L’amore azzurro è scemato. La colpa non è (solo) di Ventura, Mancini e Spalletti, protagonisti degli ultimi naufragi: i primi due non ci hanno portato ad altrettanti Mondiali, l’ultimo ha dovuto passare la mano quando anche la terza partecipazione iridata era in serissimo pericolo ed è tuttora in bilico. I C.T. che hanno preceduto Gattuso si portano sulle spalle un fardello enorme, pesante di una gestione inadeguata, al netto del titolo europeo del 2021: queste vittorie non sono mai casuali, mai estemporanee se si ha il coraggio di analizzare a fondo i difetti e costruire intorno ai pregi. Cosa che non è avvenuta, anche per colpe gravi della FIGC.
L’amore azzurro è scemato per i risultati deludenti, per la carenza di un ventaglio credibile di giocatori all’altezza, per un sistema, un movimento, che arretrano costantemente anziché fare passettini avanti: coinvolgono tutto, dai settori giovanili agli stranieri che infarciscono vivai e squadre professionistiche, fino alla gestione dei club con bilanci da libri in tribunale e alla questione arbitrale.
L’elenco è ancora lungo, perché il disamore verso l’Italia del calcio ha radici più profonde che appartengono anche a una sottocultura sportiva e oggi estesa anche a una questione geopolitica: molti non hanno più senso di appartenenza, proprio adesso che invece la difesa delle nostre radici dovrebbe essere un valore profondo, basilare. Argomento da analisti, storici e psicologici. Il fatto ultimo è che una serie di fattori ha portato a detestare la Nazionale da parte di tifosi che non sopportano i giocatori non appartenenti alla loro squadra: è sempre stato un po’ così, dai tempi del blocco-Juve e prima ancora, ma adesso il sentimento comune di diserzione dalla passione azzurra è accentuato come non mai.
L’anti-interismo porta a ripudiare Bastoni – in particolare -, Barella, Dimarco e gli altri a scalare. I milanisti non hanno da tempo un loro rappresentante in Nazionale, anzi il più forte – Tonali – è finito in Inghilterra, motivo in più di risentimento oltre all’acredine nutrita verso il “traditore” Donnarumma. Gli attaccanti convocati da Gattuso giocano in Arabia, a Firenze, a Bergamo e ancora Chiesa che ogni volta finisce col restare a casa, per dire delle difficoltà nel mettere insieme il gruppo. Gli juventini non si sentono affatto coinvolti da Cambiaso, Gatti e Locatelli considerandoli un po’ lo specchio della modestia bianconera degli ultimi anni, pensando che una volta in azzurro andavano Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli… Chiedete poi ai romanisti di Mancini, Cristante e Pisilli…
Dal punto di vista strettamente tecnico, per decenni Milan, Inter e Juve che dominavano in Italia ed erano protagoniste in Europa fornivano alla Nazionale i loro più grandi campioni. Oggi, con tutto il rispetto, Gattuso deve attingere all’Atalanta che certamente ha un parco italiano estremamente interessante, poi però imbarca acqua e naufraga contro il Bayern. Il Como rivelazione non ha in squadra un italiano neanche a pagarlo. Infine, solo i napoletani possono sorridere per ambasciatori come Buongiorno, Spinazzola e Politano, ma neanche più di tanto.
È una questione di tifo da orticello, non solo di valore assoluto dei giocatori. Perché devo tifare Donnarumma? Perché Bastoni? Perché Mancini? Perché Gattuso? Mi stanno sulle balle. E se tu tifi Italia sei reietto. È vietato tifare Italia.
Eppure andare, anzi tornare ai Mondiali sarebbe bello: i Mondiali sono una festa, aggregano, regalano emozioni. E sono assolutamente certo che ad ogni partita che eventualmente riuscissimo a vincere, ci sarebbero i caroselli per le strade perché salire sul carro è un attimo. Lo sapevate? Le statistiche (quelle serie) dicono che durante i Mondiali aumentano i consumi di generi non di prima necessità, ma anche di cibo e bevande, di presenze nei locali, perché si sta insieme a tifare. O a gufare, casomai.
