In Italia si parla spesso di oratori chiusi, campetti vuoti e spazi educativi che non vengono più utilizzati come un tempo. Non servono dati per accorgersene: è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, quando si prova a capire quante opportunità reali siano ancor presenti sul territorio, emerge un quadro sorprendente. Le stime parlano infatti di un numero tra 5.600 e 8.200 oratori attivi in tutto il Paese e, solo in Lombardia, ne abbiamo circa 2.307, ciascuno dotato del proprio campo da calcio o spazio polifunzionale spesso vuoto o poco sfruttato.
A questo punto nasce spontanea una domanda: perché questi spazi, così diffusi e potenzialmente così potenti dal punto di vista sociale, restano inutilizzati? E soprattutto: perché la Federazione non prova a entrarci, magari insieme agli enti che già vi lavorano (oratori, diocesi, enti educativi), per dare nuova vita a questi luoghi attraverso il calcio?
Parto da un modello che la FIGC conosce molto bene: quello delle AST – Aree di Sviluppo Territoriale. È un progetto solido, ben strutturato, che opera attraverso attività tecniche, formative ed educative rivolte alle società sportive affiliate.
Funziona, è apprezzato e ha una ricaduta importante sul territorio. Ma ha anche un limite strutturale: coinvolge bambini che già giocano in società, quindi già dentro il sistema, già seguiti, già potenzialmente osservati da tecnici e scout.
Allora perché non spostare – o meglio, replicare – questo modello anche negli oratori, ovvero nel primo gradino della piramide sportiva e sociale? Qui si incontrano bambini che non fanno parte di una ASD, spesso per motivi economici, culturali o logistici.
Bambini che magari non hanno mai provato un allenamento strutturato, o che vivono contesti familiari complessi. Eppure giocano, corrono, si divertono… e alcuni di loro possono avere davvero talento, anche se nessuno li ha mai visti.
Immaginiamo un progetto pilota solo per la Lombardia. Abbiamo 2.307 oratori: ma non serve coinvolgerli tutti. Basterebbe partire dal 10%, cioè da 231 oratori selezionati in modo rappresentativo sul territorio. In ciascuno di questi spazi si potrebbe organizzare un allenamento settimanale gratuito e aperto a tutti, condotto da tecnici federali formati e retribuiti in modo adeguato. Una seconda seduta potrebbe essere collocata alla domenica pomeriggio, trasformando così il campetto dell’oratorio in un luogo di incontro, gioco e educazione.
Essendo prudenti, possiamo ipotizzare 50 bambini per oratorio: una stima volutamente bassa. Solo così si raggiungerebbero 11.550 bambini. Non bambini già inseriti in società, ma bambini che oggi non praticano sport o che non avrebbero mail’occasione di farlo. Un bacino immenso, socialmente prezioso e sportivamente inesplorato.
E qui arriva la domanda provocatoria: davvero, tra 11.550 bambini, non emergerebbe nessuno? Davvero non verrebbe notato un talentino che gioca libero, senza pressioni, senza modelli tattici imposti, senza il peso del “vincere a tutti i costi”?
La storia del calcio insegna che i talenti nascono ovunque, spesso nei posti più impensati. Ma hanno bisogno di essere intercettati.
Questo progetto avrebbe un impatto enorme non solo dal punto di vista sportivo ma anche educativo, sociale e mediatico. Restituirebbe vita agli oratori, offrirebbe opportunità a migliaia di famiglie e permetterebbe alla Federazione di svolgere un ruolo di inclusione reale, capillare, concreto. E allo stesso tempo, offrirebbe un nuovo flusso di giovani da osservare, formare e – perché no – accompagnare verso percorsi più strutturati nelle AST o nelle ASD del territorio.
La FIGC ha la forza, le competenze e la credibilità per dare avvio a un’iniziativa di questo tipo. Servono tecnici preparati e pagati adeguatamente, serve una comunicazione forte, serve coordinamento con oratori ed enti locali. Ma il potenziale è enorme. E potrebbe rappresentare un modello innovativo per ripartire davvero dai giovani, e soprattutto da quelli che oggi non vede nessuno.

BIO: LORENZO FORNERIS
Lorenzo si occupa di progetti internazionali e dello sviluppo di academy in tutto il mondo. Grazie alla sua passione e al suo lavoro ha visitato e supportato numerose academy, contribuendo alla loro crescita sia dal punto di vista tecnico sia da quello organizzativo. Ha potuto constatare come il linguaggio del calcio sia universale e come permetta ai bambini di sviluppare non solo le proprie abilità tecniche, ma anche la propria personalità e dimensione umana.










8 risposte
Meglio non commentare perché l’autore dell’articolo o è incompetente in materia, o è completamente fuori strada per ciò che riguarda gli oratori ed il loro mondo.
Ciao Davide, spiegaci tu il mondo degli oratori. Non lo dico in tono polemico. Se ti va scrivi un articolo in proposito.
Decisamente interessante la proposta. Da qualche parte bisogna ripartire. Le scuole calcio tradizionalmente concepite, svolgono un ruolo enorme sul piano sociale, ma sul piano della fioritura del talento calcistico, per modelli dodattico-pedagogici, per metodologie e per tanto altro, sono un ambiente assolutamente non idoneo, ovunque.
Ciao Filippo
tutto vero, io abito in provincia di Pavia in un piccolo paese quando ero ragazzino ogni paese limitrofo aveva oltre agli oratori aperti con annessi campetti da calcio frequentati tutti i giorni anche una squadra di 1-2-3 categoria. Ora ne hai una o due, questo è lo specchio. Non meravigliamoci se al mondiale ci vanno gli altri e la FGCI sta a guardare
Grande squalo bianco, un grosso saluto Luigi
Molto interessante.
in questo articolo noto un approccio educativo che non ha niente a che fare con quello spirito educativo che allora aleggiava negli oratori. I giovani non devono giocare al fine di essere reclutati da qualche società che poi li abbandona quando non rispondono alle loro aspettative. Devono Giocare semplicemente per divertirsi per fare comunità per educarsi alla vita. LASCIAMOLI GIOCARE!
Ciao Carlo, mi permetto di sottolineare come sia proprio lasciando giocare i ragazzi che il talento possa emergere. Selezionare uno o più talenti non significa non educare tutti. L’abbandono è un altro tema che andrebbe affrontato (vedasi il progetto del Crystal Palace) ma una cosa non esclude l’altra.
Vero !!!