DA GUARDIOLA E ANCELOTTI A PIRLO, IL TRIPLO SALTO AZZURRO

All’apparenza, vedremo poi nella sostanza, un triplo salto mortale nel vuoto con un tappeto elastico da collaudare. Da Pep Guardiola a Carlo Ancelotti fino ad Andrea Pirlo, il casting silenzioso allestito da Maldini e Leonardo per individuare il nuovo CT ha un filo conduttore comune: si sono rivolti a tre amici. Guardiola lo diventò di Paolo quando, nello stupore generale, nel 2009 gli dedicò la Coppa dei Campioni vinta alla guida del Barcellona, 3 giorni dopo l’addio al calcio dell’icona milanista: accompagnò quel regalo inatteso con parole edulcorate e spontanee. Invece, Ancelotti e Pirlo sono stati per anni con Maldini a Milanello, Carlo compagno di squadra e allenatore, Andrea metronomo di una squadra leggendaria.

Al primo posto non c’è stata quindi un’idea di calcio, ma di empatia, di legame. Non hanno in comune nulla sull’impostazione di gioco o di gestione, i 3 candidati alla panchina dell’Italia. La sorpresa del pubblico e degli addetti ai lavori è stata grande, soprattutto per il punto di caduta finale. Il palmares da allenatori di Pep e Carlo è assai più ricco e importante di quello di Andrea, che a questo mestiere è parso rivolgersi più come a un passatempo, un’esperienza lavorativa e di vita, che come a un percorso vero e proprio: la Juventus Under 23, la prima squadra bianconera per una sola stagione, poi i periferici turchi del Fatih Karagumruk, la Sampdoria, lo United di Dubai. Un pellegrinaggio col sapore di un master. Cerco di individuare una logica nell’indirizzo che ha creato lo sconcerto generale. 

L’intelligenza di Maldini e Leonardo, che questa selezione ha condiviso evidentemente, non fa pensare al nepotismo: piuttosto alla scelta ponderata nel tentativo di creare un team solido, unito, complice del progetto e delle idee di gestione, appunto. Si tratta di appoggiare, sostenere e difendere un lavoro comune che porti all’omogeneità di tutte le Nazionali azzurre e a risultati che mancano da troppi anni.

Se a Pirlo mancano esperienza di alto livello e bacheca, bisogna riconoscergli la misura nella sua proposta personale che non manca di compostezza ed eleganza. In fondo nemmeno Ferruccio Valcareggi, Azeglio Vicini ed Enzo Bearzot avevano un grande passato in panchina, quando approdarono alla guida dell’Italia. Auguriamoci che Pirlo ne ripercorra le gesta e che quindi la scelta, per quanto spiazzante, alla fine possa risultare azzeccata. 

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di  Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

6 risposte

  1. Voglio sperare che alla base delle nuove scelte federali ci sia un reale pensiero di rottura con il passato.
    Se Pep Guardiola lo sarebbe stato indubbiamente per la portata dei suoi principi di gioco, Andrea Pirlo può diventarlo se il progetto di fondo sarà quello di ‘cambiare crescendo’.
    ​Tuttavia, dobbiamo guardarci allo specchio con estrema lucidità: il calcio italiano non si rinnoverà con un tocco di bacchetta magica.
    Il Commissario Tecnico è forse l’ultimo dei nostri problemi quando la carenza strutturale risiede nella formazione della base, perché in campo ci vanno sempre i giocatori.
    Ci vorranno tempo, pazienza, unità d’intenti e soprattutto idee coraggiose che diano vita a un’identità nostra, senza limitarsi al copia-incolla di filosofie straniere.
    ​Proprio da questa esigenza di rifondazione metodologica, all’interno della mia recente tesi di abilitazione Uefa C, condivisa sulla mia pagina Linkedin, ho provato a tracciare una risposta operazionale che ho chiamato progetto ‘RATING’.
    Si tratta di un modello di certificazione del merito per i club, allenatori e giocatori tramite raccolta di dati oggettivi con parametri europei.

    1. La scelta di Guardiola avrebbe rappresentato sicuramente un taglio netto con il recente passato in virtù della sua volontà di integrare nel progetto i club e soprattutto le scuole calcio e l’attività di base. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma che Ancelotti, Conte e Mancini, (scelte comode dal punto di vista mediatico) difficilmente avrebbero potuto incarnare. Oggi vedo questo potenziale in Pirlo, Maldini e Leonardo, figure di grande spessore umano prima ancora che sportivo, perfettamente in grado di percorrere strada tracciata da Pep e rispondere all’esigenza di una profonda rifondazione metodologica. Se l’idea è quella di rivoluzionare il calcio italiano e l’approccio alla Nazionale a mio parere siamo sulla strada giusta, concediamo loro tempo e, soprattutto fiducia: il resto lo scriverà la storia.

  2. C’è una forte impronta rossonera nella triade al vertice e guida della nuova Nazionale. L’esperienza di Maldini, la perspicace visione di Leonardo, la tecnica che Pirlo potrebbe impartire ad un suo Avatar nel calciare le punizioni, potrebbe rappresentare la chiave di volte per non allungare l’orrendo dodicennio vissuto fuori dal calcio mondiale! Dopotutto questi personaggi hanno costruito uno dei periodi più belli della storia del Milan e del calcio italiano.
    Buona giornata!

    Massimo 48 ❤️🖤

  3. Ti seguo Luca. Articolo che non fa una grinza…da milanista non posso che apprezzare la triade… dita incrociate. Se il CT fosse Pirlo mi auguro abbia un po’ più di polso…I calciatori di oggi sono molto diversi da quel Milan “stellare” in cui giocavano loro. Ciao.

  4. Auguro a Pirlo di ottenere risultati concreti, ma soprattutto di formare un gruppo di calciatori che siano veri uomini, prima di tutto.
    Poi, come sempre, sarà il campo a parlare; sarà molto importante che la federazione sia pronta a giudicare senza pregiudizi, in un senso o nell’altro.
    Ma insisto nel dire che prima dei risultati vengono gli uomini.

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