C’è una forte affinità elettiva tra l’idealismo romantico dell’Ottocento e la figura “donchisciottesca” di Silvio Baldini: entrambi mettono l’anima, l’etica e la gioventù davanti agli interessi di bottega e alle vecchie oligarchie.
La “Giovine Italia” di Silvio Baldini: il “Risorgimento romantico” che serve al nostro calcio. C’è un momento preciso nella storia in cui le vecchie strutture non bastano più. Succede quando un sistema si accartoccia su se stesso, difendendo i propri privilegi e perdendo di vista l’identità, loscopo, l’anima. Nel 1831, Giuseppe Mazzini rispondeva al fallimento dei vecchi moti carbonari fondando la Giovine Italia. Oggi, fatte le debite proporzioni e calando il tutto nella dimensione nazional-popolare del pallone, la sensazione è che le ultime due partite della Nazionale guidata da Silvio Baldini abbiano l’aria di un manifesto risorgimentale.
Un’insurrezione etica ed emotiva, guidata dagli Under 21, contro i “lestofanti” che governano il tempio. Fuori i “vecchi”, spazio ai giovani: la scelta di rottura. Mazzini fu categorico: alla Giovine Italia potevano iscriversi solo i cittadini che non avessero superato i quarant’anni. Non era una discriminazione anagrafica fine a se stessa, ma una necessità metodologica. I vecchi cospirator erano legati a logiche di compromesso; solo la gioventù possedeva la purezza e l’energia per sognare l’impossibile.
Nelle ultime due uscite della Nazionale, Baldini, chiamato a traghettare la nazionale in attesa di un nuovo corso che come non mai sa di vecchio stantio già dalle premesse, ha fatto esattamente lo stesso: ha azzerato le gerarchie basate sui contratti milionari e sullo status quo, convocando solo giovani Under 21. Una scelta di rottura totale. Mettere in campo una generazione considerata “acerba” dai soliti parrucconi del sistema significa fare un atto di fede. Significa dire: “Io mi fido di chi ha ancora gli occhi puliti”.
Ne parlò già in altre occasioni, soprattutto, se non erro con la memoria, in un dopo partita a Pescara, ossia l’attacco ai “lestofanti” e il primato dell’etica. Un parallelismo non vive solo di uomini, ma di nemici comuni. Per il Risorgimento erano i sovrani reazionari e i vecchi carbonari polverosi; per Baldini sono i manager, i burocrati, chi ha trasformato lo sport in un freddo algoritmo finanziario.
Le recenti dichiarazioni del tecnico toscano sono state una scudisciata. Il suo attacco frontale ai “lestofanti che guidano il calcio” non è lo sfogo di un uomo frustrato, ma un richiamo all’ordine morale. Come Mazzini vedeva la politica come un dovere etico e religioso (il famoso “Pensiero e Azione”), Baldini vede il calcio come uno strumento di elevazione dello spirito. Arrivo a sostenere con forza che “se togli l’etica dal calcio, resta solo un business per arricchire chi non lo ama.”
Quando un sistema calpesta il merito e soffoca il talento dei propri giovani per difendere poltrone einteressi economici, la ribellione non è solo lecita: diventa un dovere. Una delle poche certezze che ho in un cammino terreno intriso di dubbi sono le emozioni come motore per agire e questo credo sono certo sia anche il modus operandi di mister Baldini.
Il romanticismo mazziniano si poggiava sulla fede e sull’entusiasmo. Le rivoluzioni non si fanno con il calcolo del bilancio o aspettando che i tempi siano maturi secondo la diplomazia; si fanno quando il popolo viene mosso da un’emozione profonda. E qui sta il nucleo del calcio di Baldini. In queste due partite non vedremo solo concetti tattici (attenzione Baldini è un ottimo allenatore che da alle sue squadre, under 21 compresa, una identità molto forte e riconoscibile), ma un’attivazione emotiva. Già nella prima uscita con la maglia dei grandi gli Under 21 hanno corso, lottato e pressato non per eseguire un compito, ma perché accesi dal fuoco di un allenatore che parla al loro cuore, non solo alla loro testa. Le emozioni sono il vero carburante dell’azione.
Senza entusiasmo, il calcio diventa una recita di provincia; con l’entusiasmo, un gruppo di ventenni può avviare una rivoluzione. Il Risorgimento non è stato un percorso lineare: è fatto di sconfitte, di esili, di utopie che si sono scontrate con la dura realtà. Ma ha tracciato la via.