Eccomi. Sono reietto. Tifo per la nostra Nazionale, spudoratamente. Quando mi sono innamorato del calcio ero bambino e in tv ce n’era pochissimo: sintesi, qualche filmato, la Domenica Sportiva. Nient’altro. Dunque il primo grande evento al quale potei assistere sul piccolo schermo, con mia mamma, mio papà e le mie sorelle, furono i Mondiali del Messico nel 1970. Arrivammo in finale contro il Brasile. Da allora la Nazionale è sempre stata la mia squadra del cuore, il Milan arrivò poco dopo anche grazie a quel gol di Rivera in semifinale contro la Germania… Per natura, per carattere, per forma mentis, sarei comunque tifoso della Nazionale italiana di calcio, a prescindere. Per amore del calcio e della mia terra. E oggi per Rino Gattuso, confesso, con il quale il rapporto da sempre è andato molto oltre le nostre professioni. Sono legato all’uomo prima che all’allenatore.
Dunque, chissenefrega in quale club giocano i nazionali: forza azzurri! Forza Italia! Sul mio carro ci sarà sempre posto.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.










10 risposte
Il problema sta proprio nel fatto che i gestori del calcio nazionale sono riusciti a defraudarci di un sogno comune, lo stesso sogno che aveva sostenuto gli italiani negli anni bui del conflitto bellico, come ci ricordava anni fa il direttore Candido Cannavo’ in un incontro qui a Fabriano. Peccato non veniale. E comunque concordo, sempre forza Italia
In una ipotetica Nazionale Europea , nella rosa Europea , quanti italiani sarebbero convocati? Forse neanche uno !!! O sbaglio?
No, ma non è questo il fulcro: gli Europei li hanno vinti negli anni anche Danimarca, Grecia e Portogallo… Ai Mondiali certo è un po’ diverso, ma spesso fanno miglior figura squadre deboli rispetto alle favorite. Di sicuro dal 2006 in poi il talento italiano è depauperato
E ti stringo la mano carissimo Luca: chapeau al tuo pezzo ed ecco che hai trovato un altro amico che sale sul carro col nostro tricolore…e come non avrei potuto essendo nipote di nonno umbro e costruttore di carri agricoli?…e per giunta Rossonero dopo aver visto giocare all’Olimpico un certo Gianni Rivera, correva il Febbraio 1962 ed il Milan con il borsalino in testa al mitico Paron avrebbe conquistato a breve il suo 8°scudetto per convolare l’anno seguente a Wembley fregiandosi della prima Coppa Campioni! Che tempi!!…quando la Nazionale contava tante valenti maglie rossonere ed il tifo era dal sapore garibaldino….mentre ora siamo nell’era dello smartworking e purtroppo lo siamo anche nel nostro amato calcio….ma sempre con una fumante pizza davanti a noi e grazie alla quale riusciamo a superare o dimenticare tutto!!…dopo tutto gli italiani sono e resteranno, per indole innata e radicata, sempre così!
Buona giornata!
Massimo 48 ❤️🖤
Grazie
Sono e sarò sempre un tifoso della nazionale anzi delle nazionali azzurre di qualsiasi sport , penso che il disamore per quella di calcio parta da molto lontano da quando si è deciso di affidare il compito di condurla ad allenatori che venivano dai club e non federali certo che però fa tristezza vedere il confronto tra la difesa attuale e i convocati dell’82 : Scirea e Collovati titolari e Baresi e Vierchowud riserve
Il mio amor patrio e’ rimasto al 9 luglio 2006, rimarrà il mio mondiale, sicuramente anche perche’ il Milan da giocatori alla nazionale come acqua nel deserto.
Ma non mi suscita più quell’emozione che ci davano quelle nazionali, infarcite di numeri 10 che pur di giocare venivano arretrati o quegli attaccanti che in Europa facevano la differenza.
Buongiorno Luca, trovo i suoi articoli sempre interessanti e scritti con stile: la capacità di scrivere e far interessare la gente è di pochi.
