I FIGLI DI ODINO

L’EVOLUZIONE DEL CALCIO IN NORVEGIA

Per anni la Norvegia è stata una comparsa nel panorama calcistico europeo. Poca tradizione, clima rigido, numeri ridotti. Poi, lontano dai riflettori e senza proclami ,la FEDERAZIONE NORVEGESE (NFF)ha avviato un massiccio programma di riforme metodologiche giovanili.

La prima riforma si pose l’obiettivo di smontare il concetto di talento precoce. Attraverso ricerche e studi, compresero come la selezione precoce portasse ad un alto tasso di abbandono e ad uno sviluppo incompleto da parte dei ragazzi. Hanno abolito il percorso d’élite prima dei 13\14 anni, la corsa ossessiva al risultato, le classifiche nelle prime fasce d’età. La gara diventa educativa e non rincorsa spasmodica alla vittoria.

Anche le strutture di gioco e gli spazi sono stati cambiati, infatti dalle fasce di età dai 6 ai 12 anni i campi sono più piccoli, le porte ridotte, le partite vanno dal 3vs3 al 5vs5, 7vs7, al fine di aumentare il numero tocchi della palla da parte del bambino e le prese di decisione (scelte). anche i ruoli vengono definiti più avanti.

MODELLO NORVEGESESEDUTE DI ALLENAMENTO

Di seguito alcune indicazioni, che ovviamente non possono essere esaustive, riguardanti le sedute di allenamento nelle diverse fascew d’età.

U8–U10 – Divertimento + Tecnica

Gioco iniziale 3v3 libero (15′)

Obiettivo: tanti tocchi, dribbling, 1v1.

Gioco a tema: segna in due porte (15′)

Obiettivo: guida palla, finta.

Partita finale 4v4/5v5 (20′)

Obiettivo: leggere il gioco.

Circle finale (10′): domande aperte.

U11–U13 – Tecnica + Decision Making

Rondo 4v2 (15′)

Obiettivo: controllo orientato.

3v2 con portieri (20′)

Obiettivo: scelta rapida.

5v5 a tema (25′)

Obiettivo: collaborazione.

Debrief (15′).

U14–U15 – Comprensione del Gioco

4v4+3 jolly (20′)

Obiettivo: smarcamento.

5v4 transizioni (25′)

Obiettivo: reazione dopo perdita.

7v7 a zone (30′)

Obiettivo: occupare spazi.

Analisi (15′).

U16–U18 – Performance

Attivazione tecnica (15′)

6v6+3 jolly pressing (25′)

8v8/9v9 tattico (40′)

Debrief (20′).

La figura dell’ allenatore è diversa: non è il comandante direttivo, ossessionato dagli schemi e dalla vittoria ma viene formato dalla NFF attraverso percorsi di studio in pedagogia, psicologia, e comunicazione. Pone domande ai bambini stimolando il pensiero del gioco.

La maggior parte delle sedute è situazionale, basata sulla realtà del gioco (GAME-BASED LEARNING), nulla è allenato in maniera individuale come ad esempio la tecnica che viene curata attraverso il gioco.

A cornice di tutto questo, vi sono gli investimenti sulle strutture indoor, per far fronte alla rigidità climatica che contraddistingue il Paese. Con questo investimento, si stimolano i bambini e ragazzi fino ai 13\14 anni alla pratica di altri sport. Il multi sport e voluto dalla NFF e permette ai ragazzi di praticare, tra gli altri sport, sci, pallamano, che li rendono più coordinati. Il Futsal, grazie ai contesti indoor, è usato come propedeutico, per tecnica, universalità, e funzionalità, al gioco del calcio.

Quando si arriva ai 16 anni viene introdotta una competitività graduale e controllata. Fino a questa età non si eseguono lavori con sovraccarichi ma solo con carico naturale e giochi di contatto, si stimola la coordinazione per prepararsi allo step successivo.

Altro fattore importante è la pazienza nei confronti di chi, magari, necessiti tempi di sviluppo psicofisico maggiori cresce. La NFF a tal proposito monitora costantemente tutti i parametri compreso il minutaggio consentito a ciascun ragazzo.

Con una popolazione di soli quasi 6 milioni di abitanti e il clima rigido, la Norvegia e riuscita a creare un sistema che forma e produce. Un sistema che le ha permesso di qualificarsi al mondiale da prima del proprio girone proprio a discapito dell’Italia. Spesso nel nostro Paese parliamo di riforma giovanile ma nulla si muove, niente, o quasi, cambia. Al contrario la Norvegia, che ha un numero di abitanti pari a quella del Lazio, è riuscita ad implementare un modello che funziona.

Loro hanno messo al centro il bambino e la sua crescita. Noi ci affanniamo a vincere i tornei della Scuola calcio, a discutere sui metodi senza riuscire ad agire in modo sistemico e intanto sempre più giovani abbandonano il calcio.

BIO: Vincenzo D’Aniello è nato ad Aversa (CE) il 25-5-1985 . È in possesso della licenza di allenatore UEFA/B e ha allenato in diverse categorie e in diverse scuole calcio della provincia di Caserta e Napoli. Attualmente allenatore allo “Zodiaco Napoli Futsal” per la categoria u15.

7 risposte

  1. Buongiorno Vincenzo, articolo molto interessante.
    I risultati parlano: 7a1, soltanto perché la Norvegia ha deciso di giocare 135 minuti su 180, altrimenti sarebbe finita in doppia cifra.

  2. Articolo interessante e stimolante, soprattutto per chi nel calcio giovanile cerca riferimenti che vadano oltre la competizione precoce.

    Forse vale la pena aggiungere un elemento di contesto: in Norvegia il cosiddetto “modello” non nasce come iniziativa della sola federazione calcistica, ma come scelta sistemica che riguarda tutto lo sport, promossa e coordinata dal Norwegian Olympic and Paralympic Committee and Confederation of Sports, cioè l’ente che governa l’intero sistema sportivo nazionale.

    Questo aspetto è centrale, perché spiega come principi quali rispetto dell’età biologica, multisport, inclusione e visione di lungo periodo non siano specifici del calcio, ma condivisi trasversalmente tra le discipline. È anche per questo che nei paesi nordici emergono spesso atleti tecnicamente completi e mentalmente resilienti, indipendentemente dallo sport praticato.

    Più che di un modello “calcistico”, quindi, si tratta di una cultura sportiva che mette al centro lo sviluppo della persona prima della prestazione. Ed è probabilmente questa governance unitaria, più che la singola applicazione nel calcio, a rendere il sistema norvegese così efficace.

      1. Articolo interessante e altrettanto interessante è stato il commento di Paolo Terziotti. Mi inserisco nel discorso per segnalare un manuale che ho scritto assieme altri due colleghi. Il manuale si chiama “Crescere con il pallone”. L’idea del libro nasce dalla nostra esperienza di coordinatori dell’attività di base di una società di
        calcio dilettantistica del bolognese. Il manuale nasce quindi dall’elaborazione del materiale prodotto nel corso degli anni dalla nostra
        esperienza e distribuito al gruppo allenatori, in modo da farlo diventare un testo consultabile dagli
        allenatori e dai coordinatori del settore giovanile di una qualsiasi società calcistica. È un libro che offre linee guida concrete (ovviamente opinabili) riguardanti il rapporto con i genitori, con gli istruttori e con gli allievi. Non è molto lontano da quello che hanno proposto in Norvegia.

          1. Si assolutamente. C’è sia in formato ebook che cartaceo. Basta cliccare sul web “Crescere con il pallone” e si può scegliere la piattaforma da cui ordinarlo.

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