SE QUESTO È IL FUTURO: ENNESIMA DELUSIONE

Ascoltate:

Non vuole essere una mancanza di rispetto a Mister Ranieri. Occorre stare sull’oggetto, sul contenuto del suo discorso. Ancora una volta nessuna volontà di provare a condividere gli studi più recenti, le nuove teorie e le nuove pratiche dell’apprendimento motorio, cosa dicono le scienze sociali e psico-sociali, le neuroscienze. Lontani da un approccio sistemico, dalla volontà di comprendere la complessità del gioco. Restiamo ancora lì, nel passato. “Si fa così perchè si è sempre fatto così”. Ennesima delusione. Almeno per me.

23 risposte

  1. Concordo Filippo! Si continua ad usare sempre il solito lievito madre dimenticandosi che va costantemente rigenerato per ottenere buoni risultati. Ed ecco comparire l’empatia ed il carisma di Claudio Ranieri. Ma qui mi fermo perché poi chi allena è un certo Mancini, lo stesso che da impavido mercenario salí su un super jet diretto in Arabia e strada facendo comunicó via fax agli Italiani la sua dipartita!
    No comment!! Confidiamo nella cristallina buona volontà di chi verrà schierato in campo e nulla più a pretendere!
    Buona giornata!

    Massimo Baldoni ❤️🖤

  2. Parafrasando il grande capolavoro di Fitzgerald
    “ così navighiamo di bolina , barche contro la corrente, riportati senza posa nel passato .

  3. Caro Filippo nessun commento a quanto hai scritto…solo sottoscrizione totale dei concetti espressi. Mala tempora currunt👏🏻👏🏻👏🏻

  4. Sottoscrivo e condivido. Non è cambiato nulla, si resta aggrappati in maniera quasi “morbosa” a un sistema che ha rovinato un movimento che, in un passato remoto, ha dato i suoi frutti ma ora annaspa miseramente. Lo dissi già all’elezione del nuovo presidente: ci sarebbe voluto ben altro, bisognava ribaltare tutto e ripartire da zero. Spazzare via le macerie lasciate dai precedenti “inquilini”, accomodare alla porta quanto di ancora vecchio resisteva, e ormai resiste, aggrovigliato su se stesso. Il problema è soprattutto tecnico, e allora bisognava partire dall’alto e cambiare, giù a scendere, fino alla base. La questione vera non è chi fa il CT, seppure sia di estrema importanza. Il problema è che ancora una volta si va avanti senza alcun progetto credibile (anzi, nessun progetto e basta). Oppure vogliamo che a progettare il futuro sia gente dal grandissimo passato (massimo rispetto) ma ultrasettantenne, che all’alba del prossimo campionato del mondo sarà ottantenne? Che a dare propulsione ai settori giovanili sia un sistema che, è evidente, ha fallito? Non abbiamo altro in Italia o semplicemente si vuole andare avanti così, perchè così fa comodo a pochi e potenti?

    1. Adriano non stiamo parlando di punti di vista stiamo parlando di studi, ricerche e pratiche. Se poi vogliamo distogliere lo sguardo, perchè abbracciare il cambiamento ci toglie sicurezze e controllo, allora accontentiamoci di ciò che siamo. ci sono tanti giovani allenatori che studiano, si aggiornano e poi sono vessati nei contesti di lavoro perchè vengono accusati di “fare filosofia”. Bene, anzi, forse, male!

  5. Mi permetto di aggiungere anche un’altra cosa: a quel livello, con tutti gli addetti ai lavori e appassionati che ti seguono e ascoltano anche il linguaggio utilizzato deve essere preciso e non foriero di fraintendimenti. Invece siamo ancora a dover sgomitare per farci spazio tra i concetti di tattica (individuale e collettiva) e strategia quando parliamo del contesto settore giovanile.

    Grazie Filippo per i soliti articoli e approfondimenti di qualità.

  6. In altra parte della conferenza, mister Ranieri fa riferimento alla vittoria del Campionato Europeo della nostra under 17, sottolineando come il successo sia frutto essenzialmente di una ferrea organizzazione tattica collettiva. A questo proposito, pone l’accento sulla necessità di uno sviluppo della tattica individuale nei settori giovanili, in quanto i nostri ragazzi, alla fine del percorso, presentano lacune pesanti sotto molti profili. Avendo avuto la fortuna di aver fatto attività in ambito professionistico, posso dire che mister Ranieri ha colto un aspetto molto importante secondo me, non l’unico ovviamente. Potremmo allargare la discussione senza che si cada nella solita contrapposizione analitico/situazionale, dal forte sapore ideologico (nel senso peggiore del termine).

