MILAN LEGENDS – OLIVER BIERHOFF: LO SCUDETTO VINTO DI TESTA

Non è un giocatore dai piedi buoni, per capirci non ha le movenze e l’eleganza di un suo noto predecessore, Marco van Basten; non ha nemmeno lo scatto del suo compagno di reparto, George Weah, ghepardo ficcante e graffiante capace di coprire con i suoi scatti in una manciata di secondi sterminate praterie di campo; non ha la potenza e l’esplosività di Andrij Shevchenko, gli manca l’astuzia e il fiuto del gol di Super Pippo Inzaghi, a cui lascerà il posto. È la storia di un ariete d’area di rigore unico nel suo genere, capace in un solo campionato di segnare ben quattordici gol sui diciannove totali, che ogni tanto si concede anche la gioia di qualche gol di piede, pesante e decisivo, che resta addirittura nella storia, come quello messo a segno nella finale di Euro 96 contro la Repubblica Ceca, una marcatura da set, match e partita perché trattasi di un Golden Goal, diavoleria del calcio di fine millennio.

Oliver Bierhoff ha vestito in Italia le maglie di Ascoli, Udinese, Milan e Chievo Verona.

Dopo gli esordi in Germania, accetta l’offerta del Salisburgo e nella città di Mozart in 32 partite segna 23 reti, più di quante ne avesse collezionate in patria con Bayer Uerdingen, Amburgo e Borussia Mönchengladbach in quattro anni.

Arriva ad Ascoli, in prestito dall’Inter dove non tornerà più, e l’impatto con la Serie A si fa sentire. Il primo anno la punta di Karlsruhe fatica ad ambientarsi e realizza soltanto due reti, ironia della sorte una proprio alla squadra che ne detiene il cartellino, gol che comunque non inficia la vittoria dell’Inter al Del Duca. I bianconeri retrocedono in B, Bierhoff rimane ad Ascoli e sembra sentirsi a suo agio tra i cadetti. I gol arrivano, a raffica, 47 in 105 presenze. Le sue prestazioni gli valgono la chiamata dell’Udinese che nella stagione 1995/1996 fa il suo ritorno tra i grandi del calcio italiano.

È una stagione estremamente positiva la sua, con 17 reti in campionato. Viene convocato in Nazionale ed esordisce il 21 febbraio 1996 in Portogallo e già nella partita successiva contro la Danimarca va a segno con una doppietta. Come detto, partecipa al campionato europeo del 1996 nel quale risulta decisivo con la doppietta nella finalissima contro la Repubblica Ceca che ribalta il gol su rigore di Berger. Uno dei due gol lo realizza di testa, la sua specialità, il suo marchio di fabbrica che con l’Udinese mette in mostra soprattutto nelle occasioni importanti, contro le grandi della Serie A. Nella stagione 1997/1998 vince la classifica dei marcatori con 27 reti davanti a Ronaldo il Fenomeno e all’Inter segna forse il gol più importante della sua stagione il 21 dicembre 1997 perchè interrompe l’imbattibilità della squadra di Simoni e regala ai bianconeri friulani una vittoria di prestigio.

Così parla a fine partita: «Più vado avanti e più questa città, questa gente e questa squadra mi si attaccano addosso. È difficile anche solo pensare al fatto di dover eventualmente lasciare una realtà come questa. Difficile mollare un posto dove mi sento sempre a casa e dove sento la grandissima stima della gente nei miei confronti. È stata una grande partita e noi abbiamo avuto il merito di crederci sempre. Un grande gol per la gente, per i tifosi e per la città. Ho visto scene di entusiasmo indescrivibili, per una squadra grande nella mentalità più che nei mezzi. Vendetta contro l’Inter? Nessuna vendetta, sono solo contento di aver battuto la prima in classifica. Ho esultato in questa maniera solo per il golden gol degli Europei.» (FONTE LA STAMPA)

Sono parole dal forte sapore programmatico, una finestra che a dicembre si apre già ad un futuro lontano dall’Udinese. Dopo il Mondiale francese Bierhoff sceglie di seguire il suo mentore ed estimatore Alberto Zaccheroni al Milan. C’è una squadra da ricostruire dopo due anni difficili e senza soddisfazioni e il tedesco sembra l’uomo giusto al momento giusto.

Il primo anno al Milan è positivo.

Segna nelle prime quattro giornate: bagna l’esordio con una doppietta al Bologna alla prima giornata, mette il suo timbro nel vantaggio del Diavolo contro la Salernitana in trasferta e realizza il rigore nella netta sconfitta contro la Fiorentina dove Batistuta “mitraglia” per tre volte il malcapitato Lehmann. Inizia un momento di astinenza, caratterizzato da errori sottoporta, in particolare uno nel derby dove, va detto, Pagliuca è prodigioso, e da un rigore sbagliato a Cagliari. L’astinenza termina a San Siro in Milan-Udinese del 6 gennaio 1998, dopo 778 minuti. Segna in diagonale, esulta e i suoi ex tifosi non la prendono proprio bene. Lui si giustifica in questo modo: «Non sto a guardare a chi ho segnato, l’importante è che abbia rotto il ghiaccio. Anche se mi dispiace per i ragazzi dell’Udinese. Al mio amico Calori ho potuto dire solo ciao prima della partita e ciao dopo. Ma si sa, va così, capisco il loro umore. Però questo é un gol particolare e non perché l’abbia segnato alla mia ex squadra: dopo sette settimane mi pare logico che lo sia.»

