Nella giornata di sabato 14 febbraio, vincono sia la Primavera (1-2) che il Milan-Futuro (1-0). Intanto cominciamo a conoscere gli acquisti di gennaio (Cissè, Idrissi, Sardo, Dalpiaz) e rivediamo con piacere alcuni volti noti (e qualche problema antico)
La giornata di sabato 14 febbraio non era solo la festa degli innamorati: o, meglio, era anche l’occasione per innamorarci di qualche nuovo calciatore. In concreto, l’occasione per misurare lo stato di salute delle due squadre interessate dagli acquisti di gennaio di cui abbiamo parlato recentemente in modo approfondito. Primavera e Milan Futuro giocavano infatti a distanza di 90 minuti: prima la squadra Under 20 guidata da mister Renna a Genova e, subito dopo la formazione Under 23 di Massimo Oddo, in casa contro il Breno. Non era, questo, il primo turno giocato dopo la chiusura del mercato invernale: nello scorso weekend entrambe le squadre avevano giocato, perdendo entrambe per 1-0 (entrambe in modo immeritato), ma senza ricorrere ai nuovi acquisti, con l’unica eccezione del terzino austriaco Magnus Dalpiaz subentrato a fine partita nel Milan Futuro. Centottanta minuti, quindi, per capire qualcosa di più.
Due nomi nuovi in Primavera
La nostra Primavera era di scena a casa del Genoa: 34 punti per i liguri, 31 per i rossoneri, entrambe le squadre invischiate nel gruppone alle spalle della zona playoff a quota 37. Il Milan scende in campo con una formazione condizionata da infortuni e squalifiche, eppure interessante: davanti a Leo Bouyer, una linea a quattro formata da Luca Nolli, il nuovo acquisto El Hadji Malick Cissé (senegalese, 2008), l’altro difensore centrale Andrea Cullotta ed Emanuele Borsani, ex esterno d’attacco trasformato in terzino sinistro; davanti a loro agisce una seconda linea a quattro (almeno in situazione di non possesso), formata da Mattia Zaramella a destra, il centrocampista tuttofare Tommaso Mancioppi in mezzo al campo insieme al genietto Fabio Pandolfi(c), e a sinistra Nirash Perera, terzino che sta trovando sempre più utilizzo come mezz’ala o esterno di centrocampo; a galleggiare davanti a queste due linee, due attaccanti di movimento: capitan Filippo Scotti e il secondo volto nuovo, cioè il fantasista anglo-marocchino Yahya Idrissi-Regragui (2007).
Genoa sfortunato
La partita è vivace, equilibrata, con diversi rovesciamenti di fronte. Il Genoa però è sfortunato: dopo pochi minuti si infortuna Joi Nuredini, punta centrale albanese di 1,91 che prometteva di dare del filo da torcere ai nostri difensori; nondimeno, il Genoa alza il pressing e i rossoneri fanno sempre più fatica a uscire palla al piede. Al 30’, tuttavia, arriva l’episodio che cambia la partita: Carbone rimedia un rosso diretto, probabilmente per proteste in seguito a un’azione dubbia in area rossonera (spinta leggera non sanzionata dall’arbitro). Da quel momento il Milan si avvicina sempre di più alla porta, finché, proprio al 45’, Pandolfi lancia Mancioppi che è bravo a fermarsi sulla sinistra, girarsi e servire Perera che insacca a porta vuota. Finisce il primo tempo, ma non la partita: il Milan ha spazio ma il Genoa non rinuncia ad attaccare e si rende pericoloso soprattutto in apertura di ripresa. Il Milan è pericoloso con Idrissi (poi sostituito da Domnitei), che mette in mostra un buon dribbling. Poi, al 68’, Fabio Pandolfi indossa i panni di Pandolfic: finta un passaggio largo aprendo il corpo verso destra e invece mette una palla verticale per Domnitei, che al limite dell’area prende la mira e la piazza nell’angolino destro. Da questo momento la partita si trascina un po’ stancamente, con il Genoa che paga l’uomo in meno e che tuttavia realizzerà al 94’ il gol dell’1-2, e il Milan che non vede l’ora di archiviare la pratica. Al 78’ il mediano Maiga-Hamadoun Cissè rileva Pandolfi, realizzando il mio sogno di vedere in campo due Cissè contemporaneamente in campo (il terzo è a Catanzaro, lo aspettiamo).
