C’è un momento esatto nella carriera di un allenatore in cui ci si scontra con una verità scomoda, la partita se ne infischia delle nostre perfette geometrie disegnate sulla lavagnetta. Leggendo le brillanti riflessioni pubblicate su questo blog in merito agli ostacoli dell’approccio qualitativo e complesso, ho sentito una profonda risonanza, si parla di resistenza culturale, di nostalgia per il “calcio di una volta”, di paura dell’errore, dinamiche che conosco fin troppo bene, perché per anni ne sono stato prigioniero. Ho preso il patentino da allenatore di Futsal nel 2009 e come molti colleghi della mia generazione sono figlio di una formazione istituzionale che ci voleva “istruttori direttivi”. Ci hanno insegnato a parcellizzare il gioco, a scomporre il gesto tecnico, a mettere i giocatori in una rassicurante assenza di avversari. Credevamo di insegnare futsal, ma in realtà stavamo solo alimentando l’illusione del controllo, e mentre il campo la domenica ci restituiva caos, noi durante la settimana rispondevamo con ostinata e sterile linearità.
Il vero ostacolo ad un approccio qualitativo e complesso non è una presunta riluttanza di noi allenatori ma la mancanza di adeguate conoscenze teoriche da tradurre in strumenti pratici sul campo. Finché non impariamo a leggere la complessità il riduzionismo rimarrà sempre l’unico rifugio sicuro. Per questo, nel 2019, a 44 anni, ho preso la decisione più radicale della mia vita: ho smesso di cercare risposte nei soliti circuiti, ho azzerato le mie certezze e dopo aver superato inaspettatamente il test d’ingresso a Scienze Motorie, con il fondamentale supporto incondizionato di mia moglie (ho dovuto lasciare il lavoro), ho intrapreso il percorso accademico all’Università degli studi di Salerno.
Sono stati anni di decostruzione, le due lauree conseguite (Scienze motorie e Management e organizzazione delle attività motorie e sportive per il benessere sociale) e le rispettive tesi mi hanno portato a guardare l’atleta non più come un automa da programmare, ma come un sistema vivo. Ho scoperto che il contesto e l’interazione ambiente-individuo sono l’unica vera culla dell’apprendimento. Ho iniziato a studiare i Sistemi Dinamici Complessi, il Constraints-Led Approach (CLA), il Differential Learning (DL), comprendendo che il gioco è un adattamento continuo, non una recita a memoria.
La teoria, però, ha bisogno del profumo del parquet per non rimanere utopia. La quadratura del cerchio è arrivata nel 2022, quando ho avuto l’opportunità di affiancare per un breve periodo come allenatore in seconda l’attuale CT della Nazionale italiana di Futsal, Salvo Samperi, nella Feldi Eboli. Lavorare ai massimi livelli mi ha permesso di toccare con mano cosa significhi realmente abbandonare la prescrizione. Ho visto l’arte di manipolare i vincoli spaziali e temporali per far emergere comportamenti nuovi nei giocatori. Ho visto un allenatore spogliarsi delle vesti di “prescrittore” per indossare quelle, ben più complesse, di facilitatore di abili emergenze.
Oggi mi è chiaro perché replicare ciò che si è vissuto nella carriera da giocatore o il copia-incolla di esercitazioni lineari dal web siano ancora la prassi. L’approccio ecologico genera insicurezze, aumenta il carico cognitivo, esige la capacità di leggere la situazione, di non intervenire a sproposito, ci mette di fronte a una prova di pazienza perché a differenza della ripetizione meccanica che illude l’occhio nel breve termine, i miglioramenti generati dall’apprendimento complesso sono profondi e spesso non immediatamente tangibili, ma soprattutto richiede di sconfiggere l’amartofobia, perché l’errore, in un sistema complesso, smette di essere un fallimento personale o un difetto da estirpare ma diventa un’informazione: è il tentativo del giocatore di adattarsi ad un ambiente mutevole.
Tuttavia, come possiamo pretendere che un Mister tolleri l’errore o accetti l’incertezza se nella formazione si continua spesso a premiare la standardizzazione?
C’è poi un aspetto fondamentale, ed è il riscontro più bello che ho avuto dal mio personale “switch” metodologico: i ragazzi si divertono molto di più.
L’allenamento ha smesso di essere una noiosa esecuzione di ordini impartiti dall’alto per trasformarsi in una continua sfida da risolvere. Quando smetti di trattare i giocatori come joystick, quando restituisci loro la libertà di esplorare, di scegliere e persino di sbagliare senza l’ansia del rimprovero, riaccendi quella scintilla primordiale che li ha fatti innamorare di questo sport fin da bambini. Il caos, se ben manipolato attraverso i vincoli, non genera frustrazione, ma puro entusiasmo.
