MILAN: ANATOMIA DI UN CROLLO

Non ho sufficiente cultura medica per poter stendere il malato grave sul lettino, ma sono stato paziente per qualche acciacco qua e là, nella vita. Un soggetto sano e di robusta costituzione che all’improvviso accusa cefalee, tremori, stanchezza, apatia, va sottoposto a un’accurata serie di esami: sangue, urine e feci, tac, radiografie, risonanze… Dagli esiti si può procedere con la diagnosi (che qualche volta non è certa o immediata) e semmai alla terapia. Stavo per scrivere che il gigante è sdraiato sul lettino, ma il Milan non è un gigante e forse è proprio questo il primo problema che ha spiazzato tutti.

Abbiamo pensato tutti per mesi che il soggetto fosse appunto di sana e robusta costituzione: una lunga serie di risultati positivi, ottime partite e imbattibilità negli scontri diretti, sempre sul podio e per molto tempo al secondo posto, buon vantaggio sulle pretendenti alla Champions. Papà Allegri diceva del figlioletto che l’importante era arrivare a primavera, poi si sarebbe deciso se iscriverlo all’università o a un master. Invece siamo giunti alla soglia della bocciatura alle medie. 

Forse non abbiamo notato i difetti perché Allegri li ha nascosti, ne ha coperto il volto e il corpo, lo ha fatto andare spedito come fosse normale, prestante, ma il ragazzo era già cagionevole. Difettoso. In una situazione come quella attuale rossonera, fuori da ogni metafora, bisogna necessariamente aspettare gli ultimi 180′ per tracciare le linee del futuro, ma un’analisi approfondita è necessario farla alla svelta e immagino che – nelle frequenti riunioni fiume a Casa Milan – l’allenatore, Tare e la dirigenza l’abbiano già iniziata.

Come sempre, si parte dalla testa, dai vertici. La reiterata comunicazione sulla sostenibilità prima della competitività, della solidità dei bilanci prima di quella della rosa, l’obiettivo della qualificazione Champions (quindi minimo-massimo 4° posto…) ha finito inevitabilmente col ripercuotersi sulla scarsa ambizione di un gruppo che, fino a quando ha vissuto la chimera dell’aggancio all’Inter, ha tenuto botta. Una volta che invece i nerazzurri hanno preso il largo, superficialmente convinti che la classifica fosse blindata, i rossoneri hanno mollato. Il capolavoro del secondo posto e dei numeri da scudetto che hanno accompagnato il Milan fino a marzo, erano soprattutto figli dell’autostima e della mentalità: tutti credevano in quello che stavano facendo, cioè arrangiarsi al meglio con le strategie e la filosofia di Allegri. Facendo di necessità virtù. Senza centravanti, senza crescita (qua e là tecnica, personalità, posizionamenti, letture) di giocatori come Tomori, Bartesaghi, Fofana, Ricci, l’involuzione di Saelemaekers, Pulisic e quella rovinosa di Leao, la latente mollezza di Loftus-Cheek (quando c’è), l’apporto singhiozzante di Nkunku, la pochezza di Estupinan sono state smascherate in maniera nuda e cruda. In più si è fermato Modric.

Pensare che il calendario era apparecchiato per una discesa finale senza freni: tutte squadre appagate, galleggianti a centroclassifica o salve in anticipo, senza verve, senza motivazioni. Verona, Udinese, Sassuolo, Atalanta, Genoa, Cagliari…Sono sembrate assatanate e robuste, invece è che hanno giocato contro le sagome di cartone usate in allenamento. Le gomme del Milan si sono sgonfiate e l’auto continua sui cerchioni, ogni buca è un boato, ogni dosso un colpo di frusta. Per gli ultimi 180′ forse l’unica speranza è aggrapparsi alla volontà dei subentrati di domenica, non lo so: sembro un medico in camice bianco che le sta provando tutte. 

Athekame, De Winter, Ricci, Jashari, Nkunku, non lo so davvero… Conviene il consulto di un altro specialista. La campagna acquisti deficitaria, condotta da due entità diverse e separate come in nessun club al mondo (Furlani e Moncada da una parte, Tare e Allegri dall’altra); il distacco e anzi la ghettizzazione del tifo organizzato, Club e Curva, attraverso un caro prezzi assurdo e modalità burocratiche severe; la filosofia del burgherking invece della cucina stellata, con carne e birra di pessima qualità; la mancanza di visione circolare e approfondita dell’area sportiva, giovanili e Milan Futuro compresi; la spina dorsale di un lombrico della maggioranza dei giocatori; le faide interne a Casa Milan tra un reparto e l’altro, tra una persona e l’altra, con scene da mercato dell’ortofrutta nei corridoi.

Questa è la diagnosi, che uno stato di salute apparente tra agosto e marzo ha tenuto all’oscuro, abbagliando luminari e profani. E le vie di mezzo come me. Quello che è certo è che l’insipienza, l’insofferenza e la presunzione dei vertici societari vanno ridimensionate prendendo decisioni importanti, definitive.

