IL CALCIO IN SPAGNA – L’ESPANYOL E LA21

Da qualche anno il club catalano ha smesso di parlare semplicemente di calcio giovanile. Ha scelto un nome diverso, La21, trasformandolo nel simbolo di un progetto che non riguarda soltanto la crescita dei calciatori, ma il modo in cui un’intera organizzazione pensa, educa e sviluppa il talento. (rcdespanyol.com)

La scelta del numero non è casuale. Il 21 apparteneva a Dani Jarque, capitano dell’Espanyol e figura rimasta nel cuore del club. Intitolargli il centro sportivo era stato il primo gesto per conservarne la memoria. Trasformare quel numero nel marchio dell’intero sistema formativo ha significato fare un passo ulteriore: collegare i valori che Jarque rappresentava – appartenenza, responsabilità, umiltà e spirito di squadra – alla formazione delle nuove generazioni. La21 non è quindi uno slogan. È una dichiarazione d’intenti. (rcdespanyol.com).

Negli ultimi anni il principale artefice di questa trasformazione è stato Fran Garagarza. Quando presenta il progetto ai tecnici, alle famiglie e agli addetti ai lavori, evita di parlare di moduli o sistemi di gioco. Preferisce spiegare che La21 nasce da tre domande fondamentali: in cosa crediamo, cosa vogliamo diventare e verso quale direzione vogliamo andare. È un approccio che sposta l’attenzione dal risultato immediato alla costruzione di un’identità condivisa. Durante la presentazione del modello formativo, Garagarza ha mostrato come ogni bambino percorra un itinerario preciso, dall’attività di base fino alla possibilità di raggiungere la prima squadra, accompagnato da professionisti appartenenti a diverse aree di competenza. Non soltanto allenatori, ma psicologi, analisti, preparatori, educatori e responsabili della performance lavorano all’interno dello stesso ecosistema. (rcdespanyol.com) . Questa visione ha trovato una nuova accelerazione con l’arrivo di Marco Otero come Direttore Tecnico e Head of Football Development.

La sua prima decisione non è stata modificare il lavoro sul campo, ma ridisegnare l’organizzazione. La21 è stata suddivisa in quattro grandi dipartimenti che dialogano costantemente tra loro: l’area calcistica, affidata a Javi Chica, comprende metodologia, miglioramento individuale, preparazione fisica, prevenzione degli infortuni e sviluppo dei portieri; l’area di reclutamento, guidata da Marc Pinyol, coordina l’intera rete di osservatori; il dipartimento socioeducativo, diretto da Àlex Garcia, segue la crescita personale dei ragazzi attraverso psicologia, residenza e rapporto con le famiglie; infine la gestione sportiva, coordinata da Xavi Díaz, integra amministrazione, risorse umane, Big Data e analisi delle prestazioni. Non si tratta di una semplice riorganizzazione aziendale. È il tentativo di far lavorare ogni competenza attorno allo stesso obiettivo: costruire il calciatore del futuro senza separare l’aspetto tecnico da quello umano. (rcdespanyol.com) . In questo contesto la Ciutat Esportiva Dani Jarque assume un significato diverso rispetto a molti altri centri sportivi europei. Non è soltanto il luogo in cui si allenano le squadre giovanili, ma il punto d’incontro di tutte le componenti del progetto. Qui convivono cantera, Espanyol B, prima squadra e dipartimenti specialistici. La vicinanza quotidiana favorisce una continuità metodologica che permette ai giovani di crescere senza dover ricominciare da capo a ogni cambio di categoria. La progressione viene pensata come un processo, non come una successione di stagioni. (rcdespanyol.com).

Osservando gli allenamenti e i materiali presentati dal club emerge un principio costante: l’esercitazione non viene progettata per perfezionare un gesto tecnico isolato, ma per allenare un comportamento. Le partite a tema, le situazioni di superiorità e inferiorità numerica, i giochi di posizione e le continue modifiche dello spazio costringono il calciatore a interpretare il contesto prima ancora di eseguire il gesto. L’errore non viene considerato una deviazione da correggere immediatamente, ma un’informazione utile per migliorare la decisione successiva. È una metodologia che privilegia l’apprendimento attraverso il problema, piuttosto che attraverso la ripetizione meccanica. (rcdespanyol.com). Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda la raccolta e l’utilizzo delle informazioni. Attraverso il DataLab, ogni giovane dispone di un profilo in continuo aggiornamento che integra dati tecnici, fisici, educativi e comportamentali. L’obiettivo non è classificare i ragazzi, ma offrire agli allenatori uno strumento che permetta di personalizzare il percorso di crescita. Accanto ai dati convivono valori che il club considera non negoziabili: solidarietà, rispetto, senso di appartenenza, umiltà e impegno.

Nel modello La21, prestazione e formazione personale non sono due binari paralleli, ma la stessa strada. (rcdespanyol.com) . Questa filosofia non rimane confinata all’interno del club. L’Espanyol ha deciso di insegnarla. Ogni stagione organizza un Corso LA21 di Metodologia e Direzione di Cantera, un percorso di oltre cento ore che affronta organizzazione del vivaio, metodologia, nuove tecnologie, preparazione fisica, nutrizione e osservazione pratica delle sedute. Molti dei partecipanti delle precedenti edizioni sono entrati successivamente nelle academy internazionali del club o nelle strutture tecniche della cantera. La metodologia, quindi, non viene custodita gelosamente, ma trasmessa come patrimonio condiviso. (campaigns.rcdespanyol.com) .

Il riconoscimento non arriva soltanto dal mondo accademico. Nel 2026 la Football Association inglese ha scelto la Ciutat Esportiva Dani Jarque per una settimana di studio dedicata alla metodologia La21. I tecnici inglesi hanno assistito ad allenamenti, partecipato a sessioni teoriche e analizzato da vicino il percorso che accompagna un ragazzo dall’Academy alla prima squadra. Pochi mesi prima anche LaLiga aveva presentato il progetto a giornalisti provenienti da diversi continenti, sottolineando come il club soddisfacesse il 94,9% degli indicatori previsti dal Piano per il Calcio Giovanile, un dato che certifica la solidità organizzativa del sistema. (campaigns.rcdespanyol.com)

Alla fine, il vero contributo dell’Espanyol al calcio spagnolo non si misura soltanto nel numero di giocatori arrivati in Liga o nelle nazionali. Si misura nella capacità di aver trasformato un limite economico in una cultura organizzativa. Dove  La21 prova a costruire valore dall’interno. È una filosofia meno appariscente rispetto a quella dei grandi colossi del calcio europeo, ma proprio per questo merita attenzione. Perché dimostra che la sostenibilità non è un compromesso , Può diventare, se supportata da idee chiare e da un metodo condiviso, il più grande vantaggio competitivo di un settore giovanile.

BIO: Vincenzo D’Aniello è nato ad Aversa (CE) il 25-5-1985 . È in possesso della licenza di allenatore UEFA/B e ha allenato in diverse categorie e in diverse scuole calcio della provincia di Caserta e Napoli. Coach dell’Academy Napoli Futsal 2012.

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