Il salto nel vuoto verso la complessità è un atto doveroso, ma attualmente è lasciato all’iniziativa del singolo. La mia speranza, e il motivo per cui ho voluto condividere il mio “switch” metodologico, è che storie come questa smettano di essere l’eccezione di un quarantaquattrenne testardo, per diventare presto la base del bagaglio culturale di ogni nuovo allenatore. Il gioco ci chiede caos intelligente; è ora di smettere di rispondergli con la fila indiana

BIO: VITO TORIELLO
Allenatore di calcio a 5 abilitato dal 2009, attualmente coordinatore tecnico del settore giovanile della Feldi Eboli, da sempre animato da una profonda curiosità e da una costante fame di conoscenza. Ho unito la mia passione per il Futsal ad un percorso accademico e formativo iniziato nel 2019 a 44 anni e costruito interamente presso l’Università degli Studi di Salerno, dove ho conseguito la Laurea in Scienze delle attività motorie, sportive e dell’educazione psicomotoria (2022), la Laurea in Management delle attività motorie e sportive per il benessere sociale (2024) e, infine, l’abilitazione all’insegnamento di Scienze Motorie nella scuola secondaria di I e II grado (2026) tutte con il massimo dei voti. Oltre al campo da gioco e all’educazione sportiva, i miei grandi punti fermi sono i miei due ragazzi e Michela, la donna della mia vita.











21 risposte
Sempre il migliore mister
Grazie Adam, tu invece continua così!!!
Passare dell’allenamento Funzionale o Semicognitivo a quello Cognitivo è un percorso complesso e che non può riuscire a molti. Il Calcio è attività Cognitiva e quindi tosta e direi difficile da allenare. Ancora di più ora che bambini e ragazzi hanno smarrito il loro essere motorio. Un tempo, fino agli anni 80/90, chi veniva al campo possedeva una base motoria che permetteva con facilità l’inserimento tecnico . La struttura di base di quegli atleti è quella che ci ha portato alla vittoria mondiale del 2006. Ora alleniamo soggetti nuovi e noi dobbiamo quindi diventare istruttori/allenatori nuovi come il tempo richiede ricordando che il Calcio è complesso da allenare in quanto sport Cognitivo
Grazie mille per questo spunto di riflessione, oggi abbiamo a che fare con ragazzi che non vivono più la motricità spontanea, ed è per questo che il nostro ruolo deve evolversi. L’approccio ecologico e complesso interviene proprio qui, se i ragazzi hanno smarrito il loro essere motorio naturale, sta a noi progettare ambienti di apprendimento che restituiscano loro la libertà di esplorare, leggere le situazioni e prendere decisioni. La complessità non va semplificata, va allenata!
Dare 10 sarebbe facile e salire sul carro dei vincitori. No lui è stato grande , ha guardato in sé stesso ed ha preso una decisione radicale, ovvero di i seguire il suo sogno , abbandonare le sue certezze e realizzarsi. Oggi ho esplicitato questa mia gioia abbracciandolo, un gesto vale mille parole, grande Vito.
Grazie di cuore Rubino!
Grande mister
Grazie Gaetano!!! Il tuo talento è sotto gli occhi di tutti, ma è la tua umiltà, la tua educazione e i tuoi valori che ti porteranno a fare la differenza!
Vito Toriello, persona ECCEZIONALE, educatissima, rispettosa, prima ancora di essere, un ottimo ” educatore”, sia in campo che fuori. Il futsal in Italia, ha bisogno di figure come lui.
Grazie Direttore, le tue parole mi emozionano e mi danno una grandissima motivazione. Un abbraccio forte!
Leggere queste parole è come sentire parlare qualcuno che ha riscoperto perché si è innamorato del calcio da bambino.
Restituire ai ragazzi la libertà di sbagliare, di scegliere, di esplorare… è l’atto d’amore più grande che un allenatore possa fare. Non stai solo cambiando un metodo, stai ridando anima al gioco.
“Il gioco ci chiede caos intelligente; è ora di smettere di rispondergli con la fila indiana.”
Questa frase dovrebbe essere letta a voce alta in ogni riunione tecnica.
Grazie per aver avuto il coraggio di condividere il tuo switch. Spero davvero che smetta di essere un’eccezione e diventi la normalità.
Grazie infinite Massimo, hai colto in pieno l’aspetto emotivo del mio cambiamento!
Di cosa parliamo … fra i migliori articoli letto su questo blog .. per distacco .. complimenti e W il Calcio .. Avanti !!!
Grazie Manuel, un complimento del genere mi riempie di orgoglio!
E cosi che si dovrebbero educare i ragazzi di oggi, lasciarli scoprire, sbagliare e non infierire.
Posso solo ringraziare per le sue splendide parole
nella speranza che il suo pensiero possa arrivare a tutti nel mondo del calcio.
Grande Vito
Grazie Stefano, è proprio così, il vero apprendimento passa dalla libertà di sbagliare e di scoprire!
complimenti, condivido!
Grazie Gerardo!
Davvero un bel contenuto. Avevo sentito parlare di approccio ecologico e devo dire che questo post mi ha aperto un mondo. Alleno una squadra di giovani calciatori e ho trovato tanti spunti condivisibili e altri che approfondire al più presto.
Grazie Angelo! Sono davvero felice di aver stimolato la voglia di approfondire e di aver magari gettato il seme per un nuovo cambio di prospettiva.
Complimenti Vito x il bellissimo articolo ma soprattutto x la passione che hai ancora dentro… ricorda che la professionalità e le idee soprattutto, anche alla lunga, pagano sempre!