ARBITRI, VAR, CHIVU E LA DEFINITIVA “BASTONATA” ALL’IPOCRISIA: IL TEATRO DELL’ASSURDO

Il teatro dell’assurdo, sorto in Europa tra gli anni ’40 e ’60, rappresenta l’alienazione e l’irrazionalità della vita umana attraverso trame prive di logica, dialoghi ripetitivi e situazioni surreali.

Esponenti chiave come Samuel Beckett e Eugène Ionesco lo utilizzano per riflettere la mancanza di significato. 

Ergo dove, se non “alla Scala”, inscenare un condensato di assurdità tali da far rabbrividire gli spettatori con trame che prendono avvio e si diramano all’interno e all’esterno del teatro, fra contorsioni atletiche, tecnologiche e dialettiche?

Protagonisti? Un arbitro abbagliato da un palcoscenico evidentemente eccessivamente maestoso che scrive l’incipit ( nomen omen, ça va sans dire), un attore protagonista che riesce a dissimulare molto male le proprie intenzioni, indi simulando straordinariamente e grottescamente bene, e un “supporto di scena” (attrezzatura tecnica necessaria per allestire set cinematografici o scenografie teatrali) che, ahi noi, non può intervenire perché c’è un “protocollo” che glielo impedisce.

Del resto, nel contesto “decisivo” dell’andamento di un incontro, pochi sono gli scenari realmente determinanti su cui davvero soffermarsi al fin di aiutare l’operato della classe arbitrale e fra questi va classificata inevitabilmente un’espulsione: ma no, il copione è stato stilato in modo tale che fosse possibile intervenire solo se figlia di una decisione errata qualora “diretta”.

Se è frutto di un doppio giallo no, ci mancherebbe, si toglie discrezionalità e si rischia che ad arbitrare sia lo strumento tecnologico.

In virtù di questo contorsionismo decisionale che non può revocare la preliminarmente contorta sanzione del direttore di gara, Bastoni pensa bene di esultare beffardamente in faccia all’incredulo Kalulu, evidenziando quanto dolosa fosse la sua sceneggiata inequivocabilmente volta a sancire la scomparsa di un altrui attore protagonista, già ammonito.

Un’esultanza che è uno schiaffo al pubblico accorso, ai colleghi, a chi assiste da casa.

Al calcio.

Allo sport.

L’incredulità sul viso di Kalulu e di tutti non basta ad evitare l’ormai consumato colpo di scena.

Una Juve sino a quel momento quasi dominante, non piegata nemmeno da un autogol clamoroso al quale prontamente aveva avuto la capacità di rispondere, è costretta a giocare per un’ora in inferiorità numerica non potendo più imbastire il copione ampiamente strutturato, denaturando funzioni e giocatori, non più sciorinando le probabilissime e oltremodo tangibili velleità di vittoria.

Seppur non scomponendosi.

Seppur essendo addirittura capace di agguantare il pareggio.

Ma, dulcis in fundo, ecco il vero coup de théâtre.

Il colpo di scena che onestamente nessuno si aspetta.

Un contorsionismo, dialettico e concettuale, altamente immorale, di cui l’allenatore della compagine avente avuto godimento dall’andamento della narrazione (ammonito durante l’incontro per proteste!) si rende protagonista, facendo cadere la maschera sinora orgogliosamente indossata: non solo il grottesco episodio non viene presentato per quello che è stato, non solo non viene minimamente sottolineata l’errata decisione del direttore di gara, non solo si sorvola sulla pantomima inscenata dal proprio giocatore e soprattutto sull’irriverente conseguente esultanza, non solo Kalulu è additato di essere stato colpevole di aver messo le mani ( “che avrebbe dovuto tenere a casa” ) addosso a Bastoni ma, incredibile a dirsi, perversamente, la colpa del giocatore della Juve sarebbe stata quella, da ammonito, di aver indotto l’arbitro a poterlo espellere, quindi a sbagliare, una cosa che Chivu afferma dichiarare ai suoi di “insegnare a non fare”. Tutto ciò è senza pudore affermato all’interno dell’analisi di un episodio che è figlio dell’inganno perpetrato da un suo giocatore affinché l’arbitro possa essere effettivamente ingannato.

In sostanza l’incolpevole Kalulu avrebbe dovuto non sfiorare Bastoni perché così facendo induce La Penna all’errore, una cosa che Chivu insegna ai suoi a non fare e lo dice commentando un episodio clamoroso in cui succede che l’arbitro sbaglia a causa del comportamento ignobile di Bastoni che simula e lo induce all’errore.