Poi, il contenuto non sempre può corrispondere alle idee di chi legge o, quantomeno, non tutto nel mio caso, se ho capito bene quanto ho letto, mi trova d’accordo.
Ventura, mi pare di poter dire, che abbia avuto un trattamento diverso, rispetto al trattamento avuto da Mancini.
Zoff ha subito un trattamento diverso, rispetto a quello di Trapattoni; Vicini ha subito un trattamento diverso, rispetto a quello di Sacchi.
Poi, se qualcuno vuole dire il contrario, per carità, nel rispetto delle idee altrui, si può dire di tutto.
Mancini ha avuto un enorme credito e, nonostante le critiche di tutti, ma proprio tutti, Gravina lo ha confermato, salvo poi, andare via per motivi nobili.
Del resto “siamo professionisti”!., per cui tutto è legittimo. Gattuso è stato un ottimo giocatore e, sicuramente, ha fatto parte di un grande Milan, ma come allenatore, non mi sembra abbia tutti questi requisiti, però per Buffon andava bene così.
Certamente, la qualificazione non dipenderà da Gattuso, che rispetto per la sua serietà, ma da giocatori che francamente, non mi sembrano dei fenomeni. Poi, Rimedio può enfatizzare quanto vuole, ma gli occhi ce li abbiamo tutti, non soltanto Rimedio e Adani….
Come già detto da qualcuno, una volta i commissari tecnici facevano un certo percorso, quel percorso che ci ha resi orgogliosi del 78, del 1982 e del 90, nonostante l’assenza di milanisi od altri.
Non possiamo paragonare la serietà di Zoff, Scirea, Antognoni, Baresi, Bergomi, giusto per citare alcuni, con gente che va via a parametro zero e viene a dire che tiferà sempre Milan. Scusate il termine forte, ma chi se ne frega, se tu che hai sfruttato la situazione per avere un famiglia, il terzo portiere con lo stipendio più alto della storia del calcio…
O quell’altro, di cui si è già parlato abbondantemente in queste settimane dopo l’espulsione del buon Kalulu (perché Kalulu merita tutta la mia stima): come posso sentirmi rappresentato da questa gente?.
E quell’altro gioiello che viene dal Cagliari, che fa più km per rincorrere l’arbitro, per qualsiasi cosa…
Giusto per citarne alcuni.
Poi tutte wiedte autocelebrazioni: quando fanno un gol, sembra che abbiano fatto un’operazione a cuore aperto.
L’unica volta che ho visto Rivera agitarsi per un suo gol, è stato quando ha fatto il famoso 4a3 con la Germania Ovest, altrimenti, il più delle volte, alzava un solo braccio e non sempre. Invece, esultava come un bambino, quando a segnare erano i compagni di squadra (tra l’altro, spesso su suoi assist).
Credo che la dottoressa Venturi abbia scritto magnificamente “i gestori del calcio nazionale sono riusciti a defraudarci di un sogno comune”.
Poi, per carità, speriamo che passi il turno, ma francamente, non mi strappero’ le sopracciglia, in caso contrario…
Buongiorno. L’hai preso un po’ troppo alla larga… Ancora un po’ finivamo a Vittorio Pozzo. L’ultimo dei problemi è la provenienza dei tecnici: una volta arrivavano dalla Federazione, oggi – un po’ in tutto il mondo – l’abitudine è cambiata. Per il resto, ognuno la vive e la pensa come vuole: siamo figli di questo tempo anche in tema calcistico, una deriva pericolosa e cupa. Fortunatamente non perdo la passione e mi vivo ogni emozione, abbeverandomi da chi – come Filippo Galli – è immerso nel nostro amore più grande che è il pallone. E lascia spazio ad ogni palpitazione, Nazionale compresa. Anzi, Nazionale soprattutto…
Ammetto di essere andato troppo indietro, (anche mia moglie mi rimprovera su questo),resto però dell’idea che risulta difficile essere affezionati a giocatori e allenatori che si comportano in un certo modo.