AGLI ANTIPODI

Bianco e nero, caldo e freddo, ordine e caos, fuoco e ghiaccio, luce e ombra, destra e sinistra, consumismo e minimalismo, Italia e Nuova Zelanda (geograficamente).

L’elenco appena sciorinato è un condensato di esempi, fra i molteplici, volti ad evidenziare il concetto semantico di “antipodi”.

Gli antipodi sono i punti della superficie terrestre diametralmente opposti rispetto al centro della Terra.

Il termine indica, va da sé, parimenti, persone con idee diametralmente opposte.

Come Luciano Spalletti e Massimiliano Allegri.

Agli antipodi, per l’appunto.

Spalletti punta su un calcio totale, basato sul possesso della palla, sulla corale partecipazione alla manovra nelle due fasi che amplia nelle ricercate e allenate soluzioni il ventaglio di un’espressione tutt’altro che monolitica, che studia e si adegua alle circostanze pur rispettando totalmente la cementificazione della propria identità e della propria forza, costruite sulla convinta capacità di oltrepassare i propri limiti in ambito collettivo e conseguentemente individuale.

È un calcio volto alla ricerca del dominio territoriale e concettuale di perimetro di gioco ed avversario, quale mezzo imprescindibile ed ineludibile per poter aggredire partite e risultati; che si avvale della bellezza estetica non già meramente finalizzata ad una espressione evanescente dell’applicazione, bensì intesa a rappresentare un ulteriore viatico verso il raggiungimento del consolidamento della propria forza e ovviamente del risultato, quale istanza imprescindibile e approdo primario dell’espressione collettiva.

Una complessità che è nella sua totalità valutata affinché risulti l’imprescindibile ambito da domare per padroneggiarne le diramazioni verso quella semplicità che differentemente vaneggiata non è mai sinonimo di padronanza e consapevolezza di sé.

Lavorare per amalgamare compagini armoniche, collettivamente unitarie, sublimi nella proposta, individualmente condotta ai massimi livelli di espressione, pur avendo a disposizione giocatori dal valore assoluto tutto da verificare: è questa la suprema finalità.

Spalletti, a differenza di altri allenatori bravi a parlare del nulla senza mai argomentare le proprie debacle, dispensa calcio costruendo, insegnando, riflettendo ed esaltando, non dando mai la sensazione di lasciare intendere che i propri ragazzi abbiano limiti per i quali risulti necessario doverosamente rifugiarsi nella speculazione minimalista e pressappochista, differentemente parlando, riferendosi alla propria, sempre di “squadra forte”, come accaduto dal momento del suo insediamento in bianconero, da “educare” alla dirompente esclamazione della propria, intrinseca, potenzialità.

Allegri è l’emblema di un non ben definito ed inevitabilmente sempre concettualmente vacuo “pragmatismo”, che elude preliminarmente la ricerca e la voglia di risultare superiori nell’espressione e nel dominio, di coltivare idee che oltrepassino o mettano in discussione concretezza e solidità difensiva, per nulla badando alla spettacolarità del gioco o anche solo all’educazione di quelle situazioni che possano facilitare sia l’espressione che le soluzioni nella complessità, allontanando l’approdo alla casualità.

Una proverbiale “semplicitá” che sembra solo tradursi in una arrendevole rinuncia al cospetto dell’ormai inequivocabile modernità, che si tramuta in dati poco onorevoli in ambito continentale, come l’imbarazzante primato di compagine, fra i cinque maggiori campionati europei, che si “fregia” di esercitare il blocco basso più basso del continente, ancor più di qualsivoglia squadra provinciale dei suddetti tornei, che meno aggredisce e staziona nella metà campo avversaria nella riconquista e nella presenza nell’ultimo terzo di campo.

Ecco le quattro analisi statistiche.

Altezza della pressione: la squadra che pressa più vicino alla porta avversaria è il Barcellona, il Milan è penultimo.

L’unica squadra che difende più vicino al proprio portiere è il Lorient.

Rapidità con cui si interrompe un’azione avversaria, cioè la capacità di riaggredire e riconquistare il pallone: ancora Barcellona davanti a Psg e Como, Milan penultimo, con l’Angers un gradino sotto.

Frequenza degli interventi difensivi in rapporto ai passaggi concessi: il Bayern è la squadra che spezza di più il ritmo del palleggio avversario, il Milan quella che lascia più giocare.

Falli fatti nell’ultimo terzo di campo, quindi tra l’area avversaria e le zone circostanti: il Milan è la squadra meno fallosa.

Ma il risultato copre tutto fino a quando non scopre tutto.

Fino a quando non denuda la pochezza  argomentativa di voler far credere a chiunque, sempre, che determinate squadre possano giocare solo in un modo, quello che ogni settimana ”ammiriamo”.

Agli antipodi rispetto a chi invece spinge verso il superamento dei propri limiti senza trincerarsi banalmente nel vendere l’idea che ci siano sempre problemi rispetto ai quali non esprimersi sia una condizione inevitabile, quasi a sentenziare che non si possa agire diversamente.

Sempre.

Anche con Pirlo e Cristiano Ronaldo.

Con costruttori puri di gioco nei diversi reparti come Bonucci e Pjanic.

E Higuain.

Con Modric e Rabiot.

In realtà si tratta di analisi ampiamente argomentate a più riprese dal sottoscritto all’interno del blog, dettagliatamente sciorinate, nello specifico denudate nel tempo (basta leggere alcuni fra i miei articoli che si soffermano sulla specifica contingenza).

Diffidate da chi vuole vendervi l’idea che si parli nientepocodimenoche di tecnici addirittura “simili” se non ”uguali” in alcune cose: basta essere dotati di televisione e di un quoziente intellettivo nella norma per capire quanto non ci sia nulla di più distante, senza nemmeno scomodare, oltre alla tangibile, immanente e fenomenica, evidenza, i dati che ne attestano l’espressione.

Agli antipodi, appunto.

È solo un patetico e disperato tentativo di equiparare Allegri a Spalletti cercando di spostare tutti gli elogi che riceve il secondo anche verso il primo, allontanando le critiche rivoltegli nel corso del tempo, mischiando sadicamente i due nel già citato tentativo di accomunarli.

Pura fantasia che oltrepassa di gran lunga la semplice faziosità, la cocciutaggine o pareri personali.

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

2 risposte

  1. Bellissimo articolo Andrea! La similitudine negli atteggiamenti dei due trainers toscani con gli antipodi della Terra è semplicemente geniale, Chapeau!
    Venendo al mio Milan attuale e senza andare fuori tema direi che al Nord ci stava beatamente gongolando l’Amerigo Vespucci mentre a Sud permane l’ondivaga e sinistra presenza di una Fantozziana Corazzata Potemkin!!
    Buona Dominica!

    Massimo 48 ❤️🖤

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