Epurazione di pancia, quasi isterica, eppure – secondo alcuni colleghi – ampiamente programmata. Come quella di Max Allegri: altro che blindato, lo avrebbero spedito anche in caso di approdo in Champions. Furlani, Moncada e Tare erano al capolinea. La feroce contestazione ai primi due è stata probabilmente decisiva, ma non certamente l’unica causa. Per il direttore sportivo invece si tratta di una fisiologica conseguenza del tracollo. Sempre molto saldo sul suo scranno resta invece Scaroni, speriamo in futuro assai meno loquace del solito.
Il plenipotenziario diventa così Zlatan Ibrahimovic, a dimostrazione che Gerry Cardinale in questi 4 anni di Milan ha capito poco, quasi niente di come funzionano le cose in Italia, nel calcio, nel Milan. Si parte dagli annunci: in un esclusivo hotel di Milano zona Montenapoleone, conferenza stampa ad invito stile Duma (la Camera bassa del governo russo). Presenti solo le testate che disturbano meno di altre, a discrezione del politburo rossonero.
Ancor più sorprendente, per un manager come lui, non saper scansionare gli uomini, i professionisti che lo circondano. Lasciamo stare il caos che regna negli uffici di Casa Milan in tutti i comparti, fermiamoci all’area tecnica. Il Fondo Elliott l’aveva lasciata in mano a Paolo Maldini e Riky Massara, abortendo l’idea Ragnick e avendo scelto Ivan Gazidis, 10 anni all’Arsenal, come amministratore delegato. Gerry punta su una figura che resta legata al suo passato di calciatore come poster, come post social, come comunicazione, come atteggiamenti. Non risulta però nessun percorso di apprendimento del mestiere, nessun corso di formazione, nessuna preparazione specifica. Niente e nessuno.
I profili di Ibrahimovic sono allineati a quelli della proprietà: l’allenatore meno caro, non il più bravo (Allegri non lo avrebbe mai preso, avendo avuto alterchi una quindicina di anni fa tra l’altro), così pure i giocatori. I dirigenti saranno soldatini sotto il “comando io”. L’autonomia del resto era già circoscritta negli ultimi mesi, prima in assenza di un direttore sportivo per 2 anni, poi con due diverse entità che si occupavano del mercato: Tare e Allegri da una parte, Furlani e Moncada dall’altra. Senza che i primi sapessero chi stavano trattando – in entrata e in uscita – i secondi. Non ho riscontri di un precedente simile nel panorama storico internazionale.Non solo. Nello sfascio da marzo a maggio, una bella picconata l’ha data proprio Ibrahimovic vezzeggiando i detrattori di Allegri, sparendo dagli stadi e da Milanello, ma soprattutto aizzando qualche giocatore contro il tecnico, rivelando che non avrebbero più fatto parte dei piani futuri. Antitesi di capacità gestionale.
Dopo esserci interrogati per qualche anno sul ruolo, la figura, le mansioni di Ibrahimovic in società, abbiamo scoperto che era uno dei problemi più grossi pur non avendo affatto un’operatività conclamata. E adesso Gerry gli passa lo scettro.
Non c’è da farsi nessuna illusione sul fatto che questa rivoluzione restituisca milanismo, appartenenza, ambizione, mentalità, competitività. Restano solo la speranza e la fede, che nell’accezione religiosa significa adesione a una verità, un principio, un valore in assenza di prove. Credere in qualcosa non avendo alcuna certezza di esistenza. Appunto.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.











20 risposte
sorio.marco8@gmail.com
Quando subentra un blocco intestinale bisogna purtroppo intervenire d’urgenza ma nell’entourage Rossonero quello che solo l’altro giorno è stato interpretato come tale era semplicemente, e sciaguratanente invisibilmente in essere da un triennio, confuso come una cronica ed inguaribile colite le cui concause sono molteplici a partire dal campo, transitando nel walzer delle panchine per poi finire in un emblematico coacerbo di pseudo dirigenti.
Analisi perfetta grande Luca!
Ma purtroppo ancora una volta …Cartago delenda est!!…e sul Naviglio…mala tempora currunt!
E allora….”Carpe diem!!”
(Europa League trofeo assente nella bacheca R/N)
Un caro abbraccio!
Massimo 48 ❤️🖤
Bravo Luca, come sempre concetti chiari ed elegantemente espressi. Il Milan Campione d’Italia letteralmente distrutto in 4 anni.
