Mikel Arteta, Unai Emery, Andoni Iraola.
Tre allenatori baschi nei primi sei posti del campionato più ricco, importante e spettacolare del pianeta: la Premier League.
Tutti allenatori nati e cresciuti in una terra che con lo sport, il calcio in particolare, ha un legame speciale.
Due di loro sono già conosciuti ed affermati e su qualche trofeo hanno già messo le mani.
Andoni Iraola no.
Ma sono sei stagioni consecutive che fa miracoli veri e propri.
Andiamo per ordine.
Andoni Iraola nasce ad Usurbil il 22 giugno del 1982.
Cresce nelle giovanili dell’Antiguoko e come compagni di squadra ha dei ragazzi che rispondono al nome di Xabi Alonso, Aritz Aduriz e proprio Mikel Arteta.
A 19 anni arriva all’Athletic di Bilbao dove gioca praticamente tutta la carriera. Dodici stagioni consecutive, tra il 2003 e il 2015 prima di chiudere la carriera con due stagioni nella Major League con il NewYork FC … giocando come centrocampista a fianco di Andrea Pirlo e Frank Lampard!
È stato un eccellente terzino destro, amato a Bilbao per la sua professionalità, la sua dedizione e per la sua impressionante continuità di rendimento.
Ottime doti tecniche, capacità nelle letture difensive e la grande capacità nelle sue scorribande offensive chiuse quasi sempre con eccellenti cross per le “teste” di specialisti come Ismael Urzaiz prima, Fernando Llorente in seguito e infine per Aritz Aduriz.
Andoni non è “personaggio”.
Non ama “apparire”. Gioca sette partite con la Nazionale spagnola (una miseria secondo la totalità dei tifosi dell’Athletic) e spegne personalmente sul nascere ogni voce di trasferimento in altri club della Liga.
Non alimenta mai il suo “ego”.
Prima viene sempre l’Athletic.
E così quando nell’estate del 2016 decide di appendere i fatidici scarpini al chiodo e di intraprendere la carriera di allenatore non c’è esattamente una pletora di club a richiedere i suoi servigi in panchina.
La prima opportunità arriva nientemeno che … da Cipro.
L’AEK di Larnaca nella stagione 2018/19 gli offre la sua prima opportunità.
Inizia alla grande superando i turni preliminari e qualificando il Club per l’Europa League, per la seconda volta in tutta la sua storia.
Vince poi la Supercoppa di Cipro battendo in finale l’APOEL ma una serie di risultati negativi nella primavera seguente convincono la dirigenza a prescindere dalle sue prestazioni.
Torna in Spagna. C’è il Mirandes, squadra neo promossa in Seconda Divisione che gli offre la panchina. Con l’obiettivo di una salvezza tranquilla Iraola conduce la squadra all’undicesimo posto ma è in Coppa del Re che arriva il suo primo vero capolavoro.
Il Mirandes arriva in semifinale, superando nel percorso squadre della Liga come il Celta di Vigo, il Siviglia e nei quarti di finale il Villareal. Cede solo in semifinale alla Real Sociedad ma a nessuno è sfuggita l’impresa del Mirandes che ha spiazzato tutti con il suo calcio verticale, aggressivo ed estremamente organizzato.
Si parla di interesse nei suoi confronti (Eibar su tutte) ma è il Rayo Vallecano, la terza squadra di Madrid, a convincere Iraola. L’obiettivo è lottare per tornare in Liga dopo la retrocessione del maggio 2019.
L’obiettivo è raggiunto al primo colpo.
Il Rayo torna in Primera Division e ci torna con il botto.
Un 12° posto finale in barba ai bookmakers che davano il Rayo una delle favorite per il ritorno immediato in Segunda e un’altra impresa in Coppa del Re: un’altra semifinale raggiunta, la prima dopo quaranta lunghi anni di attesa per il piccolo Club di Vallecas, il quartiere “obrero” di Madrid.
Le voci su un suo possibile passaggio di panchina si susseguono ma Andoni Iraola rimane al Rayo, anche se le “cassandre” continuano a predirgli una retrocessione quanto mai probabile.
