Troppo spesso — anzi quasi sempre — nel calcio si dà tutto per scontato: squadre più forti sulla carta, giocatori migliori o peggiori di altri, allenatori bravi o meno bravi. E ancora ragionamenti figli del sentito dire, pregiudizi e prese di posizione che vanno persino contro l’evidenza.
Un concerto di banalità disarmanti o sentenze al vapore che ristagnano nel pensiero comune e popolano certi discorsi talmente superficiali da risultare tranchant. Credere di avere la verità in tasca non significa avere ragione.
E fa specie che, in una nazione cresciuta a pane e calcio, tutti discutano di pallone — con anni di tifo e visione alle spalle — senza averlo realmente compreso.
Il Brasile di Ancelotti è stato massacrato dopo la prima uscita al Mondiale solo perché “doveva vincere” contro il Marocco: ma perché? Dove sta scritto? Chi lo ha ordinato?
Vincere non è un dovere, ma un’opportunità. Un’ambizione che va cercata nella testa e realizzata in campo. Sul rettangolo verde, dove tutto è il contrario di tutto e regna l’imponderabilità. Lo diceva benissimo Pelé: “Il bello del calcio è che non puoi mai prevedere cosa accadrà”.

SI VINCE IN CAMPO, NON SULLA CARTA
Non è un mistero: la Selecao ha un po’ deluso, pur affrontando un Marocco fuoco e fiamme, libero mentalmente e con quella spensieratezza che consente di giocare senza freni, in pace e serenità.
Al contrario del Brasile, schiavo delle aspettative e con addosso il peso di dover per forza vincere. E quando una cosa la si vuole a tutti i costi, si finisce per allontanarla. Si chiama ossessione, quella che condiziona l’aspetto emozionale e le prestazioni dei giocatori. Ma nel calcio, da fuori, si fanno i conti senza l’oste, considerando i giocatori dei “robot” e non delle persone.
Ai Pentacampioni è successo proprio questo, come sottolineato lucidamente non da un allenatore qualunque, ma da uno dei migliori nella storia: “Troppa ansia all’inizio ha influito, abbiamo perso palla e c’era poco equilibrio. Nella ripresa è andata meglio, miglioreremo per la prossima gara”.
Le scelte iniziali di Ancelotti possono essere condivisibili o meno, ma sono sue. E il CT non ha tardato nei cambi, leggendo correttamente lo scenario. Nella prossima partita, probabilmente, partiranno altri calciatori dal primo minuto, il Brasile si scioglierà e troverà la sua dimensione, come dice Ancelotti.
Senza banalizzare la questione, ma trovando la chiave per risolvere la complessità.
Perché la complessità va allenata, non ridotta a slogan.

BIO: Andrea Rurali
Brianzolo Doc, classe 1988. Nato lo stesso giorno di Bobby Charlton, cresciuto con il mito di Johan Cruijff e le magie di Alessandro Del Piero. Da sempre appassionato di cinema, tv, calcio, sport e viaggi.
- Lavoro a Mediaset dal 2008 e attualmente mi occupo del palinsesto editoriale di Cine34.
- Sono autore del programma di approfondimento cinematografico “Vi racconto” con Enrico Vanzina e co-regista dei documentari “Noi siamo Cinema”; “Vanzina: una famiglia per il cinema”; “Noi che…le vacanze di Natale” e “Cult in campo: L’allenatore nel pallone…40 anni dopo”.
- Dal 2014 dirigo la rivista web CineAvatar.it (http://cineavatar.it/)
- Nell’autunno 2022 ho fondato la community Pagine Mondiali e nell’estate 2023 la piattaforma sportiva Monza Cuore Biancorosso.
- Da agosto 2023 collaboro con la testata giornalistica Monza-News: cuore le analisi delle partite del Monza e conduco la trasmissione Binario Sport.
- Dal 2019 collaboro con la casa editrice Bietti, in particolare per la realizzazione di saggi sul cinema inseriti nelle monografie di William Lustig, Manetti Bros, Dario Argento e Mike Flanagan.
- Tra le mie pubblicazioni, il saggio “Il mio nome è western italiano” nel volume Quando cantavano le Colt. Enciclopedia cine-musicale del western all’italiana (F. Biella-M. Privitera, Casa Musicale Eco, 2017) e il saggio “Nel segno del doppio” nel libro “Mediaset e il cinema italiano. Film, personaggi, avventure” di Gianni Canova e Rocco Moccagatta.
- Ho scritto insieme a Ilaria Mainardi il libro Van Basten: Il Cigno di Utrecht per Garrincha Edizioni, con intervista e post-fazione di Filippo Galli.
- Sono autore del libro “Il gol di Del Piero: destro a giro e poesia”, pubblicato a il 25 novembre 2025 da Garrincha Edizioni per la collana “Cineteca del Gol”











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