EUROPA LEAGUE – FASE A GIRONI – 4^ – MILAN – FERENCVAROS 0-2: UN MILAN IMBARAZZANTE CADE IN EUROPA

Vincere il derby è sempre bello e speciale. Nonostante tutto, il successo contro i cugini nerazzurri è ormai alle spalle. Guai a lasciarsi cullare dalla confortevole onda dell’appagamento. Basti ricordare, per chi avesse la memoria corta, che questo Milan è capace di battere chiunque, ma anche di incappare in scivoloni imprevedibili. Prima dell’Inter, ci furono Bologna e Bournemouth. Meglio non dimenticarlo.

Il Milan di Amorim è un Godot che si fa sempre attendere e non riesce a dare continuità al proprio gioco e ai risultati. Un concetto che il tecnico rossonero, con grande lucidità, aveva espresso in conferenza stampa mercoledì pomeriggio: «La gara con l’Inter è il passato, ora guardiamo avanti. La partita di domani mi dirà più della mia squadra rispetto al derby. In questo momento siamo in grado di vincere contro chiunque, ma anche di perdere con ogni avversario».

In Europa League il percorso è stato piuttosto accidentato, con due sconfitte preoccupanti nelle prime tre gare.

Si arrivava così alla sfida contro gli ungheresi del Ferencváros, uno degli appuntamenti più importanti di questo scorcio di stagione. I biancoverdi non saranno il Real Madrid o il PSG, ma la squadra di Balázs Borbély ha dimostrato finora di essere un avversario tutt’altro che trascurabile. Il tecnico rossonero aveva messo in guardia soprattutto dall’ex Bologna Nagy, abile nell’avviare la manovra, e da una formazione dotata di una precisa identità di gioco, abituata a vincere e libera da particolari pressioni.

I numeri del Fradi sono comunque di tutto rispetto: tre vittorie nelle prime tre giornate, due delle quali contro Celtic e Viktoria Plzeň, avversarie di buon livello. I magiari sono una squadra fisica, organizzata e pericolosa sui calci piazzati, soprattutto grazie all’abilità di Gómez. Elementi che alla vigilia lasciavano ad Amorim qualche motivo di preoccupazione e rendevano ancora più importante l’approccio alla gara.

«Tutti sono utili alla causa» è il concetto di fondo che Amorim vuole far passare quando ricorre al turnover, anche per cercare di dare risposte a un Milan che procede a corrente alternata. Fedele al proprio pensiero, ma anche costretto dalle situazioni contingenti, tra infortuni e squalifiche, il Milan scende in campo con un 1-

4-4-1-1. Torriani prende il posto di Maignan. Rispetto al derby è confermato il solo neo papà De Winter. Spazio poi a Terracciano e Bartesaghi sulle fasce. A fare coppia con il belga è Diawara. Jashari e Musah sono i centrali di centrocampo, mentre sulle fasce agiscono Hutchinson e Cissè, tra i più in forma dei rossoneri, insieme a Rabiot. Il francese si posiziona alle spalle di Gonçalo Ramos, desideroso di migliorare il magro bottino realizzativo di questo inizio di stagione.

Inizio tutt’altro che semplice. Al 4’ grande occasione per gli ungheresi con Joseph, che tira dall’interno dell’area di rigore, ma Torriani è bravo a parare. Il Ferencváros vuol far capire ai rossoneri che non è venuto in gita a San Siro e prende progressivamente possesso della metà campo avversaria. I biancoverdi creano situazioni che mettono sotto pressione la difesa rossonera. Sembra già che la prestazione del derby di qualche giorno fa sia un lontano ricordo. Il più pericoloso degli ungheresi è Joseph. Al 27’ ha una buona occasione, ma calcia piano e non sorprende l’attento Torriani. Il Milan fatica a tessere trame di gioco degne di tal nome e, quando per la prima volta riesce a costruire qualcosa di buono nell’iniziativa Ramos-Cissè, quest’ultimo conclude malamente. Ancora Joseph, una spina nel fianco per la difesa rossonera, si rende pericoloso in altre due occasioni: nella prima trova Torriani attento sul primo palo, che riesce a deviare in corner; nella seconda il suo tiro defilato costringe il giovane portiere milanista ad allungarsi e a parare. I 5.000 tifosi ungheresi assiepati sugli spalti applaudono i propri beniamini, mentre quelli rossoneri fischiano un Milan involuto e mai pericoloso. Si va al riposo sul risultato fermo sullo 0-0.