Forse la Nazionale dei giovani di Baldini sarà solo un sogno di fine primavera che si dissolverà come la neve al sole perchè il sistema riassorbirà in fretta e furia questa scossa tellurica rimettendo al comando i soliti notabili. Ma il seme è piantato. Silvio Baldini, con la sua giacca stropicciata e la sua anima romantica, ci ha ricordato che il calcio appartiene a chi lo gioca e a chi lo ama. E che, proprio come due secoli fa, l’Italia rinasce sempre dai suoi giovani.
Quello che affascina di Baldini non è solo la scelta anagrafica o tattica, ma la sua dimensione umana: un uomo verticale, un “anacronismo vivente” in un mondo di pragmatismo cinico e facciate di circostanza.
Baldini è un “Uomo Verticale”: un uomo nato in “direzione ostinata e contraria” e questo è l’ennesimo punto che ci accomuna: ha sposato per sempre l’etica del naufrago. Non è un caso se la figura di Silvio Baldini evoca immediatamente l’universo lirico di Fabrizio De André. C’è una dignità antica, quasi arcaica, nel suo modo di intendere il ruolo di capo-popolo. Quando Faber cantava della direzione ostinata e contraria, non celebrava la ribellione adolescenziale, ma la resistenza disperata e lucida dell’individuo contro l’arroganza della maggioranza.
Il calcio italiano oggi è una gigantesca carovana che si muove lungo l’autostrada del profitto e del compromesso. Baldini ha deciso di scendere da quella carovana e camminare a piedi, nei boschi della sua verità. Convocare una squadra di soli ventenni, attaccare frontalmente i vertici del sistema, non sono colpi di teatro: sono la sua “smisurata preghiera” laica. È il rifiuto categorico di omologarsi alle leggi del branco per difendere l’unica cosa che i “lestofanti” non potranno mai portargli via: l’onore di essere rimasto se stesso.
Mazzini passò la vita in esilio, condannato a morte, povero, isolato dai salotti della diplomazia che contava. Perché? Perché non era un politico della Realpolitik, era un apostolo. Non scendeva a patti con lo status quo.
In un calcio ridotto a una passerella di frasi fatte, scuse aziendali e cinismo finanziario, Silvio Baldini si staglia come un gigante antico. È l’incarnazione dell’uomo vero, puro, che cammina, appunto, in direzione ostinata e contraria. Baldini non è “gestibile” dai palazzi del potere proprio perché non è ricattabile: ha dimostrato più volte nella sua carriera di essere pronto a dimettersi, a rinunciare a contratti milionari, pur di non svendere un centimetro della propria dignità. “Ci sono cose che non hanno prezzo. Se per allenare devo accettare i compromessi di chi baratta l’anima per il potere, preferisco andare a coltivare la terra o stare nei boschi” disse il mister e questo è il nucleo del Baldini-pensiero.
Quando attacca frontalmente i “lestofanti che guidano il calcio”, non lo fa per calcolo o per prendersi una rivincita personale. Lo fa con la spietata onestà di chi mette i valori etici davanti alla convenienza. In un sistema in cui l’ipocrisia è considerata una competenza professionale, la purezza di Baldini viene spesso scambiata per follia o bizzarria. Ma la sua non è follia: è intransigenza morale. Il calcio attuale si basa su: compromesso politico, business e silenzi di convenienza. Ogni intervista o conferenza stampa di chicchessia ha uno spartito già scritto, è un coacervo stucchevole di banalità e frasi fatte. Quelle di Baldini sono diverse, sono vere, pure, taglienti. Spesso a parlare è la sua anima. Spesso viene deriso per questo a riprova di come quel mondo di cui lui è il “nemico”, sia povero culturalmente e eticamente. Il “modello Baldini” è intransigenza etica, libertà intellettuale, valore della parola data. Non baratta se stesso e il suo interesse personale con niente e con nessuno. Non cerca di piacere, anzi non vuole piacere. Deve piacere solo a chi ne condivide quel filo invisibile, ma potentissimo, che unisce chi non è parte di un sistema.
Il parallelo con il Risorgimento mazziniano si compie dove Mazzini sosteneva che il popolo non si sarebbe mosso per un calcolo materiale, ma per un dovere morale e per l’entusiasmo di un’idea. Baldini applica lo stesso principio ai suoi ragazzi. Convocare solo Under 21 e lanciarli nella mischia non è un esperimento di scouting, è un atto di fede. Silvio rifiuta e rigetta con forza la logica del “calciatore-azienda”.
