I sogni li insegui, poi li porti dentro al cuore oppure nel cassetto di un comodino traballante con il pomello allentato. I sogni ti obbligano quasi a soffrire perchè pian piano si trasformano in una grande ossessione. Quando ho iniziato a fare conoscere il Crystal Palace in Italia, tanti non capivano. La gente non ha mai compreso fino in fondo perchè un ragazzo che vive a Londra faccia il tifo per una squadra che dal 1861 non ha mai vinto nulla. Tutti mi chiedevano perchè non tifi Arsenal, o Chelsea, o Tottenham? O perchè non ti sei appassionato al West Ham o al Millwall, in fondo in fondo il film Green Street ha generato tifosi o simpatizzanti ovunque.

Ricordo ancora i primi anni quando il Palace era addirittura in Championship, o Serie B inglese se suona meglio, e si faceva fatica a pensare a un futuro roseo e migliore. Andare a Selhurst Park non era una cosa per turisti, a vedere il Palace ci andavi solo se eri tifoso e volevi soffrire per 90 minuti. Tutte le volte che andavo allo stadio la signora della casa all’angolo della via, attaccata allo stadio, mi invitava a entrare. Dalla finestra della cucina riuscivo a intravedere un pezzettino di campo. Nella living room della signora Margaret ho iniziato ad apprezzare il tè con il latte e una goccia di miele, e ho iniziato ad apprezzare la vita di un quartiere che in realtà è una grande comunità. Tifare Palace può essere davvero faticoso, ma è un privilegio.

L’ultimo anno del Crystal Palace tutti i sogni si sono realizzati come per incanto, uno dopo l’altro. Aprendo il cassetto del comodino ho scoperto un mondo meraviglioso che mi ha teletrasportato in uno stadio di 90mila anime, Wembley. La vittoria della FA Cup è stata una cosa sublime, la gioia di un popolo che si è rannicchiato e stretto in uno stadio per 90 minuti più recupero, in un caldo pomeriggio londinese. Il 17 Maggio 2025 è una data che si studierà nelle scuole del Sud di Londra, il giorno in cui sotto il Tamigi la meravigliosa follia ha travolto gli anziani e i bambini, tutte le generazioni di tifosi con le bandiere delle Eagles a festeggiare. Chi lo avrebbe mai detto.
Sbirciando dentro il cassetto del comodino però ho trovato anche una Community Shield, secondo trofeo dell’era Glasner che si è aggiunto alla bacheca del club. Vedere il Palace giocare in Europa era un’altra di quelle cose che sognavo da tanto tempo. Quando i riflettori di Selhurst Park si accendono il giovedì sera ti accorgi che i tempi cambiano, e la squadra del quartiere è matura.

Nella notte di Lipsia, il 27 Maggio 2026, è successo qualcosa che nessuno poteva prevedere. Se me l’avessero raccontato anni fa, sinceramente non ci avrei creduto, anche se in realtà ci ho sempre sperato. Mateta al minuto 51 segna il gol decisivo nella finale di Conference League contro il Rayo Vallecano. Tutti i giocatori esultano all’unisono, i tifosi sugli spalti impazziscono di gioia. Io la finale l’ho vista a Cape Town, Sud Africa, in un bar come quelli che vedi nei film. La testa di una zebra impagliata sul muro di fronte a me mi guardava tutto il tempo. Avevo la mia sciarpa portafortuna stretta tra le mani, il rumore del traffico in sottofondo era alienante. Scena surreale, quasi grottesca. Magari ci scriverò un altro libro, chissà. Al triplice fischio ho fatto un viaggio temporale. La signora Margaret, il quartiere, la Serie B, quello stadio incastrato tra le case, i tifosi, e poi ho rivisto quel ragazzo che faceva il tifo per il Palace, anche quando non vinceva. Anzi, soprattutto quando non vinceva.

E a proposito di vittorie, grande merito è di un signore che di mestiere fa un po’ l’allenatore e un po’ lo psicologo. Sir Oliver Glasner, prima dell’addio al club, ha lasciato in eredità anche una Coppa europea. Il Palace è passato da Eze a Pino come se nulla fosse, rischiava di perdere Mateta, che poi si è ritagliato ancora quel pezzo di felicità proprio vicino alla bandierina del corner nella finale. Doveroso spendere un encomio per Sarr, uomo stagione dal cuore grande. Wharton accarezza la palla come un gentiluomo, Kamada in cabina di regia meriterebbe l’Oscar. Muñoz è una creatura mitologica che nei novanta minuti si trasforma in una bestia che morde le caviglie degli avversari. Lacroix leader della difesa, ma non solo. Henderson portiere che regala miracoli (il rigore parato in FA Cup è storia) e di mestiere fa anche il capopopolo con tanto di megafono sotto la Holmesdale Stand.
Il Crystal Palace adesso è sotto i riflettori, va di moda. Adesso tutti mi chiedono, tutti vogliono sapere. Il Palace però, almeno per me, rimane sempre la squadra del quartiere del Sud di Londra, con la signora Margaret che versa il latte nel tè e i bimbi che prima della partita giocano a calcio fuori dallo stadio.
Poesia, Made in South London. Dove volano le Eagles.

BIO: Antonio Marchese è uno scrittore e content creator che vive a Londra. Fondatore de Il Calcio a Londra, piattaforma con quasi 200k followers. Attraverso il suo canale Antonio racconta le realtà calcistiche di tutte le squadre di Londra, dalla Premier League alle serie inferiori. Lo storytelling si incastra con news, approfondimenti e video con racconti e aneddoti su stadi e partite. Antonio collabora con diversi network, radio e televisioni.
Antonio è autore di tre libri (Il calcio tra le Case, Il Calcio a Londra-Avventure Illustrate e Londra, il Crystal Palace e il sogno di Wembley). Grandissimo tifoso del Crystal Palace, squadra su cui Antonio ha scritto appunto il suo terzo libro, prodotto e stampato in occasione della vittoria della FA Cup.
Antonio è un grande appassionato di viaggi che lo hanno portato nel tempo a girare il mondo, da cinque anni è papà di Samuele e adesso ha deciso di vivere stabilmente nella capitale britannica con la sua compagna Silvia.