Amorim opera tre cambi per scuotere la squadra. Fuori Musah, Diawara e Cissè, dentro Moreira, Pulisic e Gila. Ma al 52’ il Ferencváros passa in vantaggio. Retropassaggio scellerato di De Winter e controllo alquanto difettoso di Torriani. Si avventa come un falco Zachariassen, che viene atterrato dal portiere rossonero, ma la sfera finisce a Joseph, che mette in rete. Vantaggio più che meritato per gli uomini di Borbély, che danno continuità all’ottimo primo tempo disputato.

Hutchinson prova a rianimare il Milan. Su assist di Ramos, tira da posizione defilata, mancando di poco il bersaglio. È la migliore occasione dei rossoneri fino a questo momento. Al 63’ entra Modrić al posto di un Jashari deludente. Il Milan fatica a costruire occasioni pericolose, anzi, gli ospiti trovano il raddoppio in contropiede. Zachariassen offre l’assist per Joseph, che deve solo depositare in rete. Ancora il norvegese, tra i migliori, impegna Torriani con un tiro indirizzato all’incrocio. Dove è finito il Milan arrembante del derby? Sono gli ungheresi che, come ossessi, pressano alto i padroni di casa. Un passaggio nel vuoto di Rabiot diventa la fotografia di una serata troppo brutta per essere vera. Non basta nemmeno il rosso a Dele (gomitata a Gila) per rinvigorire il Milan. Hutchinson si rende pericoloso in un paio di occasioni, ma il risultato non cambia fino al fischio finale.

La domanda a questo punto sorge spontanea: qual è il vero Milan?

Quello visto questa sera è stato a dir poco imbarazzante. Avulso, molle, senza ritmo. Il turnover di Amorim ha mostrato ancora una volta i suoi limiti. Male Bartesaghi e Terracciano. Jashari anonimo. Anche i cosiddetti titolarissimi sono stati protagonisti di una prova al di sotto delle aspettative. Rabiot ha disputato, a memoria, la peggior partita da quando gioca nel Milan. Gonçalo Ramos sta diventando un caso irrisolvibile.

Come un dilemma senza soluzione sta diventando questo Milan, che ora rischia di compromettere il cammino nella competizione europea, uno degli obiettivi dichiarati a inizio stagione.

Complimenti al Ferencváros. Quattro vittorie su quattro non sono sicuramente frutto del caso, come spiegato sopra. Per questo motivo, al Milan va attribuita la colpa di non aver saputo leggere una partita che si presentava complessa già dall’inizio. Gli ungheresi si iscrivono a quel particolare club che fu un tempo di Rosenborg e Zurigo. Per capirci, quello delle squadre che hanno inflitto le più umilianti sconfitte in campo europeo per i rossoneri.

Domenica pomeriggio ci attende il Genoa. Quale versione del Milan vedremo al Ferraris?

Lo scopriremo soltanto vivendo.

TABELLINO

MILAN – FERENCVÁROS 0-2

MARCATORI: 7′ st e 21′ st Joseph (F).

MILAN (1-4-4-1-1): Torriani; Terracciano, De Winter, Diawara (1′ st Gila), Bartesaghi (22′ st Camarda); Hutchinson, Jashari (18′ st Modrić), Musah (1′ st Moreira), Cissè (1′ st Pulisic); Rabiot; Ramos. All.: Amorim.

FERENCVÁROS (1-4-3-3): Dibusz; Cadu, Raemaekers, Gómez, Osváth; Corbu (47′ st Arzani), Á. Nagy, Bero (22′ st Madarász); Birmančević (41′ st Levi), Joseph (22′ st Yusuf), Zachariassen (41′ st Maïga). All.: Borbély.

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

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