LA STORIA DEI MONDIALI – PARTE 5^: IL MONDO AI PIEDI DI DIEGO E LA DELUSIONE AZZURRA DEL 1990

Otto anni dopo il primo (sportivamente discutibile) trionfo mondiale, l’Argentina si laurea, questa volta sconfinando nell’epica, nuovamente campione: Diego Armando Maradona, in Messico, decide infatti di riscrivere la storia del calcio rendendosi protagonista di una delle più apicali performance individuali di sempre.

Una selezione che senza “il pibe de oro”  non avrebbe mai potuto rivendicare velleità rivolte alla conquista del titolo, viene letteralmente trascinata, tecnicamente e caratterialmente, dal numero 10 del football per antonomasia: Maradona, che è da considerarsi il miglior giocatore di tutti i tempi semplicemente perché è impensabile, con un pallone fra i piedi, fare qualcosa di superiore al raffinatissimo e variopinto repertorio squisitamente tecnico di Diego, rende leggendaria un’edizione che tramanderà ai posteri sia le inarrivabili gesta qualitativamente estetiche del “diez”, attraverso il “gol del secolo”, sia la discutibile, furbesca genialità di un uomo mai banale che prima di autografare il gol “più bello della storia” rivendica volontà divine dopo aver superato Shilton con un’illegale parte del corpo.

Una sorta di contrappasso da restituire ai sudditi di Sua Maestà rispetto a ciò che stava accadendo fra britannici e sudamericani relativamente alla conquista delle Falkland, l’arcipelago di isole che dopo settantaquattro giorni di combattimenti erano state acquisite dagli inglesi proprio nel giugno del 1982.

Che sia con l’incantevole piede mancino o con la mano, è, semplicemente, in ogni caso, il Mondiale contraddistinto dall’indelebile marchio del “dios”: un’edizione i cui contorni mitologici sembravano già preliminarmente avvolgere, a livello di vibrazioni, il maestoso scenario dell’Azteca, l’impianto di Città del Messico già teatro della “partita del secolo” e che dunque sarà per sempre depositario di due fra le istantanee più iconiche della storia dei campionati del mondo.

A capitolare al cospetto di Diego fu nell’atto conclusivo la Germania Ovest, che, nel 1990, alla terza finale consecutiva e alla quarta delle ultime cinque edizioni, non ancora lasciato decadere l’epiteto occidentale a corredo del nome nazionale (la riunificazione, dopo la caduta del muro di Berlino avvenuta l’anno precedente, sarà sancita qualche mese più tardi), batte in un’immediata rivincita l’Argentina (che in semifinale, a Napoli, aveva eliminato gli azzurri dopo i calci di rigore) grazie al rigore di Andreas Brehme, laureandosi così per la terza volta campione del mondo e agguantando, nella speciale classifica, Brasile e Italia.

Quest’ultima, favorita alla vigilia, dovette accontentarsi del terzo posto conquistato in quel di Bari contro l’Inghilterra: il sogno di una nazione, durante “un’estate italiana”, pittorescamente declinato dalle “notti magiche” di Totò Schillaci, dall’impenetrabilità difensiva, dalle gesta di Baggio, è inesorabilmente interrotto dal sortilegio napoletano di Diego nel penultimo atto.

Resterà un terzo posto senza sconfitte declassato dalla nostra presupponenza.

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

7 risposte

  1. Ciao Andrea, sto leggendo i tuoi articoli sui Mondiali, complimenti! Sulle Falkland probabilmente è un refuso, non acquisite ma riconquistate! A presto!

    1. Ciao Ambrogio, grazie! Storia lunghissima quella delle “Malvinas”, in ogni caso figlia dell’estensione del colonialismo europeo:in virtù di ciò, ogni volta, sarebbe giusto parlare di acquisizione. L’ONU include ancora oggi le Falkland/Malvinas tra i territori da decolonizzare. A presto!

      1. E sai stai parlando con uno che ha fatto ricerca a scuola nel 1982 (seconda media), ritagli da giornali e riviste (non c’era internet), applauso della classe, ricordo documentario rai credo 1984, intervista a reduce che aveva 18 anni soldato di leva: ” il regime diceva che erano argentine da sempre, su un prato vedo dei chiodi, sul cappello del chiodo estaba escrito made in england, persino i chiodi erano inglesi, poi ho dei libri su argomento, gli abitanti sono tutti biondi……. ciaooooo

  2. E sai stai parlando con uno che ha fatto ricerca a scuola nel 1982 (seconda media), ritagli da giornali e riviste (non c’era internet), applauso della classe, ricordo documentario rai credo 1984, intervista a reduce che aveva 18 anni soldato di leva: ” il regime diceva che erano argentine da sempre, su un prato vedo dei chiodi, sul cappello del chiodo estaba escrito made in england, persino i chiodi erano inglesi, poi ho dei libri su argomento, gli abitanti sono tutti biondi……. ciaooooo

    1. Assolutamente, è dal 1833 che il Regno Unito ha di fatto il possesso dell’arcipelago, più volte ovviamente reclamato dall’Argentina per competenza territoriale, poi nel tempo l’insediamento britannico ha determinato coloni autoctoni di origine britannica…lo sai benissimo, ci sono le Antille francesi, Seedorf è nato a Paramaribo in Suriname e ovviamente è olandese e mille altri esempi:il colonialismo ha definito proprie terre violentemente acquisite, tranne in rari casi, più volte difese dai legittimi “proprietari”…le Malvinas racchiudevano popolazione argentina (ovviamente) ed è giusto considerarle argentine e ogni tentativo di difenderle e riacquisirle come nell’ottantadue non può non partire dalla condanna di averle prese indebitamente ( per quanto il governo britannico le governa in pace).. è un po’ come se all’Inter, (auto)consegnato a tavolino lo scudetto del 2006, venisse ipoteticamente tolto quel titolo in futuro (tra l’altro di un campionato mai sotto esame, Calciopoli è esclusiva questione del 2004-05, nel 2005-06 andava riscritta la classifica in base alle penalità, quindi è a tutti gli effetti un titolo “gentilmente offerto”, un campionato vinto regolarmente dalla Juve che però doveva risultare ultima d’ufficio per poter retrocedere) mai suo e lottasse per riaverlo.

      1. La vittoria inglese è servita per eliminare la dittatura in Argentina, per quanto riguarda LINTER non commento, sono troppo di parte! Ciaoooo!

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