Le emozioni, si ancora loro, per Baldini, sono il motore di tutto; un giocatore non prova un brivido profondo nel vestire la maglia azzurra allora non la deve indossare. Baldini è il manifesto di chiunque rifiuti i compromessi al ribasso nella propria vita lavorativa e personale.

BIO: Alessandro Mazzarello. Sono nato a Genova il tre agosto del 1977.
Sono laureato in giurisprudenza. Di professione, da quattro anni, sono un Docente Scolastico, dopo aver fatto per venti anni consulenza a privati ed imprese in campo finanziario e di strategie commerciali.
La mia vera e assoluta passione è, da sempre, il calcio. Per diciotto anni ho praticato il futsal a buoni livelli, dove ho avuto anche il doppio ruolo di allenatore – giocatore in serie C/1, perdendo la finale per l’accesso in serie B B con una piccola realtà e dove ho allenato inoltre la Rappresentativa Ligure, portandola, unica volta nella storia, alle semifinali nazionali.
Smesso di giocare, a trentacinque anni, in possesso della LICENZA UEFA B e LICENZA ALLENATORE CALCIO A 5, ho iniziato ad allenare nei settori giovanili, togliendomi, da subito, enormi soddisfazioni. Alcuni dei ragazzi che ho avuto la fortuna di allenare sono oggi dei professionisti o protagonisti assoluti nel campionato di serie D. Nei miei anni da allenatore ho avuto modo di iniziare a sperimentare la mia metodologia, un misto tra artigiano nel suo laboratorio e alchimista. La più bella esperienza quella come Responsabile Tecnico, dove ho appunto affinato quello che poi sarebbe diventato il mio presente e, ne sono certo, il mio futuro, il percorso di formazione e approfondimento metodologico con la AMC FOOTBALL ACADEMY.
AMC FOOTBALL ACADEMY nasce dopo il molto studio che ho parallelamente portato avanti alla sperimentazione sul campo e grazie anche ad importanti collaborazioni e constanti e continui confronti con importanti esperti del settore. Ho deciso di studiare la realtà del gioco e la sua costante e continua evoluzione, partendo sempre da perchè di un cosa.
Determinante la creazione della P&M COACHING e PM SOCCER LAB di cui sono co-founder insieme la collega mister Pasquale Palermo. Insieme abbiamo organizzato più di trenta incontri di formazione on line, con, adggi, oltre duecentomila visualizzazioni.
Sono sempre più convinto che possedere una LICENZA UEFA, quale essa sia, debba essere un punto di partenza e non di arrivo.
Costanti e aggiornamenti e approfondimenti sono la sola ed unica via per poter pensare di trasmettere delle conoscenze ai propri giocatori e alle proprie giocatrici.
Volersi sempre migliorare arricchendo il bagaglio delle conoscenze sia la sola ed unica strada per elevare il livello del proprio lavoro sul campo.











2 risposte
Grazie ALE, come sempre bellissimo articolo. Baldini sta lanciando un’ancora anzi un’esca per salvare il calcio italiano, ma questa esca forse è troppo sofisticata e indigesta per qualcuno. Grazie a questo blog e alla tua metodologia, Ale, e ad altri allenatori che purtroppo sono ancora troppo isolati, questo pensiero si sta facendo sempre più importante. Speriamo raggiunga anche i futuri massimi vertici federali e che l’opportunità che è stata data a Baldini e che sta sfruttando nel migliore dei modi sia sufficiente a cambiare qualcosa. É anche vero che chi si prenderà la responsabilità di non sfruttare questa esca di salvataggio non potrà più sbagliare perché Baldini adesso l’hanno sentito tutti, (non è un documento come quello di Baggio che si può nascondere ) qualcuno rifletterà adesso sulle emozioni, le neuroscienze, la complessità?
Questo è il primo articolo che leggo su questo sito, grazie al suggerimento ricevuto due giorni fa a Parma da Filippo Galli in persona (spero si ricordi di me), e beh devo dire che presenta diversi spunti interessanti. Innanzitutto, credo e spero che questa esperienza baldiniana, se non dovesse proseguire, possa comunque avere dei frutti in modo da risollevare gradualmente la nostra nazionale e un pò tutto il sistema calcio.
Sicuramente la scelta di convocare solo under 21 è stata controcorrente, ma altrettanto efficace visto le due vittorie ottenute e le luci accese su nostri talenti (perchè sì, esistono). Spero infine che chi verrà dopo di lui prosiegua su questa strada, naturalmente col supporto di FIGC e club, penso che un cammino è efficace solo se condiviso.