I singoli: Cissé forza fisica, Idrissi talento
Innanzitutto i nuovi: come sono andati? Il Cissé difensore è un giocatore molto fisico, alto e grosso, abbastanza sicuro con la palla fra i piedi, apparentemente dotato di personalità, forse un po’ macchinoso nei movimenti: un paio di anticipi a vuoto, un duello perso in velocità, anche se in quella occasione è stato poi bravo a rimontare. È giovane ed è appena arrivato: siamo curiosi di rivederlo. Poi c’è Idrissi, che è esattamente come ce lo si aspetterebbe per ruolo e storia: un giocatore talentuoso, innamorato del dribbling e della palla. Sarà compito di Renna e del suo staff (e poi, chissà, magari di Oddo e di Allegri) insegnargli quando saltare l’uomo e quando cercare il compagno libero. Il talento indubbiamente c’è. Quanto agli altri, è nota la mia passione per il piccolo Modric, alias Fabio Pandolfi: non solo inizia le azioni di entrambi i gol, ma – esattamente come il più illustre collega croato – è sempre al posto giusto per farsi dare palla e, una volta ricevuta, la gioca in modo semplice ma non scontato. Molto bene anche il suo compagno di reparto, Tommaso Mancioppi, bravo a fare tutto, vero centrocampista universale. Bella partita anche per Borsani, terzino adattato ma sempre più credibile, dotato di una gamba “frizzante” (come ebbe a dire una volta Gattuso), che forse dovrebbe essere sfruttata di più nelle transizioni veloci.
Milan Futuro, tutto come previsto
Partita importante anche per il Milan Futuro, reduce dalla sconfitta immeritata con la Folgore Caratese, leader incontrastata del girone B della serie D. Contro il Breno, i rossoneri si schierano con un classico 1-4-3-3 interamente formato da giocatori Under 23. Davanti al portiere Lorenzo Torriani (uno dei quattro giovani talenti citati da Allegri in una recente conferenza stampa, insieme a Camarda, Comotto e lo stesso Bartesaghi) si schierano Cappelletti, la coppia centrale est-europea Zukic-Vladimirov e il terzino sinistro turco-tedesco Karaca; davanti a loro è Victor Eletu a orchestrare la manovra, aiutato da Sala (classico numero 8 di lotta e di governo) e dal più fantasioso Jacopo Sardo, arrivato a gennaio ma già titolare da diverse partite; in avanti un tridente ideale, almeno sulla carta: i piedi buoni di Ossola a destra e Traorè a sinistra, con il fisico di Levis Asanji in mezzo. In panchina ci sono Lontani, Colombo e Tartaglia, squalificati in Primavera ma disponibili qui.
Una partita ruvida
La partita si annuncia subito scomoda. Il Breno, che ha naturalmente un’età media molto più alta, offre ai nostri ragazzi una bella lezione di calcio fisico da serie minore, con la piena collaborazione didattica dell’arbitro che fischia molto poco anche in presenza di spintoni a due mani e trattenute vistose: tutta preziosa esperienza. Il centravanti atipico Bithiene, brevilineo e potente, mette a dura prova la tenuta della difesa. Il gioco passa dal bel mancino di Victor Eletu e da una linea di trequartisti formata da Ossola, Traorè e Sardo, che ha il compito di alzarsi da mezzala a numero dieci: tanto talento, che però avrebbe bisogno di maggiore concretezza (in parole semplici: tirare in porta) e di un terminale offensivo più dinamico di Asanji, su cui torneremo. Il gol arriva intorno al 30’: Sardo riparte bene, tira, sulla palla respinta arriva primo Sala, su cui si abbatte il portiere Grasso. Calcio di rigore trasformato con freddezza da Chaka Traorè, che mira nell’angolino in basso a destra.
