DOVE SONO FINITI I CENTRAVANTI?

Massimiliano Allegri si deve inventare Leao e Nkunku in assenza di Gimenez (ancora a 0 gol in questo campionato). Spalletti sfoglia la margherita ogni gara per pescare tra Vlahovic, David e Openda. Gasperini ci ha già rinunciato e fa partire dalla panchina sia Ferguson che Dovbik. Perso Retegui, l’Atalanta ci ha provato con Krstovic senza grandi risultati, vista anche la discontinuità di condizione di Scamacca. Senza Lukaku, il Napoli annaspa con Lucca. Il Bologna se la cava bene con Castro e Cambiaghi. L’unica a dormire sonni beati è l’Inter con Lautaro e l’astro Esposito. Il CT azzurro Gattuso ha dovuto schierarne 2 (Retegui e Kean) per svoltare.

AAA centravanti cercasi, sarebbe stato l’annuncio di una volta. Il fenomeno dell’astinenza dei numeri 9 non pare comunque un’involuzione solo italiana. Prendete la Liga: dietro al solito Mbappé (13), adesso c’è il 31enne Muriqi che sta facendo impazzire i tifosi del Mallorca. L’ex laziale (una sola rete in maglia biancoceleste dal 2020 al 2022…) è attualmente 4° in classifica con 6 reti dietro al madridista (13), Julian Alvarez e Lewandowski (7). In Germania dietro al solito Harry Kane (13) ci sono il tardivo, eccellente Tabakovic (Borussia Moenchengladbach, 6 reti) e il 25enne Burkardt, una novità dell’Eintracht Francoforte. Infine in Premier, dominata in lungo e in largo dal fenomeno paranormale Haaland (14), c’è il sorprendente 24enne Igor Thiago del Brentford (8) davanti al 28enne francese Mateta (Crystal Palace), al 25enne ghanese Semeyo del Bournemouth e al sempreverde Welbeck, 35 anni, Brighton: tutti con 6 gol. Non dimentichiamo però i recenti fallimenti inglesi di Lukaku, Hojlund, Zirkzee…

Dunque il fenomeno è esteso a macchia d’olio e le motivazioni dell’evaporazione di questo ruolo, che appare quasi in disuso salvo qualche rara, straordinaria eccezione, sono senz’altro un bello spunto di riflessione e discussione. L’altra sera in onda a Sportitalia, per gioco ho chiesto ai colleghi presenti in studio di citare il più grande centravanti italiano degli ultimi 20 anni, non quelli a fine carriera naturalmente, ma quelli che questo ventennio hanno percorso. Dopo le citazioni di Balotelli e Immobile, ci è venuto in soccorso un ragazzo del pubblico per ricordarci Totò Di Natale. A parte i chiari di luna del primo che conosciamo e che gli hanno impedito di affermarsi con costanza ai livelli più alti, gli altri 2 hanno segnato a raffica nella Lazio e nell’Udinese, senza incidere più di tanto in Nazionale, nonostante l’Europeo vinto da Ciro nel 2021 e gli 11 gol in 42 presenze del napoletano naturalizzato friulano.

E’ una questione generazionale? Penso sia troppo riduttivo. Una spiegazione può risiedere nel fatto che oggi gli allenatori chiedano ai loro 9 (il numero che da sempre contraddistingue il centravanti) di partecipare al gioco, rientrare a difendere, dialogare fuori dall’area. Il gol, quell’essenza di cui si sono nutriti per tutta la storia, sentendone il profumo, odorando la rete, inspirando il momento per avventarsi sul pallone e segnare, non sono più la priorità. 

Un’altra strada potrebbe essere la costruzione dal basso, che da una parte regala peculiarità alla squadra che lo sa fare, ma dall’altra ritarda il servizio agli attaccanti e hanno maggiori vantaggi gli esterni veloci piuttosto degli attaccanti centrali. Può essere anche un’involuzione tecnica di ali e terzini che non crossano più come una volta. Onestamente non ho un’idea precisa sul tema, stimolo gli studiosi e sollecito i tecnici a rispondere in una virtuale tavola rotonda. Non credo che online ci sia posto migliore della “Complessità del calcio” per sedersi a parlare. 

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di MilanTv e collabora con Sportitalia e 7GoldSport. Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

4 risposte

  1. L’analisi mi sembra molto interessante e, probabilmente, andrebbe approfondita (forse già viene fatto) dal centro studi di Coverciano. Qualcuno dei nuovi tecnici potrebbe provare a fornire delle soluzioni in sede di tesi per il conseguimento del patentino. Fino ad allora dovremo limitarci a constatare la realtà attuale di un calcio nel quale tendono, nella maggior parte dei casi, a scomparire gli specialisti del ruolo (non solo quello di centravanti ed escludendo quello del portiere cui comunque è richiesta una maggior partecipazione alla manovra) a vantaggio di calciatori universali, più duttili e abili a ricoprire più ruoli all’interno della stessa partita. E’ un’evoluzione o un’involuzione? Come sempre, sono i risultati a decidere, atteso che le strade per arrivare alla vittoria sono molteplici e il pallone, essendo rotondo (o quasi) tende a non rispettare sempre le traiettorie che vorremmo…

  2. Articolo molto interessante: ci vorrebbero dei suggerimenti di allenatori professionisti.
    Indubbiamente, il calcio di oggi è molto diverso rispetto a 20 anni fa (25?), dove avevamo abbondanza tra Vieri, Inzaghi e Toni, giusto per fare alcuni nomi di calciatori italiani.
    Certo, non è soltanto il ruolo, ma anche il livello è cambiato e, purtroppo non in positivo.
    Poi senti le dichiarazioni del C.T. della nazionale, contro i tifosi ed a quel punto non hai bisogno di farti più domande…

  3. Nel tempo, provando ad imitare il calcio di altri Paesi, si sono seguite mode che come nella Politica, nell’Economia ecc ecc, a medio lungo termine portano “disastri sociali”.
    Il 4-3-3 che il 90% dei tecnici di settore giovanile, sia Prof che Dilettante, ha contribuito al “disastro”;
    Osceno, vedere il terminale offensivo utilizzato di spalle alla porta, solo per appoggiare la palla, poichè nelle mode, il centravanti è diventato lo spazio.
    Ora si è capito che l’errore è stato madornale, si riuscirá a porre rimedio,?
    Ripartire con l’insegnare ai ragazzini che un attaccante deve avere sempre i propri piedi ed il proprio corpo indirizzati, verso la porta avversaria, ma soprattutto VIETARE il 4-3-3 nelle attivitá giovanile, poichè non è altro che schierare un guardalinee a dx, uno a sx, ed un povero ragazzo al centro che non sa cosa fare.
    ps, con l’estinzione del centravanti a breve ci sará l’estinzione del marcatore.
    Fatto sta che anche l’inventore del “centravanti è lo spazio”, ha Halland in quel ruolo!!

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