L’allenatore aggiornato sulla ricerca scientifica ed etnografica offre un livello di attendibilità e di efficacia nettamente superiore rispetto all’allenatore puramente empirico.
Mentre il modello basato solo sull’esperienza riproduce schemi del passato spesso obsoleti, l’approccio scientifico-etnografico decodifica le reali necessità metodologiche, psicologiche e sociali del giovane calciatore immerso nelle profonde metamorfosi socio-culturali odierne (la digitalizzazione, la perdita del “calcio di strada” e i nuovi modelli relazionali).
L’ALLENATORE EMPIRICO (Modello basato solo sull’Esperienza)
Questo profilo si affida esclusivamente al “si è sempre fatto così” e sul proprio vissuto da ex calciatore o da tecnico di lungo corso.
- Limiti metodologici: Confonde l’effetto della maturazione biologica del ragazzo con l’efficacia del proprio allenamento (effetto di selezione).
- Bias cognitivi: Tende a ricordare solo i pochi successi (i giocatori arrivati al professionismo) ignorando le decine di ragazzi che hanno abbandonato lo sport (dropout).
- Anacronismo socio-culturale: Applica ai nativi digitali odierni gli stessi stimoli autoritari o comunicativi usati vent’anni fa, generando totale disallineamento emotivo e calo della motivazione.
- Punti di forza: Possiede un’ottima gestione intuitiva delle dinamiche di campo immediate e della “lettura” emotiva superficiale del momento.
L’ALLENATORE RICERCATORE (Modello Scientifico ed Etnografico)
Questo profilo integra l’esperienza sul campo con i dati della letteratura scientifica e gli strumenti dell’etnografia (l’osservazione partecipante del contesto culturale in cui il giovane vive).
- Comprensione del contesto: L’etnografia permette di capire che il giovane calciatore odierno non ha quasi mai il bagaglio motorio del “calcio di strada”. L’allenatore sa quindi di dover strutturare sessioni che compensino questa carenza.
- Metodologia moderna: Utilizza e progetta sessioni per coinvolgere i ragazzi basate su collaborazione nelle decisioni per ricreare il calcio libero e le affordance collettive , smorza i termini iper-competitivi per tutelare la salute psico- cognitiva.
- Strategie contro l’abbandono: Conosce i mutamenti sociali e i nuovi stimoli della società liquida (piattaforme digitali, calo della soglia di attenzione). Adatta lo stile di conduzione da “direttivo” a “coinvolgente”, aumentando l’apprendimento intrinseco.
- Flessibilità pedagogica: Riconosce che il talento non è un dato fisso, ma un processo dinamico influenzato dall’ambiente familiare, scolastico e tecnologico.
L’attendibilità dell’allenatore empirico è parziale e non replicabile, poiché legata a intuizioni personali che funzionano solo in contesti identici a quelli del suo passato. Al contrario, l’allenatore che si aggiorna tramite la ricerca scientifica ed etnografica possiede un’attendibilità oggettiva e scientifica. Questo professionista non allena il “calciatore astratto” dei manuali degli anni ’90, ma il “giovane reale” di oggi, inserito nel suo esatto contesto storico, sociale e tecnologico.
L’allenatore facilitatore, analizza in primo luogo l’impatto dell perdita del calcio di strada sulle abilità motorie dei giovani calciatori. Questo fenomeno rappresenta una delle più grandi sfide per la metodologia dell’allenamento giovanile contemporaneo.
La letteratura scientifica e le indagini etnografiche dimostrano che la scomparsa del gioco spontaneo nei cortili o nelle piazze ha radicalmente modificato il patrimonio motorio (background motorio) con cui i bambini arrivano nelle scuole calcio.
I Deficit della Generazione Post-Calcio di Strada e L’Impatto Cognitivo e Tattico: Il Calo del “Libero Arbitrio”
I ricercatori evidenziano specifiche carenze nei nativi digitali che non hanno vissuto l’esperienza del gioco libero non strutturato:
- Scomparsa del “problem solving” spontaneo: In strada, i bambini dovevano risolvere da soli i problemi del gioco (barriere umane, spazi ridottissimi, regole auto-organizzate). Oggi le scuole calcio tendono a “telecomandare” i giocatori, riducendo la loro autonomia decisionale
2. Difficoltà a gestire il proprio corpo nello spazio in assenza di una linea tracciata o di un terreno perfettamente pianeggiante.
3. Il calcio di strada, giocato su asfalto, terra o spazi angusti, costringeva a continui aggiustamenti posturali istintivi. Oggi i ragazzi tendono a sviluppare schemi motori troppo lineari e rigidi.
4. L’allenamento eccessivamente strutturato e precoce porta i giovani a ripetere solo determinati gesti tecnici “standardizzati”, aumentando lo squilibrio tra l’arto dominante e quello non dominante, con conseguente innalzamento del rischio di infortuni
5. Gli studi evidenziano come l’ambiente destrutturato stimolasse l’emergere di comportamenti imprevedibili e fantasiosi. Senza la strada, i giocatori diventano esecutori geometrici ma privi di intuito
Come l’Allenatore Facilitatore “Cura” questa Carenza in Campo
L’allenatore aggiornato non si limita a rimpiangere il passato, ma utilizza la scienza dell’apprendimento motorio per ricreare artificialmente quegli stimoli.