No, neanche Beckett avrebbe mai partorito un tale teatro dell’assurdo.

Ah, dimenticavo.

Il signor Chivu, dall’alto della sua saggezza, il giorno prima aveva affermato che avrebbe parlato di errori arbitrali solo quando un allenatore sarebbe stato così onesto da soffermarsi su un abbaglio a proprio favore.

Sipario.

Definitivo.

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

17 risposte

  1. L’assurdo che ci costa l’abbandono dei calciatori della serie A. Le squadre del nostro campionato sono sempre più costrette a cercare in campionati minori, perché nessuno vuol venire in un campionato marcio e che dà la sensazione di essere corrotto (scusate se ripeto troppo “campionato”). Chi arriva lo fa a fine carriera, per racimolare qualche altro milioncino per la pensione. E non è detto che non ci sia anche qualche “benefit” nascosto. Ovviamente, è una mia supposizione, non avallata da nessuna conoscenza reale, ci tengo a sottolinearlo. Ma è la sensazione che mi viene e mi sta facendo disamorare dello sport più bello del mondo (un tempo, quando ero un bambino e sognavo il calcio puro).

    1. Filippo sarebbe giusto e logico squalificare Bastoni non una ma quattro giornate e lui con un comportamento sleale ha indotto un arbitro a sbagliare e penalizzato la squadra avversaria e un squalifica anche al suo tecnico con dichiarazioni disoneste ed opportuniste

  2. Congratulazioni, ottime riflessioni. Segnalo che ci sarebbe materiale anche per scrivere il copione di una scena da soap opera turca. E’ quello del rientro negli spogliatoi a fine primo tempo, dove i protagonisti strepitano come se un’espulsione a fine primo tempo avesse lo stesso peso di un rigore subito a tempo scaduto

  3. Buonasera Andrea, articolo condivisibile per me.
    Io vorrei andare oltre, nel senso che era di finirla con certi comportamenti, attraverso punizioni esemplari, che portino questi “professionisti” ad avere un comportamento – davanti ad 80000 spettatori allo stadio e centinaio di migliaia a casa – esemplare ed inattaccabile.
    Bastoni andrebbe punito con squalifica sino a fine stagione ed esclusione DEFINITIVA DALLA NAZIONALE.
    Ricordiamo che pochi minuti prima questi calciatori scendono in campo con dei bambini: come possono comportarsi così?.
    Innumerevoli del professionismo?.
    Non ha pensato a Kalulu, ragazzo e collega, che è stato ingiustamente espulso?.
    Ma quando si guarda allo specchio il signor Bastoni, cosa pensa?.
    Qui non si tratta di essere tifosi, qui si tratta di essere uomini.
    Nella vita possiamo sbagliare e sbagliamo tutti, ma il signor Bastoni, nel momento in cui si è presentata l’occasione, ha volutamente provocato un danno all’avversario.
    Sino a quando giocherà Bastoni, io non guarderò più una partita della Nazionale.
    Che con Bastoni in campo, sarà nazionale.
    Riguardo Chivu invece, pensavo fosse un signore: invece anche lui mi ha profondamente deluso.
    Proprio venerdì, commentando con un mio conoscente interista, l’operato ed il comportamento di Chivu, io, milanista, mi complimentavo per la sua onestà….
    Io sono sempre stato un ammiratore del Signor (con la lettera maiuscola) Liedholm.
    Chivu avrebbe molto da imparare dall’allenatore Liedholm, ma Bastoni ancora di più dal calciatore Liedholm, Uomo esemplare.
    Riguardo la Juventus invece, vorrei dire che è stata fortemente penalizzata, contro una squadra nettamente più forte sulla carta, ma questa differenza per oltre 60 minuti non si è per nulla vista.
    Sinceramente, mi dispiace per la penalizzazione subita.
    Però vorrei chiedere a Chiellini cosa ne pensa del gol di Muntari.
    Ma soprattutto, vorrei chiedere alla “storia della Juventus “, cosa ne pensa dei campionati 1971/72, 1972/73, 1980/81, giusto per citare alcune stagioni e a come si sentiva Gianni Rivera ingiustamente squalificato da Marzo a tutto Giugno….con tanto di premiazione a Concetto Lo Bello ed a come si senti’ Angelo Anquilletti dopo il “fallo” di mano su Gigi Riva: forse come il povero Kalulu…