Sottoscrivo anche le vurgole!…
Luca Voi che avete DNA 🖤🖤❤️❤️ma siete anche la voce di noi tifosi “normali’ non crede sia possibile far giungere alto il grido CONTRO questi scappati di casa anche con interventi di ex milanisti (Filippo Galli potrebbe essere uno di questi) per creare una marea che li affondi. Ho la sensazione che basterebbe anche poco per fare movimentare tanti tifosi, appassionati (perché il calcio è passione) per fargli capire che sono TUTTI Furlani quindi TUTTI devono andarsene. Non è una proposta forse è un’illusione
Questa è proprio una bella idea: del resto la petizione contro Furlani (50.000 firme) è stata un successo. Si potrebbe cominciare a disdire i propri abbonamenti a dazn e Sky perché quando li tocchi sui soldi qualcosa succede sempre….
Gentile Luca, appare chiaro che l’incendio sia scoppiato a marzo e ora che il fumo si sta diradando vengono alla luce le macerie. Dal mio punto di vista Cardinale usa il Milan esclusivamente per fare business, lo stadio è sempre pieno, sia di tifosi veri ma soprattutto di turisti che transitano da Milano e comprano un biglietto per andare a San Siro come attrazione, il merchandising funziona perché il brand è forte e tira sempre, i diritti TV non mancano. Alla fine il non andare in Champions non è poi una grande perdita, anzi, quello che noi tifosi vediamo come un disastro, per Ibra e Gerry forse è stato un bene per potersi liberare di persone scomode che sono state le uniche ad aver a cuore il bene dei colori rossoneri. Un saluto e grazie per la tua analisi.
Articolo imbarazzate che sembra non tenere conto dell’andamento della stagione in campo.
A me sembra evidente che Allegri fosse stato scelto per compiacere quella stampa che tanto ama il modus vivendi del calcio italiano: chiacchiere e distintivo.
L’unico pregio portato al Milan è stato di rasserenare l’ambiente con una stampa complice che per 20 partite ha nascosto l’obbrobrio calcistico a cui si stava assistendo con il contemporaneo svilimento di ogni ambizione da Milan.
Fonseca, il cui CV è indiscutibile arrivò a Milano subissato da insulti, Allegri, proveniente da tre anni disastrosi alla Juve, culminato con la vergogna, vergogna, del Maccabi Haifa, accolto come un messia.
I dirigenti che avevano consigliato la scelta di Allegri hanno dovuto prendere atto che “altri” invece avevano sconsigliato la scelta e ricordato che Silvio lo aveva inquadrato benissimo.
“Altri” che, come ha detto Cardinale, hanno accettato la scelta e fatto squadra; fatto squadra ameno fino a quando era evidente che la fortuna era cessata e il Titanic viaggiava verso il naufragio. Se poi hanno organizzato una exit strategy “sono” stati” bravissimi; se tramato per preservare il nome del Milan da figuracce inenarrabili contro squadre come il Maccabi Haifa bisognerebbe portarli in trionfo, non accusarli.
Come si scriveva ieri in questo stesso blog
“La mentalità vincente non è figlia della semplice vittoria ma è il prodotto di uno spessore calcistico e caratteriale, foriero di personalità e voglia di prevalere, improntato su un’espressione che contraddistingue le grandi squadre da chi tenta di vincere paradossalmente “subendo” la vittoria”.
personalmente preferisco arrivare quinto, sesto o ottavo giocando da Milan = vincere e convincere che vivere di corti musi e perdere lo stesso o, come con il “metodo Conte” , spendere un centinaio di milioni per prendere sei gol sei dal PSV.
Ma il calcio italiano vive di amicizie protette, chiagne e fotte e geremiadi sul “come mai non andiamo ai mondiali per l’ennesima volta”
Quanto a Iraola come ” l’allenatore meno caro, non il più bravo” fa ridere qualsiasi appassionato di calcio con un minimo di informazioni e competenze di calcio internazionale.
Di imbarazzante io trovo “il CV di Fonseca” (già da sola questa battuta indurrebbe a passare oltre…) e la lunghezza sbrodolante del tuo pistolotto tranchant, che non c’entra assolutamente niente con l’articolo, incentrato su tutt’altro tema. Non hai vinto, ritenta…
Vedo che anche su Fonseca è impreparato.
D’altro canto non erano i suoi colleghi che trattavano Luis Enrique a Roma come uno sprovveduto?