    1. Ciao Alessandro, quando si pone in discussione la consuetudine metodologica si tira sempre in ballo sempre la questione ideologica. Non si tratta di ideologia, si tratta di pratiche differenti.si tratta di voler accogliere altro rispetto a ciò che, forse, ha contribuito a portarci in questa situazione. La tattica individuale come la sviluppi? La tecnica? Mi sembra che l’esempio fatto da Ranieri con il tennis sia esaustivo. Approccio riduzionista e apprendimento lineare!

  7. Sono d’accordo, ma col beneficio di un alibi per Ranieri, che si è presentato in conferenza (e l’ha anche ammesso) dopo aver lasciato il mare in fretta e furia, sintomo chiaro del fatto che non avesse ricevuto alcun preavviso sull’incarico importante che stava per ricevere.
    Voglio dire che non gli è stato dato nemmeno il tempo per prepararsi a questa nuova avventura, magari andandosi a studiare qualche dato, consultare i diretti interessati del mondo del calcio giovanile, raccogliere informazioni qua e là.
    È stato palesemente preso e dirottato su una poltrona, quasi del tutto impreparato.
    Vediamo col tempo, se quei discorsi abbastanza banali, diventeranno più strutturati, più complessi, più competenti.
    Diamogli per adesso almeno il beneficio di essere una persona seria e conto sul fatto che nemmeno lui, come Maldini, sia disposto ad essere solo una figurina.

    1. Dai giuseppe, per carità, tutte le attenuanti che vuoi ma il pensiero metodologico è il pensiero metodologico che traspare nelle tue affermazioni. Non è questione di figurina è questione di volontà di andare in una certa direzione.

  8. “Quando devi fare una scelta e non la fai, questa è di per sé una scelta.” (William James)

    …purtroppo però non è semplice inerzia, ma una presa di posizione precisa, resta solo da chiedersi se questa ostinata resistenza alle evidenze scientifiche e ad un approccio sistemico sia una scelta pienamente consapevole o la scorciatoia inconsapevole di chi non ha gli strumenti per leggere la complessità…

  9. Esattamente!!! Quel che si fa da tempo nella pallavolo , e infatti la scuola Italiana è riconosciuta e impiegata con i suoi tecnici in tutto il mondo. In tanti paesi hanno imparato a far pallavolo di alto livello grazie agli italiani, e non hanno avuto alcuna vergogna a chiedere, imparare , conoscere approcci, sistemi, metodologie per poi approfondirlo,. Come Italia non ci siamo mai fermati e siamo sempre alla ricerca di migliorie e continui studi, questo fa la differenza, ma nel calcio evidentemente…

  10. Carissimo Filippo, ti dirò… nemmeno la coppia Maldini Leonardo mi convinceva completamente, come anche la scelta di Pirlo. Non sono certo che questo team possieda la cultura e la visione calcistica di cui parli e che anch’io vorrei un giorno fosse seguita. Eppure, sarebbe stato un passo in avanti rispetto alle scelte disastrose che sono seguite. Scelte banalissime sul piano tecnico e pessime anche sul piano etico. La figura di Mancini dopo quello che ha fatto come può rappresentare un esempio per i giovani calciatori che spesso critichiamo per lo scarso attaccamento alla maglia? E i messaggi di compiacimento dei giocatori azzurri a Malago’. Davvero un brutto inizio, anzi la solita triste continuazione. Ciao campione.

  11. Ciao Filippo, ciò che tu dici “accogliere altro”, è stato già accolto, magari non da tutti ma da tanti istruttori si, che operano in contesti professionistici, e da parecchi anni, non meno di 10-15. Direi in una stragrande percentuale. Io credo che sia sbagliata la premessa, cioè che la situazione in cui ci troviamo sia stata determinata da pratiche obsolete (tecnica analitica, muro, forca…). Sono decenni che non vedo più cose del genere. Piuttosto, ho visto copiare esercizi di Guardiola o di Klopp e proporli tali e quali ai ragazzi. Oppure andare su siti che tutti conosciamo, a trovare sedute complete di allenamento. Ho visto la costruzione dal basso in una scuola calcio…

    1. Ciao Alessandro, certo poi c’è il problema di chi non ha compreso e fa eseguire. È chiaro che la situazione in cui ci troviamo non sia dovuta solo all’utilizzo di pratiche obsolete. Nelle scuole calcio credo si debbano mettere i bambini nelle condizioni di comprendere cosa voglia dire la collaborazione, mettersi a disposizione l’uno dell’altro…così facendo è naturale che si determini qualcosa che assomigli alla cosiddetta ” costruzione dal basso”. Costruire dal basso per me significa giocare a calcio provando a migliorare tecnicamente i nostri giocatori senza l’assillo del risultato. Grazie come sempre per la discussione.
      Filippo

