Tutelare la crescita dei giovani talenti, il valore del percorso e il rifiuto della sentenza immediata è l’unico modo autentico per tracciare una rotta verso il futuro nel panorama del calcio contemporaneo: nell’episodio che ha visto protagonista il giovane portiere rossonero Lorenzo Torriani contro il Ferencváros si riscontra l’antidoto più potente a un’ignoranza becera da tifosi sentenzianti che troppo spesso pretende la perfezione immediata e dimentica la natura stessa dello sport. La gestione del vivaio, specchio di una cultura calcistica sana e ancorata a principi di sostanza, richiede la concretezza della fiducia nel tempo e il rispetto degli errori fisiologici, offrendo una lezione di straordinaria attualità per un ambiente negli ultimi anni troppo incline alla condanna sommaria dopo un singolo scivolone.
Nelle ore immediatamente successive alla gara di Europa League, il dibattito attorno al gol dell’1-0 subito contro gli ungheresi è diventato il banco di prova di una mentalità collettiva. L’incertezza tra i pali del classe 2005 non deve essere trasformata in un processo sommario, ma analizzata per ciò che è realmente: un passaggio doloroso quanto fondamentale nel cammino di formazione di un portiere professionista. Soltanto chi ha il coraggio di stare tra quei pali e prendersi la responsabilità di giocare sa che l’errore non è mai una condanna definitiva, bensì il terreno su cui misurare la propria forza mentale e la capacità di rialzarsi di fronte alle avversità.
La fiducia nel processo di evoluzione non può essere uno slogan di facciata, ma deve tradursi nella reale protezione di chi muove i primi passi ai massimi livelli: non servono giudici improvvisati sulle tribune o sui social, ma l’ambiente giusto per permettere a un ragazzo di sbagliare, comprendere e migliorare. La storia dei grandi club insegna che le colonne del futuro si costruiscono attraversando le tempeste della gioventù, accettando le imprecisioni come dazio indispensabile per forgiare il carattere e la personalità.
Traspare di fondo la necessità di trasmettere alla piazza rossonera una nuova percezione del merito e dell’attesa, fondata sulla speranza e sulla consapevolezza che il Milan tornerà ai vertici anche e soprattutto attraverso la valorizzazione dei propri giovani. Il dibattito sulla crescita dei prodotti del vivaio deve trovare la forza di abbandonare la cultura del risultato istantaneo a ogni costo, superando la tentazione di bruciare un talento al primo ostacolo e riscoprendo il valore dell’accompagnamento paziente lungo il percorso di maturazione.
C’è infine una riflessione collaterale che riguarda l’identità del club e il suo domani: l’opportunità formidabile di trasformare questo momento difficile in un atto di fede verso Torriani e verso tutti i ragazzi del settore giovanile. Difendere un giovane portiere dopo una serata no non è una concessione paternalistica, ma la dimostrazione di una visione societaria e sportiva matura; la riprova che i singoli episodi passano, ma la cultura del sostegno e della fiducia nei propri giovani rimane l’unico vero fattore determinante per l’evoluzione di un atleta e per la rinascita di una grande squadra. E forse anche per il riscatto di un intero movimento nazionale…

Bio: Francesco Borrelli
Francesco è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è continuare ad aiutare i giovani calciatori, anche rossoneri, dal suo ufficio a Milanello, di fianco alla “palestra delle leggende”.
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5 risposte
Ok.Nessuno tocchi Torriani.nostro futuro certo
Penso che all’ interno dello staff Milan ci sia chi è preposto all’ analisi prestativa del portiere e, nel caso specifico di Torriani, emergera’ dai dati una
BUONA PRESTAZIONE anche se ha commesso un errore che tanti “addetti ai lavori” condanneranno senza minimamente prendere in considerazione la prestazione TOTALE del giocatore.
Buongiorno Francesco, poco fa ho scritto in risposta all’articolo sulla partita Milan Ferencvaros, senza aver letto questo articolo: Torriani è un ottimo portiere e certi errori possono fare parte del percorso di crescita di un atleta; purtroppo, quando sbaglia il portiere l’errore è più evidente, ma ciò non toglie che Torriani sia un portiere che nella stessa partita di ieri sera, ha fatto vedere ottime qualità.
Il ragazzo merita grande considerazione anche con quell’errore che comunque è stato indotto e
comunque, non è stata una serata no la sua.
Grandissimo articolo! Complimenti ! Al netto delle ottime, ripetute parate di Torriani, rimaste – a quanto pare – inosservate e del primo gol preso più a causa di un inopportuno e poco agevole retro passaggio del compagno che di un suo errore, gli ignoranti (sono tanti purtroppo) fanno in fretta a distruggere, in un attimo, il lavoro altrui di un’intera vita, in un ruolo, quello del portiere, più difficile e delicato, soprattutto sotto il profilo mentale.. ..
Buongiorno Francesco. Concordo in pieno.
Tra l’altro, da ignorante in materia, mi sentirei di dire che è grazie a Torriani se siamo rimasti in piedi nel primo tempo, al netto delle imprecisioni degli avversari.
In una partita in cui la noia è riuscita ad avere la meglio persino su delusione e frustrazione, credo che Lorenzo Torriani sia l’unico, assieme a Diawara e a pochissimi altri, a non dover finire nella lista degli inguardabili. Almeno fino al secondo gol, quando ho smesso di subire quello spettacolo indecoroso. La partita sarebbe stata inguardabile anche se fossimo stati noi in vantaggio di due gol.
Mi sono quindi risollevato il morale guardando un concerto dei BEAT, la tribute band dei King Crimson formata dagli ex King Crimson Adrian Belew e Tony Levin, accompagnati da Steve Vai e Danny Carey. Gente musicalmente al livello di Luka Modric con la biglia.
Lasciamo Torriani in pace. Occorre piuttosto capire perché la continuità sembri non essere più un obiettivo, ma una chimera.