Sul finire degli anni ’50 era piuttosto comune trovare figurine di calciatori spesso di carta ma anche in dischetti di metallo all’interno di prodotti dolciari quali merendine farcite con marmellata, che alcune aziende distribuivano abbinandole a vere e proprie collezioni a tema calcistico, un fenomeno divenuto popolare specialmente nell’età scolare prima dell’imminente avvento dell’antesignana figurine Panini la cui uscita nelle edicole unitamente al primo album figurine calciatori avvenne nel 1961. Correva dunque la stagione calcistica 1961-1962 e la copertina di quello storico album ritraeva il giocatore Nils Liedholm del Milan (vincitore in quello stesso campionato del suo 8° Scudetto con Nereo Rocco in panchina e l’appena 19nne Gianni Rivera) e con la prima figurina stampata dall’azienda (che veniva incollata, a quei tempi, con il pennellino dello storico barottolo argenteo della Coccoina) raffigurante il centrocampista nerazzurro Bruno Bolchi.
Recentemente ho ritrovato in cantina, tra le mille datatissime scartoffie, una vecchia scatola di biscotti contenente alcuni dischetti in metallo ritraenti calciatori degli anni 50, molti dei quali militanti in squadre purtroppo da svariati anni non più presenti nella massima serie quali Spal, Padova, Lanerossi Vicenza, Alessandria. Del nostro Milan ho un unico dischetto, quello ritraente Mario Bergamaschi, di ruolo centrocampista difensore che militò in rossonero dal ’53 al ’58 (132 partite/3 reti) prima di passare alla Sampdoria.
Nel maneggiare tra le mie mani quei dischetti in ferro semiarrugginiti e dai colori sbiaditi, li separo dall’impigliatura con un fiocco bianco oramai ingiallito (s’indossava inamidato assieme al grembiule blu) e recante ancora qualche macchiolina, ricordo di quella scuola elementare quando il bidello tutte le mattine passava tra i banchi per riempire i calamai di un intenso inchiostro color blu di Prussia ….ma ecco sul fondo di quella scatola comparire un legnetto con un pennino dorato mentre… una lacrima birichina mi bagna lentamente il viso…ed essendo un sensibile nostalgico riconosco di non essere mai riuscito a rimembrare trascorsi buoni eventi senza un briciolo di commozione… e allora, quasi a voler elidere i souvenir, richiudo di colpo quella scatola ma nel farlo cadono a terra due pezzetti di cartoncino mezzi stracciati con su scritto “Tessera Roma Junior Club” ad uso esclusivo dell’alunno Baldoni Massimo….
….
Correva il campionato 1961/’62 il Milan, 3°in classifica, era ospite della Roma all’Olimpico Domenica 25.2.1962; stadio gremito, 55.000 spettatori, arbitro Lo Bello, giornata fredda ma assolata. Io entrai in curva Sud, tana romanista, pagando solo 100 Lire contro le 1.000 perché l’allora nostro professore di ginnastica (frequentavo la 3^ media) aveva omaggiato tutta la classe della tessera della Roma Junior Club e così tutta la scolaresca in fila, esibendola al tornello, e avvolta da sciarpe e drappi giallorossi, prese posto sulle gradinate. Il clima era a dir poco fantastico, io sono romano di nascita ma solo per solidarietà tifavo per la Roma (che a dire il vero in quegli anni non andava tanto bene) e così al fischio iniziale il primo pallone fu mosso elegantemente da un ragazzo, a quei tempi diciannovenne, che rispondeva al nome di Gianni Rivera! Mi incantò per tutto il match con i suoi tocchi felpati e passaggi millimetrici, e poi assistetti agli spunti deliziosi sotto porta di Josè Altafini, alle incornate di Barison, alle geometrie di Dino Sani, alla sapiente regia del duo Pivatelli Trapattoni, all’effetto diga di Capitan Cesare Maldini, e al lucchetto che Pelegalli mise al romanista Angellillo al quale non fece toccare un pallone!!
E in panchina si sbracciava educatamente, toccandosi di tanto in tanto la tesa del suo Borsalino il mitico Nereo Rocco! Che bella partita e la Roma rispondeva con i suoi Schiaffino, Manfredini, Picchio De Sisti, in porta Cudicini (detto “ragno”) ed il libero della Roma Losi che dopo un bel fraseggio dell’attacco rossonero fece autogol al 45′ e consentì al Milan di espugnare l’Olimpico! A 2 minuti dal novantesimo il portiere del Milan e della Nazionale Giorgio Ghezzi con tuffo plastico alla sua destra deviò sul palo un missile da fuori area di Pestrin che avrebbe consentito alla Roma di pareggiare!