Forse prima di scrivere dovrebbe agitare un po’ il pendolino di Mosca memoria?
arrivederci
Sono molto preparato, facendo questo mestiere da 48 anni. E di nuovo vai fuori tema, tra l’altro con un sarcasmo di basso livello. Alle elementari due fuori tema sono una bocciatura. Vedi tu. Stammi bene
la chiudo qui per non sparare sulla croce rossa
repetita iuvant
Quanto a Iraola come ” l’allenatore meno caro, non il più bravo” fa ridere qualsiasi appassionato di calcio con un minimo di informazioni e competenze di calcio internazionale.
🤣
Bravo Luca, questo Stefano capisce di calcio e di Milan, come il mio gatto di fisica quantistica….
esuberante Ibrahjmovic lo e temo fine a se stesso…ricordo una partita Palermo. Milan 1,a,0 x il Palermo su rigore arbitro Rocchi che attraverso il bonton ha reso x i x il palermofondelli Ibra che protestava x falli non fischiati ( fischiava solo pro Palermo anche in occasione del rigore x il palermo.non cc era x niente…in questa partita ho visto un Ibra ingenuo e addomesticabile…se tanto mi dà tanto anche se adesso non lo chiamano più * Lo Zingaro*, temo presunzione e supponenza ombre future…
al milan manca un progetto tecnico ,sia all’scelta de tecnici ,ma soprattutto nei giocatori mediocri fatti diventare campioni ,ormai queste fondi pensano solo al loro business , dopo i vari esoneri dal allenatore di prima ,squadra, con il suo staff tecnico ed collaboratori, direttori sportivi ,ed direttore generale ,ma alla fine e rimasto il Proprietario ed un suo azionista, distruggendo il settore giovanile a capo amico azionista facendo fallire la crescita dei giocatori ,ma alla fine unici a pagare questo sono solo il tifosi , MA QUESTE PERSONE CHE RUOLO ANNO NEL CALCIO ,SPECIALMENTE IN SOCIETA SPORTIVA MONDIALE….
Io, già dalla fine della scorsa stagione, sostenevo che Allegri fosse stato preso per calmare la piazza mentre Tare avrebbe fatto una sola stagione perché Furlani non lo avrebbe fatto lavorare.
Comunque, Allegri sarebbe andato bene soltanto per un paio di stagioni, il tempo necessario per rientrare stabilmente nei “milioni di euro” generati dalla grande Coppa.
Ma sicuramente, Allegri ha dei concetti superati perché in Europa quel tipo di gioco paga sempre meno.
Non sto disprezzano la sua carriera in termini di risultati, ma il Milan in questa stagione ha fatto pietà e questo per vari motivi: rosa costruita male (come troppo spesso accade, grazie Red Byrd), allenatore pauroso, giocatori con poca personalità, società poco “presente” a livello politico.
Poi Pulisic.
Già, sino a quando è stato tranquillo, il Milan è rimasto in alto con una certa sicurezza.
Pulisic ha fatto un grande girone di andata, al netto del rigore di Torino; quando il nostro campione ha spento la luce, sono cominciati I guai.
Ma questa squadra non ha mai avuto un futuro europeo, perché a questa società interessa sino ad un certo punto.
Infatti, cerca di vivacchiare in qualche modo, sino a quando costruirà lo stadio (da dividere peraltro), poi venderà e soltanto a quel punto si potrà pensare a un destino diverso.
Siamo in mano a gente che è quello che è: come si fa a dare le chiavi di un tir ad un bambino viziato?.
Poi, la sensazione che ci fosse qualcosa di pilotato, non me la toglie nessuno ed oggi infatti, stanno venendo fuori indiscrezioni, che se fossero vere, sarebbe veramente sbalorditivo…
Come quella barzelletta che circolava negli anni ’30 con due amici che si incontrano di cui uno milanista:” Allora, il diavolo?” E l’altro:” Il diavolo?, ma va al diavolo, il diavolo ormai non è che un povero diavolo”.
E negli anni ’30 il Milan…. era un povero diavolo, come oggi.
Che vergogna.
Stamani guardavo un video di Suma: parlava di compattezza.
Eccolo il Milan di oggi: un influencer di bassa lega a capo delle decisioni di una società di calcio, e un “giornalista” stipendiato dalla stessa società che dice ciò che gli viene detto di dire. Wow…
Io non so cosa pensino di fare, ma credo che quest’anno le partite allo stadio se le guarderanno da soli.
Solo per la maglia, forza Milan sempre!!! ♥️🖤
Luca, con stima e rispetto, non condivido tanti punti del tuo articolo. Gli ultimi mesi di campo sono stati imbarazzanti, di questo va tenuto conto e andrebbe sempre rimarcato. A mio parere, inoltre, la squadra non ha mai mancato di impegno, bensì abbiamo giocato veramente male, non da squadra, non da “1 settimana intera per preparare la partita”.
