LA FAVOLA MONDIALE CURAÇAO: UN MICRO-STATO DI APPENA 14 ANNI HA RISCRITTO LA STORIA DEL CALCIO

Un debutto che sorprende il mondo

Fino a ieri, per molti Curaçao evocava soltanto il celebre liquore blu utilizzato nei cocktail o il nome stampato sulle licenze di numerosi siti di scommesse. Oggi, però, quest’isola dei Caraibi è entrata nella storia del calcio mondiale grazie alla sua prima, clamorosa qualificazione al Mondiale. Un traguardo che porta con sé due record assoluti: Curaçao è infatti il Paese con il minor numero di abitanti mai qualificato alla competizione (185.489 secondo il Worldometer ONU) e anche il più piccolo geograficamente, appena 444 km², circa un terzo della superficie di Roma.

Una giovane nazione con radici olandesi

Situata nel Mar dei Caraibi, 65 chilometri a nord del Venezuela, Curaçao è stata una colonia olandese fin dal XVII secolo. La sua configurazione politica attuale è recentissima: solo nel 2010, dopo lo scioglimento delle Antille Olandesi, è diventata un Paese autonomo all’interno del Regno dei Paesi Bassi. L’Olanda mantiene tuttora il controllo su difesa e politica estera, oltre a garantire la cittadinanza ai suoi abitanti e a supervisionarne le finanze.
Questo legame spiega un dato singolare che rende la nazionale unica nel suo genere: tutti i giocatori convocati sono nati nei Paesi Bassi, così come il commissario tecnico. Curaçao, calcisticamente, è un ponte culturale e sportivo tra Amsterdam e i Caraibi.

Le origini del progetto calcistico

La federazione ha iniziato ufficialmente il suo percorso nel 2011, con la prima partita disputata contro la Repubblica Dominicana. Gli inizi, però, sono stati complicati. Nonostante la guida di figure di alto profilo come Guus Hiddink e Patrick Kluivert, la nazionale non riusciva a compiere il salto di qualità necessario.
La svolta, inattesa e quasi scetticamente accolta, è arrivata con l’arrivo di Dick Advocaat, uno dei tecnici più esperti e itineranti del calcio mondiale, già ct dell’Olanda in tre diversi cicli e alla guida di Emirati Arabi, Corea del Sud, Belgio, Russia, Serbia e Iraq. Quando a gennaio 2024 fu annunciato il suo nome, molti risero: “Ma presto si sono resi conto che non eravamo venuti a Curaçao a prendere il sole”, ha raccontato il suo vice Cor Pot.

Il reclutamento degli “olandesi” e la leadership di Bacuna

Advocaat ha impostato sin da subito una strategia chiara: coinvolgere quanti più calciatori olandesi con radici caraibiche possibili, puntando in particolare sui giovani in uscita dalle nazionali under. Un esempio emblematico è Armando Obispo, difensore del PSV con un passato fino all’Under 21 olandese, che ha scelto Curaçao attratto dalla possibilità concreta di raggiungere un Mondiale.
Il vero leader del gruppo, però, è il capitano Leandro Bacuna, 34 anni, in nazionale dal 2016 e oggi in Turchia al Bandirmaspor. La sua esperienza e il suo ruolo carismatico sono stati determinanti per tenere insieme un gruppo eterogeneo, per provenienza e generazione.

Un percorso impeccabile e una qualificazione rocambolesca

Nonostante il mancato coinvolgimento di nomi più noti come Riechedly Bazoer o Justin Kluivert, il lavoro di Advocaat ha prodotto un percorso di qualificazione straordinario: Curaçao è rimasta imbattuta in entrambe le fasi.
L’ultima partita, quella decisiva contro la Giamaica, è stata degna di un film. L’allenatore olandese non ha potuto essere in panchina per un problema familiare, ma gli assistenti Cor Pot e Dean Gorre hanno guidato la squadra in una gara elettrica: tre legni colpiti dai giamaicani e un rigore al 95’ cancellato dal VAR. Un misto di tensione, fortuna e resilienza che ha consegnato all’isola un risultato storico.

Advocaat : il ct dei record

La qualificazione farà entrare Dick Advocaat nel Guinness calcistico: a 78 anni, diventerà il commissario tecnico più anziano di sempre a guidare una nazionale ai Mondiali, superando di sei anni il precedente primato di Otto Rehhagel, alla guida della Grecia nel 2010.
Per Advocaat sarà anche un ritorno sul palcoscenico mondiale dopo 32 anni: l’ultima sua partecipazione risale al 1994, quando guidò l’Olanda nel Mondiale disputato proprio negli Stati Uniti. Una carriera infinita che trova nell’isola caraibica il capitolo più romantico e sconvolgente.

Identità e ambizione

La favola di Curaçao non è solo un successo sportivo, ma il simbolo di un’identità giovane e complessa, a metà tra l’Europa e i Caraibi. Un Paese nato appena 14 anni fa è riuscito, grazie a visione e determinazione, a ritagliarsi un posto nella competizione più importante del calcio mondiale. Un risultato che va oltre la dimensione del campo e che consegna a questa piccola isola un posto nel grande libro della storia dello sport.

BIO: Federico Locarno, 21 anni, studente di Management dello Sport con una grande passione per il calcio. Scrivo articoli da circa un anno e mi dedico con entusiasmo e curiosità ad esplorare e analizzare il mondo del calcio, sia quello attuale che quello passato. Inoltre, condivido i suoi miei approfondimenti sul calcio attraverso lo story-telling sui miei profili Instagram e LinkedIn.

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