      1. Ha detto tutto lei. Ho sentito anche Ranieri dire testualmente(e magari farà piacere a tanti che la pensano come l’amico Alessandro):”ma perché dobbiamo costruire da dietro?” Forse perché-se si parla di privilegiare la tecnica e la voglia di proporre un calcio offensivo; non buttare via il pallone, perché terrorizzati da una pressione avversaria forte; dovrebbe essere la base. Poi anche questa frase che sento spesso sulla costruzione da dietro insegnata ai pulcini. Ma se non hanno cambiato qualcosa, i bambini a quell’età giocano su un campo piccolo; massimo 5 vs 5 e cosa si dovrebbe incentivare? Il lancio lungo in un campo di 40 m × 30? Non mi è chiaro per quale ragione, il cercare di far sì che bimbi/e molto piccoli/e si passino il pallone in prossimità; facilitando quindi la trasmissione; sia negativo rispetto al buttare la palla in avanti alla cieca? O pensiamo che sia più semplice trasmettere un pallone alto a 20 m di distanza, rispetto ad uno rasoterra a 8-10 m, per dei/delle piccoli/e calciatori/calciatrici? Io ci vedo tanto populismo spiccio e tanta mancanza di conoscenze in giudizi così sommari. Così come l’altro mantra, che si sente spesso da giornalisti ed “esperti”:”non ci sono gli 1 vs 1!” Forse non sono addetti ai lavori, perché negli “utilissimi” aggiornamenti che ci vengono inviati dalla FIGC, saranno tipo 10 anni che vedo solo sessioni basate su questi 1 v 1! Viscidi ci ha costruito gli ultimi suoi 2 lustri su questa cosa; senza capire che: A)l’1 v 1 non esiste, perché i movimenti dei compagni avversari e tutto il contesto circostante, influenzerà sempre le nostre giocate e B) far eseguire una serie di duelli asettici, totalmente decontestualizzati, serve a ben poco. Infatti, la tanto odiata a Coverciano e dintorni,scuola spagnola, produce Yamal; Nico Williams; Baèna; Ferran Torresi e noi? Nisba. Io avevo dei dubbi già su come Maldini e Leonardo, avessero potuto approntare un programma dettagliato a frutto di ricerche, in pochi giorni; visto che era nato tutto per caso, a sentire Malagò; ma sentire Ranieri dire:”mi ha detto un addetto ai lavori, lo scorso Giugno, che i costi sono troppo alti”, fa ridere per non piangere. E lui dove ha vissuto fino al mese scorso? Tutto appare improvvisato; raffazzonato e rabberciato alla bell’e meglio. Già 2 programmi così, apparentemente, antitetici come quelli di Maldini e quello attuale; ammesso che ve ne sia uno; sembrano inconciliabili per la stessa figura apicale ed invece Malagò sta lì e dice di essere convinto di questo, così come si era detto sicuro di quello precedente…ma insomma; che si siano fatti tutti quei discorsi sul rinnovamento(lacrime di coccodrillo?); sul sistema da riformare e tutte le(giustissime, sia chiaro)critiche a Gravina, per poi vedere il “nuovo” presidente partorire la scelta di un CT, che era proprio quello di Gravina fino a 3 anni orsono; con tanto di supervisione di tutta la filiera accordata ed un DT(o presidente del Club Italia, come lo chiama Malagò), che era l’uomo scelto da Gravina per il post-Spalletti; fa abbastanza ridere di per sé. Se in tanti avevano scosso il capo sentendo parlare di 8-10 anni, ora sembra che bisognerà attendere almeno un lustro aggiuntivo, viste le premesse che fanno da viatico a questo “nuovo” corso. Un abbraccio

  12. Io condivido tutto quello che ha scritto Filippo .Mister Ranieri è rimasto ancorato ai metodi anni 80/90 dove i ragazzi di allora grazie al calcio di strada comprendevano il gioco ed andavano poi nelle società di allora ed affinavano la tecnica e la tattica individuale ma ora quel mondo non c’è più quindi il metodo del mister è obsoleto per i tempi odierni perché i ragazzi non apprendono separando la tecnica,la tattica senza avversari senza il contesto del gioco ,poi grazie ai nuovi studi sull’apprendimento bisognerebbe mettere al centro il gioco perché dentro al gioco il giocatore sbagliando e riprovando comprende il gioco, perché non si spiega allora perché le altre nazioni come ad esempio la Norvegia sforni più talenti di noi che ha il numero degli abitanti della Campania e non avendo una storia calcistica come la nostra .Loro secondo me si sono evoluti con la metodologia noi ripeto siamo rimasti agli anni 80/90.Perche’ l’unica costante nella vita come nel calcio e’ il cambiamento che per ora non c’è stato ancora.Buona serata