Questo non è responsabilità, o non totalmente, dei soggetti a cui rivolgi il tuo articolo.
Poi certo, nessuno di noi avrebbe desiderato un nuovo anno zero, ma chi può dire oggi che andrà sempre peggio? e inoltre, perchè dirlo? Prevale spesso la negatività dentro e intorno a questo ambiente. Sui giornali, sugli spalti, per strada, talvolta sembra che i calciatori non siano abbastanza bravi da non farcisi trascinare dentro. Ricordiamo la ripresa campionato post-covid, notiamo i risultati nelle partite di “trasferte vietate”.
E’ solo uno spunto, un pensiero.
Da allenatore settore giovanile e spettatore rossonero fin dalla prima infanzia, sono certo che si debba entrare ognuno un po’ dentro a certi concetti, che ad esempio in Inghilterra rendono così speciali i FANatic dell’epoca moderna.
Grazie dello spazio e scusate se sono stato prolisso
Forza Milan Sempre
Manuel Lamecchi
Le mie trascurabili considerazioni.
Il fulcro dell’articolo è incentrato sul passare da una struttura disfunzionale ad una struttura gestita da Ibrahimovic e la tesi è un peggioramento rispetto al presente.
Nella sua carriera di calciatore non si ricorda un ambiente di squadra che abbia contribuito a migliorare. Le dimostrazioni dell’opposto invece abbondano; quindi la logica del ragionamento dell’ottimo Luca Serafini fila eccome.
Questo non toglie nulla alle critiche alla squadra ed al suo gioco, ma qui parliamo di ieri, ormai è passato, andato. Il domani è (dovrebbe essere, lasciatemi un po’ di speranza) in mano a lui ed al suo maggiorente. Non c’è da stare allegri.
Forza Milan
GB
Che tristezza Luca! Ma come darti torto?
Lavoro per multinazionali statunitensi dell’informatica dal 1987. Sì, dall’anno dello scudetto di Arrigo. Ho imparato velocemente che chi disattende i risultati assegnati e accettati paga: dalla mancata crescita nella gerarchia aziendale al licenziamento. Il tutto perché l’obiettivo è sempre stato uno solo: la crescita costante. Per crescere si dà per scontato che l’offerta sul mercato debba essere di assoluta eccellenza. Questo approccio riguarda tutti, dal CEO agli impiegati con mansioni meno prestigiose, ma invitati a fare squadra perché si vince e si perde tutti insieme.
Ecco perché non capisco Cardinale. Non giudico RedBird Capital Investments, non ho dati né competenze per farlo, ma questo Milan mi sembra gestito più alla Giussy Farina che da un imprenditore di mentalità anglosassone. Non si vede un percorso scandito da una “timeline”. Per esempio: “In X anni puntiamo a essere stabilmente tra le prime tre squadre in lizza per lo scudetto; in Y anni puntiamo a essere stabilmente in semifinale di Champions; otterremo questo attraverso A, B e C”. Insomma, una linea programmatica chiara. Nelle aziende serve per attrarre e fidelizzare gli investitori, qui per conquistare tifosi e sponsor.
Mai visto nulla del genere. Solo confusione, messaggi contraddittori (le rare volte che arrivano) e una sistematica incapacità di raggiungere i presunti obiettivi. Il risultato, dopo anni di “ospedalizzazione” — dai tempi del disimpegno berlusconiano passando per infradito cinesi e Cardinali svedesi — è che il Milan non fa più gola a nessuno. Non so se ‘votando Andoni’ saremmo riusciti a vedere gioco e risultati, poco importa; la questione è che oggi un Crystal Palace (!) ha più appeal del Milan. E in questi anni abbiamo già visto diversi allenatori e giocatori preferire altri lidi, pure dall’altra parte del Naviglio.
Se continua così, temo che anche il fatturato inizierà a seguire le prestazioni della squadra. Gerry ci vuole come clienti? Benissimo. La mia scelta da cliente l’ho fatta: zero stadio, zero pay-per-view, zero MilanTV; ho cancellato il mio profilo dall’app AC Milan poi rimossa dall’iPhone. Sono un cliente stufo che non intende più pagare un centesimo per un prodotto sciatto e scadente. Il Milan, invece, lo porto nel profondo del cuore, in attesa di tempi di nuovo luminosi.