… invece Iraola fa ancora meglio. Un posto più avanti della stagione precedente: 11mo con una squadra che gioca un calcio spavaldo e che, senza attaccanti di grande valore, porta più uomini in attacco. Alla fine della stagione non c’è nessun calciatore in doppia cifra: capocannoniere del team è Isi Palazon, un centrocampista offensivo.
In estate si susseguono le voci sul suo possibile passaggio a club importanti della Liga.
Dalla sua terra, Euskal Herria, arrivano le “sirene” dell’Osasuna ma a sorpresa è una piccolo club della Premier League, alla sua seconda stagione consecutiva nella massima serie inglese a volerlo alla direzione del team.
Il Bournemouth si è salvato con parecchi patemi d’animo nella stagione precedente, quella del ritorno nella massima serie e ad Iraola si chiede solo quello: rimanere in Premier, conscio che le risorse economiche del club non sono certo all’altezza di quasi tutti gli altri club e che nel piccolo Dean Court, lo stadio del club che contiene poco più di 11mila anime nessuno si aspetta miracoli.
Probabilmente nessuno si aspetta però che nelle prima nove partite di campionato arrivino la miseria di tre punti, frutto di tre pareggi (con West Ham, Brentford e Chelsea) e ben sei sconfitte.
«Lasciamo lavorare questo ragazzo. La squadra ha già una sua identità. E in tre mesi di lavoro non è una cosa da poco».
Sono le parole del Bill Foley, il presidente americano del club.
Nelle nove partite successive arriva una sola sconfitta (contro il Manchester City di Guardiola) e ben sette vittorie.
Il Bournemouth, alla faccia dei bookmakers del Regno Unito, chiude con sorprendente 12° posto.
Il calcio proposto da Iraola è un piacere per gli occhi.
La squadra sa raccogliersi con ordine senza mai abbassarsi troppo. Anzi, la pressione nella metà campo avversaria, voluta da Iraola fin dal primo giorno, inizia a dare i suoi frutti.
Le ripartenze di Justin Kluivert e Antoine Semenyo sono spesso letali e al centro dell’attacco c’è un Dominique Solanke che si esalta negli spazi creati dai compagni e con i palloni che arrivano senza soluzione di continuità dalle fasce .
A fine stagione il suo bottino personale racconta di 21 reti in 42 partite di campionato.
Sono in molti a pensare che la “rivelazione” Bournemouth sia poco più di un fuoco di paglia.
E quando nell’agosto del 2024 Dominic Solanke lascia il club per passare al Tottenham Hotspur per 65 milioni di sterline le famose “cassandre” riprendono voce.
«Per il Bournemouth, perso l’unico vero uomo-gol del team, nella prossima stagione non c’è speranza».
Iraola e la società reinvestono il denaro ricevuto per la cessione del loro bomber e anzi, ci aggiungono ancora una buona ventina di milioni! Sempre ovviamente di sterline.
Arrivano Evanilson dal Porto che da solo ne costa 40, poi Dean Huijsen ritenuto inutile dalla Juventus per quasi 13 milioni, il turco Enes Unal dal Getafe per la stessa cifra di Huijsen e il giovanissimo attaccante francese Eli Junior Kroupi prelevato per 10 milioni tondi tondi dal Lorient.
Per il Bournemouth è un’altra stagione che lascia tutti gli osservatori a bocca aperta: un nono posto finale con una serie di 11 partite consecutive senza sconfitte e “scalpi” di prestigio come il Manchester City di Guardiola (2 a 1 al Dean Court) e due strepitose vittorie in trasferta contro Manchester United (3 a 0) ed Arsenal (2 a 1).
A cui aggiungere un eccellente percorso in FA CUP, terminato nei quarti di finale contro il City.
Ormai le “Cherries” sono una realtà assoluta con cui tutti hanno capito di dover fare i conti. La squadra si muove ormai come un meccanismo perfettamente oliato.
La capacità di transizione dalla fase difensiva a quella offensiva è diventata una peculiarità assoluta dei ragazzi del giovane allenatore basco.
Nell’estate successiva, quella del 2025, arriva una nuova rivoluzione.
I pezzi pregiati vengono letteralmente assaliti dai grandi club della Premier.
Illia Zabarnyi passa al PSG per 54.5 milioni, Huijsen al Real Madrid per 50 milioni, Dango Ouattara al Brentford per 42.5 milioni e Kerkez (ve lo ricordate?) va al Liverpool per 40 milioni.
