Allo Stade Prince Moulay Abdallah di Rabat è andata in scena la finale di Coppa d’Africa più incredibile che si ricordi, al termine di un’edizione memorabile. L’organizzazione, il folklore, la partecipazione, la bellezza degli impianti e la regolarità assoluta nello svolgimento, sono state perle incastonate che in Italia abbiamo potuto ammirare grazie a “Sportitalia”, capace di stabilire il record di ascolti della sua storia e di piazzarsi (per audience) immediatamente alle spalle delle grandi reti generaliste.
La partita equilibratissima e inchiodata sullo 0-0 tra i padroni di casa del Marocco e il Senegal, poteva vivere la svolta decisiva in pieno recupero: al 98′ calcio d’angolo per la squadra di Hakimi e El Aynaoui, fallo in piena area di Diouf che cintura Brahim, l’arbitro corre al VAR e assegna il calcio di rigore per il Marocco. Proteste reiterate dei senegalesi, i tifosi minacciano l’invasione di campo, fino al gesto clamoroso della squadra che in blocco abbandona il campo per oltre 20′. Resta sul terreno di gioco solo il capitano Sadio Manè che insiste affinché i compagni rientrino e alla fine riesce a convincerli (nonostante il parere contrario del C.T. Thiaw).
Sul dischetto si presenta in un primo momento En-Nesyri, promesso juventino, ma poi lo avvicina l’ex milanista che gli toglie il pallone dalle mani. Calcia dunque Brahim Diaz, ma è un’esecuzione assurda: scavetto centrale debolissimo, il portiere Mendy (al quale, per dispetto, un raccattapalle aveva cercato di rubare l’asciugamano durante la partita!) blocca senza muoversi di un centimetro. Da qui nasce tutta una serie di scene sconcertanti: nessun giocatore senegalese esulta, nessun marocchino – salvo uno – si dispera, Mendy sorride e punta l’indice al cielo mentre Diaz riprende la via del centrocampo senza una smorfia e al fischio finale parlotta con la mano davanti alla bocca con il suo CT Regragui.
Lo ha sbagliato apposta? È successo qualcosa che non abbiamo capito, che non sappiamo? Ho conosciuto Diaz nei suoi anni di permanenza in rossonero: ragazzo serio, semplice, cordiale, disponibile, innamorato del Milan e di San Siro. Aveva tra i piedi la palla della vita, che gli avrebbe consentito di salire a quota 6 reti nella manifestazione, vinta ai supplementari dal Senegal con un bellissimo gol di Gueye. Impossibile che abbia optato per una scelta così sleale, antisportiva: gioca con la Nazionale di casa, che ha scelto rinunciando alla Spagna, e ha subìto un fallo da rigore plateale. Perché decidere di tirare in quel modo scientemente? Non vi è un solo motivo logico affinché questo possa essere accaduto e non rientra nel bagaglio culturale e di educazione del ragazzo, da tempo rientrato al Real Madrid.
Il contorno è stato davvero sorprendente, misterioso. Non riesco comunque a credere che quello di Diaz non sia stato un errore clamoroso dovuto alla stanchezza e alla tensione. Il Marocco ha fatto ricorso: il risultato resterà omologato, ma forse servirà a fare chiarezza su diversi punti oscuri di questa finale folle e misteriosa.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.