Il tedesco ritrova continuità e va in rete contro Sampdoria a Marassi, Perugia, Salernitana e Piacenza, tutte marcature di testa. Sono reti pesanti perché garantiscono al Milan di poter restare agganciato al treno delle prime. Dopo lo scontro diretto contro la Lazio, i rossoneri si trovano a – 7 dai biancocelesti che sentono ormai vicino il loro secondo titolo. È storia nota: la squadra di Eriksson dilapida il vantaggio e offre alle inseguitrici la possibilità di rimettersi in gioco. Ne approfitta il Milan che vince contro il Parma e passeggia sull’ostico campo del Friuli. Nel 5 a 1 finale grande protagonista è proprio l’ariete rossonero che segna una doppietta che sa di tricolore. Oliver a questo punto ci crede: «Abbiamo dimostrato che ci siamo, che crediamo nei nostri obiettivi, che vogliamo vincere.»

Inizia, allora, un finale di campionato mozzafiato nel quale l’attaccante teutonico è decisivo a Vicenza e in casa con i tre gol all’Empoli che decidono il sorpasso sulla Lazio che a Firenze viene bloccata sull’1-1. A Perugia il suo quattordicesimo gol di testa è fondamentale per superare l’ultimo ostacolo e regalare il sedicesimo Scudetto alla squadra di Alberto Zaccheroni che, come Sacchi e Capello, vince il titolo al primo colpo. Per Bierhoff è il successo più importante con i rossoneri e nella sua carriera con i club.

Il bottino di reti nelle stagioni successive cala progressivamente anche per la maggiore concorrenza lì davanti. È arrivato dalla Dinamo Kiev Andriy Shevchenko e a gennaio Josè Mari va ad infoltire il reparto. Nella stagione 1999/2000 segna due gol in Champions League all’Herta Berlino e al Chelsea, entrambi a San Siro e purtroppo inutili perchè rappresentano per il Milan due 1 a 1. La stagione 1999/2000, terminata senza acuti e con un terzo posto che assicura la qualificazione alla Champions League, vede Bierhoff segnare quattordici gol.

Nella stagione 2000/2001 i rossoneri sono impegnati su tre fronti e nella prima fase a girone di Champions League sono inseriti in un gruppo tosto con Barcellona, Leeds e Besiktas. I rossoneri si qualificano come primi grazie anche al prestigioso successo per 2 a 0 del Camp Nou, firmato anche dalla sua classica testata. È l’acuto più importante della sua stagione, assieme alla rete che realizza all’84’ del derby di andata spizzando con la sua capoccia un cross di Giunti. Un gol all’Inter merita sempre di essere celebrato, anche se si porta a casa solo un pareggio: «Sono contento solo per il mio gol: non avevo mai segnato in un derby.»

Va ricordato il suo ultimo gol in rossonero contro il Lecce al Via del Mare nel pirotecnico 3 a 3, in tap-in, per il momentaneo pareggio.

A fine stagione l’ariete tedesco decide di provare l’esperienza in Francia con la maglia del Monaco. Con i monegaschi segna 7 gol in 25 partite. Il richiamo dell’Italia, la sua seconda patria, è troppo forte e si accasa al Chievo Verona di Luigi Delneri, oasi felice dei primi anni 90. Sono sette i gol segnati in Serie A, tutti di gran spessore, due dei quali all’ambizioso Milan di Ancelotti e uno all’Udinese, sue ex squadre. Gioca la sua ultima partita in Serie A e in carriera contro la Juventus neo campione d’Italia che si appresta ad affrontare il Milan nella storica finale di Champions League a Manchester. Segna un’indimenticabile tripletta che non serve a conquistare i tre punti perché finisce 4 a 3 per la Vecchia Signora.

Bierhoff saluta tutti con un bottino di ben 102 gol nella massima serie. Le sue dichiarazioni fanno un doveroso compendio di quanto vissuto: «Abbiamo buttato via la partita. Ringrazio l’Italia per ciò che mi ha dato e insegnato.»

Con la Germania ha vinto l’Europeo del 1996 da protagonista e ha disputato la Coppa del Mondo in Francia, dove ha realizzato tre gol. Sono stati 70 i gettoni di presenza per Bierhoff con la nazionale della Mannschaft condite da 37 marcature.

Con il Milan ha disputato tre stagioni e vinto lo Scudetto del 1998/1999.

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

4 risposte

  1. Bel pezzo Vincenzo! Anche nei nomi esistono i ricorsi storici, grande Oliver Bierhoff e ancor più grande è stato Olivier Giroud! Adesso al nostro Milan ci vorrebbe come il pane un altro Oliver od Olivier come sono stati questi due campioni che hanno lasciato ricordi indelibili, ma purtroppo lo stato dell’arte attuale del Diavolo è ben lungi dalla quantità e qualità realizzzativa di uno soltanto di quei due veri centravanti!
    Buona serata.
    Massimo 48 ❤️🖤

    1. Carissimo Massimo, grazie intanto per i complimenti! Da Olivier a Olivier la stessa storia, un racconto tricolore. Ci servirebbe proprio un attaccante di quel peso, come lo sono stati Bierhoff e Giroud. Pensandoci bene, sono i gol che ci mancano per fare il salto di qualità. Chissà che il destino non ci riservi un terzo Oliver o Olivier, come dir si voglia .
      Forza Milan

      Vincenzo ❤️🖤

  2. Buongiorno Vincenzo, ottimo articolo, su un grande professionista come Bierhoff.
    Il suo difetto, come sottolineato anche nell’articolo, è stato quello di capitare tra Van Basten, Weah e Shevchenko, ma oggi sarebbe capocannoniere della serie A.
    Un centravanti che oggi in Italia è merce rara….

    1. Hai ragione, più che altro eravamo abituati bene. Oggi uno come lui sarebbe un toccasana…e sarebbe capocannoniere senza dubbio… Grazie per la lettura e i complimenti

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