… Quando si parla di “valorizzazione della rosa” e di “plusvalenze” …
Qualcuno si è spaventato? Non certo Iraola e neppure il Presidente Foley.
Stavolta si reinveste una parte di quanto incassato ma comunque arrivano Bafodè Diakite, Amine Adli, Dorde Petrovic e il brasiliano Rayan tutti per cifre comprese tra i 20 e i 35 milioni.
Quando riparte la stagione è il solito Bournemouth.
Cambiano gli interpreti ma la musica è sempre la stessa. Dopo la sconfitta all’esordio con il Liverpool arrivano otto risultati utili consecutivi. Dopo un disastroso mese di novembre (tre sconfitte e un pareggio) il Bournemouth riparte.
A gennaio deve anche rinunciare al giocatore di maggior talento del club: su Antoine Semenyo arriva un’offerta dal City di Pep Guardiola di quelle che non si possono rifiutare: 64 milioni di sterline.
… non se ne accorge nessuno.
Dal 7 gennaio (vittoria interna contro il Tottenham) fino alla fine del campionato il Bournemouth non perderà più una sola partita.
18 risultati utili consecutivi.
8 vittorie e 10 pareggi che valgono un sogno: il Bournemouth in Europa League, per la prima volta in Europa nella sua ultracentenaria storia.
Iraola però ha già preso la sua decisione da tempo, comunicata con molto anticipo e con grande rispetto al club che lo ha consacrato.
È pronto per una nuova esperienza.
Sei stagioni consecutive da incorniciare.
Un calcio riconoscibile e apprezzato.
Gli estimatori non mancano.
In Premier, in Liga e in Bundesliga.
… e finalmente anche in Italia, forse, qualche grande club si è accorto di lui …
MODULO PREFERITO
4-2-3-1 ad altissima intensità.
Iraola corre dei rischi, lo sa ma non lo spaventa affatto.
Il pressing infatti è molto “alto” il che fa si che superata la prima linea di pressione sulla propria trequarti la squadra avversaria trovi poi molto spazio per attaccare la linea difensiva del Bournemouth.
In fase di possesso c’è sempre uno dei due terzini che si alza sulla linea dei centrocampisti e con il contemporaneo “taglio” degli esterni verso il centro spesso è proprio il terzino che arriva al cross da posizioni invitanti.
Fondamentale nel gioco di Iraola avere centrocampisti duttili, abili sia in fase di interdizione che di costruzione del gioco.
La punta deve saper giocare spalle alla porta ma al tempo stesso essere tutto fuorché statica, in grado cioè anche di attaccare gli spazi alle spalle dei difensori.
PEDINE FONDAMENTALI
MARCOS SENESI. Difensore centrale mancino. Forte fisicamente e nel gioco aereo ha un sinistro educatissimo ed è spesso lui ad occuparsi della prima costruzione del gioco e di trovare con passaggi in verticale il centrocampista più libero o addirittura innescare gli esterni con palloni anche a media-lunga gittata.
ALEX SCOTT. Giovane centrocampista ma di grande personalità e carisma. Ha eccellenti tempi di gioco, grande capacità in fase di recupero palla e “lettura” del gioco degli avversaria ma spicca anche per la distribuzione efficace e affidabile, pur senza mai forzare le giocate oltre misura.
RAYAN. L’esterno brasiliano, a soli 19 anni, è già un giocatore di primissimo livello tanto da meritarsi l’esordio nella nazionale di Carlo Ancelotti Salta l’uomo con facilità, ha un cambio di passo importante e buone doti balistiche. Qualche volta eccede nelle giocate individuali e non sempre fa la scelta più appropriata. Ma il talento è conclamato quanto lo sono gli enormi margini di miglioramento.
ELI JUNIOR KROUPI. Una delle più grandi rivelazioni in assoluto dell’ultima stagione di Premier. Tredici reti in campionato agendo praticamente da trequartista alle spalle di Evanilson. Un altro 2006, un altro calciatore che molto presto vedremo in club assai più blasonati del piccolo e meraviglioso Bournemouth Football Club.