Da lì in poi, il Milan Futuro fa la partita grazie alla superiorità tecnica, cercando ostinatamente di infilarsi centralmente con scambi stretti, pur avendo un centravanti alto due metri. Al 60’ il Breno fa entrare Castelli, il suo migliore marcatore con otto gol, mentre nel Milan Simone Lontani sostituisce Asanji e Traorè va a piazzarsi centralmente da falso nove. Intorno al 75’ altri cambi: entrano Magrassi, che va a fare la prima punta al posto di Traorè, Branca al posto di Ossola (che lamenta un dolore al bicipite femorale) e Magnus Dalpiaz, nuovo acquisto già intravisto una settimana fa, al posto di un Cappelletti un po’ provato. La partita si conclude, dopo sei minuti di recupero, sul risultato di 1-0: è una bella vittoria, sporca, fisica, contro una squadra ostica e un arbitraggio rivedibile. Bene così.
I singoli: il caso Asanji, Sardo in crescita
Qui tocca parlare di Levis Asanji, un ragazzo del 2006, prelevato un anno fa dall’Union Berlin: quest’anno Levis sta finalmente giocando tante partite da titolare, come è giusto che sia per una squadra che – a differenza dello scorso anno – non ha più l’obiettivo di mantenere la categoria, ma quello di formare giocatori. Ebbene, rimane inspiegabile come in sedici partite l’attaccante tedesco-camerunese – che è alto 1,98! – abbia segnato un solo gol, non sia mai pericoloso sui calci piazzati e non sia neanche particolarmente utile come boa per far salire la squadra, malgrado la netta superiorità fisica. La sensazione è che i suoi movimenti siano sempre un po’ asincroni rispetto a quelli della squadra: diversamente, rendersi pericoloso dovrebbe essere per lui un gioco da ragazzi: scommessa persa? Di certo, rimane irrisolto il tema della prima punta fatta o almeno cresciuta in casa, di cui – dopo Camarda – il Milan sembra avere perso la ricetta.
Jacopo Sardo, invece, è un prodotto di punta del settore giovanile della Lazio: un anno e mezzo fa sembrava che dovesse addirittura salire in prima squadra a Roma, e quando la società gli prospettò un altro anno in Primavera preferì emigrare in Austria, al Saarbrücken, dove giocò pochissimo anche a causa di un grave infortunio. Dopo una prima parte di stagione in panchina al Monza, quella del Milan Futuro è per lui una scommessa importante se non decisiva: oggi Sardo ha giocato tutta la partita per la prima volta (viene da un anno e mezzo di sostanziale inattività), crescendo anzi nel finale e mettendo in mostra tecnica e classe; la speranza è che quel prospetto intravisto a Roma possa finalmente trovare nel progetto Milan Futuro il contesto ideale per evolvere in un giocatore vero. Poco da dire su Dalpiaz, entrato tardi: una brutta palla persa, ma anche forza fisica e spirito di sacrificio, comunque troppo poco per giudicarlo. Bene, invece, Karaca a sinistra: non è un arrivo di gennaio, ma è sempre bello vedere un terzino di gamba e di corsa.

BIO: Luca Villani è nato a Milano il 31 gennaio 1965. Giornalista professionista, oggi si occupa di comunicazione aziendale e insegna all’Università del Piemonte Orientale. Tifoso milanista da sempre, ha sviluppato negli anni una inspiegabile passione per il calcio giovanile e in particolare per la Primavera rossonera. Una volta Kakà lo ha citato in un suo post su Instagram e da quel momento non è più lo stesso.










3 risposte
Ho avuto modo di vedere Genova – Milan. I Rossoneri, a parte qualche elemento, Longoni, Pandolfi e Scotti, non mi convincono. Cisse è zero, spero possa migliorare.
Mi pare tutto molto ben scritto e descritto.
Mi piace questa attenzione per il calcio giovanile. È il futuro ma pochi lo hanno capito.
Condivido la valutazione su Pandolfi che mi piace una cifra.
Ciao Francesco, mi permetto di ringraziarti a nome dell’autore.
A presto
Filippo