ha vinto l’Europeo a Cipro; l’anno prima, nel 2023 è stato il turno dell’Under 19, semifinalista poi nel 2024; ancora nel 2023 l’Under 20 è vicecampione del Mondo. Giusto per citare le ultime edizioni delle manifestazioni più prestigiose a livello giovanile.
“Non è un paese per giovani” secondo un film di Giovanni Veronesi e c’è da chiedersi se il titolo ad effetto si possa applicare anche alle vicissitudini dei nostri campioncini (lo aveva già detto Arrigo Sacchi tempo fa). Certo è che se ad ogni passo nel percorso di un ragazzo di diciannove anni, talentuosissimo e che ha “bruciato le tappe” del settore giovanile fino all’esordio in prima squadra con la maglia del Milan nel centoventicinquesimo (dicembre 2024), si preparano le sentenze di Cassazione e i timbri di definitivo smarrimento, il tema non è più quello del talento ma quello del metro di valutazione di esso. Là dove il tutto e subito si impone come versione ultima ed algoritmo insindacabile, il fascino esotico degli Estupinan (con tutto il rispetto) sarà sempre maggiore rispetto ad un campioncino cresciuto a Chiavari o a Carate Brianza.
Da mental coach di ragazzi che in questa fascia di età si cimentano nelle quotidiane sfide e lavorano a visualizzare il proprio sogno notte e giorno, voglio invitare chi legge ad ammirare la corsa leggera e spensierata di Liberali sul gol del momentaneo 2 a 0 del Catanzaro di domenica sera, ad osservarne il passo, le movenze quasi simili ad una danza; se potete, guardatelo anche da un’inquadratura controcampo e individuatene l’espressione del viso fino al momento del sinistro piazzato sul secondo palo. Osservatelo e resistete dai confronti con numeri dieci argentini a Città del Messico o a Barcellona, guardando invece alla pazienza di chi da agosto scorso ha avuto la lungimiranza e la fiducia di aspettarlo fino ad oggi. Pensate al fatto che sia solo l’inizio del suo viaggio e che arriveranno anche rigori decisivi calciati alti o fisiologiche imperfezioni da migliorare nella crescita. Ponetevi adesso la stessa domanda sulla carenza dei talenti che tanto affolla i dibattiti televisivi e qualunque risposta vi diate, tenete presente gli alti e i bassi delle vite di ciascuno di noi. E mentre lo fate, analizzate le variabili invisibili e complesse di un ragazzo alla prima esperienza fuori casa, oltre ad aspetti più tangibili come fisicità e intensità di un Under 20 in un campionato di “adulti”. Pensate che è il percorso che conduce al risultato e non il contrario, fino a trarre, ognuno per la propria competenza, le dovute conclusioni…

Bio: Francesco Borrelli è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è condividere come Coach il suo ufficio a fianco alla “palestra delle leggende” di Milanello con Ibra.
Contacts: fraborrelli40@gmail.com / IG. fraborre24_ / https://www.facebook.com/healthybrainnutrition / 0039 328 6212598










7 risposte
Abbiamo perso qualcosa nei passaggi tra giovani e grandi perché alcuni di sti ragazzi vengono pompati dal marketing delle primavere aprendogli piste di decollo libere senza alcuna difficoltà mai in tutta la loro esperienza giovanile poi sdeng trovano un ambiente o allenatore anche leggermente critico e crollano? Due errori per me: sovraesposizione e sovraprotezione prima per poi passare a un quasi totale abbandono della serie cavatela da solo in serie minori perché noi iniziamo con giocatori stranieri ecc..guardate anche Zeroli,Traorè..tutti giocatori di valore ma ai quali non è stato dato tempo di introdursi in prima squadra aiutandoli a digerire errori e prestazioni non sempre ottime..
le sovraesposizioni ci sono anche negli altri paesi, si prenda ad esempio Yamal. Da quando ha 9 anni tutti ne parlano, la differenza però è che il Barcellona l’ha aspatto quasi un anno. Quando è entrato in prima squadra a 15 anni anche lui ha faticato molto, e ci sono voluti mesi per vederlo giocare ai suoi livelli. Era anche molto giovane. L’anno dopo però è sbocciato il campione che tutti oggi conosciamo. Ha ragione Sacchi, i talenti vanno aspettati, dandogli fiducia, anche a costo di avere qualche mese un giocatore in difficoltà.
Interessante e, per certi versi inquietante, articolo… Mi domando se sia possibile – ed opportuno- un intervento normativo “interno”, sempre che sia ipotizzabile la volontà politica di disciplinare il settore…
Una proposta-provocazione voglio lanciarla io con un esempio su tutti Marco: sgravi IRPEF del 45% su calciatori “svezzati” dal settore giovanile e italiani, aggregati in prima squadra nelle varie liste campionato e Champions con “premio” con ulteriore bonus fiscale sui premi in base a presenze / minutaggio. Voglio vedere quale società con settori giovanili non accetterebbe di aspettare un po’ di più… Che ne dici?
Grazie per complimenti per il bell’articolo. Che io sappia, Liberali e il suo procuratore si sono ribellati alla nuova “policy” del Milan di Furlani & co., ossia che lo stipendio del primo contratto da pro ai calciatori provenienti dal settore giovanile lo stabilisce unilateralmente la societa’. E del resto mi sembra un approccio che si sposa pefettamente con l’andazzo che hai descritto nel post…
PS grazie anche per la dritta sul gol al Frosinone, con l’occasione me lo sono andato a vedere
Perché invece non si esalta una piazza come Catanzaro che da ben 4 anni lancia giovani talenti sapendoli aspettare? A Catanzaro il gioco del calcio è rimasto ancora un gioco.. * ed anche con ottimi risultati sportivi.
Anche io sono andato a vedere il gol di Liberali ed altre buone giocate.
Tutto bello.
Certamente, c’è da chiedersi come mai questi ragazzi vengono “annunciati” come i nuovi profeti ma poi, non riescono ad imporsi.
Troppa pressione?.
Valutazione esagerata di chi li sponsorizza?.
Mi viene in mente Camarda: record del giocatore più giovane ad aver esordito in serie A, ma il Milan poi, non sa che farsene, altrimenti lo avrebbe incluso nella “rosa” e lo avrebbe fatto giocare.
Se vieni fatto esordire a 15 anni, è perché hai “la stoffa”: qui, invece mi sorge il dubbio (e mi dispiace molto per questo adolescente) che si sia giocato sulla sua “figurina”…