Resto dell’idea che in una squadra offensiva, piazzato sull’ala e senza compiti difensivi, Leao sia stato l’unico giocatore di questi anni a poter risolvere le partite da solo. Molti i compagni con un bagaglio tecnico superiore: Ibrahimovic, Giroud, Reijnders, Rabiot, naturalmente Modric, ma nessuno capace come Rafa di partire, andare, segnare. Far segnare.
Resto dell’idea, come tutti, che non si sia mai applicato per migliorare, non si sia mai speso per contribuire, non abbia mai davvero metabolizzato il milanismo e la maglia. Leao sarebbe stato lo stesso giocatore a Milano, Genova, Bologna. Napoli, in Spagna, Francia, Inghilterra, Sudamerica… Un fanciullo, uno di quelli che si accontentano del talento scegliendo di non arricchirlo, non coltivarlo, non farlo crescere. Così come lui e la sua personalità di fanciullo immaturo.
Oggi volta le spalle al suo passato nella maniera peggiore, nel modo più inelegante, lui che invece in campo è stiloso e aggraziato. Confessare pubblicamente di volersene andare, immagino prima di averlo comunicato alla società (anche se è vero che la società è latitante…), è la scelta peggiore per un professionista: abbassa vertiginosamente il valore di mercato, già di per sé non più elevatissimo, spiazzando tutti e infrangendo le regole basilari della serietà. Tradendo la fiducia dei tifosi, quelli che ancora ne avevano.
Rafa Leao resta un campionario ineguagliabile di occasioni sprecate, incapace di prendersi sulle spalle la squadra (e sé stesso…), di mutare carattere, evolversi, applicarsi. Un’ingenuità esasperante, condita da cadute rovinose anche di opportunità come il lunedì dopo Milan-Cagliari, quando sui social ha annunciato il suo prossimo podcast musicale.
Per molti anni la sua maglietta è stata la più venduta tra quelle rossonere, perché piaceva ai bambini in particolare, perché accendeva la fantasia sempre in attesa di un salto in alto, di un picco alla portata, di una consacrazione definitiva. È diventato invece lo specchio fedele di questa triste epopea rossonera, culturalmente svuotata di tutti i suoi valori sportivi e di passione, di appartenenza e di affezione: assenza di leadership, rendimento ondivago tendente verso il basso, potenzialità malcelate, testa altrove.
Con un bagaglio a mano ampio, tanto spazio ancora da riempire, Leao preferisce sganciarsi come una zavorra e si libera: “Ho dato tutto”. Non è l’idea che abbiamo. Leao libera il Milan da sé stesso. Nessuna sorpresa, i tempi sono questi e la vita va così per chi pensa solo alla propria. Peccato, per quel che avrebbe potuto essere e non è stato. Peccato, questa lettera a un bambino mai nato.
La sua peculiarità è quella di volare velocissimo palla al piede, una virtù che è destinata a sfumare, dissolversi con il passare del tempo e l’insorgere di qualche acciacco. Da fermo, Rafa non vale quasi più nulla. E a 27 anni a un atleta resta ancora poco tempo per correre. A un atleta, appunto. Chi non lo è, smette di correre molto prima.
Peccato. Non ho una parola diversa o migliore per chiuderla qui.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.











5 risposte
Si Leao é questo, come lo hai descritto.
Però è’ anche figlio di un calcio che ignora il talento e punta solo sulla forza, la tattica e la corsa.
Peccato …
I fuoriclasse nascono prima nella testa che nel corpo
Rafa Leao se non fosse in perenne contrasto con se stesso sarebbe già detentore di un Pallone d’oro! Le sue qualità, quando ovviamente le mostra, sono indiscutibili. Necessita per rendere costantemente al meglio di un raffinato e personale Mental Coach come lo è stato nell’anno dello Scudetto Stefano Pioli.
Un caro abbraccio!
Massimo 48 ❤️🖤
Come Milanista, per me, è difficile avere altri rimpianti dopo Pato.
Per Leao mi dispiace. Ricordo nel 2019-2020 quando mi dissi “è un fenomeno”
Ed è vero: è un fenomeno.
Purtroppo Leao è anche un giocatore che non ha nel suo DNA le doti che servono per essere un trascinatore al Milan o in una squadra di questo blasone.
Un bravissimo ragazzo a cui – forse- a partire dalle giovanili gli è stato concesso di essere anarchico e occasionale.
Che questa fosse la sua ultima occasione al Milan era evidente da settembre e personalmente dico “meno male” che non si cercano altri alchimisti in grado di trasformare il suo atteggiamento.
Non sono un medico ma quest’anno tra pubalgia e lesione al bicipite femorale Rafa non è più lo stesso, come giustamente sottolineato da Luca Serafini.
Allora Allegri lo ha inventato falso 9, visto che non riusciva più a mangiarsi la fascia, e una decina di gol li fa. E ora il Milan si è equilibrato, Pavlovic-Bartesaghi, perché l’anno prima ha subito una imbarcata di reti da quel lato e nel girone di andata con Allegri abbiamo avuto la migliore difesa d’Europa.
Poi c’è stato il controverso Como-Milan 2-3, la vittoria di Pirro per Max e da lì, più o meno secondo me, in Red Bird hanno iniziato a soffrire l’ego ingombrante del mister.
Che aveva azzeccato a chiedere Rabiot, uno dei 2-3 migliori centrocampisti del campionato.
Per la prossima Champions chiede giocatori forti, fa i nomi, come li aveva chiesti Maldini, e allora Cardinale deve eliminare anche lui, perché il Milan è una mucca da mungere, si comprano i giocatori giovani per fare trading, con la cessione di un top player.
Il fatturato della season va tutto nella Bank of America.
La lista dei cedibili che Allegri ha preparato per Tare viene sussurrata
e comincia la serie inspiegabile di sconfitte.
Vinciamo a Genova con i partenti Leao e Tomori squalificati.
Peccato allora per Leao, gesti tecnici incredibili e poca determinazione, somiglia un po’ alla storia di Cassano.