Introduzione del “Caos Organizzato“: Utilizzo sistematico di mezzi di allenamento codificati e attendibili in base al contesto e alle sue esigenze, con gli elementi del gioco autentico modificando continuamente le dimensioni delle porticine, le forme del campo e le regole, per forzare la capacità di adattamento
Approccio Ecologico-Dinamico: L’allenatore non dà la soluzione (“Passa!”, “Tira!”), ma crea il contesto (vincolo) affinché il ragazzo trovi da solo la risposta motoria corretta, simulando esattamente la libertà decisionale che si sperimentava in strada.
BIBLIOGRAFIA
- Teaching opportunities provided by different traditional games: Implications of Brazilian street football culture for youth training.
João Bosco Gomes Lima Júnior a b, João Cláudio Braga Pereira Machado c, Alberto Lobato Góes Júnior a b, Duarte Araújo d, Lucas Leonardo c, Alcides José Scaglia
- EFFECTS OF THE MULTISPORT ACTIVITY PROGRAM ON YOUTH FOOTBALL PLAYERS’ MOTOR SKILL DEVELOPMENT
Gábor Kornél Herczeg University of Pecs levente József Szantai Gál Ferenc University Norbert Czebe Róbert Simon
- Methodological aspects of developing motor skills in children of different ages during football club activities
September 2024 Journal of Education Health and Sport 64:55525 DOI:10.12775/JEHS.2024.64.55525 License CC BY-NC-SA 4.0 Igor Ігор Grygus Григус National University of Water and Environmental Engineering – T.V. Gamma National University of Water and Environmental Engineering Petro Godlevskyi – Mykhailo Zhuk

BIO: GIOELE PITITU
Nato a Sassari, cresce respirando sport fin da piccolo: passa la sua infanzia tra i banconi della ricevitoria di famiglia durante gli anni d’oro del Totocalcio e del Totip, è appassionato di basket. Questa attitudine lo porta a laurearsi in Scienze Motorie e a muovere i primi passi come chinesiologo in studi di medicina sportiva e specialistica tra il 2011 e il 2019. Abilitato UEFA B (2013), Futsal 2° Level, successivamente UEFA C(2019), Team Manager e Allenatore dei Portieri.
Matura esperienze in svariati ruoli tecnici che lo portano a calcare i campi di tutte le categorie dilettantistiche, della Lega Pro fino alla Serie B all’estero.Dal 2015 al 2019 collaborato con il Settore Giovanile e Scolastico (SGS) della FIGC. Negli anni più recenti unisce la pratica sul campo alla divulgazione, si appassiona alla ricerca internazionale sui modelli di apprendimento e partecipa a progetti formativi con Club Sardegna in cui si sviluppano e valorizzando le soft skills oltre alle competenze tecniche delle discipline sportive utilizzando Aule formative e attività in campo, con L’AIAC Sardegna, Angelo Agus e di dialogo culturale come “Gioco e Imparo nello Sport e a Scuola” insieme al giornalista sportivo Vittorio Sanna. Oggi opera principalmente come Metodologo, fonda il suo lavoro sull’incontro con persone dalla mentalità aperta, unendo passioni e competenze per fare la differenza dentro e fuori dal campo.











2 risposte
Condivido pienamente la riflessione proposta nell’articolo e, dato come presupposto la presenza di questi due modelli, che non dipendono dall’età anagrafica degli allenatori ma dalla capacità di autocritica, studio ed apprendimento continui. La vera domanda è: “Chi seleziona e sceglie gli allenatori nelle società d’Elite’(dal Eccellenza alla serie C) sono persone che in quanto conoscitori del calcio capiscono i due modelli, oppure sono dei soggetti impreparati ma scaltri, che valutano con la metodologia della “vicinanza” al Capo (cioè a se stessi)?”.
Questa è il vero punto cruciale, così facendo scopriremo che gli allenatori Ricercatori, evoluti che studiano ed approfondiscono sono insufficienti a coprire quanto necessario e che sono formatori preparati.
Ciao Diego e grazie, diciamo che il tuo commento e come Il vero collo di bottiglia nel calcio moderno, specialmente nelle categorie dilettantistiche d’élite e professionistiche (dall’Eccellenza alla Serie C), risiede proprio nella classe dirigente e nei criteri di selezione dei club. Spesso, chi ha il potere decisionale (direttori sportivi, presidenti o responsabili del settore giovanile) manca delle competenze necessarie per valutare la metodologia, lo studio e la reale capacità di formazione di un allenatore. Il sistema tende a premiare dinamiche lontane dalla meritocrazia.
Grazie Diego