BIO: Remo Gandolfi e’ nato e vive a Parma. Ha gia’ 9 libri all’attivo. Dopo “Matti miti e meteore del calcio dell’est” che aveva fatto seguito al precedente libro di gran successo intitolato “Matti, miti e meteore del futbol sudamericano”, Remo, in collaborazione con Cristiano Prati, figlio dell’indimenticato campione, ha scritto, pubblicato da Urbone Publishing: “PIERINO PRATI – Ero Pierino la Peste” . L’ultimo suo lavoro era: “IL CALCIO DIMENTICATO – Tragedie, leggende e follie del pallone”.
Ha una rubrica fissa sul popolare Calciomercato.com (“Maledetti calciatori”) e con gli amici di sempre gestisce un blog www.ilnostrocalcio.it . Quanto all’amato pallone, e’ profondamente convinto che la “bellezza” e “il percorso” contino infinitamente di piu’ del risultato finale.











8 risposte
Penso sia anche una gran, bella persona…
Consiglierei di fare leggere l’articolo a Serafini che considera Iraola, probabilmente, l’allenatore meno caro, non il più bravo”
E poi lo dovrebbero leggere tutti quelli che parlano degli americani che si occupano di calcio come babbei davanti alla fontana di Trevi.
Ma il vero problema, per me, è che il “calcio italiano” ha trattato, vantandosene, Luis Enrique come uno sprovveduto e un allenatore come Fonseca come un incapace.
Qui chi rompe certe “abitudini” fa la fine di un marziano a Roma.
A tutti coloro che possano sentirsi chiamati in causa: pregherei di utilizzare toni e termini adeguati, Non vogliamo scadere in discussioni maleducate. Per quelle trovate spazio in numerosi profili instagram, fbook ecc ecc…Grazie
Innanzitutto grazie di cuore a Gabriele e Stefano per questi commenti, lusinghieri e mirati. Sul commento di Serafini posso solo dire che informarsi prima di dare sentenze è sempre preferibile. Il Milan ha offerto 4 milioni all’anno a IRAOLA. … Il Crystal Palace quasi 8 … 🥺😉
Mi trovo a passare quasi per caso, ogni tanto, io interista, per leggere i post di un amico milanista e qualche altro scritto.
Oggi ho letto “Remo Gandolfi” e ho avuto una specie di dejà vu a cui era impossibile sottrarsi e – questo meno sorprendente, proprio per via dell’autore – un interessantissimo articolo su Iraola di cui Cassano parla, ammirato, a getto continuo.
Mi sono gustato la sua presentazione di questo (straordinario) personaggio positivo del mondo del calcio, quello che amo (e chissà se verrà convinto a venire a lavorare in Italia, come sembra esserci realmente qualche possibilità).
Non mi resta che chiudere, come facevo tempo fa in coda ai suoi scritti: “grazie, davvero, per avere condiviso”.
Guarda posso dirti che il Signor Gandolfi conosce IRAOLA da quando debuttò nel 2003 contro il Barcellona nel suo ATHLETIC BILBAO allenato allora da un acerbo Valverde. Quindi ne conosce le sue doti sia calcistiche che umane e in tempi non sospetti aveva predetto una gran carriera come allenatore. Al contrario il talento di Bari vecchia lo conosce perchè stando vicino all’altro fenomeno di Adani ogni tanto “sproloquiano” su Bielsa, con cui Iraola da calciatore ha convissuto per 2 anni.
Il SIgnor Gandolfi potrebbe insegnare a parlare di calcio sia a cassano che ad Adani.
Ciao “Basco di Fama”.
Ho citato Cassano perché mi ha incuriosito, per l’insistenza e l’ammirazione con cui cita Iraola, e ringraziato Remo Gandolfi per avere riempito di contenuti la mia curiosità.
Invece, sono stato davvero contento di avere incontrato di nuovo i suoi scritti perché era da parecchio (da quando frequentavo calciomercato.com con una certa assiduità) che non mi capitava. I suoi racconti di certo calcio (pagine dei suoi libri), sempre memorabili… e risposte a noi lettori che aggiungevano sempre qualche aneddoto, qualche sfumatura da cogliere…
Buona serata.
Beh direi che sono lusingato dalle vostre parole sarebbe riduttivo! La PASSIONE per questo gioco non si spegne, anzi con l’età aumentano curiosità e desiderio di comunicare. Grazie davvero di cuore. Remo