  13. Concordo Filippo, una serie di frasi fatte a cui mancava solo “i giovani di oggi non vogliono più fare sacrifici” o “non esistono più i giovani di una volta”. Più che un progetto di riforma, è sembrata una campagna elettorale e una ricerca disperata di consensi, sapendo che siamo ai minimi storici e il teatrino degli ultimi 15 giorni non ha aiutato, anzi. La cosa drammatica è che tutti sentenziamo con frasi fatte, ma nessuno che traduce in concretezza in progetti (ad esempio : ” il calcio italiano va male perché le scuole calcio sono a pagamento” quindi “come Figc stanzieremo X milioni di euro per fa si che nei prossimi 10 anni, nessuna società dovrà chiedere soldi di iscrizione “)

  14. Caro Piergiorgio, ti rispondo ora non avendo letto prima le tue considerazioni. Sicuramente non mi sono espresso chiaramente. Quando parlo di costruzione dal basso nelle scuole calcio, mi riferisco a istruttori che parlano e spiegano la sequenza dei passaggi e dei movimenti, con i bambini fermi ad ascoltare…non mi pare una grande trovata. Non mi appassiona in generale questa discussione sulla costruzione. Ho già espresso precedentemente, forse anche qui, ciò che penso, cioè si spaccia per modernità e futuro ciò che era normalità 50-60 anni fa (il Brasile del ’70, le idee di Michels e potrei continuare all’infinito…). La discussione sulla crisi del nostro calcio diventa sterile se si rimane solo nell’ambito tecnico. Strutture delle società calcistiche, qualificazione e remunerazione tecnici, gestione giovani calciatori (contratti professionisti e di apprendistato), struttura dei campionati, seconde squadre, numero ridotto di ragazzi che giocano a calcio (problema generale di natalità, inferiore di molto agli anni 60 e 70), centri federali… Senza copiare la Germania post Euro 2000, ma è necessario allargare la prospettiva. Con stima

    1. Ciao Alessandro. Io non posso sapere quali siano gli allenatori a cui fai riferimento tu. Bisognerebbe sapere cosa fanno esattamente e vedere un po’ di sessioni per poter giudicare il lavoro degli altri. Come avrai capito; il mio riferimento a te, era solo per “colpire”(lo dico senza problemi), quel populismo che emerge sempre con queste frasi fatte, che vengono ripetute da tantissime persone che-credimi-al contrario tuo; non assistono nemmeno agli allenamenti dei propri figli. Ed allora giù di:”non ci sono più gli 1 vs 1″ e poi:”si insiste sulla costruzione da dietro”; fino all’immancabile:”c’è troppa tattica e non si insegna la tecnica”. Io che sono fermamente convinto che le tecnica non si possa insegnare a nessuno; ma che in generale il calcio non si insegni ma si apprenda e che noi allenatori, possiamo al più fungere da facilitatori ed acceleratori di ed in questo processo di apprendimento; ascolto e penso che siamo molto lontani dal vedere una luce. Sarebbe facile per me, sparare a 0 su un collega, partendo dal presupposto che credo pochissimo nelle sequenze predeterminate e nelle situazioni “apparecchiate”, come proposte per mezzi allenanti validi; ma penso che-partendo dal mio mantra che è:”mai dire mai a prescindere”-se un allenatore ha spiegato a quei bambini una serie di movimenti e di passaggi, forse ha un valido motivo per farlo. Non conosco il gruppo che allena; non so quali criticità abbiano e forse ritiene che siano utili. Una volta-proprio su questo vlog-mi confrontai con Filippo Galli e dissi che; pur non essendo un estimatore degli 11 Vs 0, soprattutto memore di quando me li facevano fare quando giocavo; vedendo che li utilizzano Guardiola; Luis Enrique e De Zerbi; mi viene il dubbio che un motivo per ricorrere a quel tipo di proposta ce l’abbiano, visto che sono tra i migliori allenatori in circolazione. In generale; ovviamente, non sono per perdere tempo in troppe chiacchiere ed istruzioni(parola che non mi piace molto); soprattutto con bimbi/e molto piccoli/e. Però credo che sia più facile(e so benissimo che non è il tuo caso; per questo mi dispiace sentire Ranieri fare certe dichiarazioni)criminalizzare e stigmatizzare un comportamento che invece aiuta molto I bambini, ma suona “lontano” per la nostra pseudo-tradizione; piuttosto che andare a fondo dei problemi che hanno portato il nostro movimento calcistico nella situazione tragica attuale. La stima è assolutamente ricambiata e ti ringrazio per le parole che hai usato. Spero di essere stato chiaro. Un abbraccio

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