Al triplice fischio finale del Sig. Lo Bello ci fu dalla curva Nord, che ospitava qualche centinaio di tifosi rossoneri, un’ovazione generale diretta a tutti i giocatori del Milan, dalla Sud invece i romanisti uscirono mesti ed imbronciati. Io assieme ai compagni di classe raggiunsi la fermata del bus per tornare a casa ma fummo superati da una spider rossa e nera con bandiere milaniste sventolanti e con a bordo dei giovani festanti nonostante si fosse alzata una gelida tramontana!
Non so cosa mi prese in quell’istante, ma come colto dalla sindrome di San Paolo sulla via di Damasco, d’improvviso presi dalla tasca dei jeans il portafoglio, ne estrassi la tessera della Roma Junior Club la strappai e al suo posto misi, prendendola dall’altra tasca, la figurina dell’album Panini di Gianni Rivera che per puro caso avevo trovato il giorno prima nella bustina comprata in edicola. Mai casualità fu più profetica! E ai miei compagni rimasti attoniti nel vedere il mio folle gesto urlai a squarciagola:” Forza Milan per sempre!!!!… ( mi sembra di avvertire ancora il fiato sul collo di qualcuno in rincorsa urlante…” …a Massimo ma che ca…o t’è saltato in testa?” Quell’anno il Milan conquistò il suo 8° scudetto!
E quello stesso Milan di Nereo Rocco inizierà da quell’annata a vincere con la conquista della sua prima Coppa Campioni a Wembley nel 1963 battendo il Benfica di Eusebio e non arresterà per il prossimo mezzo secolo la sua imperiale ascesa sfornando campioni, Palloni d’Oro e conseguendo importanti traguardi tanto in ambito nazionale quanto in quello europeo e mondiale.
Forza Milan, donaci un’altra gioia!

BIO: MASSIMO BALDONI
Massimo 48 nasce a Roma nei primi anni del dopoguerra da mamma umbra e papà francese. Negli anni dell’adolescenza ama spesso frequentare l’agenzia di stampa ove il padre opera in qualità di telescriventista rimanendo particolarmente attratto dalla stesura degli articoli nella redazione sportiva.
Si diploma Perito Tecnico in Telecomunicazioni e dedica tutta la sua vita lavorativa al settore radio elettronico in varie aziende. Poi, dopo i primi anni di grigia pensione, inizierà quasi per gioco a scrivere in qualità di blogger nella sezione Vivoperlei di Calciomercato.com dove oltre che di calcio si può scrivere di qualsiasi altro accadimento ad esso correlato.
Viene insignito dal Direttore Stefano Agresti nella sede di CM a Milano con una targa risultando il miglior blogger dell’anno 2021 in quella specifica sezione.
Ora è alla ricerca di nuovi siti di scrittura, ed aver trovato l’incontro con “La complessità del calcio” con la regia di Filippo Galli è un’assoluta ed autentica vera chicca!










9 risposte
Complimenti Massimo per questo tuo ricordo, in parte già descritto. Mancava la prima parte, figurine di calciatori e dischetti, nonché la lacrima, ma questo fa capire ulteriormente la tua grande passione per il Milan.
Ti confesso che io mi commossi molto alla partita di addio di Franco Baresi, nell’ottobre 1997, perché oltre ai risultati, ci sono le persone.
Peccato che questa proprietà non abbia sentimento e gli stessi calciatori dopo aver baciato la maglia, si “inchinano” ad un’offerta superiore.
Grazie ancora per il tuo ricordo.
Approfitterei visto l’imminente Roma Milan per ricordare alcuni grandi doppi ex: ce ne saranno tanti altri, ma oltre a Pierino Prati, mi vengono in mente Ancelotti, Di Bartolomei, Aldo Maldera e naturalmente Nils Liedholm.
Soprattutto per Maldera e Liedholm, sono sempre stato un simpatizzante della Roma e negli anni del nostro purgatorio, mi sono molto emozionato grazie a loro.