    1. Salve Gian Paolo, apprezzo il suo intervento…dissento solo sull’episodio relativo al gol di Muntari (in sé , non riferito a Chiellini) non perché ovviamente non sia stato eclatante, quanto perché credo non abbia inciso nella lotta per il titolo:quella sera di fine febbraio del 2012 correva la quinta giornata di ritorno (mancavano dunque ancora 14 partite) e rossoneri e bianconeri si tallonavano punto a punto con la Juve che aveva una gara da recuperare. Un mese più tardi il Milan prese il largo (+7) approfittando di una serie di pareggi della Juve, compresa la gara da recuperare. Vantaggio poi depauperato a causa della sconfitta con la Fiorentina, del pareggio di Parma, di Catania…la Juve chiuse conquistando il titolo con una giornata d’anticipo. Anche l’idea del sostenere che la partita sul 2-0 fosse chiusa alla mezz’ora del primo tempo è improponibile come tesi, tant’è che la Juve segnò, ebbe occasioni e le fu annullata una rete regolare per un fuorigioco erroneamente chiamato (episodio che scatenò la famosa lite Boban-Conte, con il primo a sostenere giustamente la diversa portata degli errori sui due gol annullati e l’altro a sottolineare però che in ogni caso trattavasi di una rete ciascuno che avrebbe comunque condotto ad un pari).

  4. Bellissimo articolo. Chissà se aspetteremo che cali il sipario su questo sistema di potere vergogna e impunità come i protagonisti di waiting for Godot? Penso che ci sarà un terremoto stile 2006 perché abbiamo raggiunto un livello non più tollerabile. Per salvare la credibilità del calcio italiano può anche essere che da adesso a fine stagione agli interisti non gliene vada più bene una….. si sono spinti troppo in là

    1. Mi sembra che anche il sig presidentissimo marotta abbia rincasato la dose facendo riferimento a vecchie partite di Juventus e Roma e dando dell’ inesperto a chiellini,detto da una societa’ che ha preso uno scudetto a tavolino . Che schifo
      I cascatori del calcio con la prova televisiva gli si da un mese di squalifica euna multa di un mese del loro stipendio sono tutti milionari ,che ne dici si potrà fare

  5. Nell’articolo c’è un grosso errore. Il calcio non è uno sport, infatti la FIGC, letteralmente è federazione italiana gioco calcio. E nel gioco barare è possibile e quasi normale. Lo sport è altra cosa e lì i Bastoni di turno non hanno spazio.

  6. Buongiorno Andrea, grazie per l’apprezzamento.
    Il riferimento al gol di Muntari non era tanto sull’economia del campionato, quanto sull’episodio in sé.
    Era chiaro a tutti, Buffon in primis, che la palla fosse entrata, un po’ come il gol di Belgrado, ma la smania di vincere con ogni mezzo impedì ai protagonisti di confessare.
    Vorrei narrare due episodi che ho vissuto personalmente: il primo riguarda una partita csi oratoriale a 7, dove sul 2a0 per la “mia” squadra, facciamo il terzo gol con un tiro che colpisce la traversa e rimbalza oltre la linea.
    L’arbitro non vede (tra l’altro, nostro perché erano ancora piccoli), ma l’allenatore della squadra avversaria (Fulgor Sesto), richiama l’arbitro per dire che il pallone aveva interamente oltrepassato la linea di porta (campo piccolo, panchine abbastanza vicine alle porte, da poter vedere bene).
    Definire una persona così, un avversario, è fuori luogo: è semplicemente un grande uomo di sport!.
    A proposito, la partita fini’ 3a3!.
    Quest’anno, in una partita di uno dei miei figli, proprio mio figlio si è trovato a poter gestire un contropiede (stavolta calcio a 11), in posizione molto favorevole (quasi campo aperto); un avversario a terra dolorante, reclamava giustamente e, mio figlio non ha esitato a buttare il pallone in fallo laterale, tra gli applausi del pubblico (si parla di 50 persone, mica 50000).
    Ecco, io mi aspetterei dai professionisti un comportamento del genere: ho citato l’esempio di un allenatore e di un “calciatore” che hanno si a cuore il risultato, ma prima viene senza dubbio l’etica.
    Buffon, Chiellini, Bastoni e tanti altri (anche quelli del Milan probabilmente), ma anche Chivu, Gasperini, Conte, Simone Inzaghi e tanti altri, si sarebbero probabilmente, comportati in modo differente.
    Il calcio è nato come GIUOCO (come dice giustamente un altro lettore che mi ha preceduto) popolare, che conservava un suo stile: basta leggere le cronache di inizio ‘900 e si trovano diversi gesti di lealtà sportiva.
    Purtroppo però, anche a livello giovanile si assiste a situazioni deplorevoli, come il fallo sistematico sul giocatore più bravo (vissuto coi miei occhi), talvolta pericolosi.
    Spesso si parla di metodi di allenamento, cosa è meglio e cosa no ed è giusto: io stesso cerco di seguire, nel mio “piccolissimo” i “consigli” dati anche da Filippo Galli su questo blog, ma qui l’argomento è ancora più importante.
    Il fatto che come modello, io cito spesso Nils Liedholm è dovuto ai racconti di mio papà, ma anche a ciò che si è sempre saputo con le cronache, di questo signore, che non ha mai subito una sanzione da giocatore (che io non ho potuto vedere, se non attraverso gli “occhi” di mio papà, che, per la verità, stravedeva per Nordhal, altro uomo di spessore), ma se ricordo bene, anche da allenatore.
    Per cui, non è importante chi vincerà il campionato e, se lo vincerà meritatamente (tra l’altro l’Inter non avrebbe necessità di aiuti), ma è l’aspetto etico che più conta.
    Ha mai pensato il signor Bastoni al fatto che il 40 per 100 dei ragazzi tra i 13 ed i 16 anni, abbandona questo “GIUOCO “?.
    Secondo Bastoni, grazie al suo gesto, il prossimo anno sarà il 39 o il 41 per 100?.
    Grazie ancora dell’attenzione, Andrea.