La contestazione di domenica scorsa è stata sbagliata nei tempi, tardiva rispetto al pregresso e anacronistica rispetto allo sprint (!) finale, ma è un fatto che fino allo 0-3 dell’Atalanta lo stadio ha incitato il Milan. Poi sugli spalt sono rimasti solo turisti, passanti e visitatori. Adesso la compattezza si ritrova solo vincendo a Genova poi l’ultimo Everest costituito dal Cagliari. Un terno al lotto, dopo basterebbe un ambo per sbarcare il lunario: dopodiché, però, sarà bene ricostruire dalle macerie, partendo dai rari blocchi di granito rimasti in piedi.

Con chi, è tutto da vedere. 

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di  Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

9 risposte

  1. Buongiorno Luca, complimenti per l’articolo. Tutto condivisibile da parte mia; sottolineo il finale: “con chi, è tutto da vedere “.
    Sportivamente parlando è angosciante: pensare cosa ci aspetta la prossima stagione, sia con la qualificazione alla Champions, sia senza.
    Senza, per il ridimensionamento economico (cessione Maignan, abbandono Modric e Rabiot, per fare, secondo me, qualche esempio) con acquisti al ribasso.
    Con la Champions invece, assisteremmo sicuramente ad un mercato “minimal” perché “non ce n’è bisogno”, “siamo forti così “.
    Il problema non è qualificarsi o meno, ma come la società ha intenzione di comportarsi: se non cambia il modus operandi, resteremo mediocri, con rischi figuracce, sia in Italia che, soprattutto in Europa.
    La società dovrebbe imparare dai propri errori invece a questi signori manca l’umiltà: l’arroganza di Furlani è qualcosa di inguardabile così come il distacco di Cardinale; ma mi sorge un dubbio: quanto Cardinale stia usando Furlani come protezione per sé stesso?.

  2. Personalmente credo che la scelta di Allegri fosse legata all’esigenza di raffreddare l’animosità contro la Proprietà scegliendo un allenatore che “piace”. Piace oltre ai meriti, per me. E alla fine i limiti sono esplosi. Come dice la signora Karenina tutte le famiglie infelici sono infelici per motivi diversi, e noi ne abbiamo tanti: poco gioco, rilassamento, troppe voci di mercato, voci anche sul mister e la nazionale, prudenza pre-mondiale, sfiga cronica se si pensa ai punti persi con il Parma e tanta confusione in attacco schierando con testardaggine giocatori fuori ruolo e a centrocampo impedendo a Ricci e Iashari di prendere una condizione adeguata

    1. Sul motivo della scelta di Allegri sono d’accordo: infatti l’ho scritto più volte già da Luglio 2025, come avevo scritto che, con Furlani, sia Allegri che Tare sarebbero andati via dopo una sola stagione.
      Forse mi sbaglierò sul fatto che Allegri vada via, ma forse no…

  3. C’è poco da dire , un analisi approfondita evidenzia carenze sin dai settori giovanili :
    1) allievi, primavera , milan futuro. Squadre a metà classifica o peggio e nessun giovane che emerge degno di nota. Questo significa pochi investimenti, poche idee e poca costruzione dalle fondamenta. Primo risultato non ci sono profili giovani costuiti in casa che possano costituire lo zoccolo duro/fondamenta della prima squadra.
    2) Campagne acquisti scellerate, giocatori arrivati non si sa per cosa (….anzi lo si sà…..far girare i soldi plusvalenze e monetizzazione verso i procuratori…. ) quindi non è solo un problema di budget ma lo è anche come si spende; un tempo si compravano uno/due giocatori forti all’anno e diversi giovani dalla primavera per avere un squadra competitiva dopo due tre anni….
    La sintesi è che questa è una società/squadra da metà classifica in giù…..Ad oggi forse peggio di bologna e lazio

  4. Cosa dire di più Luca dopo questo tuo eccellente e veritiero articolo sul nostro Diavolo già ormai e purtroppo inermemente disteso sul marmo bianco in attesa che l’anatomopatologo rediga la sua “carta mortem”!
    Ci vorrebbe un revival del mitico Tenente Colombo affinché si adoperi a cercare le concause di questo titanico disastro, ma soprattutto i veri colpevoli di quanto tremendamente ed inspiegabilmente si palesa di fronte ai nostri occhi dall’indomani della vittoria nel derby. Avverto la netta sensazione, a prescindere dalla realizzazione nelle ultime due gare di 6, 4, 3, 2, 1 o 0 punti che finisca tutto a tarallucci e vino, o per meglio dire, dato lo scomodo del Tenente, in una gran fumata di sigaro! (…lo stesso forsr fumato da Concecao la scorsa stagione ….ma almeno, come si dice a Roma,…ci consolammo co’
    l’aglietto!!)
    Buona giornata e forza Milan!

    Massimo 48 ❤️🖤

  5. E’ il calcio antico di Allegri che alla fine ha sfinito ogni giocatore.
    Speriamo che il corto muso possa andare definitivamente in archivio e anche l’Italia intera possa aprirsi al calcio moderno che impera ovunque fuori dai nostri confini.
    Pretendere da Leao di fare il centravanti mentre era un formidabile attaccante esterno ha dell’incredibile.

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