Aldo Maldera era un calciatore esemplare e modesto, nonostante il suo impatto nelle partite: il mio terzino preferito: sbagliammo a mandarlo via e il Barone ne approfittò immediatamente.
E come spesso accadde…non sbaglio’!
Forza Milan.
Buonasera, carissimo Massimo! Potrebbe trattarsi dell’inizio di un romanzo. Per certo è l’origine della storia d’amore per il nostro Milan che hai raccontato con la classica passione e maestria che ti contraddistingue. Che Milan hai potuto ammirare, una squadra che stava aprendo un ciclo memorabile. Spero che domani si possa ancora una volta gioire. Forza Milan ♥️🖤
Vincenzo
Seguendo il Milan da oltre un sessantennio forse sarebbe il caso che mi cimentassi a provare di scriverne un romanzo. Sì, non avrei mai immaginato che quel Roma Milan del ’62 avrebbe dato il “La” ad uno dei cicli più memorabili del calcio a cavallo di due secoli. Ma questo è stato, è, e sempre sarà il nostro amato, tribolato, vecchio Milan: non solo una squadra, ma, per i tifosi veraci una inseparabile “fede”!
Buona serata e un caro abbraccio!
Massimo 48 ❤️🖤
Ti ringrazio Gianpaolo per il tuo cortese apprezzamento a questo articolo, che da attento lettore quale sei, hai ben notato avere una riedizione nella sua seconda parte ma è stata mia intenzione riproporre per i nuovi lettori di questo Blog la storia narrante il mio repentino, anche se raro, passaggio di tifo.
Aldo Madera lo incontrai una volta mentre passeggiavo in Via del Corso, persona squisita e calciatore esemplare!
Dai!!…se sfanghiamo all’Olimpico è un ennesimo segnale di positività in questa annata trafficata e combattuta!
Voglio crederci! Forza Milan❤️🖤
Buona serata.
Massimo 48
Hai fatto benissimo a riproporlo, speriamo di fare risultato. ❤️🖤
ciao Massimo, che ricordi! Sembra un testo estratto da un romanzo, come scritto da Vincenzo Pastore. Grazie per lo splendido contributo!
Grazie a te Vincenzo per la gentile lettura ed i tuoi graditi complimenti. Buona domenica.
Massimo Baldoni
Ciao Massimo, bello leggere di questo tuo momento in cui si accende e divampa la tua passione rossonera, splendidamente mantenuta accesa nel tempo. D’altro canto, nelle varie stagioni di una vita, tra entusiasmi, dolori, passioni, novità, tradizioni e tanto tanto altro, ognuno di noi ha un proprio segnalibro per i propri ricordi.
La mia, nerazzurra come sai, nacque da bambino, davanti a un televisore in bianco e nero in cui si trasmetteva, come ogni domenica, se ricordo bene intorno alle 19,10, un tempo di una partita tra quelle giocate, in contemporanea, nel pomeriggio. Ad accenderla fu un giovane calciatore, mancino, con un modo inconsueto di toccare il pallone per dribblare, nasconderlo o per lanciarlo verso i propri compagni. Mariolino Corso, e ovviamente quella squadra che verrà definita la Grande Inter, è stato in quei miei anni siciliani un punto di riferimento che mi portò, quasi immediatamente, ad amare anche il calcio giocato e mi avrebbe dato un po’ di consolazione quando, lasciata la mia amata città mi trovai, nei primi anni, un po’ sperduto nella metropoli lombarda. La prima volta a San Siro (su cui ormai pende una condanna alla distruzione, a meno di qualche ravvedimento o l’appassire di mire speculative) fu emozione immensa.
Chissà se è per quel poco che avevamo, rispetto a questi tempi, e per il fatto che si potesse improvvisare una partita anche avvolgendo degli stracci a mo’ di palla, che ci faceva amare questo sport, da trascinarcelo dietro per tutta una vita.
Un abbraccio.
Buona domenica.
Bellissimo il tuo commento Calatino, grazie di vero cuore!
Confesso che con il tuo paragone sul segnalibro rimembrante i ricordi specie quelli in età adolescenziale sei riuscito ha farmi vibrare le corde dell’anima, esattamente come solevi fare nello scrivere le tue poetiche storie ai tempi di “Vivoperlei”!
Un forte abbraccio!
Massimo Baldoni