  7. Riprenderei le parole di chivu dopo inter liverpool in cui non si lamenta del furto ma sottolinea come sia stato bastoni a dare la possibilità all’arbitro di fischiare, SI CHIAMA COERENZA QUELLA A VOI SCONOSCIUTA.
    Mi ricordo che un compagno di squadra dello stesso uomo che l’altro giorno aggredisce il direttore di gara nel tunnel (insieme ad allenatore e altro dirigente) dopo un errore mastodontico disse che l’arbitro è l’alibi dei perdenti.
    Mi raccomando invece della bellissima scena di cui si sono resi protagonisti comolli, chiellini e spalletti, gridando sei un uomo di merda e quasi mettendo le mani addosso a La penna non ne vale la pena parlare vero? Calcio sport famosissimo per la sua correttezza, prima volta nella storia che un giocatore esulta ad un rosso. Che schifo che fate.

    1. Bel pezzo, Andrea! Chivu sta abbandonando l’aplomb che finora l’ha guidato negli interventi e sta interpretando la parte che tu hai ben descritto alla fine dell’articolo. Si faccia benedire la correttezza e l’obiettività quando puoi battere l’acerrima rivale e dare uno strappo decisivo alla lotta Scudetto (in attesa del Milan).

  8. Cosa ci si poteva aspettare in un covo di milanisti?
    Mi aspettavo anche peggio.
    Che Bastoni abbia sbagliato è innegabile, ma tutto il can-can che state facendo è del tutto sproporzionato, visto che di episodi del genere ne succedono a decine, e mai ci sono state tutte ste polemiche come in questa occasione. Non dimenticate Cuadrado con rigore al novantesimo del grande Calvarese. Un altro degno rappresentante, tale Pellegrino da Barcellona Pozzo di Gotto Ve lo ricordate?
    Poi devo sentire la morale da Chiellini!!! O da voi milanisti che avete un saltimbanco di nome Salemeker.
    Per favore smettiamola con questa indegna cagnara, perché nessuno è indenne da questo virus e tutti, filosofi e non hanno qualche scheletro nell’armadio.
    Non sarà che vi brucia tanto solo per quanto riguarda la lotta scudetto?

    1. ciao simone, dissento dal tuo commento. Credo che su queste pagine si cerchi di affrontare gli argomenti in maniera oggettiva. Vi sono autori di fede milanista, interista, juventina, viola, ecc… Non mi sembra vi sia un accanimento o giudizi sproporzionati. Siamo appena usciti, a tal proposito, con un altro articolo di Ilaria Mainardi sul tema. Se hai voglia vai a leggerlo e dammi il tuo commento.
      Buona giornata e grazie comunque per il tuo commento.
      Filippo

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